Riflessioni sul Trentino del vino oggi: Pinot grigio, TrentoDoc e dintorni…

Letto il mio post sulle presunte “ricette” e soluzioni magiche per “de-trentinizzare” il Pinot grigio, leggere, a proposito, i puntuale intervento dell’amico Angelo Peretti, su Internet gourmet, e di Lorenzo Biscontin su Biscomarkeging, un amico trentino, conoscitore di lungo corso delle cose del vino nella sua terra, mi ha inviato queste riflessioni, molto a ruota libera e molto libere, sulla situazione del vino in provincia di Trento.
Lo ha fatto parlando del Pinot grigio, del TrentoDoc e dei suoi “azionisti di maggioranza”, del potere delle cantine cooperative e ribadendo l’urgenza, come dice, di rifondare “un organismo interprofessionale e paritetico fra categorie”.
Sono riflessioni, quelle del misterioso interlocutore, che giudico estremamente interessanti e che sottopongo alla vostra attenzione. Buona lettura!

“Caro Franco, i franciacortini dovrebbero premiare i Lunelli perchè hanno tenuto a bada i trentini. Il Trentodoc agli “azionisti di maggioranza”, come li chiami tu, interessa loro solo per controllare i colleghi produttori, che non sgarrino troppo e che non crescano troppo. I franciacortini, credi a me, dovrebbero insignirli di un riconoscimento speciale…
Ti ricordo che nel 1999 per chiudere l’Istituto trentino del Vino (che giustamente coordinava le strategie anche del “Trento”) non potendo criticare i risultati, Mezzacorona e Ferrari (Cavit anche allora non brillava per impegno “territoriale”) sostennero che si potevano risparmiare i costi promozionali istituzionali (50% a carico delle aziende), lasciando che la promozione la facesse la CCIAA (ovviamente caricandosi i costi al 100%). Il primo fatto tragico è che da allora tutti hanno dovuto tapparsi la bocca (altrimenti avrebbero dovuto tornare a mettere mano al portafoglio) e continuano a star zitti.
Il secondo fatto tragico è che nel decennio trascorso si è persa l’abitudine al dibattito interno fra aziende e categorie ed ora, con gli ingranaggi arrugginiti, è più difficile rimettersi in moto, senza dire che i giovani che nel frattempo sono subentrati nei posti di comando nemmeno sanno che ci dovrebbe/potrebbe essere un dialogo costruttivo, abituati come sono a lasciare il comando alle oligarchie.

Il terzo fatto tragico (tragico per me, non certo per chi ha guadagnato ciò che non aveva meritato) è stata la decennale congiuntura favorevole per il Pinot grigio delle Venezie che ha permesso di spalmare sul reale valore dell’uva e del vino trentino un plus valore che di fatto ha bloccato ogni nuova progettualità.
C’è voluta la crisi mondiale per mettere a nudo questa situazione… A comprova di questa analisi, basta guardare alla performance altoatesina che senza tanti Pinot grigi per l’America, strapazza il Trentino in tutti i comparti agricoli.
Tornando alle bollicine, se 7 bottiglie su 10 portano l’etichetta Ferrari, puoi ben capire che il Trentodoc (bella pensata quel doc!) non può interessare ai Lunelli (per tirare la volata agli altri?) per cui a loro basta che ci sia casino fra Rotari (prezzi bassi e Talento), Cavit (confusione fra classico e charmat, Prosecco compreso), Cesarini Sforza (id.) ed i più piccoli che non riescono a togliersi dai piedi questi e farsi una strada simil-Franciacorta.

Detto questo, per me non c’è che una frase: “Dove eravamo rimasti?”
1° Rifondare un organismo interprofessionale e paritetico fra categorie (la politica qui è debole e drogata pure essa; i coop. temono lo strapotere di Mezzacorona e Cavit è timida).
2° Separare bene le attività industriali delle coop. (legittime, per carità, ma separate) dal doveroso impegno per una politica di territorio.
3° Progettare il rilancio territoriale (basta copiare ed adattare al TN) co-finanziandone i costi.
Sintesi incompleta, ovviamente, ma se penso al polverone di qualche mese fa ed a come sono riusciti a metterci un coperchio (con i 4 saggi), senza che a distanza di 7 settimane dalla consegna del loro elaborato, nessuno – dico nessuno – nemmeno per curiosità, si sia fatto avanti per reclamarlo, leggerlo, discuterlo, beh! mi cascano le braccia…”

 

2 pensieri su “Riflessioni sul Trentino del vino oggi: Pinot grigio, TrentoDoc e dintorni…

  1. Sarebbe molto interessante, credo anche per lei Ziliani, leggere il famoso documento per la rinascita del vino trentino elaborato dai quattro saggi. Anche per utilizzarlo, visto che ai contribuenti si dice sia costato più di diecimila euro…

  2. quanto dice il suo interlocutore sul TrentoDoc di fatto “bloccato” nella sua evoluzione dall’immobilismo calcolato dei Lunelli é una cosa che in Trentino pensiamo in molti da tempo…

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