Rosso di Valtellina Insieme: un intelligente progetto di promozione

Ho così spesso criticato, a volte ferocemente come qualcuno ha a suo tempo lamentato, il Consorzio tutela vini di Valtellina, a causa di comportamenti e decisioni relative ai vini di questa splendida zona lombarda simbolo della viticoltura di montagna, che ora che lo stesso Consorzio, il cui Consiglio è stato per altro profondamente rinnovato da quando gli riservavo le mie “attenzioni”, ha preso un’iniziativa intelligente mi sembra giusto e doveroso sottolinearlo.
Apprendo di questa iniziativa dal numero 45 (luglio 2011) del periodico consortile La Vigna (di cui non si trova traccia peraltro, come del nuovo bel logo, sottoposto a restyling) sul sito Internet ufficiale.
Come viene raccontato, “E’ nato “Insieme”, un Rosso di Valtellina Doc” con “nuova etichetta creata dal Consorzio” che “si rivolge innanzitutto al mercato locale del vino da mescita”.
Come l’ha definito il presidente del Consorzio Mamete Prevostini, si tratta del “primo esempio di promozione di un prodotto attraverso il prodotto stesso”. Si tratta di un “rosso fresco, piacevole, di pronta beva, affinato in acciaio che si accompagna al meglio ai piatti della nostra tradizione”, un rosso Doc espressione di un’annata di valore come il 2009.
Finalità di questo vino, destinato al consumo locale, nei bar e nella ristorazione, è innanzitutto limitare in Valtellina l’assurdo consumo e la proposta di vini non locali e fare in modo che questo vino sia il naturale destinatario di quelle uve Chiavennasca (Nebbiolo) che nel corso delle ultime campagne vendemmiali faticavano a trovare destinazione.
Il progetto è difatti quello di “garantire il ritiro delle uve e favorire la giusta remunerazione ai coltivatori”. Il Rosso di Valtellina Doc “Insieme” deve “diventare il vino della Valtellina” secondo un “progetto di filiera a 360° e a chilometro zero, che aiuti ad evitare lo spopolamento dei vigneti, preservi il territorio, promuova il consumo di vino valtellinese attraverso concetti chiave come qualità e senso di appartenenza”.
Ovviamente, viene sottolineato, “il successo di “Insieme” dipende in larga parte dalla convinzione con cui gli operatori della ristorazione, degli agriturismi e della somministrazione aderiranno all’iniziativa, proponendo il prodotto alla clientela, soprattutto ai turisti”.
Va ricordato che “il lancio della nuova etichetta è sostenuto da un accordo triennale finanziato dalla Provincia di Sondrio – Assessorato all’Agricoltura e dalla Camera di Commercio, (per un totale di 100mila euro) con il coinvolgimento attivo di Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi, Coldiretti, Associazione “Terranostra” e Distretto agroalimentare di qualità della Valtellina”.
Sostenuto da uno slogan molto efficace, “solo insieme a te tutto questo è possibile”, un messaggio che vuole far leva sul senso di appartenenza e sull’orgoglio valtellinese (fatica, passione dei viticoltori e lo scenario dei terrazzamenti gli elementi in gioco), il vino è stato imbottigliato e commercializzato a cura del Consorzio Tutela Vini, ed è in distribuzione a partire da inizio luglio, con l’obiettivo minimo di commercializzare, nel triennio, 150mila bottiglie (40mila il primo anno).
Il prezzo promozionale di vendita sarà di 3,30 euro più IVA. Va ricordato che il progetto ruota attorno a tre elementi chiave: la collaborazione fra produzione e ristorazione; l’ingresso in un segmento di mercato dalle forti potenzialità per il prodotto locale, in particolare perché legato ai flussi turistici; l’introduzione dell’innovazione nei processi produttivi, nella commercializzazione e nella distribuzione. Il progetto per ora ha una prospettiva triennale.
Non vedo l’ora di salire al più presto in terra valtellinese, per gustare uno o più bicchieri di questo Rosso di Valtellina. Ovviamente a tavola, abbinato alla squisita e saporita cucina locale.

43 pensieri su “Rosso di Valtellina Insieme: un intelligente progetto di promozione

    • so benissimo, Maurizio, che un gruppo di produttori langhetti utilizzò questo nome, Insieme, per definire discutibili disinvolti mix di Nebbiolo, Barbera, Cabernet Sauvignon e Merlot (quei mix che qualche spregiudicato, negli anni Novanta, ebbe la faccia di tolla e la spudoratezza di spacciarci come Barolo, ma questo é un altro lungo discorso…). Posso dire, problemi di marchio registrato a parte, che mi piace e mi convince cento volte di più l’operazione valtellinese rispetto a quella, seppure ammantata di finalità sociali, del gruppo di produttori di Langa?

  1. Queste sono belle iniziative, perche’ partono da considerazioni reali e cercano di risolvere un problema specifico con un lavoro di gruppo. Tutte cose che in Italia sono di solito assenti in ogni programmazione promozionale, dove magari si spendono 300.000 euro per kermesse dal dubbio valore aggiunto. Bravi e spero che abbia successo.

  2. chissa perchè la Valtellina può imbottigliare Insieme con grandi plausi e i langhetti no? Sarà questione di do ut des? A 3 euro che sia “solo” nebbiolo mi lascia grandi dubbi…Vino di montagna è e vino di montagna rimane con i relativi costi sbandierati ai quattro venti… A meno che, come al solito, ci siano dietro i soliti affaristi e politici …

    • Zappalà per lei sono la stessa cosa un Rosso di Valtellina solo Nebbiolo (così viene detto e non ho motivo di dubitarne: lei ha prove per dimostrare il contrario?) e un mix dove il Nebbiolo di Langa e la Barbera vengono imbastarditi da iniezioni di vitigni, quali Cabernet e Merlot, che con la storia e l’identità dei vini di Langa non c’entrano assolutamente nulla? Rifletta, prima di partire inutilmente lancia in resta…

  3. nel caso di Insieme di Langa era detto chiramente che era un mix. Può poi piacere o no (in Toscana lo fanno e sono super premiati dai grandi esperti italiani). A 3 euro un nebbiolo di montagna continua a lasciare molti dubbi, conoscendo i prezzi non proprio popolari della Valtellina… Se poi, improvvisamente, il nebbiolo scende di prezzo, allora qualcosa di molto “commerciale” si fa strada nella mia mente ignorante… Almeno si dica chiaramente, senza tante frasi fatte: non si vende lo Sfursat inventarsi qualcosa per aver messo i suoi prezzi al pari di quelli di Langa e adesso non sa come fare con la crisi (e gli occhi più aperti e critici dei consumatori). Se in Valtellina NON si bevono più prodotti locali, i produttori facciano un esame di coscienza sui propri prezzi, lievitati dopo la pioggia di bicchieri giunti a tre a tre… Di etico e di passionale ci vedo propio poco…

    • non ci può essere nulla in comune tra i Super Tuscan a base di vitigni bordolesi e un po’ di Sangiovese, quando c’é, vini incongruamente premiati dalla critica, e un vino di Langa, che dovrebbe sempre esaltare, in purezza, la grandezza del Nebbiolo e della Barbera ed eventualmente del Dolcetto, senza fare ricorso ad inutili “aiutini” a base di uve alloctone..

  4. Queste mi sembrano le sole vie d’uscita (e magari d’entrata in un nuovo segmento del mercato, inteso come ‘situazione di consumo’) per promuovere in tempi difficili. Non conosco troppo quei vini, ma ho potuto ammirare le vigne, proprio su questo blog…

    Il prezzo però mi pare troppo basso e il nome è carino, ma ricorda una situazione di salvataggio: molto cattolico.
    Si poteva trovare qualcosa che lanciasse un messaggio un po’ più ‘eccitante’.

    • e poco, ma é un “prezzo politico” reso possibile dai contributi pubblici… Ora quando questi contributi, dato il taglio dei trasferimenti da Roma, verrà meno, il prezzo dovrà necessariamente salire…

  5. Stiamo parlando di un Valtellina DOC o di un Valtellina Superiore DOCG? A me sembra che stiamo parlando di un Valtellina DOC e cioe’ un vino che ammette uve Chiavennasca a rese maggiori (non certo l’eccellenza delle uve di Valtellina che vengono destinate al Superiore o allo Sforzato), vinificato per giunta soltanto in acciaio e quindi senza costi di maturazione in legno e gestione di cantina. Il prezzo viene determinato quindi soltanto dal costo delle uve e mi sembra percio’ equo. La novita’ veramente positiva e’ semmai questa “firma” del Consorzio su un vino progettato per rispondere a quel turismo che richiede a tavola un “vino della casa” spesso generico e si vede servire magari un Merlot del Veneto da bottiglione a Sondrio, a Tirano o a Bormio, il che mi sembra un po’ eccessivo…

  6. solo per aggiungere all’attenta ricostruzione del sig. Ziliani che l’intero quantitativo di bottiglie del 2009 sarà conferito unicamente dalla cantina NINO NEGRI che, per chi non conosce la Valtellina, è di proprietà del più grande polo di cooperative vinicole italiane e in provincia di Sondrio (realtà di produttori molto frazionata) rappresenta più del 20% della produzione totale.

  7. @Mario Crosta,
    vi sono molti Sassella, Inferno, ecc. che non vedono legno e che sicuramente non hanno rese “controllate”. Eppure i 3 euro li vedono da molto lontano…
    Ma poi, guardiamoci bene in faccia: esiste già un rosso di Valtellina DOC, che dovrebbe essere proprio quello che dice Mario Crosta. Tutto ciò vuol dire che questo nuovo progetto da lacrime agli occhi usa uva ancora più misera… o magari di provenienza diversa? “Insieme” dovrebbe quindi essere un inno alla mediocrità? E’ questo che si vuole dare ai locali? E’ anche questo che deve spingere il turismo ad avvacinarsi alla realtà del vino valtellinese? Mi sembra che si vada proprio contro quello di cui si parla sempre: qualità, qualità e non quantità…
    Che abbassino i prezzi dei Valtellina DOC e “Insieme” non avrebbe più senso di esistere… A meno che non si scriva sotto: vino da uva di infima qualità.
    No, è un’iniziativa che sembra proprio assurda e indifendibile… e quindi sicuramente politica!

    • va bene signori, facciamoci una ragione che al nostro uomo delle stelle, che non trova nulla da eccepire sui Nebbiolo-Barbera bastardizzati Cabernet di qualche suo amico di La Morra, questa operazione, a mio avviso molto intelligente non garba…

  8. come sempre, lei deve metterla in rissa… rispondendo solo a una piccola parte della discussione. I miei amici non mi stimolano a scrivere articoli “dedicati”… E’ abbastanza chiaro l’interesse che la spinge per la valtellina…
    Ho parlato di Insieme di Langa come esempio, che a me non piace assolutamente e che è sicuramente assurdìo tra le colline del grande nebbiolo. Tuttavia, a parte la qualità e l’assurdità del vino, perchè no a un vino “bastardo” e sì a uno vino di pessima uva di scarto (visti i prezzi esosi dei suoi “amici” valtellinesi?
    Ma intanto lei insulterà o risponderà, come sempre, solo a una piccola parte e farà il solito “non, vedo, non sento, non parlo” sul resto… Viva sempre e comunque i propri interessi e basta che sia gossip…

    • quale sarebbe “l’interesse” che “mi spinge per la Valtellina”? Quali sarebbero i miei “interessi”? Parli, documenti, faccia esempi chiari o questa é la volta buona che la querelo per diffamazione. E non sto scherzando Signor Enzo Zappalà

  9. @Franco, effettivamente ci sono molte coincidenze tra l’evento a cui ti riferisci tu e l’esempio che facevo io.
    Io chiedo solo una cosa semplice ma che dovrebbe essere obbligatoria quando si spendono denari pubblici: un meccanismo di valutazione indipendente dei risultati ottenuti a fronte di una spesa. Chiedere troppo?

  10. Ziliani si difenderà da solo, se necessario anche nelle opportune sedi, ma io trovo assurdo che lei Signor Zappalà intervenga in questa discussione sproloquiando di non precisati “interessi” che spingerebbero Ziliani a “spingere per la Valtellina” e a sostenere questo progetto. Si vada a rileggere su questo blog i tanti articoli critici dedicati alla Valtellina, a certi vini e aziende valtellinesi, all’operato del Consorzio e capirà facilmente, se é in buona fede, che la sua accusa é ridicola e completamente fuori luogo

  11. con vero piacere… magari cancelli un po’ di risposte nei miei confronti dal web… Se no potrebbe averli lei dei problemi… D’altra parte da quando in qua è insulto o diffamazione dire che uno ha interesse verso una certa zona vinicola? Io ho molto interesse per le Langhe e ne sono ben contento e non mi offendo se me lo dicono… Perchè il suo interesse dovrebbe sconvolgerla? Chi mai ha parlato di interessi non legati alla grande passione per il vino che lei dimostra in modo così limpido? In questo caso sicuramente rivolto a una promozione che non sta in piedi, ma questa è una mia personale idea. O non si possono avere idee personali in questo blog?

    • vedo che il signor scienziato fa un clamoroso marcia indietro e dopo aver scritto, in maniera allusiva, “E’ abbastanza chiaro l’interesse che la spinge per la valtellina…”, ora sostiene che intendeva dire che ho “interesse verso una certa zona vinicola”… Evviva la “coerenza”. La informo comunque che questo é il suo ultimo intervento che pubblicherò su Vino al vino: tutti gli eventuali prossimi, lo dico pubblicamente perché sia chiaro, verranno regolarmente cestinati. Mi sono veramente stancato di avere a che fare con una persona come lei.

  12. é un po’ che lei fa così con il padrone di casa di questo blog e ora credo che abbia colmato la misura. Perché mai Ziliani dovrebbe ospitare gli interventi di una persona come lei che una volta sì e l’altra pure non perde occasione per attaccarlo in maniera scomposta e immotivata? Il blog é suo e quindi é libero di pubblicare o non pubblicare i commenti che commenti non sono…

  13. lo so giá che lo sapete tutti peró: langhet, langhetto é un termine ricevuto con valenza derogatoria
    da chi abita in Langa. Langarolo sarebbe il termine da preferire, a meno che uno non voglia volutamente offendere. (Scusate la saccenza.)

  14. d’acchito mi è parsa una bella iniziativa, ma stando alle cifre che un noto produttore valtellinese (a mio modo di vedere il migliore di tutti) mi ha confidato in Valtellina si bevono annualmente il doppio delle bottiglie dell’intera produzione valtellinese. Ergo sarà impossibile scalzare i cannonau (visto con i miei occhi), i nero d’avola, i morellino etc etc che si trovano nella mescita dei locali valtellinesi.
    Sperando in ogni caso che questo vino sia di qualità interessante aspetto volentieri l’evolvere di questa iniziativa.

  15. Verissimo quanto scrive il chiaro. E considero positivo il fatto che in Valtellina “sarà impossibile scalzare i cannonau (visto con i miei occhi), i nero d’avola, i morellino etc etc che si trovano nella mescita dei locali valtellinesi”, perche’ sono dei buoni vini DOC di altre regioni e l’autarchia ha un cattivo sapore, mentre il piacere della scoperta non dovrebbe avere limiti. Ma penso che un vino semplice, di pronta beva, a prezzo equo, progettato per la ristorazione, da sperimentare per tre anni, sotto la tutela diretta del Consorzio che ci mette la faccia, possa competere con le dame e i bottiglioni di vini da tavola che troppo spesso si versano nelle caraffe dei cosiddetti “vini della casa” ma che “della casa” non hanno proprio niente, visto che arrivano da chissa’ dove e il cliente poco informato potrebbe invece credere che siano a chilometro zero. Sono convinto che sia questo il vero scopo di questo vino.

  16. iniziativa interessante e lodevole, soprattutto se c’è l’apporto degli enti pubblici.
    una cosa però mi dà tristezza, e cioè il fatto che per scalzare i vari merlot e cabernet sfusi venduti come generici “vini della casa”, che debba calare le braghe siano sempre e solo i produttori.
    possibile che i ristoratori, quelli che dovrebbero essere il trait d’union tra il consumo e la produzione non si impegnino nella promozione del prodotto locale?
    possibile non capiscano l’importanza del nostro lavoro nel mantenimento del territorio, quello stesso territorio che è risorsa fondamentale del turismo con cui loro hanno a che fare?
    la verità è che questi signori comprano vino ad 1 € al lt. e lo vendono a 10 € al lt., la verità è che non vogliono investire nel loro territorio e aver detto quanto costerà il vino credo sia stata la mossa più intelligente perchè mette in chiaro le cose, è come dire “noi lo sforzo lo facciamo e per farlo ci mettiamo insieme, adesso tocca a voi”, è un pò come mettere i ristoratori con le spalle al muro, vedremo come reagiranno.
    ripeto in ogni caso che sia triste il modo di speculare di alcuni ristoratori, non c’è costo che possa giustificare i ricarichi che vengono fatti, non c’è studio di settore o altro, è necessario che qualcosa cambi al più presto.
    Mi piacerebbe per esempio che, recandomi al ristorante, dopo aver comprato e non finito una bottiglia di vino, fosse il ristoratore stesso ad invitarmi a portarla a casa perchè è mia, l’ho pagata ed è giusto che sia così.
    Quanto guadagnerebbe in stima!

  17. Ciao Enrico, capisco bene lo spirito con il quale dici queste cose, però io credo che i produttori di vino, e più in generale gli agricoltori, debbano cessare l’atteggiamento di chi si aspetta che siano sempre gli altri, persino i clienti, a togliergli le castagne dal fuoco.
    Facciamoci un bel reality check: è chi vende che deve proporsi, non chi compra.

  18. Mi riferisco a quanto scrive il Sig. Togni.Mi presento:sono la titolare di una Trattoria ubicata nel cuore della Valtellina che da anni si impegna a valorizzare e a far conoscere i vini della nostra valle, proponendo i vini di quasi tutti i produttori e con ricarichi onesti e offrendo ai nostri ospiti di ritappare la bottiglia non terminata e portarsela a casa con il motto “da finire con chi vuoi tu…”. Invito quindi il Sig. Togni a non riferirsi a tutti i ristoratori e a non generalizzare…dovrebbe rivolgersi piuttosto agli agriturismi (una gran parte) dove da sempre propinano ai loro ospiti vino alla spina o comunque vini non del territorio: il vino Insieme dovrebbe essere acquistato da loro! Lo invito anche ad andare al ristorante, in quei ristoranti o trattorie dove da anni portano avanti con impegno e grande passione l’amore per questa valle…

  19. a me sembra solo un’iniziativa svuota cantine. La mia non è una critica verso il principale e unico beneficiario dell’iniziativa, ovvero la cantina Negri, che in qs modo si libera di eccedenze di vino non collocate sul mercato a prezzi molto vicini ai costi sostenuti (considerate che in Valtellina le uve vengono pagate mediamente 2 euro al chilo quindi uscire 2 anni dopo a 3,3 a bottiglia vuol dire coprire appena i costi, il finanziamento pubblico di 100 mila euro non c’entra nulla in quanto copre i costi di promozione!!!).
    Purtroppo è il sistema Valtellina totalmente sballato.
    I produttori professionali possiedono solo una quota limitata del totale vitato (circa il 25%) mentre il resto è in mano ad un miriade coltivatori privati(circa 2000 con una proprietà media di circa 3000 metri quadri a testa) che svolgono tale attività nel week end come hobby o passione (circa 8 bottiglie su 10 prodotte in Valtellina provengono da attività di trasformazione di uve comprate e non di diretta produzione). Vista l’incidenza altissima del lavoro manuale, ovviamente anche vendendo le uve a 2 euro al chilo non si coprono minimamente tutti i costi di produzione e qs miriade di lavoratori part-time lavora e ingrassa le cantine trasformatrici. Ciò naturalmente ha un riflesso devastante sul sistema che ogni anno perde ettari vitati in quanto non sono tutti fessi e molti abbandonano visto che l’attività non è remunerativa ma anche sul livello di investimento in vigna (il vino nasce lì)e quindi anche sulla qualità delle uve.
    Soluzioni?
    Ce ne sono. Le cantine trasformatrici dovrebbero investire sulla terra e smetterla di sfruttar il lavoro dei coltivatori privati che sono sempre più vecchi e sempre più stanchi (obiettivo ambizioso visti che difficilmente i trasformatori rinunceranno a qs rendita di posizione).
    Ma anche e soprattutto la nascita di piccoli produttori che accorpano le proprietà e producono e vinificano direttamente le proprie uve in modo tale da ribaltare l’attuale rapporto 75-25 nella proprietà delle vigne e rilanciare gli investimenti sul territorio.

  20. @ Enrico. I ristoratori che citi per me non sono veri ristoratori. Fanno il lavoro SOLO per il guadagno e non per passione.
    Male per loro; io che sono un appassionato cliente di ristoranti, valuto positivamente e ritorno volentieri in un locale dove mi è stato consigliato un buon vino del territorio. Differentemente, non ritorno più in quei posti che non mi offrono una seppur “semplice” carta vini e dove il vino della casa è un banale spesso “amabile/dolce” vino di dubbia provenienza.

  21. @anna:chiedo scusa per l’involontaria generalizzazione, credo che però concorderà con me che di persone come lei ce ne sono sempre meno, mentre sono sempre di più gli improvvisati che avranno anche vita breve, ma che rendono la vita più dificle a quelli come lei.concordo in toto sugli agriturismi!
    @stefano menti:sicuramente lo fanno per soldi, però rovinano il mercato a chi le cose le fa con passione e perchè ci crede, quello che manca in generale oggi è la lealtà commerciale, l’umiltà di dire che uno è più bravo di me e che da lui dovrei solo imparare invece di fare della concorrenza sleale
    @gianpaolo:sai bene il lavoro che con nico e giovanni stiamo portando avanti, soprattutto con l’opol, credo che ci siamo proposti e lo abbiamo fatto nel modo che crediamo giusto, c’è chi ci ha dato fiducia e chi no, però fa male vedere quanto GIA’ sia stato venduto in valle!

  22. Leggendo solo ora tutti i commenti volevo solo precisare alcuni punti per non crear confusione nei lettori.
    L’idea di fare questo vino è nata semplicemente per evitare di perdere il poco territorio che ci rimane (nel 1900 – 5000 ettari vitati, nel 1970 – 3000 ettari vitati, nel 2011 – 800 ettari vitati scarsi), in quanto le uve delle zone meno forti a livello commerciale (ma non per questo meno vocate o di scarto) riscontrano da diversi anni qualche problema di ritiro da parte delle aziende trasformatrici.
    Per evitare che questi piccoli agricoltori rimanessero a piedi, il Consorzio Tutela Vini Valtellina ha acquistato le loro uve e per una questione logistica, la scelta della sede di vinificazione e affinamento è caduta sulla NINO NEGRI, ma il vino così ottenuto è di proprietà esclusiva del Consorzio.
    Le uve utilizzate sono 100% Chiavennasca (Nebbiolo) e in passato erano conferite a diverse cantine che si sono dovute ridimensionare.
    Il progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare i valtellinesi a chiedere il “proprio” vino, in quanto perdere altri vigneti qui, significa gravi ed irreparabili danni al versante terrazzato, con conseguenti frane e smottamenti a medio-lungo termine ed una perdita di patrimonio storico da parte di tutta la popolazione (locale in primis)

  23. Una spiegazione molto chiara, che mi provoca una domanda.
    Questi problemi – evidentemente non solo commerciali, ma anche ‘territoriali’, come chiarisce Pelizzati Perego@ – fanno parte di una complessità che meriterebbe non solo l’azione consortile, ma anche un atteggiamento strategico da parte degli amministratori pubblici.
    E mi affretto a chiarire; in queste settimane è in corso una discussione ‘politica’ sul ruolo e sui costi di province regioni comuni eccetera. Mettendo da parte ogni considerazione sulla qualità e gli scopi di questa discussione (su cui sorvolo), ecco un problema che un amministratore dovrebbe prendere in considerazione, con l’unico obiettivo di suggerire (ai privati) e sostenere (dove e come si può) una fase di mutamento che può evolvere in modi diversi, riservando magari anche sorprese positive.
    Forse sono troppo ottimista, sull’attitudine degli amministratori pubblici (in generale)?

  24. @silvana: quando dal tg regionale ho appreso che la provincia di Sondrio potesse essere soppressa, sono rimasto di sasso.
    il problema non sta nel numero delle province o dei comuni, il problema sta solo negli sprechi.
    l’Italia ha il grandissimo vantaggio di essere una nazione estremamente eterogenea sia morfologicamente sia culturalmente, questo comporta la necessità che siano gli abitanti delle singola regione o provincia a doverla gestire perchè solo loro conoscono appieno i problemi, un esempio di tutto ciò è proprio la provincia di Sondrio.
    ci sono province come la mia, quella di Brescia, al cui interno convivono realtà troppo differenti e che è impossibile gestire nello stesso identico modo come fanno i nostri amministratori.
    sicuramente ci sono province e comuni e comunità montane inutili, ma non tutte sono così.
    per fare quello che dici tu è necessario che gli amministratori vivano il territorio e conoscano appieno le sue problematiche, altrimenti vengono, fanno una sacco di promesse,e poi arrivederci e baci.
    @emanuele: complimenti per l’iniziativa, al solito voi retici dimostrate di essere troppo avanti e di avere un attaccamento al vostro territorio davvero incredibile, in bocca al lupo.

  25. Caro Enrico Togni@, in questi giorni, leggendo assiduamente un buon numero di gionali e di news on line mi sto facendo un’idea precisa di me stessa. Sono una vecchia idiota, perché penso, dell’amministrare la cosa pubblica, cose totalmente sbagliate. Ho fatto l’amministratore pubblico (e nemmeno di serie B) e ogni giorno vedo confermata la mia inabilità per quel ruolo; sono stata l’utile idiota per due anni e sono state quotidiane lezioni che smentivano quello che mi avevano insegnato in famiglia.

    Eppure, caro Togni, questa iniziativa valtellinese, ben coperta e coadiuvata (e con un nome più ‘sensuale’) potrebbe essere una traccia per molte realtà che si sono spinte ‘oltre’. Non mi interessa ‘oltre’ cosa, mi interessa che “oggi, nel nostro paese, si dovrebbe prendere in mano la questione vino, con un senso maggiore del settore intero, del genere merceologico, delle opportunità che ci possono essere”.
    Il vino è un pezzo del futuro di questo paese. Dovremmo averne più cura, a cominciare dagli amministratori (cosiddetti) pubblici.

  26. cara Silvana@, cocordo però purtroppo viviamo in un paese (e la p min è d’obbligo) dove per anni si sono incentivati e finanziati gli impianti, ora invece si sovvenzionano e incentivano gli estirpi (fatte salve alcune rare eccezioni montane)nella pia illusione di regolamentare il mercato, ma non solo, oggi ti danno soldi se ti impegni a non vendemmiare o meglio a buttare in terra l’uva prima che invai.
    in sintesi: se ti fai un mazzo tanto in vigna per ottenere ottima uva, se lavori in cantina, se investi in promozionene e rete commerciale ti arrangi.
    se non fai nulla, abbandoni coltivazioni che magari ti sono state sovvenzionate, ti impegni a distruggere il raccolto (CHE E’ L’ANTITESI DEL FARE AGRICOLTURA) ti danno i soldi!
    viva l’italia!
    ps: l’iniziativa valtellinese è lodevole prima di tutto perchè ha come attore principale il consorzio di T-U-T-E-L-A, iniziative analoghe ve ne sono in italia però sempre ad opera di singoli privati che da soli possono fare ben poco!

  27. Tutto si può dire di Ziliani tranne che abbia qualche “interesse” di sorta per la Valtellina o per qualche altra realtà viticola nazionale. Si può essre a volte in disaccordo con Ziliani, come è capitato a me (con violente polemiche),ma mettere in dubbio l’onestà intellettuale di Ziliani è veramente un argomento che fa acqua (vino) da tutte le parti. Ziliani è e rimane un giornalista sopra le parti, sempre. Si può pensarla diversamente, questo si, ma bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare. E la serietà di Ziliani non può essere messa in discussione.

    p.s. La superficie vitata valtellinese attuale è di 1200 ha di cui 1040 iscritti al catasto.

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