Al Gastronauta di Radio 24 si discute di guide dei vini

Un “uccellino” mi ha detto che domani mattina, sabato 24 settembre alle 11, sulle frequenze di Radio 24 nel corso della trasmissione Il Gastronauta del giornalista Davide Paolini, si discuterà un tema sempre di grande attualità, le guide dei vini.
Sempre “l’uccellino” mi ha sussurrato che il tema del dibattito potrebbe essere questo: “Le guide ai vini sono  utili per i  consumatori ? O lo sono per i produttori ?”.
Io, per non sapere né leggere né scrivere, non mi perderò una sola battuta di questa trasmissione e invito anche voi a fare altrettanto. Sono sicuro che con la consueta abilità nel preparare il menu del suo programma il gastronauta avrà previsto l’intervento in trasmissione di diverse voci, immagino favorevoli e contrarie, alle guide enoiche e che la discussione, dato l’argomento, sarà certamente vivace…
In attesa di sentire cosa diranno gli ospiti di Davide, voi cosa ne pensate? Credete che le guide siano ancora di grande utilità, o addirittura indispensabili come sosteneva qualcuno, ai consumatori, o che nell’epoca dell’informazione diffusa via Web le guide possano essere prese cum grano salis e beneficio d’inventario o addirittura se ne possa fare a meno?
Io una risposta me la sono data e dopo aver collaborato, nel 1987-88, alle due prime edizioni di Vini d’Italia, curando la Lombardia, e dopo aver fatto una piccola collaborazione lo scorso anno, quasi un cameo, alla prima edizione della nuova guida di Slow Food, quest’anno ho preferito, anche se invitato a proseguire la collaborazione dall’amico Giancarlo Gariglio, restare fuori.
Sono un solista, il gioco di squadra non mi entusiasma e sulle guide penso che… A domani dunque, al Gastronauta di Radio 24…

40 pensieri su “Al Gastronauta di Radio 24 si discute di guide dei vini

  1. Io credo che dipenda dal tipo di consumatore . Io,che sto cercando di capire un po di più questo mondo cerco di trovare qualche cantina in zone a me poco familiari e poi magari confronto i commenti sul web.
    Saluti
    Enrico

  2. Una guida è un’indicazione, poi sta a te valutare se libera o meno, così come un giornale, così come un blog, come un tg o un’elezione di una miss. Creerà polemiche, ma intanto tiene vivo l’ambiente. Diciamo che la guida del Gambero è un po’ come Sanremo? Si offende qualcuno? Spesso non ci piace chi vince, ma la leggiamo per criticarla. Se ne discute da anni e se ne discuterà ancora e tutto sommato va bene così.

  3. voglio proprio sentirla domani mattina a sparlare di guide e stroncarle, come ha fatto per anni, alla presenza del suo amico Franco Maria Ricci, del suo nuovo collaboratore, ex Gambero rosso, Daniele Cernilli, di Enzo Vìzzari, direttore Guide dell’Espresso e Marco Sabellico, guida ai Vini d’ Italia Gambero rosso!
    Sono pronto a scommettere che domani mattina si trasformerà in agnellino…

  4. Le guide hanno la loro utilità.D’altronde tutti le categorie hanno le loro guide con tanto di premi e riconoscimenti. Ma da quando Sneijder, nell’anno della coppa del mondo, non vinceva la scarpetta d’oro, incomincio ad avere dei dubbi,non tanto sulle guide ma sugli uomini che ci guidano.Maestro Ziliani domani mattina come al solito sarò presente,e prevedo un buon dibattito

  5. Se le guide riportano assolutamente vini di aziende che non producono bottiglie piu’ di quello che le uve degli ettari dichiarati consentono e con cantine prive di macchinari spuri, cioe’ che non si avvalgono dell’aiutino, per esempio tipo osmosi inversa, mosti concentrati, spara trucioli,ecc. ecc., lieviti artificiali ed altri ausilii, io sono convintissimo che siano di grandissima utilita’ per tutti.

  6. ho seguito il suo intervento al Gastronauta,volevo farle i complimenti anche se mi sembra che abbia troppo enfatizzato l’importanza dei blog e dell’informazione su Internet

  7. molto interessante la trasmissione di questa mattina ma troppo breve data la tanta carne al fuoco.
    Noto con piacere che nonostante i 55 anni la tempra e lo spirito battagliero del franco tiratore sono rimasti!

    • grazie Silvia, mi spiace solo di non aver potuto ricordare, come avrei voluto fare ma non mi é stato dato il tempo, un bravissimo giornalista che é stato anche collaboratore di guide, il caro Francesco Arrigoni, scomparso lo scorso 2 agosto

  8. che poca credibilità per le guide emerge dalla puntata di oggi del Gastronauta! I commenti di vari ascoltatori ed i dati forniti da Paolini sono stati davvero impietosi…

    • mi spiace non aver potuto articolare meglio il mio discorso e precisare che considero superate e inutili non tanto le guide (ce ne sono di assolutamente di inutili, ma quelle ben fatte hanno un loro perché) ma in crisi e smascherato il sistema di potere che hanno rappresentato. Il legame stretto tra il modello di informazione rappresentato dalle guide, soprattutto da alcune, ed il mondo della produzione. Ha detto bene Cernilli intervenendo in trasmissione che i degustatori delle guide sono “rappresentanti dei lettori”, che “assaggiamo per conto dei consumatori”: in passato non é stato sempre così purtroppo. E come ho detto in trasmissione vedendo certi premi e punteggi veniva lo strano dubbio che ad assaggiare i vini fossero i produttori stessi. O i loro potenti enologi consulenti…

  9. devo dire che a me hanno fatto un po’ pena i vari responsabili delle guide, attaccati da più parti e impegnati a difendere un sistema che fa acqua da tutte le parti…
    Mi é piaciuta la sua ironia tagliente ed il riferimento ai Brunelli premiati dalle guide prima delle scoppio dello scandalo del 2008: bravo!

  10. Caro Franco, confermo, che è difficile dire qualcosa in due minuti, senza sviluppare un discorso perché l’argomento ha molte sfacettature. Ma nella tua espressione “le guide servono a niente” ho trovato un pochino d’iprocrisia, soprattutto se penso cosa hai detto un anno fa, durante la collaborazione con Slow Food. Qui, nel blog, vedo che hai relativizzato…

    Ovvio, che chi rappresenta una guida non la intende inutile, chi fa radio non lo intende inutile. Chi blogga, non lo intende inutile (e per tuo blog si può sottolinearlo dato che sei seguito molto e susciti tanti discussioni utili).

    Magari il problema è anche quello che le guide italiane sono rimaste come erano tanti anni fa. Per me non si pone la domande se servono ma se servono nel modo come sono. Proprio nel mondo d’oggi in cui esiste tanta confusione, milioni di blogger privati che vogliono dire la sua, migliardi di “mi piaci” nei social media… serve, secondo me. una fonte autorevole, una guida che è in grado ad esaminare tutto un mercato e annate per annate ma, poi, la quale è anche capace a dare un accesso intelligente al contenuto e questo trovo risolto in modo eccellente nella guida di Wein-Plus.

    Ora mi dite, ovvio perché ci lavori. No, perché vedo che sin dalla nascità del sito (nel 1998 con la chiara intensione sin dall’inizio di stare solo in rete) sono aumentati i lettori, partner, consumatori, professionisti, giornalisti che lo seguono, mentre altre guide perdono i lettori. Cioè, allora qualcosa lo deve fare bene, o no?

    @Alessandro e Mariella: Non ho trovato i giudizi negativi per le guide. Ho sentito, invece, una voglia di avere una voce referenziata e ho sentito esprimere il desiderio che le guide siano trasparenti e sinceri ma non che si nega il ruolo d’una guida.

    • Katrin, come hai ben notato tu non ho avuto il tempo per argomentare come avrei voluto e spiegare perché ritengo superate, ma non totalmente inutili, semmai molto meno utili e fondamentali di quanto si pensasse un tempo, le guide.
      Quanto alla “ipocrisia” che mi rimproveri, nessuna ipocrisia: la pensavo allo stesso modo lo scorso anno, dopo quando oltre vent’anni che non collaboravo a guide (facevo parte dei collaboratori delle prime due edizioni di Vini d’Italia nel lontano 1987-88) e dopo aver molte volte attaccato, quasi unico in Italia, il “sistema delle guide”, accettati la proposta, fattami dai responsabili della nuova guida di Slow Food, di collaborare alla prima edizione della nuova guida.
      Una piccola collaborazione, 15 schede e nessun ruolo di rilievo, ma quest’anno, nonostante mi sia stato proposto di continuare e incrementare la mia collaborazione, ho preferito rinunciare. Senza nessuna polemica con i due responsabili Gariglio e Giavedoni.
      Semplicemente perché sono un solista e il gioco di squadra delle guide non fa per me e perché sulle guide la penso come ho detto stamane al Gastronauta e scrivere schede per le guide, qualsiasi guida, non mi appassiona.

  11. Non vedo nessun rimprovero, ho cercato spiegare che effetto mi ha fatto sentendo la radio e che lo trovo relativizzato qui, nel tuo blog… cioè ho espresso un iter che ho fatto io personalmente.
    Poi, so che queste espressioni sono rivolte alle guide italiane… 😉

  12. ho sentito che non ha perso occasione per tirare in ballo il suo vecchio trito e ritrito cavallo di battaglia, Brunellopoli. E ancora una volta non ha fatto nomi, non ci ha detto quali siano i vini “strani” e le aziende che secondo lei sarebbero “colluse” con le guide e non ci ha detto di quali guide si trattasse. Troppo comodo sparare a zero e mestare nel torbido così! Abbia coraggio tiri fuori i nomi una volta per tutte

    • e no Beppe, lei non può mettermi in bocca e farmi dire quello che non ho detto!
      Non ho elementi per affermare che alcune guide siano state colluse con alcune aziende di Montalcino e che pur sapendo, ammesso che potessero saperlo, cosa che escludo, che i loro Brunello non erano conformi al disciplinare li hanno lo stesso premiati.
      Io mi sono limitato a far notare, mio vecchio cavallo di battaglia, che varie guide, non una sola, più i vini erano “strani”, parlo dei colori sorprendentemente super concentrati, dei profumi un po’ particolari, del gusto decisamente anomalo, e più li apprezzavano e li premiavano.
      Io ho esclusivamente ironizzato sulla capacità di degustare e sulla conoscenza del Sangiovese di chi ha degustato quei vini per quelle guide e su un gusto del tutto personale che li ha portati a premiare, a Montalcino e nel resto d’Italia, molti vini strani. E anche Brunello che poi sono stati oggetto delle attenzioni della Procura di Siena nell’inchiesta denominata Brunellopoli.
      Evidentemente per il loro gusto personale erano grandi vini e il problema della “tipicità”, che per me e altri degustatori era sostanziale, non si poneva.
      Quindi nel corso del mio intervento al Gastronauta ho giocato sul piano della pura ironia, senza nessuna accusa precisa, perché non dispongo degli elementi utili per farlo. Punto e basta.

  13. @ Katrin
    Se per lei i dati citati da Davide Paolini, ovvero un 80% di mail e sms che dichiarano di avere dubbi sulla trasparenza e credibilità delle varie guide italiane non sono giudizi negativi… Cosa voleva, il 100%?

  14. se le guide siano utili o meno, dipende solo dal lettore che le compra o meno, e dall’operatore professionale che le usa o meno.
    Per quanto riguarda il mercato estero, nelle mie esperienze professionali ho sempre trovato sul tavolo dei miei interlocutori (importatori, buyers e distributori) la versione in inglese della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.
    Piaccia o no, esserci o non esserci fa ancora differenza.
    Solo su una cosa sono certo dell’utilità delle Guide in Italia: sono utilissime a dare lavoro ai tanti che puntualmente, ogni anno da sempre, alla fine di agosto cominciano a scriverne, con ogni mezzo, e a criticarle, demonizzarle, sputtanarle ecc ecc… ma se non servono a nulla, non basta ignorarle? mica nessuno è obbligato all’acquisto, no? (a parte i soci AIS)

  15. @Alessandro: Come scrive giustamente, sono stati espressi i dubbi sulla trasparenza e credibilità. Questo è opportuno se qualcosa viene pubblicato, chiedere come si è arrivato, citare i fonti ecc. Ma la richiesta di più trasparenza e credibilità per me non è una negazione. La critica serve per ripensare la strada. La critica è una chance – in qualsiasi campo – perché chi critica si occupa del argomento, del prodotto, del servizio… e deve essere preso sul serio.

    La trasmissione di Davide Paolini ha dato spazio a un paio di persone di esprimersi in brevissima durata. Se, invece, si voleva in questo piccolo spazio dare una informazione più profonda, serviva fare prima delle interviste, le confrontazioni, raccogliere dati, interpretare statistiche, far una indaggine rappresentativa… e poi tirare le somme anche in una sola ora.

    Io vivo dal 2002 in Italia e quando cercavo una radio da seguire, sono capitata proprio a radio24 e anche a Davide Paolini, il quale ho sentitio sin dall’inizio (mio in Italia). Lo ringrazio e ringrazio la redazione di avermi dato un piccolo spazio in questa trasmissione. Devo, però, ammettere che le trasmissioni tanti anni fa mi sono piaciuti di più perché si sentiva che prima c’era una preparazione in anteprima. Mi posso anche immaginare che oggi i mezzi sono meno ed è ovvio se un servizio non viene pagato adeguatamente non si può averlo nella stessa qualità come un servizio pagato bene. Cioè per una preparazione profonda, le indagini, gli analisi e le interpretazioni serve il tempo e tempo costa. Perciò, oggi, la trasmissione è una finestrina del momento, di una emozione che si ha in una mattinata di un sabato.

    • Katrin, a mio avviso l’unico limite della trasmissione di oggi – e con me concorda Enzo Vizzari che ho sentito telefonicamente poco fa – é stata la scelta di Davide Paolini di mettere in scaletta troppi ospiti. E avendo poi gli interessanti interventi degli ascoltatori il tempo a disposizione per argomentare bene finiva con l’essere veramente poco. Ma sono scelte redazionali comprensibili, perché oggi Paolini ha fatto di tutto per rendere la trasmissione “vivace”. E credo ben riuscita.

  16. NON critico Davide Paolini e NON la trasmissione. Ho – anche qui – espresso la mia personale sensazione ascoltando “Il gastronauta” per anni. E’ stata la mia percezione, ma guardandosi in giro si nota che è anche un fenomeno odierno che si va nella direzione di produzioni che hanno meno costi (reality ecc: accendere la telecamera e microfono e via).

    L’intervento di Enzo Vizzari mi è piaciuto anche molto e ha espresso anche il mio pensiero ma per non sovraponerci con la stessa cosa ho parlato di un altro. Poi, io non ho la routine di parlare al pubblico in radio o TV e essendo non madrelingua, ovviamente, faccio più fatica a seguire i discussioni o esprimermi puntualmente. Perciò prometto di sentire del tutto ancora con calma e magari tirare una conclusione leggermente modificata.

  17. caro franco,
    non posso entrar nel merito della discussione non essendo riuscito ad ascoltare la trasmissione ed essendo un neofita del mondo del vino ma, consapevole di altri mercati, vorrei comunque sottolineare cosa quelle guide sono in nuce cioè dei semplici prodotti da vendersi.Con ciò giustamente ti preoccupi che il contenuto sia all’altezza, meritivole, affidabile ma, come quando si leggevano le critiche sui magazine musicali, le firme in cui ci rispecchiamo saranno quelle da seguire

  18. Nella scaletta degli interventi, guarda caso, è mancata la presenza di almeno uno dei curatori della guida Slowine, tentato di svincolarsi dalla logica dei punteggi che punta a premiare i prodotti più che raccontare come si producono i vini, in vigna e in cantina. Peccato.

  19. Inizio il mio commento riprendendo una frase scritta sopra da Franco Ziliani, che mi piace molto:”Il legame stretto tra il modello di informazione rappresentato dalle guide, soprattutto da alcune, ed il mondo della produzione”. Sono un pò diplomatico sull’argomento per cui non condanno in toto il mondo delle Guide, ma purtroppo l’intimo legame di alcune di esse con i poteri forti del mondo enologico sembra comprovato. Ovviamente non ho le prove….ma questo è il parere di molte persone del settore, molto più autorevoli ed informate di me! Purtroppo alcuni vini/aziende sembrano avere l’abbonamento al massimo punteggio, potrebbe anche non essere un problema se i prodotti in questione fossero meritoveli e spesso lo sono….il problema è che altri vini di pari valore qualitativo non raggiungono mai certe vette! Per cui ci si pongono delle domande! Diventa quindi fondamentale il ruolo dell’educazione del consumatore….che deve “crescere” e far lo sforzo di approcciare al vino in maniera critica, magari prendendo spunto dalla guide, ma poi giudicando con i propri sensi, la propria testa, la propria esperienza. L’assuefazione a dire che un vino è grande solo perchè lo dicono alcune guide è un errore terribile per un appassionato/degustatore, l’annientamento del proprio parere personale è l’inizio della fine! Non bisogna avere paura di essere in disaccordo col il giudizio che una guida ha su un vino, anche perchè spesso sono in disaccordo fra di loro. Per cui non smettiamo mai di confrontarci col vino, non smettiamo mai di imparare nelle degustazioni…soprattutto non si abbia paura di avere un proprio parere su una bottiglia di vino! Ovviamente utilizzando sempre il BUON SENSO!

  20. ho letto commenti sulla trasmissione che conduco, meritevoli di un intervento a proposito di carenza di dati o preprarazione rispetto al passato . Non trovo assolutamente , la trasmissione è in diretta basata sull’attualità ,dove non è possibile fare inchieste o trasmettere noiose registrazioni con dati e statistiche . Perderebbe le sue caratteristiche di ritmo , tipiche della radio in diretta con il pubblico . Altrimenti si ridurrebbe in una pallosa conversazione tra addettia i lavori che is parlano addosso e non sanno usare il mezzo . Il numero di telefonate , sms , email etc. mostra un ritorno assai felice. Non cerco audience , già altissima , ma interesse agli argomenti scelti . Certo i tempi sono ristretti , ma sono quelli a me concessi. E’ vero il numero di intereventi sabato era alto, ma non voglio discriminare. C’erano autori di guide e molti notoriamente ” contrari ” , come è giusto per avere un dibattito che serva all’ascoltatore che , poi dagli sms va per la sua strada . Non ho letto i moltissimi sms , circa 65 ( la maggior parte ) in cui venivano indicate pesanti accuse di ” vendita ” di voti , ma quando non sono documentate mi pare ovvio non dargli voce . Comunque è questo ciò che pensa chi stava ascoltando la trasmissione .

    • Ringrazio Davide Paolini, il Gastronauta, per questo suo intervento e mi complimento nuovamente per la trasmissione. Che sarebbe stata perfetta con qualche ospite di meno. Ovviamente a cominciare dal sottoscritto 🙂

  21. Con Paolini ho un vecchio conto in sospeso dai tempi di una presentazione del Barolo a Milano di alcuni anni fa. Per questo, scusatemi se sono partigiano, non intervengo più nella sua trasmissione, ma la ascolto e basta.
    Mi sembra chiaro però che oggi il sistema guide faccia acqua da tutte le parti, i consumatori (finalmente) l’hanno capito, quindi è tempo di fornire loro altri strumenti, magari più analitici o solo descrittivi e senza punteggi. Personalmente preferisco incentivare il turismo enogastronomico e le visite in cantina piuttosto che agevolare gli agenti di commercio a fare il 10+2.

  22. Buongiorno Franco, buongiorno a tutti.
    Approfitto di questo argomento per ripescare quanto emerso in trasmissione, e chiedo venia se rischio di non essere troppo pertinente in questa pagina e di risultare prolisso, ma, tant’è, ritengo la cosa molto importante.

    E’ bello sentire che tante persone ritengano importante, se non fondamentale, che la cultura della vite e dell’olivo entri a far parte del tessuto educativo italiano e quindi nelle scuole. Bene, vi dò una notizia buona: questa operazione è già stata fatta, il progetto si chiama “Studenti Doc – Tradizione e Cultura della Vite e dell’Olivo” ed ha raggiunto in poco tempo moltissimi studenti delle scuole italiane, in particolare in Toscana e Umbria. C’è da dire però che il progetto, davvero ben recepito dai ragazzi, non è stato sufficientemente appoggiato dalle istituzioni e dagli enti istituzionali che avrebbero potuto fare qualcosa in merito (il progetto è e vuole rimanere svincolato the qualsiasi legame economico con le aziende produttrici) e oggi attende tempi migliori per poter tornare tra i banchi di scuola. Aspettarsi qualcosa dalle istituzioni è evidentemente sempre più una chimera, allora è forse il mondo del vino, degli appassionati del buon bere e buon mangiare – in sintesi, del buon vivere – che potrebbe fare la differenza? Basterebbe davvero poco affinché tutto potesse riprendere come e meglio di prima. Servirebbe solo un po’ di fundraising, e questo appello, oltre che a lei, Franco, è ai visitatori del blog è a tutti coloro che possono anche solo pensare a nuove soluzioni in merito. L’esperienza, la didattica, gli strumenti ci sono tutti. C’è qualcuno, dall’altra parte? Se vi interessa dare un imprinting alle nuove generazioni di rispetto, di conoscenza e consapevolezza del proprio territorio, non avete che da scrivere, qui: info@comunicazioneenogastronomica.it
    (E grazie per aver ospitato il nostro appello.)

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