Clamoroso scoop di Wine Spectator! Copertina e articolo fiume per un giovane produttore emergente: Angelo Gaja…

E bravo Wine Spectator, è proprio così che si fa!
Quella che solo i cronisti più provinciali si ostinano ancora a definire “la rivista Usa più influente del mondo”, ha messo a segno un fantastico scoop. Ha pubblicato un articolo coraggioso, innovativo, originale, che farà sicuramente discutere e porterà alla testata di Mr. Marvin Shanken ulteriore prestigio e autorevolezza.
Dimostrando di fregarsene altamente dell’establishment del vino, quelle  “frescacce” cui credono soltanto i Nossiter di Mondovino, scegliendo di andare controcorrente, di voler finalmente premiare produttori emergenti e poco conosciuti al mondo, e non, che palle!, i soliti noti, Wine Spectator, nell’edizione del 31 ottobre, (di cui si ha notizia non visitando la versione on line gratuitamente accessibile a tutti bensì la versione riservata agli abbonati, quorum ego) ha dedicato la copertina con una foto del protagonista ed un titolo che più chiaro non si potrebbe, “Driving Italian wine to higher ground”, ovvero “ha portato il vino italiano ai livelli più alti” ad un produttore italiano.
Ed una serie di articoli, uno praticamente un romanzo, a firma di Mitch Franck, che definisce il produttore “Italian Colossus”, il colosso italiano, e poi altri, che non posso linkarvi perché trattasi di link ad articoli riservati agli abbinati, a firma di Bruce Sanderson e della redazione, nonché una video intervista, tutti dedicati ad un giovane produttore piemontese di buone speranze.
Un ragazzo che farà sicuramente parlare di sé nei prossimi anni, uno che ha le idee chiare e già la stoffa del protagonista, una promessa, dal nome… Angelo Gaja.
Ho ovviamente scherzato, Wine Spectator non “sprecherebbe” mai una copertina dedicandola a qualcuno che non fosse già abbondantemente un personaggio noto, un numero uno, che non facesse parte del “sistema di potere” del vino mondiale, e Angelo Gaja da Barbaresco, 71 anni portati con la grinta di un leone, è, inutile dirlo, Angelo Gaja…
Resta il fatto, indiscubile, che dedicandogli, tuttora in vita (ovviamente i più sentiti auguri di altri cent’anni e più al re del Langhe Nebbiolo) una copertina e articoli tanto celebrativi e complimentosi (fossi Angelo terrei sempre una mano sotto il tavolo quando si parla di questa copertina… ) dove si arriva ad affermare testualmente “Se ami il vino italiano, sei in debito di gratitudine nei confronti di Angelo Gaja” e lo si paragona ad un “superhero”, Wine Spectator mostra, una volta di più, di rappresentare il conservatorismo più bieco e privo di fantasia attivo nel mondo dell’informazione sul vino.
Un ritratto tutte luci e senza nessuna ombra quello proposto dalla rivista, da un uomo perfetto, da wine superman che non sbaglia mai, da “eno-duce” che ovviamente “ha sempre ragione”, ritratto che si scontra però, con tutto il rispetto possibile per Gaja e per il ruolo che ha avuto nell’affermazione di un’immagine nuova e di una inedita considerazione per il mondo del vino italiano, con la realtà di quest’uomo.
Le cui scelte talora sono state contraddittorie, discutibili e non accettate da tutti, e continuano a fare discutere. Se si visita infatti, l’animato forum del sito Internet del Gambero rosso e il thread dal titolo Angelo Gaja e Wine Spectator, si potrà vedere che a parte i soliti super Gaja-fan ancora più realisti del re, i quali sostengono che “ogni Produttore italiano non piemontese, per ogni bottiglia che vende all’estero, dovrebbe versare al Giove Tonante dell’Enologia Italiana, a titolo di ringraziamento per il lavoro svolto come Alto Rappresentante del Vino Italiano di Qualità, diciamo 0,50 Euro. Al contrario, i Produttori Piemontesi dovrebbero versargli 1 euro a bottiglia”, nell’ambito della discussione che si è sinora sviluppata non tutti si dimostrano pronti a rendere un automatico omaggio al produttore nato a Barbaresco. Non tutti sembrano ad inchinarsi, come fa qualche zelante cronista sostenendo che “la copertina di una prestigiosa rivista internazionale è una di quelle cose che fanno bene all’immagine di tutto il comparto”, alla WS celebration.
Io che quando cinque anni fa un vino prodotto in Toscana si piazzò, tra gli applausi trionfali di tutti (o quasi), al primo posto della discutibilissima graduatoria dei Top 100 di Wine Spectator, non avevo affatto gioito, anzi, continuo a ragionare, piaccia o non piaccia come lo faccio, magari facendo “un cattivo uso della mia intelligenza” (come ebbe modo di dirmi anni fa proprio Angelo Gaja), con la mia testa.
E come scrivevo giusto 11 anni fa, dico a Wine Spectator e ai suoi zelanti fan italiani: le favole dove il re è sempre bello, dove ha sempre ragione e non è mai nudo, raccontatele ad altri, please!
______________________________________________________________

Avviso a tutti gli amanti del vino!
Iscrivetevi alle newsletter dell’A.I.S.

Tutte le istruzioni qui

72 pensieri su “Clamoroso scoop di Wine Spectator! Copertina e articolo fiume per un giovane produttore emergente: Angelo Gaja…

  1. Mi piace questo scritto, come mi piacciono vini e “cose” franche. Sono amico – non spreco il sostantivo a vanvera – di Angelo e ospito spesso sul mio sito gli interventi che mi spedisce (lo fa con molti, del resto). Anche questa volta mi ha mandato la copertina del celebrissimo (celeberrimo non lo merita) periodico con annessi i link. Ma stavolta non ho concesso alcuno spazio: non mi piace quella rivista e considero tutta la faccenda sciatta e banale.
    Al furbissimo Gaja non occorrono queste cose, pure se assai gli piacciono. E meno ancora occorrono a noi…. che non le apprezziamo affatto. Salute.

  2. Caro Franco, hai fatto molto bene a strigliare WS e a indicarci i link ai tuoi tre articoli (IDNews 119, 120 e 126) scritti a suo tempo su quel Winereport che, diretto da te, era davvero un gran bel sito del vino, nel quale ho avuto l’onore di veder pure pubblicati una settantina di articoli miei e di diventare tuo amico. Mi ha fatto piacere reimmergermi in quegli anni e devo sinceramente dirti che mi sono fatto una pessima opinione di questi leccapiedi che si sono permessi di lasciar passare ben 7 od 8 anni prima di parlare così di Angelo Gaja. Come si fa ad impiegare ben 7 anni per tradurre in inglese e capire, per esempio, anche questo tuo bell’articolo di cui proporrei la lettura a chi avesse intenzione di scrivere che Gaja e’ come la Juve (condannato percio’ a dover sempre vincere), mentre tu gli saresti contrario perche’ interista meglio di me…
    Te lo ricordi, vero, anche questo articolo “La classifica dei 12 migliori vini dei nostri anni: ma senza Gaja non è una cosa seria!” a cura del Franco Tiratore del 23/04/2004?
    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=21&IDNews=1215
    Alla fine di questo articolo troveai quel concetto che secondo me ci ha messo ben 7 anni prima di entrare nella testa di chi ce l’ha spesso fasciata quando scrive troppo bene di qualcuno, ma non scrive mai il giusto, come ha fatto invece l’indimenticabile Franco Tiratore con le seguenti parole, che andrebbero pubblicate per completezza d’informazione.

    “E poi, signori cari, autorevoli esperti e osservatori, ma come diavolo si fa a pensare ad una classifica di 12 vini dodici “considerati vere bandiere di qualità”, vini che, lo dicono gli organizzatori, “hanno segnato in maniera incisiva la rinascita e il trionfo della moderna enologia italiana”, senza includere, doverosamente, un personaggio come Angelo Gaja, che ha rivoluzionato (nel bene e nel male) il panorama del Barbaresco e di tutti i vini albesi e piemontesi, e ha fatto per l’immagine e per il prestigio del vino italiano più di tutto quello che potranno fare, messi insieme, i Planeta, gli Argiolas, la famiglia Rallo e Jermann ?
    Dove sarebbero oggi, buona parte dei produttori italiani, su quali mercati proverebbero a vendere i loro vini (e a quale prezzo?) se non fosse esistito un personaggio locomotiva come monsù Angelo Gaja ? Dimenticare il ruolo fondamentale di questo uomo del vino, che spesso ho criticato per talune sue scelte discutibili, ma che resta sempre e comunque una persona dall’intelligenza e dalle capacità fuori dal comune, che ha avuto un ruolo centrale nella storia del vino italiano degli ultimi venticinque anni, costituisce non solo una miopia intollerabile per degli “esperti”, ma assume tutto l’aspetto di un irriconoscente e, mi si consenta, un po’ vile calcio dell’asino.
    Il Franco tiratore
    COMMENTA LA NOTIZIA SUL FORUM”

  3. Cosa aggiungere…. Mah? Gaja e’ influente, ma le reputazioni dei vini e dei vitigni che lo hanno reso famoso son stati costruiti da altri.

    • Andrea, già vengo a Roma di rado e non con particolare entusiasmo, tornarci appositamente per l’ennesimo Gaja-show (ho già assistito a parecchi…) non mi sembra proprio il caso. Insomma l’idea non mi “attizza” proprio…

  4. è indiscutibile che Gaja sia stato fondamentale per il barbaresco e per i vini piemontesi e non solo. E’ come dire che ormai Einstein ha fatto il suo tempo ed è meglio non parlarne più… E questo vale sia che la rivista sia bella o brutta. E’ troppo facile criticare chi , magari commettendo errori, è stato l’indubbio leader del vino italiano e l’ha fatto conoscere al mondo! Umiltà gente, umiltà….

  5. parole perfettamente centrate per questo sito!!! Bravo Ziliani! Lei però non è Gaja, sicuramente, e non avrà mai una prima pagina “prestigiosa”.

    • ognuno ha la sua croce: io ho, per fortuna poi ogni tanto si volatilizza preso a rimirar le stelle, il signor Enzo Zappalà. Che ci posso fare? Evidentemente me lo sono meritato o devo scontare qualche peccataccio…

  6. è una polemica stucchevole e non ne capisco le finalità. E’ universalmente riconosciuto che WS non possa essere ascritto alla categoria dei difensori dei deboli e degli oppressi, dei poveri ma belli e quindi di cosa stiamo parlando. Ognuno ha il suo target e anche lei Ziliani, a torto o a ragione (come peraltro WS), parla ad un determinato mercato di riferimento (inteso come lettori) che si è costruito negli anni. Il punto è un altro. Non intendo divinizzare Gaja, il quale rispetto alla stragrande maggioranza di produttori è partito con basi solidissime (blasone, quattrini etc) ma mi sembra indubbio che nell’ambito molto provinciale di pensiero e azione dei vignaioli domestici rappresenti un esempio (da seguire) in termini di capacità di raccontare il suo territorio e di promozione del suo vino in Italia come all’estero. Dopo di che nessuno è perfetto e ognuno persegue un fine individualistico che a volte coincide con il bene comune e altre volte no (Gaja compreso).

  7. posso dirle con franchezza una cosa? Mi sono convinto che i casi sono due:
    1) o lei é un pazzo scatenato con manie di protagonismo che gioca a fare il bastian contrario e pensa di avere ragione solo lei o quasi;
    2) oppure il mondo del vino italiano ha serissimi problemi é ammalato grave viste le magagne che lei mette in rilievo
    In una settimana se l’é presa con il Ministro delle Politiche Agricole, con le nuove Doc Sicilia e Vigneti della Serenissima e con i criteri con cui sono state concesse, con il Presidente del Consorzio dell’Oltrepò Pavese, e con aziende notissime in tutto il mondo come Marchesi Frescobaldi e Gaja.
    Il tutto non mancando l’occasione per “bacchettare” le guide e come le è particolarmente congeniale tirare fuori per l’ennesima volta lo scandalo del Brunello.
    Una cosa da pazzi!
    Se lei ha ragione, come qualche volta mi viene la tentazione di pensare, povero vino italiano!
    Beh, una cosa é certa: leggendo i suoi articoli non ci si annoia.. 🙂

    • Carlo, lei crede davvero che non sia pazzo? Io ogni tanto sono preso dal dubbio e mi dico, “ma chi te la fa fare di continuare ancora, a 55 anni, a fare il Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento? Pensa come sarebbe più semplice la tua vita se invece di criticare ti mettessi a blandire anche tu, come tanti tuoi colleghi, i potentati del vino”…
      E poi mi guardo allo specchio e mi convinco che se continuo a scrivere di vino non potrei farlo che in questo modo spericolato…

  8. Perchè, secondo parecchi giornalismo è sinonimo di tappetismo e si deve sempre parlare bene del potente di turno per non correre il rischio di veder saltare per aria le proprie mele?
    Negli Stati Uniti, dove Uainspettetor è pubblicato, molte volte potenti sono schizzati per aria causa articoli e inchieste giornalistiche, un presidente sia pur fava come Nixon è stato costretto a dimettersi per il famoso caso Watergate, quindi perchè una rivista importante nel panorama vinicolo come Uainspettetor deve scopiazzare le usanze italiche di confezionare la cornice aureolica al già famoso di turno di turno in un servizio che non è una intervista ma un’ostentazione di una sacra sindone?
    Battere i viottoli in cerca di personalità meno conosciute ma con qualcosa da dire non sarebbe mai una cattiva idea.

  9. Scusate ma forse che Ais, Gambero Rosso, Gambero Giallo, Vinitaly non hanno mai omaggiato, anche pomposamente, Gaja? Produttore dell’anno, vino dell’anno, cantina del secolo e così via…
    E’ un grande imprenditore del vino, fa del vino buono (poi può non piacere ma è un’altro discorso), sviluppa un eccellente marketing e comunque quando si esprime non dice mai cose banali. Pensa in grande, agisce in grande (i suoi vini sono comunque un genere di lusso), resta, volenti o nolenti, un riferimento imprescindibile dell’enologia italiana.
    La scelta di WS pecca forse di pigrizia e di originalità ma non mi pare che qua nel Belpaese si fanno scelte tanto differenti?
    Il miglior modo per non stare tra 20 anni a parlare sempre e solo di Gaja è quello di aiutare molte aziende del vino ad emergere (magari imitando in certe cose proprio il lavoro fatto da Gaja) e di metterle al centro dell’attenzione mediatica. E questo non dipende da WS

  10. mi domando ma in un paese che tutti dicono,dicono,parlano parlano,senza cavare un ragno dal buco,ben venga uno come Ziliani,che dice apertamente ciò che pensa senza remore, e non criticare per il piacere di farlo. Non mi pare sia fatto obbligo di commentare i Suoi blog,a mio avviso il compito del giornalista,non è quello di dire tutto bene la madama marchesa,a quello basta e avanza il politico. Ziliani,non demorda,sono curioso e come me la stragrande maggioranza dei lettori,ne sono certo,vogliamo crescere.

    • caro Lino, lei é troppo gentile con me! Non demordo affatto e porti pazienza come la porto io: in ogni blog che si rispetti c’é sempre un “simpaticone” che viene a commentare, tanto per dare fastidio, anche se 9 su 10 non ha proprio niente da dire. Su Vino al vino ci é toccato lo stellare astrofisico.. 🙂

  11. Scusate, ma qui si tratta di Gaja o di Ziliani?

    Perché se di Ziliani si tratta, mi approprio immediate dell’invocazione di lino-c@ (“…Ziliani, non demorda,…”), perché il Ziliani lecchino non solo non riesco a immaginarmelo, ma smetterebbe di essere lui.

    Se invece di Gaja si tratta, da non lettrice di Wine Spectator dico che Gaja lo preferirei in un ‘corto’, a parlare di vino solo indirettamente (non sono una sua fan, ma lo conosco e lo stimo)con l’irruenza tipica sua, portatrice dei suoi interessi, ma finalmente in modo non miope, non mieloso, non pensando di prendere per i fondelli il colto e l’inclita; gente di cui conosce (o percepisce) l’esistenza e le cui opinioni tiene in qualche conto, mentre altri – piuttosto intorpiditi – recitano in modo improbabile.

    • certo che la conosce la terra e cammina le vigne sue (bellissime, parlo di quelle in Langa e a Montalcino) Gaja! Mai messo in dubbio. E’ mica come certi “vignaioli” blasonati, che in vigna non ci vanno di certo

  12. Infatti penso proprio che il tuo post, Franco, sia contro il servilismo mediatico, ma non sia assolutamente contro Gaja. Per questo ho voluto ricordarti un giudizio che hai dato proprio tu di lui nel 2004, in un momento in cui i suoi storici leccapiedi invece si erano dimenticati che “ha rivoluzionato (nel bene e nel male) il panorama del Barbaresco e di tutti i vini albesi e piemontesi, e ha fatto per l’immagine e per il prestigio del vino italiano più di tutto quello che potranno fare, messi insieme, i Planeta, gli Argiolas, la famiglia Rallo e Jermann”. Allora, quando tutti (escluso tu su Winereport ed io su Enotime) hanno volutamente dimenticato “il ruolo fondamentale di questo uomo del vino”, questo “personaggio locomotiva”, voltandogli inspiegabilmente le spalle, sei andato, siamo andati giustamente controcorrente, ricordando a lorsignori l’irriconoscenza e la vigliaccheria. Parole tue che ti onorano, visto che le critiche non gliele hai mai risparmiate, ma hai staffilato giustamenti quelli che non ne riconoscevano piu’ il “ruolo centrale nella storia del vino italiano degli ultimi venticinque anni”.
    Sposo con estrema convinzione il commento di Diego e credo che Gaja stesso sarebbe il primo ad auspicare che ci siano anche altre “aziende del vino ad emergere (magari imitando in certe cose proprio il lavoro fatto da Gaja)”.
    A Silvana posso dire che anche Biondi Santi gli riconosce che gira per le vigne e conosce la terra, cioe’ non ne da’ soltanto l’impressione.
    E’ diventato forse di moda sparare su Gaja o mostrare soltanto il suo recto e non il suo verso? Invece di un ambizioso (ma e’ poi un difetto esserlo?) avreste preferito piuttosto uno che sa mantenere il profilo basso, come si usa dire, ma che riesce così a metterla sempre in quel posto all’enologia come hanno fatto invece altri di cui non si parla mai perche’ vivono apposta nell’ombra, non si espongono mai ne’ alla ribalta ne’ alla gogna eppure spacciano autentiche porcherie in bottiglia a milioni di litri, all’estero?
    Il vero mostro sono i pretoriani, i servi, non gli imperatori. Sbaglio, o era questo il vero tema del post? Ma si sa, se non si parla (male) di Gaja non si e’ chic…

  13. rispetto le idee di tutti ma,allo stesso modo credo mi sia consentito anche di esprimere un mio parere,d’altra
    parte non ho nessun motivo,o intenzione di polemizzare con alcun,del resto mi pare che Ziliani, non ne abbia di
    che bisogno. E poi credo chi viene a commentare,o criticare il parere di Ziliani, abbia sempre trovato spazio e disponibilità,
    ma che ci sia modo e,modo di farlo, perchè Ziliani il suo pensiero lo dichiara apertamente e sonoramente,ma per chi
    non lo tollerasse più di tanto,può sempre trovare spazio anche altrove.Ben venga chi dice pane al…Vino al vino.
    Potrebbe anche sembrare in contradizione,ma non lo è.

  14. per il poco che ne capisco ws dovrebbe limitarsi a parlare di bevande ,perchè così viene visto da molti il vino oltre oceano…sono stati premiati,elogiati,encomiati i vini italiani che meno rispecchiano il proprio territorio e quelle che dovrebbero essere le proprie caratteristiche organolettiche …..e con qualche bdm sono arrivati veramete oltre ,non solo loro ;anche svariati sommelier che si occupano di guide.ma io mi chiedo, se me ne accorgo io,com’è possibile tutto questo vino finto e premiato?
    gaja è un grande produttore di nebbiolo ,ma non è il solo e non è il migliore a mio avviso,(burlotto,colla,cigliuti,rinaldi,borgogno(ex),g.manzone,vajra,ecc.ecc.ecc)forse ce ne sono altri che per svariate ragioni non arriveranno mai a far parlare di sé come strameriterebbero!!!

  15. Ci troviamo a dibattere certi argomenti perché conserviamo ancora un concetto di giornalismo assai demodè: probabilmente i “cronisti” disinteressati sono sempre stati una piccola minoranza, ma in questo momento e in questo campo sono da tutelare più della tigre siberiana. Scrivere dei potenti è più facile(forniscono un sacco di materiale, anche solo da copiare e incollare) e più redditizio(acquistano pubblicità, ti riempiono il bagagliaio), non è difficile comprendere perchè questa sia la scelta più diffusa.

  16. Alessandro, la tua prima frase, secondo me, e’ perfetta. Un concetto da sviluppare. Anche la seconda, se riferita a vere “potenze”, ma non mi sembra questo il caso, dato che la copertina di WS e’ dedicata ad un produttore che non possiede qualche migliaio di ettari e non e’ presidente di qualche importante Consorzio, ma che e’ famoso per aver attirato i riflettori della ribalta sulle poche centinaia di migliaia di bottiglie dei suoi vini grazie alla sua straordinaria capacita’ di interazione mediatica. Pochi ettari, eppure “un ruolo centrale nella storia del vino italiano degli ultimi venticinque anni”, un “personaggio locomotiva”, una “persona dall’intelligenza e dalle capacità fuori dal comune”, come scriveva Franco.
    WS adesso ha messo anche Gaja in copertina per qualche settimana, ma ti ricordo che ha sempre usato i personaggi delle sue copertine (alla maniera di Playboy con le conigliette piu’ belle) per attirare maggiormente la curiosita’ degli enoappassionati e vendere piu’ copie. Sta proprio qui l’informazione servile e manichea, di riviste, giornali e giornalisti che abusano della fama gia’ conquistata dai personaggi podiati per guadagnare visibilita’ e autoreferenziarsi, un po’ come fanno in pista quelli che “succhiano le ruote” dei campioni. Che miseria intellettuale!
    Certo che poi chi compra “copertine” come quella, magari pensa di trovare nelle pagine che racchiude anche delle domande e delle risposte interessanti, sui temi piu’ controversi dell’enologia contemporanea (si sa che Gaja non nasconde mai le sue convinzioni, anche sollevando eclatanti discussioni), salvo poi scoprire il solito metodo vespa, salamelecchi, inni alla gloria, inchini reverenziali, le solite lucidture di scarpe che rendono pero’ un pessimo servizio proprio al personaggio di copertina di turno, perche’ fanno di un vignaiolo non certo banale un… manichino imbalsamato.

  17. Ciao Franco,

    I agree with you completely, and I had the same reaction when Gaja sent me the link to this. This is what happens when writers try to cover Italian wine from their New York offices. Either they never travel to Italy at all, or if they do, they take the road already traveled: Gaja in Piedmont and let me guess, Antinori in Tuscany. How incredibly boring! Good job for calling out the magazine that so many Italian wine writers actually call la Bibbia del vino!

    Kerin

  18. Varrebbe la pena tradurre il commento di Kerin, tra cui l’inizio. Gaja ha dunque letto questo post e le ha mandato il link. Cioe’ lui stesso sollecita il dibattito anche qui. E’ interessato a quanto qui si scrive. Mi rivolgo percio’ direttamente a lui, dunque, se me lo permetti, Franco.

    “Caro Gaja, sara’ contento senz’altro di quella copertina, un altro dei suoi successi. Ma non le da’ un po’ di fastidio sentirsi circondato da gente che le fa sempre e soltanto tutti quei panegirici, quelle riverenze, quegli inchini, quei sorrisini? Crede davvero che siano sempre sinceri? Lei non ha bisogno di essere incensato, santificato. Quel che ha conquistato non lo deve a questo tipo di servitu’ ed alla loro piaggerìa. Secondo me ha piuttosto bisogno di gente sincera, che le faccia i complimenti quando occorre, che la difenda quando viene dimenticato (come fece la gran maggioranza di quei 600 invitati al Vinitaly non mettendola fra quelli che hanno fatto la storia enologica d’Italia) ma che le faccia anche le critiche costruttive e senza peli sulla lingua nel caso ce ne fosse la ragione. Non trova che sia piu’ avvincente per la sua intelligenza un confronto anche serrato tra opinioni contrastanti che non una maggioranza bulgara, ma infida ed improduttiva? Leggo tanti dei suoi comunicati da anni e ci trovo molta carne al fuoco in proposito: troppi stanno zitti, lei invece no, a lei piace la sfida e in questo c’e’ da parte mia una gran stima, una sincera ammirazione e mi piacerebbe che potesse dialogare con l’autore e con i commentatori di questo blog. Auguri di buon lavoro, per un Barbaresco indimenticabile!”

  19. Scusate, ma un blog, un web log, é un diario dove uno, il proprietario, ci scrive quello che gli pare.
    Per il momento, in ogni caso. Teniamoceli cari, sia la libertá di scrivere a ruota libera su un blog, sia ‘sto
    Franco Ziliani, che ogni tanto magari ce li fa a peperini, peró a differenza di moltissimi, ci mette la faccia ed anche qualcosa altro di suo, in prima persona. Avis non in via di estinzione ma abbastanza rara.

    Su Gaja, Wine Spectator e l’eterna lotta tra i ricchi ed i poveri, tra chi parla inglese e chi no, é stato detto tutto
    e comunque una buona notizia, una copertina positiva, ricade bene su tutti ed e´sempre meglio d’en cazzotto
    ‘ nde n’occhio.

  20. “Meglio di due dita negli occhi”, diciamo a Milano, gentile Merolli@.
    Sì è vero – soprattutto di questi tempi squallidi.
    Ma, proprio perché il Gaja Angelo è un personaggione ben smaltato, che parla e non pigola, che non mima ‘sono un signore e tengo terre (su cui il sole tramonta), che dice cose sensate (spesso con un sano egoismo da imprenditore terriero, ma che funzionano per l’universo vinicolo di alto profilo), che vende bene l’Italia, e tralascio altro per non attirarmi ulteriori malevolenze, ecco che questo signore ‘tonante’ lo vorrei più impegnato magari a sottolineare a giornali e milieux economici, quanto vale il vino per il paese; il vino in quanto tale e il vino in quanto ‘ambasciatore’ cordialissimo e socievole di un’Italia complementare a quella della moda, a quella delle imprese che (ancora) vanno, a quella del turismo (che è urgente prendere in mano (e per favore che non sia un politico a farlo)…
    Quanto ai blog, non sarà Cina, se il popolo dei blogger si dà da fare. Però, sì, teniamoci stretta quel po’ di libertà d’espressione, non prezzolata, così preziosa.

  21. Silvana, forse tu ancora non li ricevi i suoi comunicati stampa (ma soltanto perche’ hai un blog da poco tempo, vedrai che li riceverai anche tu), pero’ ti assicuro che e’ gia’ “più impegnato magari a sottolineare a giornali e milieux economici, quanto vale il vino per il paese” eccetera, come auspichi tu. Non c’e’ nessun imprenditore vitivinicolo del nostro Paese che e’ tanto sorprendentemente attivo nel dire quel che pensa e suggerire cosa e’ meglio fare (anche nei vecchi post di questo blog ce n’e’ qualcuno), anche su questioni molto controverse. Il servizio peggiore che ha fatto chi l’ha messo in copertina e’ proprio quello di non averne letto manco uno (per certi scribi e farisei magari costa perfino troppa fatica usare il traduttore google per capirne il senso) e quindi di non avergli fatto domande proprio sulle questioni piu’ controverse, la’ dove gli altri si nascondono volentieri o dicono tutto e contemporaneamente il contrario di tutto, stile corriere della serva. Avremmo applaudito alla copertina ed al servizio se si fossero presi la briga di fare un servizio intelligente come il personaggio, utile ai lettori. Invece limitandosi a incensarlo, cantargli le lodi, lucidargli le scarpe, srotolando tappetini rossi e gettando per aria petali di rosa al suo passaggio lo hanno laccato (con la “a”, anche se mi stava scappando una “e”), ceralaccato come non e’. Io l’ho visto una volta sola nel 2003, ci ho parlato forse cinque minuti come se ci conoscessimo dalla nascita e intorno non ci fosse nessuno e invece c’era una ressa incredibile di giornalisti per entrare ad una degustazione di vecchie annate del MiWine, percio’ ti consiglierei di leggere il libro “Sorì San Lorenzo” di Edward Steinberg scritto in lingua inglese nel 1992 e poi stampato in italiano nell’aprile 1996 da Slow Food Arcigola Editore. Tutto un altro modo di parlarne, serio, avvincente, dubbi compresi (come piace a te, Silvana, percio’ non puoi perdertelo!). E se Gaja interloquisse con Franco su queste colonne mi sentirei molto piu’ vicino al mio, al nostro, Paese. Perche’ volerebbero certamente i cuscini, magari anche le sedie, ma sentirei caldo come avvolto in un bel golfino, davanti al fuoco, un cartoccio di caldarroste e una bottiglia (meglio due) di Barbaresco.

    • Mario, conosco Gaja dal lontano 1984 e mi sono fatto l’idea che non gli interessi molto interloquire, tanto meno con me (a lui basta mandare le sue esternazioni a pioggia, un po’ a chiunque) e che le “questioni più controverse” preferisca scansarle, trovandosi molto più a proprio agio tra gli adoratori e incensieri tipo Wine Spectator…

  22. Per quanto riguarda invece la mia esperienza con lui, e’ cominciata invece con delle critiche mica male da parte mia, pubblicate sull’Acquabuona: http://www.acquabuona.it/articoli/annoquattro/gajainpolonia.shtml e http://www.acquabuona.it/articoli/annoquattro/gajainpolonia1.shtml
    E rispondeva punto per punto alle critiche, quindi per quanto riguarda me non e’ certo uno che “scansa”. Tant’e’ vero che poi Luca Bonci, Riccardo Farchioni e Fernando Pardini sono andati a parlarne ancora de visu a Ca’ Marcanda (in fondo all’articolo mi ringraziano per le critiche e per il carteggio che ha reso possibile la visita: http://www.acquabuona.it/inazienda/annoquattro/camarcanda.shtml
    Mi auguro dunque che provi a trovarsi piu’ a suo agio qui che non con i baciapile. Del resto non e’ andato a ficcarsi pure fra i toscanacci, peperini come te? Vuol dire che gli piace sempre la sfida, o no?

  23. A tutti i fan, soprattutto quelli che risiedono a Roma e dintorni, di Angelo Gaja segnalo, come si può leggere qui, per l’organizzazione di A.I.S. Roma – Bibenda:
    http://www.bibenda.it/attivita_singola.php?id=1117

    “Venerdì 18 novembre dalle 11 alle 13 – Seminario tenuto da Angelo Gaja / Dalle 17 – Seminario tenuto da Angelo Gaja – A seguire Degustazione a Banchi d’Assaggio fino alle 22 Hotel Rome Cavalieri – Via A. Cadlolo, 101

    Giornata cult di parole, di vino e di cuore! Assolutamente da non perdere!
    Angelo Gaja ha scelto Roma per festeggiare i suoi 50 anni di lavoro nella cantina di Barbaresco.
    Il più grande interprete del Nebbiolo delle Langhe si proporrà alla nostra Scuola di Sommellerie con due importanti Seminari e una grande degustazione a Banchi d’Assaggio.

    Ore 11 – Seminario tenuto da Angelo Gaja
    Analisi dei mutamenti nel mondo del vino nei passati 50 anni; prospettive future – Al termine dell’esposizione è previsto un dibattito al quale potranno partecipare Produttori, Sommelier, Addetti del Settore, Giornalisti, Blogger e altri convenuti.

    Ore 17 – Seminario tenuto da Angelo Gaja
    Presentazione della storia dei vini dell’Albese degli ultimi 50 anni, incentrando l’esposizione sulla funzione economica, sociale e di protezione ambientale svolta dagli artigiani, con riferimenti al ruolo dell’azienda Gaja di Barbaresco ma anche di Ca’ Marcanda a Bolgheri e di Pieve Santa Restituta a Montalcino”.

    Quasi quasi… ci sto facendo un pensierino anch’io

  24. A nessuno è venuto in mente che WS non la legge più nessuno e che usa Gaja come veicolo al pari dei quotidiani/settimanali che allegano libri fotografici e CD ?

  25. Noi qui a Marte vorremmo intervenire sulla fattispecie, ma ci sentiamo un po’ orfani di Ignazio, che in tanti anni è stato l’unico terrestre che abbiamo capito e che ci ha capiti. Ignazio, per favore, dì la tua e riportali un po’ con i piedi… per Terra 🙂 In attesa della riapparizione del de cuius, non ci pronunciamo sulla fattispecie. Ma per rispondere alla persona che si chiedeva se Franco sia pazzo o se sia il settore del vino a offrire spunti reali, noi qui pensiamo che la domanda sia legittima. Del resto, si figuri che noi scriviamo da Marte, dove abbiamo fondato la Cooperativa Dignitas, abbiamo due etichette di vini, una si chiama “Babele” e l’altra “All together ensemble todos caballeros” o più o meno, non ci ricordiamo più in questo momento e non ci va nemmeno di andare a cercare sui post archiviati cosa avevamo scritto. Questo ci pare la dica lunga sull’ontologia dell’universo enologico e di Franco, che ospita i nostri interventi con entusiasmo, mah! Ecco, noi in questo momento vorremmo informavi che stiamo realizzando il Manifesto di Briscola. Chi se ne frega? direte voi. Anche noi, quindi sul punto di partenza siamo d’accordo. Nel Manifesto di Briscola vorremmo lanciare un appello “a quelli che…”. Siamo consapevoli che non è un’idea nuova, appunto per quello la usiamo, aprendo con “A quelli che utilizzano le idee degli altri senza avvisarli, soprattutto per far bella figura senza pagarli”. Siccome siamo democratici e abbiamo la sensazione che voi sulla Terra abbiate qualcosa da dire a qualcuno, saremmo molto felici dei vostri contributi. L’appello consiste in un concetto e in un invito semplice “è ora di finirla”. Non mandateci indicazioni nominative: è un manifesto, non l’elenco dei cattivi e, in particolare, non raccogliamo elenchi di espulsione dal pianeta. Teneteveli. Ci riserviamo di non accogliere dei “quelli che” troppo personalistici. Questa cosa abbiamo deciso di proporla qui senza nemmeno consultare Franco a priori, perchè siamo democratici ma con dei limiti, come tutti del resto. Ci piacerebbe completare il manifesto in vista del Natale e pubblicarlo come cartolina di auguri. Rileggete l’ultima frase e riflettete: siamo perfidi, si sa 🙂 I “quelli che” vanno spediti a ilmanifestodibriscola@hotmail.it . Non si vince niente. I nomi e le mail di chi scrive non li comunicheremo, non avrete nemmeno la fama insomma, eccetto che non vogliate a tutti i costi essere nominati e allora dovete scriverlo chiaro e tondo e poi non prendervela se vi vedete nominati.
    Brisky 🙂
    P.S.: Ignazio, ti prego, torna.

  26. AUGURI, IGNAZIO! Qui abbiamo già allestito tre banchi d’assaggio, un pranzo a base di prodotti tipici, i balli sull’aia, i discorsi delle Autorità, una ventina di degustazioni guidate di cui 15 salteranno all’ultimo, i manifesti con l’elenco degli sponsor e il logo dello sponsor maggiore l’abbiamo stampato sbagliato per non modificare la tradizione, c’è una miss e verrà l’Asl sul più bello a dirci che le cucine non sono a norma. Siamo stati bravi?
    Brisky 🙂

  27. da un caro amico lettore assiduo di questo blog ricevo le seguenti riflessioni, credo interessanti per tutti i lettori di Vino al vino:
    “Caro Franco, vista la scarsità di commenti del post Gaja-WineSpeculator sul tuo blog (soltanto 43 commenti), sono andato a vedere il post del Gambero Rosso (ma solo perché l’hai suggerito tu nel testo, perché io non ci vado mai, troppo casino!). Stupore immenso! 14 commenti soltanto, un terzo di quelli che ci sono da te e niente di interessante sul lecchinaggio della rivista che ha usato Gaja come una coniglietta di Play Boy. Sono convinto, dunque, che anche il GR farà presto la fine di WS quanto a lettori e se lo meritano, ma mi preoccupa il silenzio di molti commentatori qualificati sulla questione da te sollevata del rapporto tra giornalismo e grandi marche. Un silenzio tombale dei wine writer (escluso Kerin) e dei nostri enoblogger quasi in toto. Questa é paura di osare aprire la bocca oppure vigliaccheria. Una ragione ci sarà senz’altro. Credo che la cosa dipenda proprio da un auto-imbavagliamento. Si perderebbero bottiglie omaggio? Si perderebbero porte aperte alla sua cantina di degustazione? Si perderebbe la faccia perché tutti gli altri lo osannano? Non lo so, ma é il risultato che fa paura. Reclamano tutti la libertà di stampa e di parola, prendendosela come al solito con Berlusconi che gliela minaccerebbe e invece sono loro stessi i primi ad autocensurare il proprio pensiero abusando però volentieri della facile critica al premier, che va tanto di moda, cioé abusando dell’intelligenza dei lettori che sanno benissimo che non é certo colpa del premier se non si scriveva male di Gianni Agnelli e della Juve come oggi lorsignori grandifirme non mettono un dito sulla tastiera se si parla di un famosissimo vignaiolo piemontese oppure di una famosissima rivista americana. Si sono imbavagliati tutti. Guai a prendere una posizione! E non c’é nemmeno da rischiare querele, perché si può parlarne anche senza offendere, come hai fatto tu. Che schifo, Franco! Comincio a pensare che il mondo dei blogger del vino sia un mondo di veri e propri para…i. Non ci sono soltanto i pretoriani. Ci sono anche i para…i.
    E tu ti eri fatto il dubbio su chi te lo fa fare… Puoi guardare sempre dritto negli occhi i tuoi amici blogger che di vino sanno tutto, ma loro abbasseranno sempre i propri, perché a non parlare di Gaja e di Wine Speculator sia da te che sul Gambero Rosso significa codardia vera e propria. D’ora in avanti possono scrivere di doti organolettiche di qualche vino come vogliono. Non li sto più nemmeno a leggere.
    Hanno perso l’unica occasione che avevano per dimostrare di non essere falsi e cortesi come invece sono. Si vede che ci tengono alla cosiddetta tessera del pane! Sciacquette. Quacquaracquà. Anche i tuoi cosiddetti “amici” da cui dovresti ben guardarti d’ora in avanti. Nessuno che fiata, non rischiano.
    Dove sono tutti quei tuoi amici che si sono fatti belli con le dichiarazioni sul Rosso di Montalcino, eh? Là era facile, visto che il 90% dei produttori (non dei voti, ma dei produttori) era evidentemente contro Rivella, diciamo che per te no (visto che lo fai da tempi non sospetti, controcorrente), ma per loro sta diventando di moda prendersela contro Rivella come contro Berlusconi.
    Comodo cavalcare la tigre quando sei tu che l’affronti a spada tratta e sei tu che attiri le ire dell’avversario. Ma là era per loro anche facile. Qui, toccando due mostri sacri, é dura. E sono scomparsi tutti, mai visto tanto silenzio”

  28. ehm… caro Franco, carissimo, caro (si inizia così quando si ha riverenza, timore e dubbio profondo, QUEL dubbio profondo). Hai ragione (è la seconda frase da pronunciare in questi casi), ma non tutto è perduto (terza frase). C’è un mondo meraviglioso intorno; ci sono gli alberi, il mare e le vette innevate, le api, i coleotteri, i pescimartello e (completare a piacere, secondo le tendenze/attitudini del soggetto) tanti buoni vini, tanti bravi produttori di vino. Franco caro, carissimo, eccetera: CHI E’ MIRELLA? PERCHE’ TEMI CHE MI TRAMUTI IN ESSA?
    Brisky (preoccupata) 🙁

    • evocare il pericolo che tu ti possa tramutare in “Mirella” equivale ad evocare il timore che ti possa succedere qualcosa di strano cara Briscola, che tu possa perdere l’ammirevole dote, che ti é propria, di farti capire quando leggi pardon, scrivi e di fare ragionamenti logici e consequenziali. Sai non capita a tutti…

  29. Bene. “Di farti capire quando leggi” è una frase che mi lascia perplessa, ma forse si tratta di una piccola infezione “mirellica”, poi passa. Vedremo nel proseguo se giungeremo alla necessità di vaccinarti o se i tuoi anticorpi sapranno cavarsela da soli.
    Messi così così, eh, da quelle parti della galassia, in questi giorni?
    Brisky 🙂

  30. Più che il mondo del vino italiano, gentile Mauro@, è l’Italia che ha bisogno di ritrovare lo stellone, anzi sarebbe l’Europa a dover trovare sé stessa, da quello che si legge e si viene a sapere.
    Ma molte cose già le sapevamo (o le intuivamo). Con l’agonia di questa politica che ha sminestrato in intere zone del paese – dettando l’agenda delle priorità (di solito posti e ruoli per gli amici) e umiliando il concetto di lavoro ben fatto e di credibilità – e messo in ginocchio anche tutto quello che non avrebbe dovuto, bisogna individuare le linee economiche praticabili per andare avanti.
    Certo uno sguardo benevolo fa sempre comodo, tuttavia ora non basta più.
    Pessimista? No ho solo letto le ultime notizie (e anche le penultime).

  31. Non ci rimproverate perchè nessuno di quelli del Brunello ha partecipato a questa polemica, ma abbiamo la testa da tutt’altra parte; c’è della gran bella roba che arriva in cantina, e un errore fatto ora non si ripara più. Chi lo legge Wine Spectator di settembre, quando l’uva è nelle casse non si pensa ad altro.

  32. Stefano, nessuno rimprovera qualcosa ai produttori come te, impegnati come sempre a darci il massimo della bonta’ possibile. Mi sembra pero’ che non siano impegnaati nella vendemmia i soliti opinionisti della stampa specializzata in vino, i soliti blogger del vino, i soliti commentatori di vino che su altri argomenti sono molto loquaci e invece su questo si sono cuciti diplomaticamente la bocca.
    Oppure pensano tutti che sia meglio tacere adesso in modo che continui questa ricerca di vip per le copertine delle riviste che si occupano di vino e chissa’ che non arrivi presto anche una gigantografia del lato B di Pippa in calzamaglia nera, visto che perfino una Camilla e’ diventata un pezzo grosso dell’enologia d’Albione? Titolo: “questa sì che è davvero… gaia!”

    • ma secondo lei io decido e programmo l’argomento dei post per avere più commenti? Non mi risulta ci sia l’auditel per i blog… La prossima volta per “avere più ascolti” penserò anch’io a mettere qualche foto di Belen non del re del Langhe Nebbiolo….

    • Sa signor Leoluca Paradossi che quanto lei mi dice coincide con quanto ebbe modo di dirmi anni fa Angelo Gaja al telefono al termine di una sua “intemerata” nei miei confronti? E io gli risposi, come rispondo a lei: “Angelo, se fossi intelligente come te sarei Angelo Gaja e non Franco Ziliani”…
      Quanto alla mia “grande intelligenza” bontà sua, faccio quello che posso nel mio piccolo…

  33. Un altro che conta i commenti nei blog altrui! Fosse il primo, ma no, sono in tanti in giro per il web. Sarà esplosa una nuova moda terrestre o sarà il segno che chi conta commenti non ha altro da fare? Il blog del vicino è sempre più verde, fatevene una ragione.
    Brisky 🙂
    P.S.: ribadisco che son giorni tesi, laggiù, sul pianeta…

  34. Briscola, questa volta sei caduta in basso e stranamente non hai colto il senso.. Forse l’altitudine ti sta dando alla testa?!?
    Peccato, eri così bella da marte, ma forse è ora di tornare con i piedi per terra… Si, direi proprio di si!!

    Ora scappo, devo andare a contare i commenti su intravino!

  35. Eccomi tornato dopo un pò di giorni di festeggiamenti!

    Ringrazio tutti per gli auguri e per aver pensato alla organizzazione della mia festa 🙂

    Di Gaja posso dire veramente poco visto che non ho bevuto ancora nulla dei sui vini, sicuramente è un comunicatore formidabile che ha le sue radici ben piantate nel territorio in cui vive e di cui porta il buon nome in giro per il mondo.

    WS è una grande rivista internazionale ed in copertina deve promuovere il meglio del mondo non può certo mettere un produttore completamente sconosciuto, mi sembra che nessun giornale metta in copertina notizie di secondo piano, ma solo di grande risonanza, in base al taglio del giornale.

    Quindi credo proprio che sia giustissimo per WS mettere in copertina uno degli uomini più rappresentativi del mondo del vino perchè sono i grandi ed i pionieri a far notizia… e di questo tutti noi italiani che amiamo il vino dovremmo esserne fieri.

    • Ignazio caro lei mi delude! Pensavo che intervenisse per rivendicare l’onore di una copertina di Wine Spectator per la sua futura suocera e invece mi finisce, anche lei!, a tessere come tutti le lodi del Grande Angelo del Langhe Nebbiolo! Suvvia…

  36. Per ElleEllePi: ho solo letto un Suo post. Se Lei giudica che questo voglia dire cadere in basso, sono addolorata per la Sua autistima. Bella la resto sempre, da su e da giù, non esprima giudizi alla cieca: la mia autostima, come vede (?), va invece a gonfie vele.
    Per Ignazio: 🙂 ha visto che ci siamo attivati subito, qui a Marte? Apprezzo il Suo intervento, lo sapevo che avrebbe dato una virata all’andamento generale.
    Brisky 🙂
    Franco, sentiamoci in privato e accordiamoci per il conquibus del mio nuovo ruolo di animatrice.

  37. non credevo che anche su marte ci fossero specchi sulla quale arrampicarsi…

    Non mi faccia perdere tempo che devo ancora contare i commenti su winesurf e sul forum del gambero….

    Colga l’ironia e mi stia benissimo 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *