Cronache dalla campagna: riflessioni a mezza voce sul futuro del Rosso di Montalcino Doc

La cara amica Silvana Biasutti, milanese di nascita, ma come tanti altri ormai ilcinese d’adozione, visto che a Montalcino risiede ormai da decenni (come vi risiedono e operano pure le sue figlie gemelle, Francesca e Margherita Padovani, alias Campi di Fonterenza), è un’abitudinaria presenza di questo blog.
Lo è con i suoi commenti, sempre acuti, sagaci, meditati, lo è stata quando ho segnalato la sua attività di organizzatrice culturale (affinata in tanti anni trascorsi, con compiti di grande responsabilità, in Mondadori), di squisita chocolatière, ovviamente al Brunello, la sua perizia di disegnatrice, testimoniata da due bellissimi calendari con scene ilcinesi (leggete qui e poi ancora qui).
Più di recente Silvana si è inventata un bellissimo blog, Cronache dalla campagna, dove racconta del vivere in campagna con spigolature curiose e divagazioni molto personali. Anche quando incontra (vedi foto) un vecchio amico, come Stefano Roberto Belisari, alias Elio e le storie tese.
Silvana è sempre intervenuta, dallo scoppio di quella cosa che alcuni a Montalcino non vogliono si chiami Brunellopoli, ma che in realtà un vero e proprio osceno e tristissimo scandalo del Brunello taroccato è stato, nelle vicende, spesso tragicomiche, relative al destino dei vini di Montalcino. E alla ostinata, diabolica volontà di Qualcuno di stravolgerne l’identità. Ed il destino.
Lo ha fatto per una forma di impegno civico, lei che produttrice di vino non è (nessun coinvolgimento, nemmeno minimo, nella conduzione dell’azienda gestita efficacemente dalle figlie), perché si augura, dicendo la sua e facendolo con ammirevole chiarezza, onestà intellettuale (espressione che anche a Montalcino spero abbia un significato ben preciso) e trasparenza, senza alcun tipo di tornaconto possibile, di offrire un contributo valido alla cosa pubblica e a quel mondo del vino che forma il tessuto connettivo, economico e non solo, di Montalcino.
Anche nelle vicende relative all’ormai imminente assemblea dei soci del Consorzio del Brunello di Montalcino (sito Internet sempre “aggiornato” al 15 giugno, evidentemente dopo non è più successo nulla e non c’è stato più nulla da comunicare..) convocata per mercoledì 7 settembre, assemblea di cui molti produttori a Montalcino chiedono insistentemente il rinvio, anche per evitare quella che è stata definita “una trappola”, Silvana è intervenuta, si è spesa, ha parlato.
Cosa che fa anche ora, con questa riflessione pacata, a mezza voce, di cui credo tutti debbano tenere conto, produttori in primis, e poi Consiglio del Consorzio del Brunello, e lettori di questo blog. Per arrivare ad una decisione che sia davvero quella giusta, nell’interesse di tutta la comunità di Montalcino e non solo di qualcuno… Buona lettura!

“Caro Franco, non ho mai fatto mistero delle mie opinioni – neanche (soprattutto) con chi non la pensa come me – e sempre più ritengo importante discutere civilmente sul futuro del nostro paese, in generale.
Un pezzo di quel futuro, un pezzo prezioso ed esclusivo, è qui a Montalcino e riguarda ovviamente in primis i Produttori – tutti i produttori, quelli piccolissimi e quelli molto grandi – ma subito dopo, quel futuro tocca tanti, magari anche solo come consumatori. Su quel futuro pesa una richiesta di cambio di disciplinare di cui non riesco a farmi una ragione.

Dicono che con le proposte di cambio di disciplinare che saranno sottoposte ai Produttori non cambierà nulla, perché chi vuole può continuare a fare il Rosso di Montalcino con il sangiovese.
Ma, mi sono chiesta per l’ennesima volta, come reagirei se mi dicessero che da qui in avanti quando compro una Fiat sarà  una Opel, ma non importa perché tanto si chiamerà Fiat? E che la Fiat non si chiamerà più Fiat, sarà “Fiat Pura” per distinguerla? E parliamo di Fiat e Opel, mica di Fiat e Ferrari.

Dicono che i “mercati internazionali” vogliono gusti più “internazionali”, e che un Rosso di Montalcino tagliato sarebbe più vendibile. È lo stesso ragionamento addotto per proporre il taglio nel Brunello. Non lo abbiamo fatto e siamo stati premiati, le vendite aumentano e il prezzo dello sfuso è più che raddoppiato.

Ma siamo sicuri che i “mercati internazionali” vogliono gusti più “internazionali”? Com’è che giornalisti e importatori di tutto il mondo ci bersagliano di e-mail contro il cambio? E com’è che nessuno, per contro, ci chiede di tagliare il Rosso di Montalcino? Saranno solo dei fissati?

Nei primi sei mesi del 2011 le vendite di Rosso di Montalcino sono aumentate di mezzo milione di bottiglie, ed il prezzo dello sfuso è aumentato; ma se si vende così bene, perché cambiare?

Se i vini tagliati si vendono meglio dei nostri, com’è che nessuno vuole più i “Super Tuscan” e perché il Chianti Classico, che ha scelto di cambiare, è in crisi nera?


Non è vero che se cambi le uve non succede nulla, non è vero che nessuno se ne accorge perché conta solo il nome, a me risulta proprio il contrario. I clienti, gli appassionati per primi (che fanno opinione e la cui opinione muove il mercato), comprano il Rosso di Montalcino perché è l’unico sangiovese giovane in purezza, se volessero un vino rosso toscano tagliato potrebbero già scegliere tra tanti, perché ce ne sono tanti, un’infinità. E costano tutti molto meno del Rosso di Montalcino.
Se ho in listino un prodotto unico, lo baratterò per uno uguale a tanti altri? È più facile vendere un prodotto unico (addirittura esclusivo!) o uno uguale a tutti gli altri? La risposta a me pare molto ovvia e mi spiace non poterne discutere serenamente con chi si limita a rispondere a queste osservazioni, con un “non è più così”. Nessuno si è accorto che certi ‘marchi’ scadono di valore nella misura in cui i produttori sono stati corrivi nella qualità?

Aggiungo anche un’ultima annotazione: il voto segreto in politica è giusto, ma qui si parla di una scelta che è giusto fare a viso aperto e lealmente. Infatti, se il Rosso di Montalcino viene tagliato può darsi che non si venda più o che cali il prezzo. Può darsi di no, ma può darsi di sì.
E allora se qualcuno mette a rischio il futuro economico di tutti, allora lo faccia apertamente. Assumendosi anche la responsabilità della propria scelta: non si può essere puristi solo a parole per fare bella figura e compiacenti nel segreto dell’urna.
Non mi pare che su una decisione di questa levatura, che ha suscitato dubbi ben più significativi di quelli che esprimo con questa mia, possa essere presa ‘in segreto’!

Grazie. Silvana Biasutti, cittadina di Montalcino”.

 

6 pensieri su “Cronache dalla campagna: riflessioni a mezza voce sul futuro del Rosso di Montalcino Doc

  1. APPELLO URGENTE

    A tutti quelli che vogliono bene a Silvana Biasutti. Da quando ha scritto un articolo citato anche da Vinoalvino.org e che trovate qui http://www.cronachedallacampagna.com/2011/09/biondi-santi-belli-e-sagaci/ la nostra eroina si trova in difficolta’ nell’accesso a Internet. Non puo’ collegarsi con il suo stesso blog dal suo computer, puo’ farlo soltanto rispondendo tramite il cellulare.
    Vi chiederei di cliccare sul suo blog e di fare un vostro commento, basta anche dirle… chenneso’… tanti bacioni (se li merita!) e lei puo’ rispondere e così mantenere il suo post sulla barricata.
    Grazie della cortese attenzione.
    Conto su di voi!

  2. E veniamo al contenuto del bel post di Silvana.

    Come ormai sanno anche gli estranei, vivo in Polonia da quindici anni. Ho portato in Italia molti amici enoappassionati. Alcuni di loro adesso scrivono sulle riviste polacche specializzate in alcolici e in vino, organizzano degustazioni e corsi di formazione, anno programmi televisivi.
    A tutti loro non ho mai mancato di fare assaggiare, a tavola, a pranzo, a cena, i vini che in Polonia mancano sugli scaffali e cioe’ il Barbera del Monferrato busciante, il Freisa del Monferrato o d’Asti busciante, il Lambrusco Reggiano, insomma i rossi che busciano. Ed erano molto incuriositi. Li gustavano con i formaggi che puzzano piu’ dei piedi, con il lesso piemontese di carni diverse e salsine, insomma con le pietanze contadine che tanto gli sono piaciute.
    Eppure, passando poi all’enoteca, compravano per se’ solo Barolo, Barbaresco, Amarone, Brunello eccetera. Mi facevano rabbia. Pensavo che le bollicine rosse non piacciono a nessuno, all’estero, ma solo i vini tranquilli. Magari facevano i complimenti a tavola, ma da piemontesi….
    Se avessi dato retta a questi esperti di vino, se avessi preso per “gusti del mercato” le loro personali opinioni, manco una bottiglia di bollicine rosse all’estero.
    Invece poi ho scoperto che i Lambruschi vanno fortissimo all’estero, se ne vendono a decine di milionate. Non solo. I Russi producono una infinita serie di spumanti rossi non solo nel Caucaso, ma anche vicino a Mosca, con uve che arrivano da chissa’ dove. Gli Ucraini non fanno in tempo a soddisfare le richieste di bollicine rosse, “italianskoje sciampanskoje” e allora mi chiedo: a chi dare retta?
    E’ facile prendere delle cantonate, basandosi su luoghi comuni. I veri esperti sono quelli che sostengono la legge dei numeri: se un prodotto tira all’estero lo si vede dall’aumento dei volumi e dei fatturati di quel prodotto. Il resto sono balle.
    Se fino ad oggi i numeri dicono che il Brunello ed il Rosso hanno aumentato le vendite in volumne e in fatturato all’estero, vuol dire che e’ il Sangiovese 100% che ha avuto successo e non i vini tagliati con altre uve, perche’ era vietato imbottigliare un vino che non fosse soltanto Sangiovese e recasse il nome di Montalcino in etichetta.
    Allora non possono sostenermi che all’estero va solo il Merlot e il Cabernet corretti con l’uva locale tanto per fregiarsi di una denominazione di prestigio. Barano.
    Altra cosa e’ cercare un compromesso oppure battagliare fino all’ultimo colpo in canna. Ma dire le balle no! Ca’ nisciune e’ fesse…

    • Ma Andrea, é Elio delle Storie tese!
      Quanto alla sospettosità di Rivella, che tu paragoni a quella di Cernienko, bisognerebbe ricordare al cavaliere che brutta fine fecero gli oligarchi, tipo Cernienko, Breznev, Andropov, del Cremlino…

  3. No, è che la Silvana è una potenza celebrale e mediatica e le sue parole non sono mai a caso.
    Breznev fu messo da solo e da vivo al Cremlino e fece la sua grigia storia e figura, ma Andropov e Cernienko furono eletti presidenti quanto erano già defunti non politicamente e non si capisce chi ne tirava le fila facendoli credere ancora vivi.
    Il cavalier Rivella non ama molto quell’uvaccia è il Sangiovese, ma è uomo di spirito dotato di senso dell’umorismo, quindi farà un sorriso su queste bischerate scrivo nel caso le leggesse e non se la prenderà se si crede ancora il Sangiovese resti il futuro da cui rimettere insieme i cocci della di tutti Toscana vinicola al lordo delle tante antanate sparse e dette, dei vini neri e densi ora affollano le cantine in attesa della prima anima pia se li porta via.

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