Francesco Illy invita i produttori di Montalcino a fare attenzione alla “trappola”

Francesco Illy, presidente della Mastrojanni, vicepresidente della holding Illy e proprietario dell’azienda agricola Podere Le Ripi, acquisita nel 1998, ha inviato ai soci e ai membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino una nuova lettera, che dà seguito a quella già inviata e  qui pubblicata il 30 agosto.
Tutti i produttori di Montalcino soci del Consorzio devono leggerla e valutarla con grande attenzione.

“Egregio Ziliani, cari colleghi Produttori, che fosse una trappola lo avevamo capito, purtroppo. Per questo motivo dovremo andarci tutti.
Quindi, ATTENZIONE: dovremo essere tutti presenti alla PRIMA CONVOCAZIONE delle 14:30 perché in seconda convocazione (alle ore 15:30) valgono altre regole, vedi art.13) Assemblea, dello Statuto Sociale del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.
OVVERO, dobbiamo essere presenti con la “metà più uno dei voti dei consorziati”.
Quindi per riuscire a farci registrare tutti per la prima convocazione dobbiamo essere tutti presenti alle 13.
CHIUNQUE, ESSENDO CONTRARIO A QUESTO CAMBIAMENTO, NON SI PRESENTASSE, RISCHIEREBBE DI PERMETTERE QUESTO CAMBIAMENTO.
Considerando che la scelta di questa data in piena vendemmia era quella che dava la certezza di avere presenti il minor numero di aventi diritto al voto, la nostra presenza in massa è indispensabile.
Infatti, alla mia (ormai nostra, viste le vostre risposte) esortazione a spostare l’Assemblea, dal Consiglio non ho ricevuto risposta! Grazie per l’attenzione. Francesco Illy. Podere Le Ripi srl.”

Ed ecco ora la lettera di Francesco Illy ai produttori di Montalcino anche in inglese, nella traduzione di Giuseppina Andreacchio, rivista da Jane Hunt (che ringrazio entrambe).

“Dear Mr Ziliani, Dear fellow Producers That it was a trap is clearly understood, unfortunately! And for this reason we must ALL attend this meeting… Therefore, ATTENTION please:   we all should be present at the first meeting to be held at 2.30pm: since at the second meeting (set up for 3.30pm!) other rules might be applied such as  Article 13 of the ‘Consorzio del Vino del Brunello’ Social Constitution. It states that we should be present with:  ‘half of the total consorzi voting members PLUS ONE’.  In order to ALL be officially registered for the first meeting we must all be present at 1pm. ANY PRODUCER OPPOSED TO THE PROPOSED CHANGE WHO DOES NOT SHOW UP FOR THE MEETING RISKS OFFERING SUPPORT FOR THE PROPOSED CHANGE Considering the fact that the choice of date (7th September), falling right in the middle of the harvest,  would normally offer the certainty of a low attendance of the people entitled to vote, our mass attendance on this occasion is essential. In fact I have not received any reply at all from our Board to my letter (which could actually now read ‘our letter’ given the support for it!) in which I urged a postponement of the Assemlea (meeting). I thank you ALL for your kind attention”.

30 pensieri su “Francesco Illy invita i produttori di Montalcino a fare attenzione alla “trappola”

  1. Cosa dire? Io avrei voluto che le proposte della direzione del Consorzio si discutassero con democratica serieta’, ma di fronte a quelle “astuzie” antidemocratiche c’e’ da fare una cosa sola: rifiutare la mozione, e cambiare direzione.

  2. Un colpo di stato incruento, un assalto al Palazzo d’Inverno con le marche da bollo, la Bastiglia presa passando dai sotterranei, tecnica di una marcia su Montalcino.
    Inchino fin dove la schiena mi permette per il signor Illy.

  3. Ma perchè invece di santantimizzare il Rosso di Montalcino non montalcinizzano il Santantimo? Fanno un bel Santantimo di Montalcino e tutti contenti: chi vuole il blend con la scritta Montalcino sulla bottiglia e chi vuole sangiovese 100% nel Rosso.

  4. Prudenza. Prudenza: non sarà mai troppa.
    E tre punti su cui riflettere, anche vendemmiando:

    PUNTO UNO
    il Chianti Classico ha seguito passo passo il pensiero del venditore Michele Rossi, che da giorni suggerisce LA COSA GIUSTA, cioè dare retta al mercato, che vuole un vino più rotondo e meno difficile, cioè più facile e più abbordabile, meno elitario, e perciò più alla mano, più comprensibile, più uguale a quello che c’è già in circolazione. Un vino così costa meno, perché non è qualcosa di raro (cioè più costoso), ma è difatti qualcosa che già c’è, in abbondanza.
    Ditemi voi, seguendo questa traccia, il Chianti Classico ha ottenuto di sostenere il suo prezzo di mercato o l’ha visto crollare?

    PUNTO DUE
    Se siamo onesti davvero, fino in fondo, andremo a votare con voto palese, perché così potremo dichiarare il nostro pensiero lealmente, davanti ai colleghi. Infatti chi non vuole il cambio di disciplinare,(siamo in tanti a non sognarci nemmeno lontanamente di avere uve che non sono sangiovese, per cui per quale ragione dovremmo volere il permesso di mettere nel Rosso altre uve lo sa solo Diopadre), se poi il cambio passasse, dovrà subirne le conseguenze, come succede nel chianti classico; perciò dovrà essere chiaro sempre a tutti chi sono quelli che voteranno a favore di un cambiamento non richiesto. Con lealtà.

    PUNTO TRE
    Se tra incantesimi, piroette e filtri magici, passerà il cambio di disciplinare del Rosso (e magari un giorno anche quello del Brunello), quelli che hanno caro il fatturato e la purezza del sangiovese, imparino a fare squadra con serenità e senza sgomitare, perché allora l’immagine di Montalcino e della purezza del sangiovese sarà andata a farsi benedire e nessuno potrà più vantarsi (come facciamo alcuni ora) del sangiovese in purezza, perché il voto segreto lascerà una sola certezza: che possiamo tutti raccontare delle gran balle al mercato, ancora una volta, tanto il vino può essere fatto alla qualsiasi.

    Stiamo attenti perché manca proprio poco al disastro per tutti!!!!!!

  5. Purtroppo sembra che non si possa fare un’altra DOC col nome di Montalcino allegato perche’ ce ne sono gia’ tre e l’UE non ammetterebbe la quarta. Io proponevo infatti una DOCG Rosso di Montalcino Superiore (sull’esempio di altre DOCG estratte da una DOC), che sarebbe per l’UE perlomeno accettabile, perche’ gia’ avvenuto altrove e perche’ e’ un livello diverso.

  6. Non possono scrivere in bella evidenza Montalcino sull’IGT sant’antimo (che infatti non se lo fila nessuno) Qui il problema è che la possibilità di essere creativi già esiste (il Sant’Antimo), ma questo non vende perchè non è legato al nome che tira (Montalcino). Di qui i problemi, ha ed ha di vitigni internazionali che rappresentano un bel costo (lo chiamo così , a questo punto, non è più un investimento)e non si sa come smaltirli. Sono da sempre favorevole al rosso di solo sangiovese ma penso che sarà dura mantenerlo così anche se, visto il comportamento dei furbetti del consorzino, a questo punto sarebbe da sbattergli in faccia la porta una volta per tutte e rifiutare qualsiasi approccio a cambiamenti a prescindere, solo per questo ottuso modo di comportarsi. Penso che visti i cavilli usati non ci siano più dubbi che questa sia solo il primo passo per poi arrivare al bersaglio grosso, altrimenti tutto sto casino per le 4-5 milioni di bt di rosso non si capirebbe. Penso che su questo anche l’ottimo Mario Crosta possa convenire, no?

  7. @ Ilcinese prudens
    le cantine del Chianti Classico scoppiano di muscolatura internazionale e si vende il vino sfuso a cisterna a 50 € o poco più al quintale, se poi parliamo di igt o supertuscan il prezzo scende ancora più miserevolmente.
    State buoni se potete, difendete allo spasimo ciò che fate senza dare retta alle sirene del vino facile e rotondo…… che lo fannno tutti ed è una guerra al ribasso.

  8. Francamente mi è venuta la nausea di queste diatribe assai inconcludenti tra i sostenitori di questa o quella ipotesi, dei “puristi” degli “innovatori”, dei “tradizionalisti”, dei “montalcinesi puri” e dei “forestieri”.
    Il problema vero è che oggi i vini toscani trovano difficoltà sul mercato, TUTTI, chi più, chi meno.
    I prezzi sono crollati, i guadagni mancano, le imprese sono in difficoltà…
    E’ ovvio che tentino di inventarsi qualcosa per uscire dalla crisi.
    Quello che più mi irrita è che personaggi esterni al mondo produttivo debbano inserirsi a gamba tesa in una discussione che riguarda SOLO i produttori! Sono loro e loro soli che devono decidere “di che morte morire”, dato che le denominazioni esistono solo in quanto esiste chi le rivendica e ne sostiene tutti i relativi costi (come previsto dai regolamenti comunitari).

  9. Ma come, spettabile Andrea Pagliantini@ è sicuro di quello che mi scrive?
    Su questo blog ho letto il signor Michele Rossi, un venditore esperto che ha a che fare addirittura con i cinesi e li ha anche portati a Montalcino e ci ha spiegato, ma non a me devo dire, perché sono prudente davvero. Ci ha spiegato che i cinesi vogliono il vino bello rotondo, come ci hanno spiegato che lo volevano gli americani una volta.
    Lui dice un po’ le stesse cose che ha detto il professore economista, quello che è venuto a montalcino per farci vedere le diapositive sulla necessità di ringiovanirci tutti. Anche il professore giovane dice quello che scrive Michele Rossi, che bisogna fare le cose come le chiedono i cinesi, perché così e solo cos gli vendiamo qualcosa, altrimenti nisba.
    Francamente non mi fido molto, perché questi qui che vengono a predicare il cambiamento, in realtà mi sembra che propongono di nuovo il super tuscan, come quelli che sono rimasti invenduti.

  10. Francesco, hai scritto: “Penso che visti i cavilli usati non ci siano più dubbi che questa sia solo il primo passo per poi arrivare al bersaglio grosso, altrimenti tutto sto casino per le 4-5 milioni di bt di rosso non si capirebbe”. Bisogna intendersi su quello che potrebbe essere il bersaglio grosso. Secondo me non e’ il Brunello, ma sono tutti gli ettari vitabili nel prossimo futuro nell’intero territorio comunale, che sono una decina di migliaia. Ci sono tanti capitalistoni russi a cui farebbero gola se potessero produrre un XXXXX purche’ “di Montalcino” come vorrebbero loro, secondo me spumante rosso (metodo Igristoje). Ma le mie, si sa, sono pure fantasie, te lo giuro. Forse leggo troppi libri gialli o forse abito troppo vicino ai Russi e da quarantadue anni ho imparato a conoscerne diversi. Secondo altri, invece, il bersaglio grosso e’ il Brunello, ma io penso di no. Credo anzi che nessuno sia così scemo da concedere in parte il Rosso alle 3 o 4 cantine su 250 che hanno gia’ piantato molti vitigni internazionali senza ricevere in cambio alcuna contropartita in garanzia (un lodo, per esempio) per il Brunello. Chi tutto vuole nulla stringe, anche se e’ presidente (per quanto ancora?) del Consorzio.
    Per quanto riguarda gli inviti ai “personaggi esterni al mondo produttivo” a farsi gli affari loro, forse Gianni dovrebbe ripensarci perche’ tra quelli c’e’ il cosiddetto pubblico pagante, cioe’ quelli che il vino lo comprano e se gli si dice “state zitti voi che non avete diritto di parlare” quelli chiudono la bocca, magari, ma anche il borsellino, certamente, e rivolgerebbero altrove i loro acquisti. Speriamo a Barbaresco…

  11. @Mario, che il problema sia il mancato rientro dei fallimentari investimenti in vigna sui migliorativi non ci piove, è da li che nasce l’assalto. Dopo essersi fatti il sant’antimo e non riuscendo a collocarlo come inizialmente pensato, ora provano a smaltire le uve in questo modo, poi si sa, dal 15 passare al 20 o 25, vatti a fidare, magari si utilizzano i famosi nuovi cloni coloranti (a proposito, dove sono spariti?). Comunque gli ilcinesi farebbero bene a buttare lo sguardo sulle colline chiantigiane dove, come ben dice Andrea, non c’è nulla da ridere ed il vino parte a cisterne per finire poi, per es. e del tutto legalmente, ad aziende di Montalcino per il loro chianti. Quali sono le aziende invece che riescono a vendere? quelle più legate al sangiovese, fatevi un giro nelle cantine e poi se ne riparla.

  12. “Nella bottiglia c’e’ anche il vino, ma soprattutto il sogno”… (eppure ti piaceva)
    Certo che e’ molto seria, infatti e’ per quello che sono in gioco due disciplinari che consentono di piantare le uve “su tutto il territorio amministrativo del comune” anziche’ (porca sidella!) fissare i terreni adatti come hanno fatto a Barbaresco! Domani abbatto il pollaio e ci metto una vigna, capisci? E si chiama qualita’?

  13. @ ilcinese prudens
    le stesse cose riporta lei me le diceva un commerciante di vini inglese che ha (da tempo) avviato rapporti con la Cina. Vogliono vini faciloni ma non solo.
    I cinesi comprano il nome, l’aureola, il marchio, il prestigio di un vino, non il vino. Per capirsi se un Sangiovese di quelli veri e tosti ha un nome e un’aureola lo prendono indipendentemente dalla morbidezza e dalla ruffianaggine che quel vino non può avere.
    Quindi secondo il commerciante chi punta a vendere in Cina più che su rotondità, faciloneria o sul vino, punterà a costruirsi intorno a se un’aureola di riconoscimenti e citazioni che farà la gioia di markettari e simili.
    Poco meno di quanto mi pare sia successo con il mercato americano per quel poco ne posso sapere io.
    Quindi il vino e il suo territorio saranno di nuovo in secondo piano rispetto a chi ne parla, loda, pontifica o scrive come si è visto fare troppo spesso.

    @ Gianni
    Non tutti i vini toscani trovano difficoltà a vendersi.
    Il morellino, tanto per fare un esempio, prezzo sfuso è in continua ascesa, segno che è richiesto e chi lo imbottiglia fa fior di affari…….. come venivano fatti anni indietro con il Chianti Classico e che a molti ha un pò dato alla testa… ora si vede.

    @ Francesco
    e sarà un caso, ma come fai ben notare chi fa vino in un certo modo da sempre, ci mette il nome, la faccia, il patire e il sudore riesce a togliersi belle soddisfazioni anche nel pericoloso adesso Chianti Classico.
    I Raddesi, Badia a Coltibuono, San Giusto a Rentennano, i Lamolesi, i gambelliani di Castellina: queste si che sono bandiere ed esempi.

  14. Su Decanter.com Franco Biondi Santi “has declared that not changed his position since he said nearly three years ago that blended Rosso di Montalcino could work.
    Si puo’ controllare in un articolo del 2 settembre, qui http://www.decanter.com/news/wine-news/529244/biondi-santi-nardi-hint-at-yes-vote-in-montalcino che ha spedito una e-mail il Primo Settembre 2011: “Since I know the land of Montalcino very well,” he emailed Decanter.com yesterday, “I can confirm that small additions of other vines (Merlot, etc…) could balance the wine in small percentages”.
    Dunque anche i grandi si dividono. Una e-mail a Decanter non e’ una confidenza privata a voce ad un’amica, ma e’ una posizione precisa, scritta, indelebile. Unita a quella di 3 anni fa in una famosa intervista, conferma che nemmeno chi fa parte della tradizione, chi ha fatto grande il Brunello, ha questa certezza assoluta che sia meglio il 100% di sangiovese nel Rosso (e precisa: nel Rosso). Forse e’ proprio su questo che conta il presidente del Consorzio: uno scambio tra Rosso e Brunello (a me il Rosso come lo voglio io e a voi il Brunello come lo volete voi).

    • avevo letto anch’io, con costernazione devo aggiungere, le dichiarazioni del decano e anima del Brunello, Franco Biondi Santi a Decanter, e preso atto che la sua posizione di un paio di anni orsono, non é mutata. Ciò detto anche se l’autorevolissimo Franco ha dichiarato questo, non cambia una virgola. La battaglia per impedire che si cambi il disciplinare del Rosso aprendo ad altri vitigni alloctoni, per poi puntare a breve, magari con analoghe procedure, al Brunello, rimane la stessa, e va combattuta con la stessa identica intransigenza e forza.

  15. Franco Biondi Santi per me non e’ autorevolissimo. E’ autorevole come lo sono tutti i produttori. Rispetto le opinioni di tutto e mi auguro che dopo la tempesta torni il sereno. La cosa peggiore per Montalcino sarebbe quella di continuare nella guerriglia, nell’insicurezza, nella divisione, perche’ poi a rimetterci sono veramente gli unici che di vigna ci vivono e mantengono la famiglia.

    • si vis pacem para bellum, dicevano i latini. L’insicurezza la portano non quelli che difendono l’identità dei vini di Montalcino, ma quelli che vogliono sperperarla e svenderla per risibili motivi commerciali, con la scusa degli orientamenti dei nuovi mercati.

  16. “con la scusa degli orientamenti dei nuovi mercati”

    Oh, bella!

    Ma se i nuovi mercati si sono conquistati con il Sangiovese al 100%!!!
    Ma se gli USA a un certo punto hanno sbarrato le porte ai Brunelli senza la certificazione di Sangiovese al 100%!!!
    Questa scusa mi e’ proprio nuova. Chi e’ che dice queste fesserie? Quelli che hanno centinaia di ettari piantati a Merlonet e Caberlot e non hanno abbastanza Sangiovese e per imbottigliare il Brunello gia’ devono comprarlo dai vicini di casa? Ma che mi facciano il piacere! Che dicano la verita’. Anche quando fa male e’ sempre piu’ credibile delle panzane dei mercati nuovi. Quali? Il Ruanda Burundi?
    Io sono sempre per un Sangiovese 100% protetto da una DOCG e non da una DOC, quindi sono per:
    1) Brunello di Montalcino DOCG 100% Sangiovese e giu’ le mani per sempre o gliele taglio!
    2) Rosso di Montalcino DOCG 100% Sangiovese e fissare per bene le regole di coltivazione, i terreni, eccetera come per tutte le DOCG!
    3) Rosso di Montalcino DOC dall’85% al 100% di Sangiovese, tanto lo faranno in quattro e basta (piu’ il russo, se e quando arriva)…
    4) Sant’Antimo DOC solo per i bianchi, i rose’ e i vinsanti.
    Ma non certo per esigenze commerciali. Semplicemente per non mandare sul lastrico chi ha investito male, credendo di poter fare il cazzo che voleva quando voleva e con chi voleva con la scusa dei mercati stranieri. Diamoglielo, il contentino, veda bene d’invadere quei mercati che dice che ci sono, assuma lavoratori locali e non immigrati africani, paghi le tasse al Comune e o gni tanto si ricordi la beneficenza, e tutti vissero felici e contenti. Ma niente piu’ balle e rompimenti delle cosiddette…

  17. Uno degli aspetti che mi ha lasciato più sorpreso nel ricevere la convocazione per il 7 è che le proposte di cambiamento non siano accompagnate da alcuna spiegazione. Sembra che tra l’Assemblea di Febbraio scorso ed oggi non sia successo nulla.
    Eppure ci sono state numerose riunioni e la ricerca di un contributo da parte di un professionista. Possibile che non ne sia venuto fuori uno straccio di piano strategico? Un programma? Un obbiettivo?
    Possibile che si insista nel parlare di solo Rosso dimenticando che è un tassello di una realtà più complessa e varia che comprende IGT, Chianti DOCG, Sant’Antimo e naturalmente Brunello?
    Non sarà forse che non c’è strategia accettabile che possa accompagnare le proposte del 7?
    O ancor peggio, la strategia c’è ma è troppo indigesta?

    La mia visione è che se una delle proposte venisse approvata, nel giro di un paio di anni troveremo in giro per il mondo bottiglie con tappo a vite, contenenti un vino poco/non riconoscibile, a prezzi allineati con chianti o Toscana e la dicitura Montalcino sull’etichetta. A quel punto avremo veramente rotto il giocattolo.

    Trovo molta più strategia leggendo questo blog.
    E’ vero, in Cina (e non solo) comprano immagine, marchio, il prestigio di un vino.
    E’ vero, molti mercati sono stati e sono (vedi Brasile) conquistati dal Sangiovese in purezza.
    E’ vero, il vino più rotondo, più facile, meno unico, più abbordabile di prezzo c’è già e possiamo farlo anche a Montalcino. Possiamo addirittura comprarlo sfuso in alcuni casi meno caro di quanto ci costo produrlo a Montalcino: Chianti DOCG
    E’ vero, se vogliamo un futuro per il nostro territorio in linea con il grande passato che abbiamo avuto c’è una sola strada: continuare ad essere esclusivi

    Infine, riguardo agli interventi dei MW e giornalisti: ma se siamo noi stessi che abbiamo reso pubblico il dibattito. Se è il nostro stesso Consorzio che convoca Assemblee senza sapere quale sarà l’esito della votazione (Febbraio scorso) e porge il fianco. Quello che in realtà si chiedono in molti è come mai non facciamo come in altre denominazioni italiane e straniere. Ci si riunisce nelle nostre cantine si trova l’accordo e lo si presenta bello impacchettato al mondo intero.

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