Grandi valutazioni per i vini di Cantina La Marchesa da parte di Tom Cannavan

Farsi conoscere, anche dalla stampa, è doveroso oggi per i produttori di vino…

Ricordate, il post suscitò un mare di commenti, l’articolo del 29 luglio – potete rileggerlo qui – dove raccontavo della degustazione di vini rosati per l’estate fatta dall’amico e collega scozzese Tom Cannavan sul suo sito Internet Wine Pages. Degustazione dove accanto a vini francesi e di altri Paesi non figurava nemmeno un vino italiano?
In quella occasione scrissi: “Di una cosa mi sto convincendo sempre di più: molti produttori di vino italiani non sanno assolutamente cosa significa fare comunicazione. E per buona parte di loro il marketing continua ad essere un mistero”. Alla mia mail in cui gli chiedevo perché lui, buon conoscitore dell’Italia e dei suoi vini, e della Puglia in particolare, non avesse incluso nemmeno un rosato italiano, Tom mi aveva risposto, quasi agghiacciandomi: “These 32 wines are the wines I have received as samples or have tasted at press tastings in the past month.  I did not receive any Italian roses!”.
Questi 32 sono i vini che ho ricevuto come campione o che ho degustato in degustazioni per la stampa lo scorso mese. Non ho ricevuto alcun rosé italiano.
E alla mia ulteriore replica per capire come questo abbia potuto accadere Tom mi aveva detto: “In fact, i do not think I have been contacted by any Puglian producer or their importer in the UK.  They need some marketing/PR advice!”. Cannavan non é stato contattato da alcun produttore pugliese o dai loro importatori (che sono numerosi) nel Regno Unito. Nessuna dimenticanza da parte sua, nessun “boicottaggio” nei confronti dei vini di una regione, la Puglia, che pure conosce bene e nessuna preclusione nei confronti dei rosati italiani”.
Cosa è successo nel contempo?
E’ successo che qualche produttore del Sud ha fatto tesoro di quanto ha letto in quel post, che ha capito la lezione, ha pensato che magari valeva la pena contattare quell’influente giornalista di lingua inglese che confessava di essere stato “dimenticato” da produttori e importatori di rosati italiani in UK. E che magari si poteva destinare una piccolissima quota del bilancio dedicato alla voce marketing, comunicazione, rapporti con l’estero, per fare una semplice cosa. Spedire dei campioni a quel wine writer, senza impegno, vedi caso gli potessero piacere e decidesse di scriverne.
E’ proprio quello che hanno fatto, senza ricorrere ad uffici stampa, p.r., consulenti di marketing, semplicemente chiedendo a me di darmi l’indirizzo e-mail di Tom, i cari amici Marika Maggi e Sergio Grasso, alias Cantina La Marchesa di Lucera in provincia di Foggia, nella Daunia, (leggete qui un articolo che ho dedicato loro), che hanno chiesto a Tom di potergli mandare i loro vini e che li assaggiasse.
Il risultato di questa semplice operazione, credo proprio pienamente giustificata visti i risultati, è stato un ampio e molto lusinghiero articolo, dedicato ai loro vini, che Tom ha pubblicato qualche giorno fa, leggetelo qui, e leggete qui la traduzione italiana apparsa sul sito Internet del collega napoletano Luciano Pignataro, sul suo sito Internet.
Cantina piccola, mezzi pochi, ma qualità sicura, come ha riconosciuto Tom attribuendo 86/100 al Quadrello bianco base Bombino bianco e Falanghina, 87/100 al rosato Il Melograno (blend di Nero di Troia e Montepulciano), 85/100 al Donna Cecilia rosso base Nero di Troia e Montepulciano, 91/100 al Nerone Nero di Troia e 91-92/100 al Cacc’è Mmitte di Lucera 2009.
Morale: capiranno i produttori italiani che è loro dovere darsi da fare per far conoscere i propri vini, che non possono aspettare che sia il mondo a doversi accorgere di loro, che contattare wine writer e wine blogger (ce ne sono) autorevoli proponendo di assaggiare i loro vini è loro esclusivo interesse?
E che così facendo “rischiano” che i loro vini piacciano e che la gente ne scriva e che sia pertanto più agevole venderli?
Spero tanto di sì, anche se non ne sono poi così tanto sicuro…

8 pensieri su “Grandi valutazioni per i vini di Cantina La Marchesa da parte di Tom Cannavan

  1. Parole Sante!!
    Se pensiamo che in una zona d’italia considerata motore dell’economia del nostro paese, per la dinamicità delle sue imprese, i piccoli produttori non sanno fare comunicazione. Così si scopre che ci sono piccole cantine che però prodicono i migliori vini della loro DOC, anche perchè hanno la fortuna di possedere da sempre gli appezzamenti coltivabili migliori, che vendono l’uva a chi ha saputo appunto fare marketing e vende ovunque. Eppure secondo me chi produce vino buono sa benissimo di farlo e dovrebbe capire che se rimane in magazzino c’è qualcosa che non va e non si può dar sempre solo la colpa al terrorismo da etilometro, i consumi ci sono.

  2. Quasi mai chi fa, chi produce, è in grado di comunicarsi. Perché per comunicare non basta ‘dire’. Ma naturalmente c’è dell’altro: comunicare richiede, allo stesso tempo, aver in mente alcuni numeri base ed essere capaci di dire in modo emozionante la verità, tuttologi a parte – e nei dintorni delle vigne ce ne sono parecchi – una cosa non facile.
    I blog, il giornalismo del vino, e quel prezioso consesso costituito da appassionati, da conoscitori, da figure professionali e dal trade, sono gli indispensabili testimonial in un percorso che richiede competenze che non si improvvisano.

  3. E’ verissimo, molti nuovi produttori pensano a fare un buon vigneto, una bella cantina e un buon vino (a volte uguale a centinaia di altri..)e li finisce. Il vino bisogna saperlo fare bene e saperlo comunicare e vendere. Marika e Sergio bravissimi!!!

  4. Oltre il plauso,una considerazione,purtroppo una rondine non fa primavera.In ogni caso non dovrebbe esserci sempre un Ziliani a pungolare,dovrebbe divenire prassi ed il più possibile imitata o meglio divulgata.

  5. il vero problema non è nemmeno economico. Per alcune piccole aziende che stimiamo, sia io che altri professionisti sono sicuro che lavoreremmo anche gratis. Il vero problema è proprio che non credono nell’efficacia di queste attività.
    Del resto anche le grandi aziende(o meglio i loro manager) non sempre investono con convinzione e spesso lo fanno solo utilizzando i mezzi tradizionali che oltre ad essere i più costosi, per alcuni prodotti si rivelano addirittura controproducenti. Aggiungiamoci la costante mancanza di tempistiche adeguate e la richiesta di ritorno dell’investimento in tempi sempre più brevi e diventa facile capire perchè non si riesca a dare ai nostri prodotti il valore aggiunto che meriterebbero.
    Scusate se mi sono dilungato.

  6. Il rovescio della medaglia,che è ancora più deludente, è quando per esempio per 2 Natale consecutivi si invia una cassa con campioni di vino, x augurare buone feste con tanto di biglietto, al wine writer o wine blogger di turno e questi, non solo non scrive mai un rigo su quei vini (pacifico…de gustibus…), ma non si degna nemmeno di replicare con uno stremenzito “grazie, auguri anche a voi”.
    Cordialità,
    Vincenzo Ippolito

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