Nessuna museruola: la battaglia (di libertà) a difesa dei vini di Montalcino prosegue

Ci risiamo. A Montalcino, dove sono piuttosto tesi ed evidentemente non hanno sense of humour visto che non gradiscono che ironizzi sul fatto che Presidente e Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello possano darsi al jazz e scegliere di suonare trombe e tromboni, ma con la sordina, e mal digeriscono che abbia contatti con produttori non allineati, sono “incavolati” con me e con questo blog. E magari, così sento nell’aria, meditano “azioni” nei miei confronti.

Vecchia storia, già vista e rivista. Ci sono già passato e sono ancora qui a raccontarvi, come farò da qui all’assemblea del 7 settembre, che non sono poi così sicuro che si terrà regolarmente…, e dopo, quello che accade nel borgo dei più grandi vini italiani base Sangiovese 100%: Brunello di Montalcino Docg e Rosso di Montalcino Doc.
Qualcuno, che evidentemente è un po’ nervoso e comincia ad essere meno sicuro che quello che aveva in mente andrà in porto, se ne faccia una ragione. Museruole qui non si accettano e si andrà avanti, per completezza dell’informazione e in spirito di trasparenza, per favorire quel dibattito che è evidentemente indigesto a taluni, ad informare.

Se poi le cose dovessero andare male, beh, speriamo che gli amici che ho a Montalcino non si dimentichino di me. Che si ricordino di portarmi (questo inverno) le arance in cella, che non mi facciano mancare matite e taccuini per scrivere, che mi trovino un buon avvocato, di quelli veramente bravi, che possa efficacemente difendermi.

In fondo potrò sempre appellarmi alla Convenzione di Ginevra per chiedere il rispetto delle norme relative al trattamento dei “prigionieri di guerra” o dichiararmi “prigioniero politico”. Ma zitto non resto e non resterò. E chi deve farsela se ne faccia una ragione… Perché oltre che a Montalcino e ai suoi vini, in fondo voglio bene anche a loro…

24 pensieri su “Nessuna museruola: la battaglia (di libertà) a difesa dei vini di Montalcino prosegue

  1. Ziliani, forse non è chiaro a tutti che lei a montalcino gli vuol bene, che le interessa che quei vini abbiano il successo con il prezzo che meritano. perché anche di prezzo si tratta, più rendi facile il vino più cala il prezzo.

  2. sig. Ziliani, ma l’idea di fare un disciplinare che acconsenti anche la presenza di uve “migliorative” con l’OBBLIGO però, che venga riportato sull’etichetta, è plausibile?

    • secondo me non é plausibile perché primo quelle uve non migliorano un bel niente, secondo perché un Rosso di Montalcino a doppia identità, solo con Sangiovese o pure con una quota di uve bordolesi, creerebbe solo confusione e disorientamento nei consumatori di tutto il mondo

  3. La ringrazio per la sua risposta. Porti avanti la sua causa, da parte di noi lettori cercheremo oltre che alle arancie, di portarle anche un “Rosso di Montalcino” 100% Sangiovese in prigione 😀

  4. non parliamo di tristezze che mi fanno accapponare. speriamo piuttosto che anche nel paesello che lei ama ziliani si mettano a parlare senza forcarsi alle spalle. non ci vuole molto. una volta distrutto qualcosa poi ci vuole una vita a rimetterla in piedi.

  5. Ma la loro agenzia di comunicazione cosa fa? E questa fantomatica Commissione Comunicazione interna??? Resta a guardare senza consigliare??? Io, a parte polemiche e cavolate, non vedo più nulla sui media da un bel po’… Dott. Ziliani io sono perfettamente d’accordo con lei e mi permetta… Il lavoro di giornalista è anche questo!!! Polemiche? Minacce? Problemi? Ci saranno sempre quando si ha passione per quello che si fa… Come i problemi a Montalcino… Vada avanti, sempre come ora…

  6. Giulio, la loro agenzia di comunicazione fa la calzetta, forse perché fa comodo a qualche potente di turno. Inoltre, convocare l’assemblea in piena vendemmia la dice lunga sulla vicenda Rosso di Montalcino

  7. Caro Franco e cari amici , io arrivo …dallo sport e il vino lo bevo per piacere e cultura.Si perchè il vino vero è storia , geografia e molto altro a finire con il piacere di vivere ..bene . Come ebbi modo di scrivere Brunellopoli era ….il caso Parmalat . Davanti agli occhi di tutti ….passavano autobotti o..fotocopie di documenti falsi e .nessuno/tutti sapevano. Ora ,caro Franco , le UVE MIGLIORATIVE sono come il DOPING nello sport . Uguale . Nel ciclismo ,per autogiustificarsi, iniziarono a dire che ….senza non si poteva . Ed arrivarono i morti .Molti . Non solo i pirati più famosi . Ora dicono , per autogiustificarsi ,che senza UVE MIGLIORATIVE ..non si vende . Ma quando se ne accorgeranno all’estero , delle uve migliorative e della fine della storia autentica e secolare …..altro spazio per i Nuovi Mondi o speriamo per altri vini italiani veri . Ma ho dei dubbi . All’estero il vino italiano e’ …il vino italiano . Come diceva il tuo inviato dall’oriente , all’estero non si conoscono i cru . E se finisce il mito della storia di Montalcino ….saranno guai per il vino italiano. Ma chi sono queste ..AGENZIE DI COMUNICAZIONE ? Hanno il passaporto ? Qualche volta sono andate almeno fino a Chiasso? Comunque ,per noi appassionati , di vini buoni per fortuna ce ne sono molti …e gli stranieri cercheranno altre storie autentiche e forse ….meno care !

  8. in piena vendemmia…??…forse oggi…con un’annata tutt’altro che eccezionale..!!!…proprio l’annata a parer mio dovrebbe far riflettere sull’eventualita’ di aprire il disciplinare a uvaggi diversi dal sangiovese….immaginate che bel merlot deve esserci a montalcino…..se e’ in stress idrico il sangiovese, figuriamoci il merlot che e’ una varieta’ precoce…..o syrah…..

  9. Guarda caso, proprio in questi giorni sto ri-leggendo (sì, è la 2a volta…) il libro di Andrea Scanzi “Elogio dell’invecchiamento”.
    Questa mattina sono arrivato alle pagine dove si parla dell’Amarone (con il sottotitolo “Fascino, opulenza, crepuscolo”).
    Parlando dell’Amarone, “un certo” Sandro Sangiorgi dice: “Il revival dei vitigni autoctoni ha portato alla rivalutazione di varietà indigene come il corvinone, l’oseleta, la dindarella e la forselina. Parallelamente, per incentivare il trend dei vini corposi e concentrati, si è assistito anche qui all’utilizzo di vitigni internazionali ‘migliorativi’. A oggi è possibile utilizzare fino al 15% di cabernet sauvignon. Le uve non indigene non hanno migliorato l’Amarone, bensì appiattito le differenze…”. E continua affermando che “La viticoltura veronese è rimasta vittima di ses tessa, ha sfruttato il periodo delle vacche grasse degli anni Novanta ma ha avuto uno slancio imprenditoriale miope. Si è limitata ad assecondare le voglie di mercato…”.
    Pur con tutte le opportune distinzioni tra un Rosso di Montalcino e un Amarone, credo che le considerazioni di Sangiorgi si commentino da sole.
    Sinceramente mi dispiace che alcuni giornalisti o blogger, che credevo la pensassero in modo diverso, si stiano schierando a favore della “modernità”.
    Il mondo non finirà nel 2012, e neanche se dovesse passare la modifica di un disciplinare, ma continueremo ad avere un mondo sempre più appiattito e omologato…

    • voglio augurarmi, posizione di Gabbrielli a parte, che é coerente e si mantiene fedele alle posizioni che ha assunto da anni, che determinate svolte possibiliste siano unicamente legate a convinzioni profonde. E non al fatto che si pensa che la modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino comunque passerà ed é controproducente andare ad inimicarsi, come sto facendo io, i potenti del Consorzio ed i loro amici…

  10. BERLUSCONI NELLA VIGNA.l’idea della ricchezza a tutti i costi, anche svendendo quello che sono.
    vogliono questo. poi passeranno a riscuotere. tutti allineati, i piccoli al servizio di quelli che non vanno disturbati perché devono fare gli affari. e chi fa la comunicazione non potrà fare molto se non obbedire a chi non fa la comunicazione ma fa gli affari. è un bel pasticcio quando è l’idea del soldo e basta a comandare. da poveri a poveri di spirito e di idee il passo è stato breve.

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