Perché è nata la Doc Sicilia? Ma per accedere ai fondi UE, che domanda!

Così parlo il Presidente di Assovini Sicilia Antonio Rallo

Scordatevi, o poveri illusi che non siete altro, la convinzione che una denominazione d’origine, che di Doc o Docg si tratti poco importa, nasca e venga creata, grazie al lavoro comune e concorde di produttori che agiscono nella stessa zona per dare un quadro normativo preciso e condiviso, un’identità, un destino e una tutela, e nello stesso tempo fare promozione, al loro vino.
Tramontata al punto da apparire un po’ patetica e donchisciottesca l’epoca delle Doc “di testimonianza”, eroiche e beatamente un po’ folli come Carema, Donnas, Boca, Loazzolo, Rubino di Cantavenna, che qualcuno sicuramente giudicherà anacronistiche e anti-economiche perché troppo minuscole.
Oggi, nell’era del pragmatismo imperante, quando sono la praticità e la prosa (nel senso di prosaico) e non più la poesia a dominare e guidare le scelte anche nel mondo del vino, sono ben altre le motivazioni che spingono a creare nuove Doc.
Magari ben infiocchettate e rese più splendenti e nobili all’aspetto dalle parole d’ordine della “valorizzazione”, del “fare sistema”, delle “sinergie”, delle “conquiste dei nuovi mercati esteri” e dei novelli consumatori, le nuove logiche che portano alla creazione di una nuova Doc sono perfettamente e chiarissimamente espresse da una recente dichiarazione rilasciata a Luigi Franchi della rivista Catering news da Antonio Rallo (ritratto nella foto in fondo), titolare dell’azienda Donnafugata e neo presidente di Assovini Sicilia.
Una “associazione di produttori senza fini di lucro che costituisce l’espressione unitaria dei soggetti imprenditoriali e professionali che svolgono attività economiche nel settore vitivinicolo siciliano”.
Cosa ha dichiarato il presidente di questo “club” che come viene con grande modestia dichiarato sulle pagine Web dell’associazione “riunisce le aziende siciliane che producono vini di qualità e sono capaci di stare sul mercato, realizzando fatturato e sviluppo in un modello d’economia di tipo sostenibile, che valorizza il lavoro dell’uomo, tutela il paesaggio e recupera il patrimonio immobiliare esistente.
E’ l’insieme delle imprese e delle famiglie che rappresentano nel mondo la Sicilia migliore e, insieme ai loro vini, promuovono il territorio e il movimento turistico di qualità verso l’isola”?
Commentando la recente creazione, avvenuta tra molte discussioni, polemiche, perplessità e forti dubbi, della vastissima denominazione regionale Doc Sicilia (leggete qui il disciplinare di produzione) Antonio Rallo dopo aver ovviamente premesso che “il brand Sicilia ci permetterà di essere più facilmente riconoscibili e quindi appetibili agli occhi del consumatore straniero” (proprio come avevo detto sopra: trattasi di ritornello buono a tutti gli usi) ha testualmente dichiarato: “Non da ultimo, la Doc Sicilia offre il vantaggio di poter accedere con più facilità ai fondi che l’Unione Europea mette a disposizione per la promozione attraverso la OCM vino. L’importante è che i soldi si spendano bene”.
Evviva la franchezza amici miei!
Dalle Doc “bicicletta”, come amava definirle il cavalier Rivella nel corso della sua presidenza del Comitato nazionale vini Doc, siamo ormai arrivati alle Doc “cassaforte”, mero strumento di carattere finanziario per accedere ai fondi comunitari, per mettere mano ai dané che “Mamma CEE” è pronta ad elargire in nome della promozione.
Poco conta quale sia l’identità ed il senso di ciò che si va a promuovere, se la nuova Doc sarà una cosa seria oppure un gran calderone dove per la serie “avanti c’è posto”! trovano posto Bianco (anche nella tipologia vendemmia tardiva), Rosso (anche vendemmia tardiva e riserva), Rosato, Spumante bianco e Spumante rosato, con la possibile menzione di ben 24 vitigni diversi, dagli autoctoni, noti e meno noti, a Pinot nero e Viogner (è scritto così), con possibilità di menzioni di due vitigni bivarietali bianchi e rossi abbinati con la ampia varietà di scelta e assortimento.
L’importante è prendere i soldi e non scappare, ma partire, (per promuovere e spendere denaro pubblico) come sono soliti fare molti personaggi del mondo del vino siculo, con missioni riservate a gruppi e associazioni, e andare in giro per il mondo.
Ovviamente a portare la buona novella del vino di Trinacria e da oggi della novella mega Doc regionale, benedetta dall’Europa e battezzata con i suoi fondi. Evviva!

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8 pensieri su “Perché è nata la Doc Sicilia? Ma per accedere ai fondi UE, che domanda!

  1. Tutto condivisibile. Peró una domanda potrebbe sorgere ed infatti sorge: perché Piemonte DOC e Sicilia no ?
    Specie “vista da fuori” sarebbe una “discriminazione” difficile da spiegare. E la seconda domanda che sorge quasi spontanea : perché Piemonte e Sicilia che sono aree vastissime con all’interno enormi differenze orografiche, climatiche etc possono elevarsi a DOC mentre aree piu´omogenee sia per paesaggio che per tradizioni rimangono IgT ? Una Basilicata DOC, per esempio, sarebbe molto piu´ proponibile che non una Sicilia DOC. E perché la Toscana, cui Sicilia e Piemonte hanno poco da invidiare se non la positiva risonanza mondiale del nome, e´una IgT e non una DOC al pari delle due succitate regioni ? E la “povera”
    Sardegna ? ridotta a Igt Isola dei Nuraghi (ovviamente tutti consumatori a Boston o a Tallin sanno cosa sono i nuraghi, o altrimenti che se lo imparino, problemi loro), la Sardegna dico, non avrebbe tutte le carte in regola per una certa omogeneitá DOC ? perlomeno quanto la Sicilia ?
    Bah…….

  2. Con questo articolo ha colto nel segno, anzi e’ stato troppo soft e garbato. Benche’ siciliano, fino a qualche anno fa conoscevo poco la realta’ vinicola della mia isola e da quando ho deciso di occuparmi di vino, l’esperienza diretta mi ha messo difronte a fatti per me prima impensabili che per decenza evito di narrare. Non so quali commenti fare ma so per certezza che non c’e’ niente da fare. Forse e’ meglio stendere un pietoso velo di silenzio.

  3. Roberto, credo che tanti di noi, per stanchezza, vorrebbero stendere un velo pietoso su tante cose: forse per questo mi piace questo blog, perchè qui i teli vengono sempre volutamente alzati, anche a costo di sollevare tutta la polvere che con il tempo ci si è posata sopra… polvere che si posa perchè gente come me (posso dire anche come te?) non ha più voglia di sbattersi per un paese che, nel vino come in generale, punto dritto ed a folle velocità verso un futuro decisamente tetro…
    Carlo, forse ricordo male, ma ricordo un altrettanto velenoso e stizzito (GIUSTAMENTE) post sul Piemonte DOC, così come sul Sicilia DOC… giustamente era una boiata il primo, così è una boiata il secondo… senza contare che a questo punto mi chiedo cosa ci stiano a fare le IGT…

  4. Io ho dato dell’asino (con tanto di foto di un bel ciuccio sardo) all’estensore della DOC Cannonau di Sardegna e non me ne pento, visto che un’unica DOC comprendeva tutta l’isola, dalle vigne di alta montagna del Perda Crapas fino ai Piani di Alghero o alla spiaggia del Lazzaretto a un passo dal mare. Ha colto nel segno Merolli. Il Molise e la Basilicata sì che potrebbero essere delle DOC, l’Abruzzo un po’ meno eppure c’e’ il Montepulciano d’Abruzzo a far da minestrone. Ma il resto delle regioni ha territori troppo diversi, perfino la Liguria, per avere una DOC che comprenda tutta la regione. Piemonte e Sicilia compresi. Adesso tutte le regioni vorranno la loro, visto che di precedenti ce ne sono gia’ abbastanza. Che sistema di classificazione strampalato che abbiamo. Uno dei piu’ strampalati che esistano, neanche al livello della suola delle scarpe di quello francese, tedesco, spagnolo, sloveno…

  5. Pingback: La Doc Sicilia si avvia a diventare la Doc italiana più estesa: e allora? | Blog di Vino al Vino

  6. In Francia i vini DOC fanno capo a regioni anche molto grandi, e praticamente tutti i vini sugli scaffali dei supermercati sono DOC.
    Francamente nessun DOC puo’ far peggiorare la situazione generale e anzi ogni DOC è il benvenuto nel momento in cui non esclude altri DOC più peculiari e che riescono a portare nel mercato vini migliori…

    Mi sembra che la denominazione IGT sia invece veramente da eliminare in quanto non controllata, ambigua e tendenzialmente di nessuna garanzia per il consumatore.

  7. PROGETTO SICILIA” IN POCHE PAROLE

    -Sovranità popolare che decide direttamente qualsiasi cosa atta ad essere realizzata dal personale pubblico responsabile;

    -Sicilia autonoma e libera, anche di sbagliare;

    -Sicilia zona franca e paradiso fiscale internazionale con innovazione funzionale del BdS – SpA (popolare);

    -Produzione Energia Rinnovabile no-stop a costo simbolico per residenti e prezzo commerciale per stranieri;

    -Produzione acqua potabile da mineralizzare secondo le necessità umane no-stop, a costo simbolico per residenti e prezzo commerciale per stranieri;

    SVILUPPO IN TEMPI BREVI

    a.agricoltura biologica certificata con vendita dal produttore al consumatore;

    b.pesca biologica certificata con vendita dal produttore al consumatore;

    c.industrie lavorazione, trasformazione, conservazione e commercializzazione di prodotti alimentari certificati;

    d.trasporto persone e cose innovato no-stop;

    e.turismo riqualificato e innovato no-stop;

    f.agriturismo-salute riqualificato e innovato no-stop con vendita diretta di prodotti biologici;

    g.pescaturismo-salute riqualificato e innovato no-stop con vendita diretta di prodotti della pesca e della mare-coltura;

    BENESSERE COLLETTIVO E SICUREZZA GENERALE

    a-servizi pubblici e privati innovati e funzionali no-stop con personale qualificato;

    b-sanità pubblica e privata innovata e funzionale no-stop con personale qualificato;

    MIGLIORE QUALITA’ DELLA VITA

    -recupero e tutela dell’ambiente naturale certificato gestito da personale qualificato;

    recupero e salvaguardia dell’ambiente urbano da riqualificare e innovare

    secondo le esigenze attuali e future;

    BUONA PARTE DEI SICILIANI NE SONO CONSAPEVOLI. A che serve rimanere legati a Roma & C. dopo 153 anni di presa dei fondelli? Visita e fai visitare il blog “sicilia nuova era”……chissà……se è possibile cambiare la Sicilia insieme senza intermediari politici.

  8. Pingback: Sicilia en primeur: con quali criteri vengono fatti gli inviti degli ospiti? | Blog di Vino al Vino

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