Un po’ di quiete dopo la lunga battaglia per il Rosso di Montalcino

E’ stato meraviglioso e inebriante dedicarmi, insieme a Nicolas Belfrage, Jane Hunt, Jeremy Parzen, a tutti gli amici e colleghi wine writer e Master of wine (da Jancis Robinson a Rosemary George) e poi ad altri come Wojciech Bońkowski, per citarne solo alcuni, alla battaglia, condotta sul fronte dell’informazione (talvolta in tandem, anche se dalla pedalata non sempre armonica, con il blog Intravino) per la difesa del Rosso di Montalcino Doc dall’insidioso attacco di chi voleva trasformarlo in una cosa qualsiasi senza identità.
E’ stato un impegno costante, che si ricollegava idealmente ai primi articoli su Brunellopoli pubblicati nel marzo 2008 e al dibattito sul Brunello del 3 ottobre 2008 a Siena, che ha richiesto un notevole dispendio di energie. E mi ha un po’ stremato.
E così, ora che “abbiamo”, pardon, che i produttori di Montalcino hanno portato a casa una fantastica vittoria, mettendo in fuga il “drago” che voleva santantimizzare il Rosso penso sia il caso di fare un passo in dietro e godermi un po’ di meritato riposo.
Lunedì tornerò a postare esprimendo quello che secondo me i produttori di Montalcino dovrebbero fare in questa fase di “rifondazione”, del Consorzio ovviamente, ma anche di un clima nuovo di dialogo, di azione nell’interesse comune dei vini di Montalcino. Sinonimo di Sangiovese, come ha deciso il voto dell’assemblea del 7 settembre.
Ma per ora lasciate che “il guerriero” (ovvio che sto facendo dell’ironia e dell’autoironia, innanzitutto su me stesso) si goda la quiete dopo la battaglia e per qualche giorno (ammetto che ci riesca) si dimentichi delle questioni ilcinesi.
Così oggi, quando mi leggerete, sarò impegnato, cosa che avevo già programmato da tempo, in una bella degustazione di Champagne, di una storica e prestigiosa Maison, grazie ad un amico importatore che me l’ha organizzata. Bere un po’ di ottimo Champagne brindando a Montalcino è una splendida soluzione…
E poi, nel pomeriggio, lascerò Bergamo ed il computer, per regalarmi un paio di giorni di relax, senza occuparmi di vino se non per puro piacere, in uno dei posti d’Italia che più mi sono cari. E che non nomino nemmeno, perché voglio essere un visitatore quasi inosservato e anonimo in quella landa vinosa, senza programmare nessuna visita ai tanti amici produttori, alcuni carissimi, che ho lassù.
Per “disintossicarmi” un attimo dalle “fatiche” di questa nuova meravigliosa esperienza professionale e umana, per ritrovare la tranquillità dopo l’impegno in prima linea, quasi “sulle barricate”, accanto ai produttori ilcinesi di buona volontà che mi hanno aiutato a fare il mio mestiere. Quello di informare, di dare notizie, di offrire spunti di dibattito.


Due giorni di riposo (magari con una puntatina ogni tanto, se mi sarà tecnicamente possibile, a moderare i commenti, a questo e ad altri post già scritti e programmati) sono proprio quello che ci vuole. Per godere questo momento magico, per dedicare idealmente questa “vittoria” ad una persona speciale, cui devo moltissimo, per ritemprarmi e ritornare, da lunedì, a discorrere, con un forte impegno a costruire, dei magici vini base Sangiovese, è inutile dirlo, di Montalcino.
In fondo me lo sono meritato, non siete d’accordo?

11 pensieri su “Un po’ di quiete dopo la lunga battaglia per il Rosso di Montalcino

  1. Grazie della vostra vicinanza in questa situazione, felice e speranzoso che tutto si possa sistemare.
    Lancio una provocazione a Lei, sig. Franco, ed ai suoi colleghi, dal prossimo “Benvenuto Brunello” che si parli anche di Rosso di Montalcino. Che possa questo vino, adesso che è salvo, trovare anche lui la giusta attenzione da parte del mondo giornalistico, che spesso per comodità mette dietro al “fratellone”!!! Che si possa davvero dire: Cavolo, il Sangiovese in purezza è buono anche da giovane……e sta bene così…
    a presto e grazie
    Francesco da Montalcino

  2. Pingback: “If it’s a blend, I will not attend!” (And the Texas fires) « Do Bianchi

  3. Franco, credo che in molti, anzi tutti i puri di cuore, ti penseranno con un grazie. Questa storia è un bell’esempio di come le scelte giuste siano spesso tribolate da mille tormenti: certo, basterebbe che tutti avessero il senso dell’ideale, il dono del coraggio, la virtù della coerenza, la forza della cultura, l’amore per la propria storia. Ma non è così. Basterebbe pensare che il business non sempre si ottiene con la speculazione.

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