Vigneti della Serenissima Doc: cos’è? Cui prodest?

Sono veramente stupito che nessuno di fronte all’ennesima infornata di nuove, inutili Doc e Docg, decretate dal Comitato nazionale vini guidato dal notaio Giuseppe Martelli, infornata che ha avuto il pubblico plauso di un Ministro delle Politiche Agricole che alla testa di un minipartitino da 0,1% minaccia di far cadere il governo, nessuno, nemmeno quei “ragazzacci” di Intravino, si sia alzato in piedi chiedendo “ma siamo su Scherzi a parte?“.
Nella riunione del 14-15 settembre del Comitato nazionale vini si è consumata una vera comica, uno scherzo d’autore, con la decisione di autorizzare la nascita di una Doc che è puro burlesque sin dal suo nome, Vigneti della Serenissima o Serenissima.
Cari lettori, non perdete tempo, l’ho già fatto io per voi, a cercare di sapere in che cosa consista questa Doc, quale vitigni comprenda. Dalle ricerche su Google e altrove apprenderete al massimo questo, che la Doc Vigneti della Serenissima o Serenissima ha un “territorio di produzione compreso nelle Provincie di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza e Verona”.
Nemmeno se andrete sul sito Internet della Regione Veneto, nella parte relativa al buon vino del Veneto, alle Doc-Docg-Igt e poi ai singoli vini, troverete nulla. E se aveste la pretesa di scaricare il file pdf con l’elenco dei vini Doc, Docg, Igt del Veneto, non servirebbe a nulla, perché il file è “aggiornato” all’11-1-2011 e non riesce in alcun modo a star dietro all’iper attivismo del Comitato nazionale vini, che ad ogni sua assise decreta (forse perché prima di Romano al Ministero delle Politiche Agricole c’erano due veneti Doc come Zaia e Galan?) sempre nuove denominazioni made in Veneto.

Non so nulla di questa novella Doc burla, (per avere il suo disciplinare sono disposto a sganciare degli sghei o schei come diavolo si dice…), che mette insieme sotto l’emblema del Leone alato un territorio vastissimo, ovvero le province di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza e Verona e resto in attesa, anche di lumi sulla misteriosa Docg Piave Malanotte.
Ma sono già in grado di anticiparvi la dicitura che appare nel logo della Doc e del costituendo Consorzio. Tre sole parole, oggi le comiche, e l’assicurazione che la vendemmia delle uve destinate alla Serenissima Doc avverrà rigorosamente in costume del Cinque-Seicento, con crinoline, scollature quadre, farsetti, faldiglie e verdugali, con l’accompagnamento di opere di Giovanni Matteo Asola e Giovanni Croce, Andrea e Giovanni Gabrieli e Giovanni da Bassano.
L’Assessore Manzato ed il Governatore Zaia hanno già assicurato la loro presenza…

p.s.
da leggere assolutamente lo strepitoso articolo dedicato alla tristezza delle sole cinque regioni italiane rimaste senza nessuna Docg da Alfonso Cevola sul suo wine blog On the wine trail in Italy

18 pensieri su “Vigneti della Serenissima Doc: cos’è? Cui prodest?

  1. Stai buono che finalmente a Milano stiamo ottenendo la DOC per le vigne dei balconi smoggati. Vuoi provare il 7th floor Grand Cru?

  2. Suvvia, bando al pessimismo, per un attimo avevo pensato che la doc Serenissima comprendesse esclusivamente i vigneti e i terreni che insistono a non più di 200 metri dalla lingua d’asfalto del tratto Brescia-Padova dell’A4 !

    … battuta a parte: che tristezza !

  3. Ma questi ingegni che presiedono il comitato nazionale vini, non si sono prima premurati di analizzare come sono andate le doc di recente costituzione ? Senza andare lontani: la doc “Vicenza” ha ad oggi scarsa (quasi nulla) applicazione !
    Giustamente come sottolinea Ziliani nel titolo: a chi servono ?

  4. A questo punto non resta che aspettare la doc e la docg Italia. Un bel disciplinare che comprende uve da Bolzano a Gela.
    A questo punto mi chiedo, visto che un igt può benissimo essere meglio di un docg (semplicemente non si è voluto seguire il disciplinare di quest’ultimo), dato che le denominazioni sono solo uno status simbol che serve a far lievitare i prezzi, dato che non sempre i disciplinari vengono seguiti (Brunellopoli docet), ma non sarebbe meglio cancellare le denominazioni? Ogni azienda potrebbe mettere su internet una bella scheda con il metodo di produzione che utilizza. Automaticamente chi non lo mette non potrà godere della fiducia di chi si appresta a bere un vino che non sa di cosa è fatto.

  5. …ma questa non è una DOC un tanto al chilo, questa è un tanto alla tonnellata, non bastava fare prosecco in tutta la regione, tra un po’ dovremo tribolare per cercare un vino veneto non DOC e forse avrà la descrizione sull’etichetta molto più esauriente dell’intero disciplinare di questa DOC del “tutti a bordo”… che tristezza!!!

  6. Ma poi, che non si dice, è incentivante per il consumatore leggere DOC Serenissima su una bozza?
    Proviamo a ragionare per assurdo e ragionare la testa del Comitato (me lo immagino col megafono a distribuire DOC): se fai una nuova DOC e vuoi veramente tentare di promuovere (??) un territorio, il piano di investimento in comunicazione qual è?
    Voglio dire, e ritorno al punto di partenza, la sola scritta DOC Serenissima cosa dovrebbe innescare agli occhi del consumatore?
    Impulso all’acquisto per patriottismo veneto giuliano?

    R I D I C O L I

    ps: si dice SCHEI Sig. Ziliani, derivato dagli scellini austriaci.

  7. La docg Padania virtualmente c’è già, ed è per quell’acqua – tutt’altro che benedetta – che il sciur Bossi ci agita sotto il naso ogni anno, per agitare le acque.
    Ora basterebbe creare – può farlo la trota nuotatrice – una bottiglia ‘padana’ da aggiungere alla forma bordolese e a quella borgognona.
    Che vergogna, questo paese. Una volta eravamo geniali, lavoratori, sapevamo usare le mani e la testa. Ora si usa solo il culo, per poggiarlo su una sedia da occupare.

    • hai perfettamente ragione Silvana e tra qualche giorno mostrerò un altro aspetto della degenerazione inarrestabile di quella bella e nobile cosa che furono le denominazioni d’origine del vino italiane…

  8. La doc Serenissima si riferisce ovviamente anche ai vigneti che la Serenissima aveva in Istria, Dalmazia e nelle isole egee? Oppure si limita al giardinetto del nobiluomo tal dei tali sull’isoletta di Torcello?

  9. Ahhh, Italy, always so entertaining, even now, when the world around us is imploding, you prefer to “tip toe through the tulips” acting as if this were all just a picnic day, without any cares or worries. How we emigrants envy your ability to put the masks, on and eat and drink and make silly laws into a Commedia dell’arte

    Bravo! Bravo!!

    Encore! Encore!!

  10. se almeno queste nuove (e anche le vecchie) d.o.c. servissero a qualcosa, non succederebbe quello che è successo quest’anno a Gambellara, ovvero:

    in zona classica sono stati piantati più di 10 campi vicentini di prosecco, senza che:

    – l’ispettorato bloccasse senza autorizzazione l’operazione;
    – la coperativa a cui queste uve saranno conferite non desse il benestare;
    – il proprietario avesse un po’ di buon senso, orgoglio e rispetto della storia;
    – il consorzio di tutela vini facesse qualcosa.

    Vai Franco, almeno anche tu rimani come noi un romantico sognatore.

  11. Pingback: Italy Map Changes and Garibaldi Awards | De Long Wine Moment

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