Che triste parabola per i Super Tuscan: ridotti a contorno da sfilata i vini che non si fila più nessuno!

Ricordate i Super Tuscan, coccolati da tutti, guide dei vini in primis, e addirittura definiti, “la punta più avanzata del vino italiano” da Lamberto Frescobaldi, responsabile del settore viticolo ed enologico della celebre storica azienda toscana, secondo il quale  – leggete qui -“le Igt hanno dato ad ognuno la possibilità di produrre i più grandi vini possibili” ?
In altre parole i vini dallo stile super liberista che se non fossero state inventati chissà quanto tempo ci sarebbe voluto per “costringere” le Doc/Docg a cambiare e a migliorarsi.
Finito il loro momento di massima auge e la loro parabola si è fatta sempre più malinconica e piena di rughe. Ad esaltarli ormai sono rimasti davvero in pochi e tra questi in prima fila un sito Internet che quando si tratta di mostrare di essere “dalla parte dei produttori” (come dice anche la grande quantità di banner aziendali che ospita) non si tira mai indietro.
Come si legge qui, ormai “l’avanguardia enologica” del vino toscano, o meglio del vino prodotto in terra di Toscana, perché di “toscano”, dal punto di vista del gusto e dell’identità non ha nulla, si è ridotto ad essere un “bene rifugio” dei nuovi ricchi dell’Est europeo, di Cina, Hong Kong e dintorni. Naturalmente presentato, ben infiocchettato, come “mercato dei “fine wines”, dei “vini “collectibles”, capaci di rappresentare sempre più chiaramente un approdo sicuro nell’ambito degli investimenti alternativi”. Vini presentati, con evidente tono celebrativo, e sempre “dalla parte del produttore” (e se provassero ad essere anche dalla parte del consumatore?) come in grado “di raggiungere, con disarmante continuità, il successo non solo nelle aste italiane ma anche in quelle internazionali da New York a Londra, da Singapore ad Hong Kong, rappresentando, senza se e senza ma, il vino del Bel Paese più noto fra i collezionisti di tutto il mondo”.
E a rendere più malinconico, da vero e proprio “viale del tramonto”, anche se al posto di grandi come Billy  (Samuel) Wilder, William Holden, Gloria Swanson ed Erich von Stroheim troviamo figurette pallide, questo declino di un genere che per quanto ne possano dire i vari marchesi Frescobaldi veramente “grande” non è mai stato, ecco, veicolata sempre dallo stesso sito Internet, un’altra “notizia”, quella – leggete qui – secondo cui “Il top della moda made in Italy incontra uno dei vini più internazionali della produzione italiane: l’Oreno 2008 dell’aretina Tenuta Sette Ponti è stato scelto per accompagnare il road-show organizzato da Prada, all’alba della quotazione in borsa del gruppo: la manifestazione ha toccato le più prestigiose location delle capitali mondiali della finanza: dall’hotel Grand Hyatt di Hong Kong al The Painters Hall di Londra, dal quartier generale di Prada a Milano alla sede Prada Usa a New York.
I 4 appuntamenti hanno visto la partecipazione del gotha della finanza mondiale, coinvolto in vista della quotazione del marchio italiano della moda, che hanno potuto così godere di un vero e proprio vino culto, pluripremiato dalla critica internazionale (è tra le etichette italiane più presenti in vetta alle classifiche stilate dalle maggiori riviste mondiali specializzate nel settore vinicolo)”.
Non conoscete questa “altra firma dell’eccellenza made in Italy”, non sapete chi e cosa siano Sette Ponti e l’Oreno? Suvvia “citti” non fate i bischeri!
La tenuta è quella di proprietà dell’imprenditore Antonio Moretti, “vignaiolo per passione” e molto amico, si dice, dell’editore di Wine Spectator, mr. Marvin Shanken, nonché del gruppo Prada, visto che  – leggete qui – non su Wine News, ma altrove, che Moretti “in società con l’amico d’infanzia Patrizio Bertelli, del gruppo Prada, Moretti ha acquisito anche i marchi Bonora e Carshoe, aziende che producono scarpe fatte a mano e su misura: tutto questo in nome della continua e strenua ricerca della qualità”. Ed il vino, che vi aspettavate?, il solito noioso, prevedibile, “toscano” come io sono juventino o milanista, mix di Merlot, Cabernet Sangiovese in salsa ferriniana…
Poveri Super Tuscan, come siete finiti male! Ridotti ad essere commodities da “gotha della finanza mondiale”, da contorni di sfilate di marchi italiani della moda, e nemmeno filati più di tanto dalle varie guide…
E ora chi glielo dice al marchese Lamberto Frescobaldi che per “i più grandi vini possibili” è ora di andare in pensione e che “sotto il vestito niente”?

15 pensieri su “Che triste parabola per i Super Tuscan: ridotti a contorno da sfilata i vini che non si fila più nessuno!

  1. Ha ragione!! Questi vini stanno facendo la fine dell’Inter!
    Le consiglierei di diventare Juventino, bianco e nero, come il vino!

    Naturalmente scherzo, non prenda sul serio ma con un autentico sorriso le mie parole.
    Cordialità, Giorgio

  2. Che dire gent.mo Franco? Sic transit gloria mundi… Personalmente, senza per nulla deprezzare i Super Tuscan nè i tanti produttori di quella spettacolare regione; non ho mai amato qs genere di vini, soprattutto per l’uso eccessivo e piallatore che si faceva con il legno. E comunuqe resto più orientato verso il “racconto” del terroir espresso tramite i vini monovitigno. La gloria dei Super Tuscan non posso dire fosse immeritata o ingiusta, ma sicuramente un bel po’ pompata questo sì. E qui si entrerebbe nel discorso dei super-enologi, delle guide, di certi interessi non proprio lindi… lasciamo stare e consoliamoci con un sorso di buon vino!

  3. Dalla notizia ripresa da quel website di pubblicita’ non si capisce quale road show di Prada accompagna questo vino. Da ricerche in rete sembra che il collocamento in borsa, rinviato da anni per il forte indebitamento del gruppo, lo abbiano fatto questo fine giugno ad Hong Kong. Non ho riscontrato notizie di ulteriori collocamenti, quindi sembrerebbe che la notizia riportata sia vecchia.Di nuovo c’e’ che la quotazione attuale delle azioni e’ sotto il valore di collocamento, ma non credo che la reputazione dei super tuscan centri qualcosa.

  4. Fuor di vino, Ziliani e scusi se mi permetto: Billy Wilder è il nome corretto di uno dei più grandi registi e sceneggiatori americani (in verità era polacco e si chiamava Samuel Wilder). E’ chiaro che è un refuso, ma lo corregga per favore. Trattandosi di uno dei capolavori della storia del cinema, bisogna essere precisi. Le consiglio di leggere “Conversazioni con Billy Wilder” di Cameron Crowe, Ed. Adelphi.
    Per le altre faccende, concordo.

  5. i bei tempi che furono sono finiti, portate al macero questi inutili vini che di terroir non hanno nulla tant’ e’ che nessuno piu’ se li fila e continuano ad ammuffire sugli scaffali delle enoteche per non dire nelle cantine dei ristoranti, un bell’esempio di jurassico enologico…..

  6. Posso spendere una parola a favore?
    Quando i vini del Chianti sono stati sviliti e massacrati da imbottigliatori del tipo che Dio ce ne scampi e liberi, da DOC (allora erano senza G) piu’ adatte all’acqua che al vino e da Consorzi di tutela tipo le scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, la nascita dei supertuscan fu un investimento qualitativo notevole che riscatto’ l’enologia toscana. I Chianti si sono in parte aggiustati con la competizione, in questi quarant’anni, stanno ricomparendo le ottime bottiglie di una volta, non sono piu’ squalificati come immagine. Certo, c’e’ ancora molto da fare, ci sono ancora le ciofeche, ci sono ancora degli scandalosi chianti di m…a a prezzo di patate o di pomodori pero’ il ruolo che fu dei supertuscan e’ tornato in mano a quelli che ci mettono dentro un sangiovese davvero migliorato ed usano vitigni complementari autoctoni come una volta. Bisognerebbe riqualificare ulteriormente le DOCG dei Chianti per consentire ai supertuscan di tornare ad essere il secondo vino delle meravigliose tenute di quelle colline che il mondo c’invidia.

  7. Attenzione a darli per finiti troppo presto. Il mondo è vasto,infinito. E il vino si puo’ anche consumare in altri modi o sistemi, vedi sfilate di moda o di auto, o millealtro.
    Mica lo beviamo solo noi, anche se a noi non piace.
    Al pubblico femminile,ad esempio, il genere supertuscans piace molto,tanto. Quindi?

  8. piace anche alle Guide…i vini premiati della categoria “supertuscans” rappresentano circa il 45 % del totale…quindi?poi alla cieca vorrei propio vedere?l’obbiettività…dei DOCchisti.saluti

  9. sono amante del sangio in purezza, o con canaiolo, prugnolo et similia. Ma ci sono fior di vini cosiddetti supertuscan che parlano di Toscana fin dal naso, per poi arrivare al palato. Come al solito la verità sta nel mezzo mentre le generalizzazioni fanno soltanto confusione.

    Dal mio punto di vista un Territorio se vuol meritarsi la “T” maiuscola non ha paura del confronto con un merlot o un cabernet.
    In Borgogna in etichetta si citano sempre i vari cru e il loro grado (premiere, grand), mai il vitigno, a meno che non sia il vino “base” aziendale, quello da un tanto al kilo.

  10. Salve a tutti i SAPUTELLI.
    Ma non sarà come la volpe con l’uva che non potendosela permettere o raggiungerla dice che è cattiva?
    A proposito di vendite prima il Sig.Incida della Rocchetta faceva vino per passione e sbarcava il lunario(si fa per dire!!) con i purosangue tipo Ribot ora è il contrario. Ci sarà un motivo o sono tutti stupidi al mondo ovviamente tranne voi SAPUTELLI.
    Sempre con interesse di leggervi
    Ildebrando Pancaldi(sbarco il mio modico lunario con bottiglieria a Milano e da quattro generazioni con il vino, da mediatore di sfuso in cisterne il mio trisavolo ad oggi io vendendo bottiglie di vino a consumatori sempre più confusi.)

  11. Eh già….concordo….tutto questo accanimento mi pare proprio da volpe e uva(per restare in tema) e denigrare così i supertuscans vuol anche dire secondo me non avere un buon naso e un buon palato…ma probabilmente un portafoglio riempito da chi vorrebbe che i clienti si spostassero verso nuovi lidi enologici!

  12. in effetti l’articolo manca un po’ di obiettività e analisi storica…I supertuscans sono stati a loro tempo rivoluzionari, anche se oggi l’interesse si è spostato verso prodotti di nicchia e con vitigni autoctoni (la vera preziosa risorsa dell’enologia italiana), ma sono oggettivamente prodotti di eccellente livello. ..poi de gustibus ..Si muove la critica che sono stati pompati. ..ma scusate lo fa tutto il mondo con i propri prodotti…gli atri sono molto più bravi di noi a pubblicizzare e a trasformare un mito prodotti che non hanno poi molto (o nulla) di più di quelli italiani (guardate alcuni vini francesi da qualche migliaio di euro sul mercato paralleolo. Il problema è che in Italia siamo i primi a criticate aspramente i nostri prodotti, non per onestà intellettuale, ma perché il singolo pensa di essere migliore degli altri, o vuole apparire migliore, e con la critica pensa di valorizzare la sua persona. Se questo atteggiamento diventa sistema, ci diamo la zappa sui piedi. Allora per certe persone un romanee-conti da 3000 euro è il migliore al mondo…ahahahahaha…quello non è pompato?

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