Dubai: una panorama diverso del vino By Giuseppina Andreacchio

Ci aveva già molto favorevolmente colpito, per le acute argomentazioni e la spigliatezza dello stile intrattenendoci piacevolmente sui nuovi vini, cinesi, indiani e giapponesi, del tutto inediti per il palato italiano e oggi Giuseppina (Giusy) Andreacchio, calabrese “based in London”, da quattro anni approdata alla Vinexus, società diretta da Nicolas Belfrage MW (il più grande conoscitore di vini italiani di lingua inglese) secondo anno del Diploma alla WSET, Wine and spirit education trust, torna a regalarci un interessantissimo articolo sul mondo del vino.
Questa volta lo fa con un resoconto delle impressioni sul consumo (difficile e sotterraneo) di vino, nientemeno che dagli Emirati Arabi, dal Dubai. Sicuramente un bel posto, ma visto com’è complicato bere un bicchiere di vino, forse meglio restarsene a casa… Buona lettura!

A volte diamo per scontate molte cose: andare in un’enoteca per acquistare una buona bottiglia per una cena importante o al supermercato per un paio di bottiglie semplici da bere durante un barbecue con amici… Abitudini che, per noi europei, sono una normalità diventano invece vere e proprie utopie in altri continenti!
Sono di ritorno dopo una settimana di vacanza a Dubai dove, prima di partire, mi ero ripromessa di non bere vino (conoscendo la cultura araba che lo proibisce) e di rilassare mente e corpo. E invece non ce l’ho fatta: dopo qualche giorno, mi sono ritrovata a fare ricerche e considerazioni su cosa beve la gente a Dubai e quali sono le ‘regole’ del gioco.
Così, passando da un club all’altro insieme ad amici che vivono lì da molto tempo, non mi sono risparmiata di assaggiare qualche vino in lista e fare domande sul consumo del vino a Dubai.
Innanzitutto non dimentichiamo che Dubai è la città che più di tutte, tra gli emirati arabi, ha un aspetto moderno, quasi futuristico e liberale, molto europeo direi, in particolare con una forta impronta londinese. Sebbene imbattersi in donne arabe coperte da vesti e burka sia la norma, la maggior parte degli abitanti di Dubai (4 milioni di anime) é di provenienza europea (l’80% della popolazione).
La maggior parte sono inglesi che si sono trasferiti per iniziare grandi business ed altri europei (mi é sembrato di capire che la presenza italiana sia abbastanza consistente). Prima di parlare di cultura araba che non dà al vino un ruolo importante nella dieta come avviene in altre culture (tutto ciò che in qualche modo potrebbe alterare e compromettere il corpo, dato in dotazione da Allah, viene considerato malefico e da bandire, e quindi niente fumo, vino ed altro…), una considerazione deve essere fatta in relazione al tempo, caldo ma con una forte componente di umidità. Già alle 9 di mattina si registrano 36 gradi e questo certo rende il consumo di alcol difficile da ‘digerire’.
La conseguenza é infatti che grandi consumatori di vino come gli inglesi tendono invece a bere solo cocktails, dando ad essi la priorità durante le grandi uscite settimanali e del weekend, che comincia il giovedì sera per finire il sabato, essendo la domenica il primo giorno settimanale di lavoro. Una sera, in compagnia di un gruppo di amici inglesi, li ho spinti ad ordinare del vino. Ovviamente Riesling e Gewürztraminer sono stati dapprima la scelta (come sapete tutti perché basso é il loro titolo alcolometrico).
Un Riesling 2010 giovane ma piacevolissimo e un 2005, stessa casa (non avevo il mio notebook per prenderne nota) più sviluppato, rilassato, con belle note di petrolio e kerosene, provenienti dall’Alsazia. In seguito un Pinot Grigio veneto (non farò certo pubblicità ma si tratta un’azienda famosissima che comunque non ho gradito), e infine un cru Pinot Grigio dell’Alto Adige, rinfrescante con spiccate note minerali, delicato che ho gustato fino alla fine, prodotto da una cantina anch’essa famosa.
L’amaro é arrivato col conto: per un calice da 100ml di vino fermo di media qualità in un posto chic si paga da 100 dirhams (20Euro circa) e per una bottiglia 300 dirhams (65 Euro circa). Una bottiglia di Dom Perignon (annata tipo 1996) che costa circa 150 pounds in Inghilterra, quindi euro 171.00, era al bicchiere, 335 dirhams (ossia 67 euro) quindi come potete notare facendo qualche calcolo delle quattro bottiglie bevute  si arriva all’equazione: vino a Dubai molto costoso! Totale del conto: 300 euro senza mettere nello stomaco un boccone!
La tipologia più diffusa di vini include vini alsaziani, tedeschi, italiani di grande aziende (alcune grandi rappresentanti del vino italiano, altre meno) che fanno molto marketing ma assenza di aziende piccole. Ovviamente l’importazione del vino ha un raggio d’azione limitato e la burocrazia è complessa.
Il mercato del vino é comunque in netta crescita e i vini degli Chateaux di Bordeaux hanno prezzi da capogiro in quanto sono la norma negli hotels a cinque e 6 stelle, essendo Dubai la capitale che vanta l’unico hotel a sette stelle, Burj Al Arab che ti presenta uno scontrino di 200 dirahms (18 euro) soltanto per fare una passeggiatina nella sua hall.
Tornando al costo del vino, certamente questo deve essere letto nel contesto del lusso sfrenato di quella città dove tutti hanno macchine nuovissime e costose. Parlando con chi vive lì mi é stato detto che ogni anno le macchine devono essere revisionate ed esiste un grande mercato di automobili all’asta. La città é stata da me definita la città del futuro, un’oasi in mezzo al deserto, in costruzione, molto pulita e con ostentata ricchezza per soddisfare la sete di potere dei ricchi sceicchi arabi, i quali non hanno esitato a far costruire un’imponente torre nel Medio Oriente, nel centro della citta’ di Dubai.
Si arriva al 128 piano in un minuto ma l’edificio, che é il piu’ alto del mondo, Burj Khalif é il suo nome, arriva a ben 828 metri. La mia amica italiana che vive a Dubai mi diceva che durante la costruzione era stata completamente coperta per non svelare  la sua altezza dandole modo di vincere il primato, senza precedenti.
Ragionevolmente pensavo che non avrei mai visto arabi consumare alcol al bancone o nei ristoranti, e invece non é così! Anche loro, quindi, tradiscono il loro credo.. é una grande contraddizione se si considera il fatto che i musulmani non possono assolutamente comprare alcol nei posti dove ciò é permesso solo ai non-musulmani.

Sono due le aziende con punti vendita ossia A&E (African & Eastern) e MMI (Maritime Mecantile International). Il secondo ha un punto vendita a Mall of the Emirates, un centro commerciale cosi’ maestoso da includere all’interno una pista da sci e poi a Dubai Carrefour, un ipermercato davvero iper. I musulmani non sono ammessi assolutamente, mentre i residenti non musulmani devono esibire la licenza per poter acquistare delle bottiglie.
Il risvolto ovvio del proibizionismo é che esiste un vasto mercato nero per l’alcol. I musulmani si ritrovano a comprare le bottiglie sui siti Internet e a vedersi il vino recapitato a casa come fosse una consegna di pizza a domicilio! Se scoperti, rischiano però la prigione. Per l’alcol la tolleranza è zero, per cui non si può guidare ne’ andare in taxi con nessuna bottiglia e per farlo bisogna possedere la licenza.
Questa misura non sarebbe male se introdotta in paesi dove gli incidenti e i disastri causati da guidatori ubriachi registra annualmente tanti morti, per la maggior parte giovani. Ne’ si può camminare per strada con una birra in mano: ciò è proibito perché considerato altamente offensivo.
Gli unici posti dove si consuma il vino tranquillamente e che possiedono la licenza sono gli hotels, o meglio i bars dentro gli hotel, dove, appena entri, ti srotolano una costosa lista dei vini. Ma se decidi di andare nei supermercati (diffusissimi gli inglesi Waitrose e Marks and Spencer) scordati, caro lettore, di trovarti confuso di fronte alle centinaia di etichette di vini, di solito di media o buona qualità in questi supermercati, come succede a Londra!
Ci sono solo bevande non alcoliche e succhi di ogni tipo, con l’aggiunta di uno spumante non alcolico fatto dal melograno che va molto forte…la Heineken si è vista costretta a produrre una birra non alcolica con packaging esattamente uguale alla fermentata che ho voluto assaggiare. Era bevibile, con una schiuma molto fitta e agglomerata, dissetante ma piatta, senza quel vigore e vivacità associata comunemente alla bevanda.
Se ti accorgi improvvisamente, tornando dal mare, che é l’ultimo giorno in cui si proietta il film da poco uscito e che volevi vedere, basta solo una telefonata per prenotare e all’arrivo, al cinema,  troverai la poltrona-letto, con annessa copertina, grande schermo e il cameriere che ti servirà qualsiasi cosa tu desideri dal bar e dalla cucina. Incredibile….
La cosa che piu’ mi ha colpito positivamente é la sicurezza che c’é in quella citta’: nessuno penserebbe mai di derubare qualcuno e questo dà molta tranquillità e rilassa anche il piu’ stressato viaggiatore. Se perdi un oggetto, tipo un telefonino, questo viene, in seguito a varie firme di moduli, ridato al possessore. E se vuoi comprare una scheda per il telefono, senza passaporto non ci riuscirai mai. Questo e’ un aspetto che mi ha colpito positivamente. Per concludere: l’unica soluzione dove anche i musulmani possono fare acquisti di bevande alcoliche è l’immenso duty-free di Dubai che sembra un bazar, dove si può trovare qualsiasi prodotto, alcolico e non, col vantaggio di non pagare l’Iva.
Privilegio, questo, di cui sia arabi del posto che residenti soltanto,  possono vantare vivendo a Dubai e negli stati limitrofi (Abu Dhabi, Ajman, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn).
I musulmani possono comprare fino a due litri massimo di vino e due litri di alcol, mentre non ci sono limitazioni per i non musulmani. Quindi varie volte mi sono chiesta che gran confusione deve avere un musulmano sulla scelta di bere o meno, su quello che può bere e dove lo può trovare, oltre alla paura di finire in prigione se viene preso improvvisamente dalla voglia di farsi un bicchiere.
Per cui caro lettore amante del vino, prima di andare a Dubai informati, perché se pensi, arrivato in città, di fare pranzo con un’insalata e una bella pinta di birra, rinfrescante, riceverai solo un bel sorriso dal cameriere il quale ti porterà, ridendo sotto i baffi, una lunga lista di acque e succhi di frutta!
E non pensare, quando sarai in spiaggia, di buttarti in acqua per rinfrescarti un po’ perche’ potresti sentirti venir meno, ritrovandoti immerso in un’acqua che al termometro fa 40 gradi, quindi un liquido bollente che, anziche’ darti refrigerio ti darà solo la voglia, appena uscito, di farti un altro bel succo di frutta, se sei in spiaggia libera.
Se sarai in hotel, non ti preoccupare allora, perché il cameriere ti porterà, con tanto di vassoio, un bicchiere di vino o un bel cocktail laddove tu sei, senza doverti muovere neanche di un centimetro…
Giuseppina Andreacchio

 

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3 pensieri su “Dubai: una panorama diverso del vino By Giuseppina Andreacchio

  1. E’ vero, a Dubay sembra complicato bere vino. Chi predilige bere bene, da turista,a mio giudizio puo’ benissimo aspettare di ritornare a casa, e’ meglio invece godersi la vacanza in astinenza o magari, avendone capacita’, approfittare di curiosare intorno per cercare di scoprire gli aspetti taciuti di questo posto contradittorio ed artificiale.
    Ma poi perche’ andare in vacanza proprio li? Dubay e’ un grande bluff ( la rete e’ piena di riscontri)e sotto quell’aspetto moderno, quasi futuristico e liberale, molto europeo…..,che colpisce tanti visitatori, nasconde un immenso pudritume che, come direbbe Gadda, “sciaborda in approdo lutulente” ,per questo che a prima vista non si nota.
    Il divieto dell’alcool e’ facilmente eluso, l’importante che nessuno veda, che non sia ufficiale, come ad esempio le corse dei cammelli col commercio dei bambini da usare come leggerissimi fantini che a fine corsa, spesso si fratturano e rimangono storpiati a vita. Lecito fino ad alcuni anni addietro, dopo le proteste internazionali,il governo ufficialmente ha proibito l’uso dei bambini, ma qualcuno riferisce che ancora questa pratica viene tollerata.Sulle corse si fanno generose scommesse e sulla pelle dei bambini tanti soldi.
    La manovalanza in maggioranza asiatica usata in edilizia e’ tenuta in schiavitu’. Sono tutti senza passaporto e finito il lavoro non possono uscire dai recinti dove vivono ed incondizioni indicibili, se li prende la polizia li espelle.

    A Dubay arriva merce da da ogni posto, e’ un hub importante.Per certe merci fa da consolidatore per il re-export e lo e’ anche col vino, ma per quello che mi risulta, molto vino italiano non arriva dall’Italia ma da altra nazione europea.
    Mi fermo con la narrazione per non rischiare di andare fuori tema o, dati i tempi che corrono, di raccontare sconvenienze esiziali per il blog.

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