Metodo classico italiani: Franciacorta batte Trentino e Oltrepò per 38 contro 14 e 4

Se siete appassionati delle bollicine delle tre più importanti denominazioni d’origine del metodo classico italiano, Franciacorta Docg, TrentoDoc e Oltrepò Pavese Docg andatevi a vedere, su Lemillebolleblog, in un post dettagliato, che ho pubblicato qui, quali siano i risultati in termini di vini premiati dalle cinque più note guide dei vini.
Riferendomi alle cinque guide indicate i risultati dicono che:

alla Franciacorta sono toccati 38 premi
al Trentino 14
all’Oltrepò Pavese 4

La Lombardia batte il Trentino 42 a 14, e per ogni bollicina oltrepadana premiata ce ne sono oltre nove della Franciacorta. Di Cruasé premiati nemmeno l’ombra.
Domanda: e adesso chi gliele va a raccontare queste solari evidenze, chiare anche ad un non vedente, ai signori, diciamo così, del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese?

13 pensieri su “Metodo classico italiani: Franciacorta batte Trentino e Oltrepò per 38 contro 14 e 4

  1. Lo sai benissimo che non intervengo piu’ su quell’altro tuo blog perche’ mi sono rotto di navigare tra commenti di personaggi anonimi che sono capaci soltanto di insultare ed insinuare che ce l’hai su con l’Oltrepò et similia. Mi sembra invece da questa statistica che tutti gli intenditori di vino, anche quelli con cui non sempre vai d’amore e d’accordo, giudichino esattamente come te lo stato dell’arte del metodo classico in Italia. Obiettivamente, l’Oltrepò mi aveva davvero entusiasmato quando il duca Denari lo ha riscattato ai vertici dell’enologia con dei gioiellini premiti come i migliori metodo classico del nostro Paese (parliamo di trent’anni fa), facendo un lavoro di educzione e di selezione come pochi leader allora avevano il coraggio di fare. Nel frattempo, pero’, in Franciacorta non si dormiva e anziche’ lasciare l’onere di una trasformazione ciclopica nelle mani di un uomo solo, con pochi veri amici del suo livello, si impegnarono in tanti a creare una zona di metodo classico con i controfiocchi.
    La situazione, oggi, e’ quella fotografata da te come da tutte le guide allo stesso modo, alla faccia di chi non perde occasione di darti del venduto in quel blog, forse perche’ si sente pizzicato sul vivo.
    A me piace molto il pinot nero metodo classico dell’Oltrepò, spero che incontri i favori di molti appassionati, ma deve riqualificarsi con un’opera collettiva, interrotta quando e’ venuto a mancare il duca Denari e che nessuno ha ancora avuto il suo stesso coraggio di mettersi in groppa e sgamare. Purtroppo, manca ancora quella disciplina di squadra, quella che invece c’e’ in Franciacorta, ma manca addirittura di direzione salda ed univoca il Consorzio, che sembra un’entita’ fantasma sia nell comunicazione mediale che nell’iniziativa promozionale, uno dei tanti sportelli della solita burocrazia enologica. E il bello e’ che da mesi continuano a riperterti che stanno modificando, che stanno facendo, ma che cosa? E per quanti secoli ancora dobbiamo sopportare quel mantra? Si va sulla luna in poche ore, ma per modernizzare un consorzio e i suoi strumenti mediatici e promozionali ci vuole un’altra generazione? Sveglia!

    • caro Mario, parole giustissime le tue! In quel Consorzio devono innanzitutto imparare cosa siano le più elementari norme di buona educazione e di serena accettazione delle critiche basate su fatti concreti. Dopodiché potranno pensare di provare a fare promozione e comunicazione dei loro vini e del loro territorio…

  2. E’ la solita storia degli enti che invece di essere al servizio del cittadino credono che sia il cittadino al servizio degli enti. La persona intelligente e’ sensibile alle critiche, quando non le sollecita, proprio perche’ ha voglia di migliorare. Quando si fa i sordi e ci si crede gesucristi, invece, si prendono le critiche come offese. Allora e’ piu’ facile dare addosso a chi ti critica pur di non cambiare o di cambiare alla propria maniera. Sbaglio o in quel consorzio il presidente ha mandato recentemente una lettera ai consociati per invitarli ad isolarti come se tu fossi diventato un provocatore? Eppure mi ricordo che qualche anno fa il neodirettore (il fantasma, credo, di quel neodirettore giunto dalla Valtellina e sparito da un bel po’ chissa’ dove…) concesse una meravigliosa, lunga intervista a te e a Patrizio Chiesa in cui illustrava programmi ambiziosi davvero e appariva molto aperto e sincero anche sulle questioni piu’ spinose e sulle vostre critiche, costruttive come sempre. Che differenza!
    Non sono mica tutti concreti, solidi e lungimiranti come Maietta. Eppure l’AIS e’ un’associazione molto piu’ grande, molto piu’ estesa, con difficolta’ logistiche di livello nzionale. Ma e’ molto piu’ veloce nel cambiare, nello svoltare, nel realizzare piani. Le associazioni, i consorzi, sono fatti di persone e dirette da persone. Bisogna soltanto smetterla di renderle strutture spersonalizzate, asettiche, soffocanti, burocratiche, cioe’ inutili. Io spero di morire con due o tre zone spumantistiche che si contendono alla pari il consenso del grande pubblico, degli esperti, dei ristoratori, non come oggi dove una sola e’ davvero in posizione predominante. Esattamente come Piemonte e Toscana si contendono il primato nei vini rossi, ma sempre meno in posizione dominante, viste le grandi belle sorprese di altre regioni che a grandi passi, meritatamente, si affacciano al mondo intero.

  3. Gentile Franco Ziliani sto leggendo il suo blog, e nel frattempo mi capita tra le mani una pubblicità di vini venduti presso il supermercato della mia zona; ora, da inesperto, chiedo consiglio a lei,anche se in questo momento sono fuori tema, sui vini venduti in questa enoteca. Amarone Bertani euro 13.90
    Brunello di montalcino canneta 12.90 Brunello di montalcino campone 17.90
    Brunello di montalcino giglio del duca 10.50
    Barbaresco Fontanabianca euro 9.90
    barolo le calende euro 8.90
    Ora io mi chiedo:ma questi sono veri brunelli o Amaroni o barolo e barbaresco oppure tutti gli altri produttori sono dei ladri che ci spillano solo soldi?
    Mi scusi il fuori programma, ma lei mi dia il suo parere che per me è sacro. Grazie marcello

  4. Buongiorno Franco stavo leggendo i suoi articoli sull’interessantissimo blog dell’ AIS e scrivo qui perche’ non sono riuscita a lasciare li’ il mio commento…mi riferisco alla parte in cui riporta la possibilita’ di iniziare dei programmi televisivi che abbiano come protagonista il vino italiano. mi scuso se mi rifaccio sempre all’Inghilterra, ma e’ il paese in cui vivo e quindi termine di paragone facile e obbligato. A Londra da sempre ci sono programmi televisivi molto interessanti sulla cucina e sul vino e Le posso dire che c’e’ piu’ interesse qui sul vino in generale e quello italiano in particolare che non in Italia che quel vino lo produce. in particolare Saturday Kitchen programma che segue in modo famelico il sabato mattina dove intervengono master wine e master chef descrivendo vini e associandoli alle pietanze. E’ un programma divertente, interessante, coinvolgente e il pubblico ne prende parte attiva oltre al fatto che ruota anche intorno ad una figura di solito dello spettacolo e della televisione che non si astiene dal mettere le mani in ‘pasta’ dilettandosi col presentatore a cucinare..ma perche’ in Italia che tanto ha da offrire si arriva sempre ultimi e perche’ non si allarga l’orizzonte guardando all’estero? siamo solo bravi a copiare programmi idioti (Grande Fratello e company…) e stupidi che ti danno cosa? solo la voglia di cambiare canale!!

  5. Mi permetto di dire la mia sulla questione posta da Marcello.
    Sicuramente i prodotti elencati sono quello che è indicato in etichetta.
    Nel senso che nel processo di produzione rispettano i disciplinari (con il beneficio di inventario, dato che abbiamo visto che nella vicenda “brunellopoli” così non era).
    Quindi possono apporre in etichetta tali denominazioni.
    Parlo della realtà Amarone perché è quella che meglio conosco: c’è una bella differenza tra un Amarone prodotto con indicazione “generica” dove le rese per ettaro possono essere di 120 quintali e un Amarone Classico, dove le rese per ettato scendono a 90. Già questo fa crescere il prodotto finale. Poi c’è chi nella zona classica raccoglie 90 e chi 45. Il risultato è nettamente diverso in termini organolettici nel vino.
    Poi dovremmo cominciare a capire che oltre a queste differenze ci sono infiniti altri fattori che condizionano qualità e prezzo di un vino, non ultima la collocazione di un vigneto. Ultimamente si sono messi in produzione terreni buoni a malapena per il mais (a volte ottimi per il riso).
    In Francia questo concetto lo hanno capito da secoli e classificano i vigneti da Gran Cru, Premier Cru e discendendo, con conseguente variazione di prezzo dei vini colà prodotti.
    Un Amarone a 13,90 non mi fa grande affidamento. Potrà anche essere buono, ma io non lo prenderei. Almeno non prima di essermi informato da dove provengono le uve e come sono state vinificate.
    Resta un Amarone, ma chi lo propone a 20, 30, 40, 50 euro non è certamente un “ladro”. Faccia la prova, prenda un Amarone da 13,90 (ne trova anche a meno) e un Amarone Classico da 35-40 euro. Vedrà che le differenze ci sono, e notevoli.
    Tenga inoltre presente che gli ipermercati spesso vendono sottocosto, per avere liquidità e recuperare guadagno con operazioni finanziarie (oltre che per far leva sull’effetto “specchietto per le allodole”).
    I Brunelli che ha citato credo siano da attibuire a imbottigliatori e non viticoltori. Acquistano uve e/o vini già finiti che probabilmente provengono dai terreni meno vocati, perché la loro politica è solo quella del prezzo. Ma il Brunello è un’altra cosa.
    Non parliamo poi di Barolo e Barbaresco perché lì è l’unica zona d’Italia dove un consumatore appena curioso può facilmente informarsi dei cru di proveninenza e quindi del loro valore intrinseco (un po’ come succede nell’esempio francese che ho riportato sopra).

  6. I dati delle guide sono interessanti ed inoppugnabili: buon per chi ha ottenuto buone valutazioni, magari alzerà i prezzi, magari no, chissà.
    Io però non ne ho mai comperata una in vita mia, e nemmeno nessuno dei miei amici/conoscenti.
    Le vedo qualche volta molto impolverate su qualche banco o scaffale dei produttori che hanno ricevuto alte valutazioni, aperte sulla relativa pagina.
    Io preferisco andare per cantine personalmente ed assaggiare, assaggiare, assaggiare: è così bello parlare coi vignaioli.
    Per informarmi preferisco il bottom up di internet.
    Ciaoooo.

  7. E all’esselunga un Amarone Classico a 27 Euro circa allora cos’è??? Un regalo o una svendita??? Scusate ma non capisco. Cosa fa il prezzo di questo vino??? Perchè un Dal Forno a 200 Euro e un Tommasi a 27…

  8. Stiamo andando un po’ fuori tema.
    Non vorrei abusare della pazienza del sig. Ziliani che ci ospita.
    L’Amarone Classico Tommasi è sicuramente un prodotto corretto e anche buono (sebbene non abbia la capacità di colpirmi al cuore), proposto all’Esselunga ad un prezzo corretto.
    Diciamo che si possono trovare degli ottimi Amarone, ben fatti ed appaganti, nella fascia di prezzo 25-60 euro in enoteca, con le migliori espressioni che si attestano GENERALMENTE dai 40 euro in su.
    Anche in questo discorso ci sono delle eccezioni: io amo moltissimo gli Amarone di Antolini (che si trovano tra i 25 e i 35 euro) o l’Acinatico di Accordini, correttissimo nel rapporto qualità prezzo e assolutamente “scolastico” nella sua espressione (tanto che spesso faccio un paragone – spero Ziliani non mi decapiti istantaneamente – con i Brunello di Con d’Orcia, da questo punto di vista).
    Buono anche l’Amarone di David Sterza, sebbene un po’ troppo segnato dall’apporto del legno piccolo.
    Per Dal Forno (o Quintarelli per fare un altro nome) valgono considerazioni diverse, sono prodotti che staccano nettamente dalla proposta circostante, con caratteristiche uniche, prodotti in quantità esigue e richiestissimi. Diventa il gioco della domanda/offerta, ulteriormente spinto da considerazioni che vanno al di là del valore intrinseco del vino.

  9. OK. Grazie. Resto comunque dell’idea che da 27 euro a 40 euro ci sia una bella differenza e sinceramente fatico a capirne il motivo se si parla di un prodotto dello stesso tipologia. Sono anche dell’idea che i prezzi che girano per Dal Forno e Quintarelli siano uno scandalo, sono prezzi che per il mio modesto parere non hanno senso di esistere nonostante quantità esigua e domanda altissima… Chiedo scusa per il fuoritema.

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