Alezio rosato Mjere 2010 Michele Calò

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Con questo primo articolo prende avvio una nuova rubrica dedicata ai vini delle aziende protagoniste di Radici del Sud, la bella manifestazione ideata e fatta progressivamente crescere, anno dopo anno, dall’amico Nicola Campanile.
Essendo coinvolto da quest’anno nell’organizzazione di questa grande vetrina delle eccellenze vinicole espressione esclusiva dei molti vitigni autoctoni di cui Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia (ovvero le regione coinvolte nella manifestazione) dispongono, ho pensato che si potesse fare qualcosa di più per accendere i riflettori sulla rassegna non solo nei suoi momenti clou, il Festival dei vitigni autoctoni, Radici Wine Experience, e varie iniziative collaterali, ma anche nel corso dell’anno.
Per questo ho proposto all’amico Luciano Pignataro, che come me collabora con Nicola Campanile, di darmi una mano a creare questa nuova rubrica ospitandola in contemporanea sul suo seguitissimo wine blog. Nonché sul sito Internet di Radici del Sud. Saranno articoli di diverso taglio, recensioni di vini, ritratti di aziende, interviste, dedicati ai protagonisti, vini e produttori, di Radici del Sud.
Ho pensato che il modo migliore di iniziare questa che vuol essere una chiacchierata tra amici, tra appassionati dei vini identitari meridionali, figli di quelle grandi uve, Negroamaro, Aglianico, Nero di Troia, Fiano d’Avellino, Falanghina, Gaglioppo, Magliocco, Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Bombino, Malvasia nera, Primitivo (per citarne solo alcune), che dimostrano la grandezza dei terroir e le enormi potenzialità, ancora in larga parte da sfruttare della vitivinicoltura merididionale, non potesse essere che iniziare con un vino simbolo del Sud.
Con una tipologia di vino in particolare della cui produzione la Puglia è incontrastata leader. Sto parlando, credo che abbiate già capito, dei vini rosati, che in nessuna altra regione italiana come la Puglia sono onorati e oggetto di una produzione di insuperato livello qualitativo. Rosati prodotti un po’ in tutta la regione, dalla Daunia foggiana sino al Salento passando per l’area di Castel del Monte.
E mi piace parlare di rosati, in un articolo che viene pubblicato non in luglio-agosto, ma a metà novembre, per testimoniare in maniera chiara la mia convinzione che i vini rosati, quantomeno i migliori, si possano e debbano bere non solo nella bella stagione calda, quando sono pressoché insuperabili in abbinamento a tanti piatti della cucina estiva, pugliese e non, ma magari, giocando su temperature leggermente meno fresche, possano essere bevuti e goduti (oh yes, goduti), anche quando fuori è ormai inverno e magari nevica. Il rosato che ho scelto di proporvi, uno di quei rosati che sono in splendida forma anche ora che siamo alla fine del 2011, magari con profumi meno esplosivi ed esuberanti, ma con intatto vigore, è prodotto da un’azienda che considero un classico ed un punto di riferimento per la produzione salentina e che si trova a Tuglie, una quindicina di chilometri a nord est di Gallipoli.
La cantina, di cui ho scritto recentemente parlando di un loro valido Salento bianco, è l’azienda vinicola Michele Calò, creata da Michele Calò oltre cinquant’anni orsono e oggi condotta dai figli Fernando e Giovanni.
Il produttore è oggi conosciuto e meritatamente apprezzato per i suoi rossi base Negroamaro, lo Spano Salento Rosso riserva, il Salento rosso Grecantico ed il Salento Rosso Mjere, ma io sono particolarmente legato all’Alezio Rosato Mjere (dal latino Merum, ovvero vino vero), perla di una linea di tre vini (bianco, rosso e rosato) che costituisce il fiore all’occhiello aziendale.
Perché mi piace (e tanto, visto che personalmente lo considero tra i migliori cinque rosati di tutta la Puglia) questo rosato prodotto con un ottanta per cento di uve Negroamaro ed un venti per cento di Malvasia nera, oggetto di una vinificazione tradizionale “a lacrima”, con uve lasciate macerare 16-18 ore a seconda della maturazione e del colore, che prevede che al momento della svinatura solo il 25-30% venga destinato alla produzione del Mjere rosato, esclusivamente la parte migliore, quella più limpida e “fiore” dal colore rosa corallo, ottenuta dall’alzata del cappello, destinata alla fermentazione a temperatura controllata a 18 gradi per una durata di 7-8 giorni?
Perché questo vino, prodotto in 42-45 mila bottiglie, da vigneti posti a Tuglie, Sannicola e Alezio, su terreni argilloso calcarei di medio impasto, è indiscutibilmente e contagiosamente godibile e dotato di un inconfondibile timbro pugliese e salentino.
Un rosato che si beve con gli occhi, poi molto con il naso, e che si apprezza sorso dopo sorso, soprattutto portandolo a tavola e abbinandolo ad una gamma vastissima di piatti, splendido nel colore, un cerasuolo intenso pieno di energia e di riflessi corallo e melograno con lo splendore di un’alba salentina, di bellissima luminescenza e vivacità, naso vivo, succoso, con tutta la polpa, la frutta carnosa del Negroamaro, frutta viva non sovramatura o appassita, con note molto nitide di lampone, ciliegia, ribes, rosmarino, macchia mediterranea, sfumature floreali e di rucola selvatica ed una vena sapida che evoca la brezza marina, e la mattina presto, quando la frutta sugli alberi e l’uva in vigna ha ancora gocce di rugiada.
Bello il colore, ricchi e delicati e di grande fragranza i profumi, ma che grande piacere apprezzare il vino al gusto sin dalla prima sorsata, servito fresco ma non ghiacciato per non bloccare lo sviluppo degli aromi, l’attacco ben secco, ma non aggressivo, senza nessun cedimento verso quelle note dolci e zuccherose, a quel tono da caramella e zucchero filato che affliggono troppi rosati (anche pugliesi) di oggi, il suo carattere ben asciutto e sostenuto.

E poi, merito dal Negroamaro, con le sue asprezze temperate dalla morbidezza della Malvasia nera, il saldo corredo tannico, ma senza asperità o note verdi o astringenti, la succosa intensità del frutto, la spiccata vena terrosa ricca di sapore, con una bella continuità e persistenza, la calibrata acidità ed una grande ricchezza di sale.
Il tutto in una cornice di grande equilibrio, di ampia tessitura, di assoluta piacevolezza, che fa sì che la bottiglia, soprattutto se abbinata ai giusti piatti, come possono essere una parmigiana di melanzane, un umido di pesce e meglio ancora un brodetto o una zuppa di pesce (ma perché non pensare a sposarlo anche ad antipasti freddi a base di verdure e pesce, a verdure gratinate, piatti di pasta con sugo di pomodoro, e, straordinario matrimonio, una pizza?) veda rapidamente la fine, svuotata, con piena soddisfazione, come per incanto.
Uno di quei rosati, il Mjere di Michele Calò, orgoglio del Salento e presenza immancabile e fiore all’occhiello di Radici del Sud. Garantito…da me!

Azienda vinicola Michele Calò & Figli
via Masseria Vecchia 1
Tuglie LE
tel. e fax 0833 596242
e-mail info@michelecalo.it
sito Internet http://www.michelecalo.it/

Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su:

www.ivinidiradici.com

http://www.lucianopignataro.it/

www.vinoalvino.org


 

Un pensiero su “Alezio rosato Mjere 2010 Michele Calò

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *