Garantito… da me! Bramaterra 2007 Antoniotti Quando il porfido non è perfido…

Lo dico subito. Insieme al Gattinara 2005 di Franchino, di cui vi ho già parlato qui, e a pochi altri vini di cui conto di scrivere più avanti, questo Bramaterra 2007 di un altro produttore non mediatico ma vero, Antoniotti, è stato uno dei miei migliori assaggi (non ho degustato tutto, ma tanto) dell’eccellente edizione targata Stresa e Consorzio Nebbioli Alto Piemonte, del convegno internazionale Nebbiolo grapes.
In questa occasione, ai banchi d’assaggio che hanno fatto seguito al convegno scientifico, non ho degustato i Nebbiolo di Langa e Roero, ma mi sono concentrato, qualche valtellinese e Nebbiolo straniero a parte, sui Nebbiolo prodotti ad ovest ed est del fiume Sesia. Gattinara, Ghemme, Boca, Coste della Sesia e qualche Bramaterra e devo dire di essere rimasto ampiamente soddisfatto dai miei assaggi.
Certo, qualche produttore sconta l’utilizzo di botti nuove, che anche se grandi lasciano una certa nota di legno, qualcuno ha vigneti troppo giovani, qualcun altro, anche qualche grande nome, pensa che la concentrazione e la potenza debbano prevalere sulla finezza, ma quando si lascia che il Nebbiolo (o Spanna) giochi la carta dell’eleganza e faccia parlare i terroir specialissimi per microclimi e composizioni geologiche dei terreni di cui molti vignaioli dispongono, allora signori miei non ce n’é per nessuno e le emozioni sono assicurate.
E’ questo il caso del Bramaterra (una Doc che conta su 28 ettari vitati, e dove accanto al Nebbiolo, presente in percentuali varianti dal 50 all’80 per cento, vediamo interagire Croatina, Vespolina e Uva rara) di Odilio Antoniotti e del suo giovane figlio Mattia, produttori di un vino che mi aveva già colpito un paio di anni orsono in occasione di un’edizione di Vini veri, e che questa volta mi ha sorpreso ancora di più.
E ha sorpreso, più che positivamente, le persone (colleghi come Carla Capalbo e Giampaolo Gravina e nebbiolisti vari che ho incontrato e che mi chiedevano una “dritta” su quali vini non perdersi) alle quali ho suggerito di assaggiarlo.

Storia antica quella degli Antoniotti, che risale al 1700 quando “un membro della famiglia Antoniotti si trasferì al seguito di un parroco che si chiamava Antoniotti dal Biellese a Casa del Bosco nel comune di Sostegno (Biella), a custodire le terre della parrocchia”. Nel 1861 Lorenzo Antoniotti acquistò 4400 metri quadrati “di terreno vitato in zona Bramaterra. Nel 1908 Giuseppe Antoniotti e nel 1920 suo figlio Giovanni venivano premiati a Biella con medaglia per “vini rossi fini”.
Venendo ai tempi nostri l’azienda, costituita da 40 ettari di proprietà, in larga parte boschi di castagni e querce, conta su 5 ettari di vigneto, posti ad altezze tra 400 e 450 metri su terreni, prendete nota della cosa perché è importante, di porfido, “dalle varie tonalità di colore, dal giallo al rosa al rosso scuro”. Terreni molto acidi e ben drenati esposti a sud, costantemente ventilati, poveri di materia organica ma ricchi, e ce ne si accorgerà bevendo i vini, di sali minerali.
Su questi terreni e andando oltre ad un disciplinare che prevede un invecchiamento di 24 mesi (34 mesi per la riserva di cui 24 in botti di legno) gli Antoniotto, bella gente dallo sguardo pulito, poche parole e tanti fatti e la volontà di fare vini che piacciano ma che rispettino soprattutto la storia e l’identità della loro terra d’origine, producono in 5500 bottiglie circa un Bramaterra esemplare.
Vigneto con 4000 ceppi ettaro dove ad un 70% di Nebbiolo di accompagna un venti per cento di Croatina, un 7% di Vespolina ed un 3% di Uva rara (alias Bonarda Novarese). Uva diraspata, pigiata, fatta fermentare in vasche vetrificate interrate per circa 20 giorni e vino che poi riposa in botti di rovere francese da 12,5 ettolitri per un periodo non inferiore ai 30 mesi.

Il risultato è un vino, parlo dell’annata 2007, di aristocratica eleganza, di raffinata e cesellata finezza, dallo splendido colore rubino squillante colmo di riflessi, che parla di pietra e sale nei profumi, nel gusto, nella profondità, nel nerbo scabro ed essenziale – “avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine” – quasi “montaliano”. Un vino di mirabile equilibrio, dove frutta, tannino, acidità e tanto nerbo minerale scandiscono un ritmo preciso, una pulizia estrema al gusto, una verticalità che rende il gusto profondo, sapido, nervoso, vivo, con sfumature di rosa e lampone e ribes e tanta roccia e accenni di liquirizia ed erbe aromatiche a rendere suadente e affascinante il bouquet, sempre freschissimo, all’insegna di una personalità, di un carattere, di una bellezza espressiva che lasciano veramente ammirati.
Per chi desidera un vino più fresco è disponibile, prodotto con 88% di Nebbiolo e 12% di Croatina gli Antoniotti producono anche 2000 bottiglie di un buon Coste della Sesia Nebbiolo 2008, affinato in tonneau da 500 litri per 18 mesi, vino di gran polpa fruttata, profumato di fragola, succoso, di grande godibilità ed immediatezza, tutt’altro che un vinello da poco. Per farsi la bocca e prepararsi alla grandezza del Bramaterra un magnifico starter…
I prezzi in cantina sono di 15 euro per il Bramaterra Doc e qualcosa di meno, 12, per il Coste della Sesia Doc.

Azienda agricola Odilio e Mattia Antoniotti
vicolo Antoniotti 5 frazione Casa del Bosco Sostegno (Biella)
tel. e fax 0163 860309
e-mail antoniottiodilio@libero.it

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6 pensieri su “Garantito… da me! Bramaterra 2007 Antoniotti Quando il porfido non è perfido…

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  2. Ho assaggiato i vini di Odilio in più occasioni e li ho sempre molto apprezzati.
    Mi permetta una curiosità, Ziliani: ha avuto modo di assaggiare i Lessona di Massimo Clerico ? Il 2004 è favoloso e il 2005 lo segue con un carattere più discreto ma non meno profondo (e forse più nebbiolo del fratello maggiore, più pieno e muscoloso).

  3. Che cavolo di coincidenze della vita. Mercoledì mattina sono stato da Franchino e nel pomeriggio da Antoniotti. Realtà autentiche che trasmettino un senso della viticoltura talvolta dimenticato. Franchino fa una sola etichetta e la cosa bella è che quest’anno i 2 imbottigliamenti del 2005 sono di fatto 2 vini diversi: uno è rimasto in legno un anno in più et voilà, il secondo è anche più interessante e profondo del primo. Nel dubbio, ho preso un po’ di entrambe ;-).

  4. Un bravo a Ziliani che sa sempre riconoscere i grandi vini ed i grandi personaggi del nostro magnifico territorio!
    … e naturalmete un grazie ad Odilio per darci uno splendido Bramaterra.
    Questo è un esempio perfetto tra magnificenza del vino e del suo viniculore.

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