Garantito… da me! Rosato di Toscana Igt 2008 Il Greppo

Mi corre obbligo fare un’aggiunta all’articolo, potete leggerlo qui, con il quale ad inizio ottobre raccontavo di aver scelto di stappare per festeggiare il 55° compleanno non un potente rosso, né tantomeno un elegante Champagne o un succoso Franciacorta, ma uno strepitosissimo rosato, forse il più importante, blasonato (e probabilmente costoso visto che su qualche sito di vendita di vini on line viene proposto a 33 euro) dei rosati italiani.
Parlo del Rosato di Toscana, Sangiovese 100%, creato dal grande Signore del Brunello, Franco Biondi Santi, nella sua Tenuta del Greppo a Montalcino.
Come scrivevo “l’ultimo nato del Greppo, un vino ottenuto vinificando in bianco ad una temperatura di 18-20 gradi le uve di sangiovese di proprietà  del Greppo e maturato per 18 mesi in vasche di acciaio inox. Lo potremmo definire un Sangiovese giovane, un quasi Brunello… in rosa, ottenuto da vigne giovani di età variabile dai 5 ai 10 anni, poste su terreni ricchi di scheletro e galestrosi, esposti a Nord-Est, Sud e Nord, ad altezze variabili tra i 250 ed i 500 metri”.
Perché tornare su quel vino che avevo già descritto come grandissimo? Perché la bottiglia che avevo stappato il 23 settembre era di annata 2006, degustata quindi a cinque anni dalla vendemmia e non era, ora posso confessarlo, in perfettissima forma, con una leggera stanchezza e una velatura nella pulizia dei profumi dovute ad un tappo un po’ infido.
Ho quindi pensato, a dire la verità ci ha pensato quel galantuomo e gran Signore di Franco Biondi Santi, che colpito dal fatto che nel 2011 avessi stappato un rosato di un lustro precedente e proprio il giorno in cui cominciavo ad avvicinarmi più ai 60 che ai 50.., ha avuto la gentilezza di inviarmi dei campioni dell’annata del suo Rosato di Toscana più recente, il 2008.

Un’annata che non viene ancora descritta nella scheda tecnica del vino che compare sul sito Internet del Greppo e a proposito della quale sul rinnovato sito Internet del Consorzio del Brunello, nello spazio relativo all’assai discussa valutazione delle annate viene espresso un giudizio di quattro stelle. Ricordate l’entusiasmo con il quale salutavo l’edizione 2006 del Rosato di Toscana del Greppo?
Bene, nel caso del 2008, che ho degustato (ma che dico, bevuto golosamente e con crescente soddisfazione e mirabilia) abbinandolo ad un piatto quotidiano, semplice ma buonissimo e soprattutto ben fatto come delle squisite polpette di manzo al pomodoro abbinate a fagiolini verdi al pangrattato saltati in padella, dovrei parlare di un entusiasmo moltiplicato al cubo. Un rosato, prodotto in quattromila esemplari, davvero straordinario, sotto ogni aspetto.

Senza andarmi a rileggere quello che avevo scritto per l’edizione 2006 ecco le impressioni, mie e della persona grande appassionata di rosati e dal gusto raffinatissimo ed esigente che ha degustato in mia compagnia, del mio recente assaggio: colore cerasuolo scarico – sangue di piccione con leggera vena aranciata, naso asciutto, diretto, molto salato, incisivo, con ciliegia rossa in evidenza e poi un progressivo sviluppo di agrumi, dal pompelmo rosa al mandarino al cedro, e poi screziature di macchia mediterranea, di foglia di pomodoro, di pietra focaia e accenni di rosa, a costruire, autentiche tessere colorate, un variegato puzzle odoroso.
Bocca ampia, succosa, piena di grande personalità, di raffinata e ampia tessitura, larga e ben strutturata sul palato, eppure profonda, verticale, dotata di un’incisività e di uno scatto assoluto, di una magnifica vitalità e articolazione.
Vino petroso, salato, con perfetto equilibrio tra frutto, acidità, tannino (il magnifico tannino del Sangiovese in purezza di Montalcino – a proposito, in uscita per Metamorfosi editore un’Agenda del Brunello di Montalcino 2012 da non perdere), per una grandissima armonia, una pulizia estrema, un’eleganza aristocratica, una piacevolezza assoluta che nonostante i tredici gradi e mezzo di alcol e la ricchezza della materia rendono questo Rosato di Toscana godibilissimo e adatto ad essere proposto (mentre degustavamo abbiamo pensato ad un caciucco alla livornese, ad una zuppa di pesce, a dei moscardini o calamari in umido con piselli, ma anche ad un roast beef, ad una preparazione in umido con carne di vitello protagonista e perché no, ad una pizza ben guarnita…) ad una gamma vastissima di piatti.
Da quelli più importanti, espressione della grande cucina a quelli più semplici e meno impegnativi che è più facile finiscano sulle nostre tavole di tanti manicaretti speciali da semel in anno. Tanto in ogni caso a trionfare, petroso, salato, elegantissimo, sarà questo Super Rosato di Toscana, il più grande rosato italiano, uno dei più grandi rosati che si producano, Francia compresa, al mondo. Chapeau!

Tenuta Il Greppo di Franco Biondi Santi
Montalcino

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Attenzione!

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9 pensieri su “Garantito… da me! Rosato di Toscana Igt 2008 Il Greppo

  1. Con questo ottimo rosato Franco conferma una volta di più l’importanza della tradizione in enologia, cosa di meglio di un antico ed economicissimo salasso per fare grandi vini rossi? Così si ottengono sontuosi grandi rossi e piacevoli rosati. C’é chi pensa solo a osmosi, microssigenazioni e compagnia cantante, e chi vive e usa le tradizioni delle nostre terre perché quella è la sua natura. Grazie Franco, quel rosato non è altro che storia dell’enologia fatta bottiglia.

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  4. Il Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo di Valentini 2010 – tanto per fare un nome -vale almeno il doppio del variegato puzzle odoroso da lei descritto. E perché parlare ogni volta del miglior vino in assoluto per tipologia? Già era azzardata ( e francamente attaccabile) il suo giudizio sull’Anna Maria Clementi Rosé come migliore cuvée in rosa mai prodotta in Italia…Il rosato di Biondi Santi è un buon rosato ma well overpriced.

    • questo é il suo punto di vista Lorenzo, che rispetto, ma non condivido. Quanto al giudizio sul Rosato di Toscana non solo mi sento in diritto di esprimerlo, ma la ribadisco e confermo. Su Vino al vino, che é il mio blog, penso di potermi esprimere liberamente

  5. Ci mancherebbe. Non capisco però quest’ostinazione nell’esprimere giudizi del tipo: Il miglior rosato in Italia e nel mondo, la miglior cuvée mai prodotta, etc. Non è proprio lei che attacca di sovente queste modalità di riconoscimenti assegnati dalle guide nazionali? Oltre tutto ora sono confuso: la migliore cuvée in rosa mai prodotta era la novità di Ca’ del Bosco, vuol dire che con Biondi Santi – anche se siamo sul versante tranquillo – secondo lei scaliamo un gradino dell’olimpo?

    Perché queste classificazioni? La seguo volentieri perché è molto bravo a raccontare storie e personaggi e mi consenta di muoverle questa critica.

    • Lorenzo accetto, ci mancherebbe altro, la sua critica, ma il mio vuole essere non un giudizio assoluto, ma l’espressione di un mio sentire del tutto soggettivo.
      Quanto a gradini dell’Olimpo, capisce da sé che tra la Cuvée Anna Maria Clementi Rosé di Cà del Bosco e il Rosato di Toscana non c’é proprio nulla in comune, nemmeno il colore… 🙂

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