Garantito… da me! Valle d’Aosta Nebbiolo Picotendro 2009 La Kiuva

Voglio dirlo subito: questo vino di cui vi sto per parlare è stato una delle belle sorprese del congresso internazionale Nebbiolo Grapes che si è svolto a fine ottobre a Stresa. Congresso di cui ho scritto, sul sito Internet dell’A.I.S., qui e poi ancora qui.
E così, dopo avervi raccontato del Gattinara di Franchino e del Bramaterra di Antoniotto, e dei Ghemme di Tiziano Mazzoni voglio parlarvi di un altro vino base Nebbiolo che ho degustato durante la due giorni sullo sponde del fascinoso Lago Maggiore.
Non ci troviamo in Piemonte, ma nella confinante e a me carissima, Vallée d’Aoste, dove gli ettari vitati sono ormai solo 5-600, e dove il Nebbiolo, che qui localmente viene chiamato Picotendro, è minoritario rispetto ad altre uve. Questo anche se la prima DOC della Valle D’Aosta fu il Donnaz, oggi noto come Donnas, riconoscimento ottenuto nel 1971, relativo ad un vino prodotto con Nebbiolo 100% in bassa Valle, al confine con il Piemonte e con la Doc sorella di Carema, seguita nel 1985 da un altro vino base Nebbiolo, il Vallée d’Aoste Arnad-Montjovet, prodotto da vigneti dislocati nei territori di Arnad e nei comuni limitrofi (Hône, Verrès, Issogne, Challand-Saint-Victor, Champdepraz, Montjovet), con Nebbiolo (min 70%), Dolcetto, Pinot Nero, Neyret, Freisa e Vien de Nus (max 30%). E poi l’anno successivo dall’Enfer d’Arvier.
Eppure anche se Arnad è una località a me veramente cara, perché evoca i ricordi bellissimi di un caro amico che se n’è prematuramente andato, Rinaldo Bertolin, e che conobbi nel 1990 quando andai ad intervistarlo per un articolo per la rivista fiorentina Pane & Vino, non sapendo che la sua macelleria sarebbe diventato un importante salumificio noto ormai in tutta Italia, creatore del mito di un lardo che ogni anno viene onorato e golosamente festeggiato, non posso dire di essere un regolare frequentatore della cantina produttrice del vino che vado a segnalarvi.
La visitai diversi anni fa e dagli assaggi dei vini fatti in diverse occasioni in tempi più recenti non avevo ricavato impressioni tali da invogliarmi a tornare.
Sulla Cantina cooperativa La Kiuva, (una delle sei cantine cooperative della Vallée) una produzione intorno alle 70 mila bottiglie, avevo un giudizio diciamo così “interlocutorio” e non entusiasta che condividevo con il punto di vista, decisamente più drastico del mio, che aveva più volte espresso la persona stupenda che mi ha introdotto più di qualsiasi altro ai vini della Vallée, l’indimenticabile e insostituibile carissimo Gianni Bortolotti, che non faceva sconti a nessuno e quando c’era da lodare era il primo, ma quando c’era da criticare era ancora più schietto e deciso.
La mia sorpresa, a Nebbiolo Grapes, è stata triplice: innanzitutto apprendere che alla Kiuva da qualche anno era tutto cambiato. Dal punto di vista tecnico enologico, con l’arrivo del bravo enologo albese Sergio Molino, della gestione dei 15 ettari di vigneto dei 60 soci conferitori di uve incoraggiati “a recuperare e reimpiantare i vigneti situati in zone vocate ormai abbandonate”, dell’investimento “sulla valorizzazione del vitigno principale, il Nebbiolo che localmente, sin da tempi antichi, è chiamato Picotendro”.
E’ stato varato vero e proprio progetto con “l’obiettivo di produrre uve sane, ricorrendo il meno possibile all’uso di prodotti chimici nella lotta contro i parassiti fungini. Una commissione scelta tra i soci ed accompagnata dal tecnico viticolo visita con cadenza quindicinale tutti i vigneti dei soci, valutandone lo stato sanitario, i carichi di uva, la gestione del suolo e della parete fogliare. In base ai sopralluoghi si stila un giudizio per ogni vigneto, allegandovi i relativi consigli tecnici.
Questo metodo di lavoro permette ai viticoltori di confrontarsi e di scambiare le diverse esperienze, arricchisce la conoscenza, valorizza il lavoro di gruppo, aumenta il senso di appartenenza e la crescita professionale”.
E inoltre ho appreso che dalla “vendemmia del 2009, per la produzione di alcuni dei suoi vini, la Cooperativa La Kiuva, fondata nel 1975 e con primo conferimento di uve nel 1979, ha sperimentato lieviti  isolati nei vigneti della Valle d’Aosta; i ceppi selezionati sono stati caratterizzati dal laboratorio di microbiologia dell’Institut Agricole Régional di Aosta e sono stati testati presso la cantina sperimentale effettuando delle microvinificazioni.
Questa esperienza è risultata talmente positiva da convincere gli enologi ad utilizzare dalla vendemmia 2010 solo lieviti isolati in Valle d’Aosta. Parallelamente, grazie alla collaborazione dell’Institut Agricole Régional, si procederà alla ricerca e selezione nei vigneti della zona dell’Arnad-Montjovet di lieviti locali. L’obiettivo è di caratterizzare ulteriormente le peculiarità del territorio nei nostri vini”.
In secondo luogo ho appreso, incontrandolo a Stresa, che ad occuparsi della parte commerciale della Cave era ora un vecchio amico, Alberto Capietto, conosciuto nientemeno che alle Crêtes di Costantino Charrère ad Aymavilles un giorno che ero, tanto per cambiare, in compagnia di Bortolotti.
E poi, cosa più importante, a parlarmi, ed in maniera convincente, tanto che sia Alberto che io non abbiamo potuto che rammaricarci, una volta di più, che Gianni non potesse essere lì con noi, a dirci se a suo avviso le cose a suo avviso fossero ampiamente migliorate, sono stati i vini base Nebbiolo che ho degustato.
I due Arnad-Montjovet, il base, ed il Supérieur, di cui vi parlerò prossimamente, ed un vino nuovo, un Vallée d’Aoste Nebbiolo Doc, che porta il nome locale Picotendro. I primi due affinati in legno e questo, annata 2009, affinato esclusivamente in acciaio.
Ho provato questo Picotendro a Stresa, l’ho voluto riprovare con tutta calma a casa e mi sono persuaso che non solo le cose alla Kiuva sono profondamente cambiate (lo diresti anche tu caro Gianni!), ma che con i Nebbiolo di questa Cave noi “nebbiolodipendenti” dovremo abituarci a fare i conti. Anche perché leggo che bolle in pentola un altro ambizioso progetto, quello di produrre, con quest’uva magica, anche un metodo classico… Definirò pertanto questo Picotendro 2009 una bella, simpatica, non impegnativa introduzione al mondo del Nebbiolo valdostano, (dove la superficie di uva coltivata a questo vitigno è pari all’uno per cento della superficie complessiva in Italia e nel mondo), un modo molto pulito, onesto, diretto, di mostrare che con quest’uva complessa e difficile, con questa cultivar croce e delizia ma fonte di soddisfazioni uniche quando piantata nei posti giusti.

Da uve raccolte nella terza decade di ottobre, sottoposte a macerazione prefermentativa a freddo di 3/4 giorni, fermentazione a 30/32°con macerazione delle bucce per 5/7 giorni, svinatura dolce e affinamento in acciaio inox per otto mesi, seguiti da un paio di permanenza in bottiglia, si ottiene un vino, ben secco (due grammi di zucchero), 13 gradi di alcol e 28 di estratto secco, che si fa apprezzare per la propria coerenza espressiva, per la chiara connotazione varietale, per la sua eleganza.
Colore tipicamente “nebbioloso”, rubino squillante di media intensità con una leggera vena che vira (e noi piace tanto che faccia così e che non si melanzanizzi invece…) verso il granato, mostra un naso, inconfondibile “da Nebbiolo”, floreale, delicato, con la sapidità e la vena minerale del Nebbiolo valdostano, che progressivamente vira verso una nota ben succosa di frutta che richiama lampone, ribes e prugna, e poi si completa con accenni di liquirizia, erbe aromatiche, pepe nero, il tutto in una cornice di grande freschezza, di immediatezza, di fragranza.
Delicato il naso e fresca, ben polputa, di medio corpo, ma con una presenza tannica ben rilevata e non aggressiva, la bocca, salda, ricca di sapore, con il ritorno di quelle note sapide e minerali già evidenziate nei profumi, con grande equilibrio e una evidente immediatezza e piacevolezza che fa sì che il vino, anche abbinato ad un semplice hamburger di manzo o ad panino con del Lardo di Arnad come ho fatto io, si faccia simpaticamente bere. Un Nebbiolo giovane, fresco, facile da capire, godibilissimo…

La Kiuva società cooperativa
Fraz. Pied de Ville, 42 – 11020 Arnad (AO)
tel. 0125.966351 fax 0125.966755
e-mail
: info@lakiuva.it
Sito Internet www.lakiuva.it

10 pensieri su “Garantito… da me! Valle d’Aosta Nebbiolo Picotendro 2009 La Kiuva

  1. caro Franco, se ne hai la possibilita, visto che si sta parlando di nebbioli “freddi”, prova un nebbiolo che ho avuto la fortuna d’incrociare una settimana fa e di cui ho fatto subito un pieno visto il coommovente prezzo franco cantina (5 euro bott), Colline Novaresi Nebbiolo “Luporosso”2007 di Crespi Alberto in Suno prov. di Novara….puro succo nebbiolo che fa solo acciaio per un anno e mezzo ed altrettanto tempo in bott……Az. Agricola Crespi Alberto, http://www.vigneticostabella.it….solo 6 ettari di terreno vitati oltre che a nebbiolo anche a vespolina ed erbaluce, piu’ territoriale di cosi’ si muore…..fammi sapere…..un caldo abbraccio…..

  2. Sono pienamente d’accordo con i suoi giudizi sul vino in questione, un vero “vin de soif”, che completerebbe una lauta “merenda sinoira” valdostana.
    Mi permetto di chiederle le sue valutazioni sui vini della cooperativa di Donnas e dei produttori di Carema. Questi ultimi mi sono sembrati di livello superiore, non di molto per carità, soprattutto per un finale di bocca meno asciugante di quelli valdostani. Comunque forte e netta mi è apparsa la voce del territorio sebbene i vini siano delicati,oserei dire teneri nell’esprimersi.
    A questo punto aspetto i suoi giudizi su tutto quello che ha provato alla manifestazione. Mi permetto di segnalare la cantina Centovigne il cui Castellengo mi è sembrato particolarmente significativo. D’altra parte i vini della valtellina mi sono apparsi un po’ ostici, con tannini non perfettamente integrati e in generale mi hanno un po’ deluso a parte ARPEPE che mi è sembrata una cantina di un altra categoria.

  3. Buono a sapersi…ho visto questa bottiglia sabato in una enoteca appena aperta, a Torino, in compagnia di una bella selezione di Nebbioli nord piemontesi/valdostani.
    In estate ho assaggiato l’Arnad Montjovet Superiore 2006 restando impressionato dalla pulizia e precisione, oltre che dal rapporto q/p irresistibile.

  4. Andrò Sabato a visitare la cantina,ne ho sentito parlare molto,io fino ad ora ho assaggiato prevalentemente quelli della Caves Cooperatives de Donnas,mi hanno parlato molto bene anche del metodo classico a base Nebbiolo che fanno dal 2008.
    Saluti.

  5. Non abbiamo capito bene il discorso sui lieviti , cioe’ la cantina nel 1979 ” ha sperimentato lieviti isolati nei vigneti della Valle d’Aosta”. Cosa significa esattamente per la produzione attuale? Da profano chiedo : oggi vengono ancora usati lieviti addizionali esterni?

  6. Buongiorno Ziliani,
    ha poi continuato ad approfondire la conoscenza di questa azienda? Ho acquistato il Picotendro 2012 dopo aver letto la sua recensione e mi sento di dire che un passo indietro sia stato fatto, ho trovato un vino piuttosto diluito, ben lontano dal livello qualitativo ottenuto dalla vicina cooperativa di Donnas.
    Luca Formenti

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