Prodotti da favola: una bella iniziativa della Federazione delle Strade dei Vini e Sapori di Lombardia

Voglio segnalare una bella iniziativa presa dalla Federazione delle Strade dei Vini e Sapori di Lombardia, che raggruppa e coordina le iniziative prese dalle dieci associazioni (di cui otto strade dei vini, più la Strada del riso e dei risotti mantovani e dalla Strada del gusto cremonese nella terra di Stradivari) e opera a favore della valorizzazione e promozione dei prodotti enogastronomici tipici e di qualità, inseriti però nella tradizione e nella cultura dei loro territori d’origine.
In attesa di organizzare il prossimo 5 dicembre a Mantova il convegno sul tema La multifunzionalità come fattore strategico di marketing per l’impresa agricola” (qui dettagli e invito) hanno messo a segno, per iniziativa di Paola Beduschi, che è il Coordinatore della Federazione un simpatico progetto editoriale, con la collaborazione della Provincia di Milano e della Regione Lombardia.
Si tratta di un volumetto, illustrato dai disegni di Marco Braghiroli, che è anche responsabile del progetto grafico, intitolato Prodotti da favola, con testi firmati da Cinzia Montagna, in passato ufficio stampa del Consorzio vini Oltrepò Pavese e oggi giornalista dalla poliedrica attività in larga parte legata a wine & food, che presenta in maniera molto simpatica una serie di eccellenze gastronomiche della Lombardia come Grana Padano, riso, olio del Garda, salumi, Gorgonzola, torrone di Cremona, sbrisolona mantovana, mostarda cremonese, Valtellina Inferno, Franciacorta.
Una presentazione svolta nientemeno che in forma di fiaba, con piccoli racconti che puntano a colpire la fantasia dei giovani lettori (i futuri consumatori consapevoli di domani) mediante una narrazione che abbina elementi storici, dettagli relativi alle caratteristiche dei prodotti descritti ed un pizzico di divagazione e fantasia fiabesca, com’è nello stile di Cinzia.
Alcuni testi sono già stati pubblicati e altri verranno presto compresi in una nuova edizione del volumetto che può essere richiesto alla Federazione delle strade dei vini e dei sapori di Lombardia c/o Ersaf Lombardia Tel: 02 67404638 e-mail: segreteria@viniesaporilombardia.it.
Per gentile concessione di Paola Beduschi e Cinzia Montagna pubblichiamo alcuni testi.

Valtellina – Docg  Inferno – Il Druido e il suo tesoro

Viveva un tempo, in quella regione che oggi è chiamata Valtellina, un sacerdote Druido, conoscitore dei misteri della natura e dell’anima delle pietre, dagli alberi e degli animali. Fu lui, il cui nome si è perso nella memoria dei secoli, a far cessare una nevicata che pareva eterna.
Lo fece portando sino alla vetta più alta del suo villaggio il tesoro che gli avevano donato i suoi Padri e che, in ossequio ad essi, il Druido aveva mantenuto in vita per anni.  Portare vita nel punto più vicino al cielo: per farlo, il sacerdote sfidò la montagna innevata, scivolò in dirupi, si ferì e provò dolore. Infine, raggiunse la vetta e ivi pose il suo tesoro: una pianta di vite. E quando venne primavera e poi venne l’estate, la vite produsse il suo frutto, rosso e possente come il sangue sacrificato dal Druido per il suo popolo.
E la neve si sciolse lasciando il posto ad anfratti di caldo dove la vite venne coltivata da allora sino ai giorni nostri, producendo un vino atto a sconfiggere ogni gelo: l’Inferno.
E’ questa una delle leggende che narrano l’origine di uno dei vini più noti della Valtellina, origine che affonda le sue radici nella storia dei Celti e che oggi racconta di coltivazioni realmente eroiche su terrazzamenti, muretti di contenimento e terreno portato dal fondovalle.
Il vino Inferno è definito “rosso di brace e fiamma, che odore infuso di prugne e more emana e che al Paradiso è meglio preferire” dall’Abate Morelli nel poemetto “Dionisos”. Leonardo da Vinci lo descrisse “potente e assai”. Una produzione pregiata a tal punto che dal XIII al XV secolo i Visconti e gli Sforza, dominanti sulla Valtellina, concessero privilegi alle popolazioni locali perché ne incrementassero la coltivazione. Nella memoria di un antico Druido forte e coraggioso.

Mostarda – I colori del sole nel monastero

Nel monastero più antico di Cremona fervevano i preparativi per l’arrivo del nuovo priore. Sarebbe arrivato da lì a poche settimane, giusto il tempo per i monaci di pulire l’abbazia, eliminare i segni di fumo delle candele dai pilastri delle navate e dare una sistemata al giardino. I monaci più giovani s’erano subito prestati per i lavori più pesanti, mentre gli anziani avevano iniziato a pensare al banchetto d’accoglienza del priore.
Egli arrivava dal sud, dove l’estate è la stagione di sempre. E i monaci si chiedevano come avrebbero potuto omaggiarlo dei colori e degli aromi della frutta a cui era abituato. Ormai la stagione volgeva all’autunno e i frutti conservati nelle fresche cantine del monastero non avrebbero atteso l’arrivo del priore: si sarebbero consumati nel volgere di poco tempo.
Mentre i monaci si dibattevano sul problema, vennero i giorni della vendemmia e arrivarono carri d’uva da terre che il monastero possedeva lontano, oltre il fiume, sulle colline. Sul fondo dei carri, il succo d’uva s’era trasformato in mosto, a causa del lungo viaggio.
E un frate ebbe l’idea: unire grani di senape al mosto, affinché lo conservasse, e poi pezzi di frutta o frutta intera. Nacque così la mostarda, che vuole dire “mosto ardente”, omaggio ottimamente riuscito a un priore che arrivava dalla terra del sole e dei colori.
Al di là della leggenda, la mostarda nacque realmente nei monasteri e la sua preparazione era finalizzata alla conservazione della frutta soprattutto nel periodo invernale, quando i monasteri potevano restare isolati a causa della neve.
Quella di Cremona è ottenuta da essenza di senape, zucchero e frutta candita. La frutta è conservata intera o a grandi pezzi. La mostarda di Mantova, variante della prima, è preparata con mele cotogne, olio di senape e zucchero ed è uno degli ingredienti principe dei tortelli di zucca.


Il torrone di Cremona – Lo sguattero furbo

Il merito della nascita del Torrone di Cremona è di uno sguattero di cucina, arguto e furbo. Si narra, infatti, che in occasione del matrimonio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, celebrato a Cremona nel 1441, al più esperto falegname di Cremona fu commissionata la realizzazione di un modellino in legno della Torre cittadina da donare alla sposa. Il falegname si mise all’opera e lavorò per mesi, finché, il giorno delle nozze, il modellino fu concluso.
La conclusione del capolavoro venne annunciata alla promessa sposa, che, felice, attendeva con trepidazione il prezioso dono. Ma accadde un guaio: durante il trasporto dalla bottega del falegname al palazzo delle nozze, il modellino cadde e andò in mille pezzi.
Che fare? L’idea venne allo sguattero di cucina: ricreare il modello con quel che forniva in quel momento la dispensa. In poche ore fu preparato un dolce di mandorle, miele e bianco d’uovo a forme di torre. Nacque così il Torrone, nome che sta proprio ad indicare una grande torre. E se molta parte di questo aneddoto è fantasiosa, non la è la presenza storica del torrone al banchetto di nozze Sforza Visconti.
La produzione di torrone è attestata nel ‘500, quando un ricco borghese inviò al Podestà di Cremona una lettera chiedendo “200 scatole di torrone di una libra l’uno al computo de soldi 5 e denari 6 per libra” da omaggiare alle autorità milanesi per Natale. Oggi lo si produce in diverse declinazioni: compatto, morbido, grande, in bombons e anche impastato con la cioccolata. Sempre a forma di torre.

 

4 pensieri su “Prodotti da favola: una bella iniziativa della Federazione delle Strade dei Vini e Sapori di Lombardia

  1. bella storia, belle storie, che hanno anche il merito di ricordare (non solo a chi crede alle fiabe) che dietro a certi prodotti c’è qualcuno che crede in quello che fa. E di questi tempi a me sembra tantissimo…

  2. Vini di grande livello (Valtellina in primis), da terre di grande fascino. Basta pensare che si stanno facendo strada perfino nella spocchiosa Toscana..

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