Barolo a prezzi di saldo in Germania: ma (s)vendere in questo modo ha senso e non uccide la concorrenza?

Ma siamo sicuri che tutto quel vino italiano di cui si celebra in modo trionfalistico la vendita all’estero venga veramente venduto in un modo veramente soddisfacente per tutti, e non sia invece talora piuttosto svenduto?
Qualche dubbio in aggiunta a quelli, già numerosi, che nutrivo da tempo, e che venivano corroborati da un controllo periodico, oggi sempre più facile nell’epoca di Internet, dei prezzi effettivi con i quali molti vini italiani finiscono sui vari mercati, mi è venuto visitando il sito Internet di Aldi Süd, una multinazionale tedesca inventore del settore discount, attiva nel settore della grande distribuzione organizzata, ed è una delle principali aziende del mondo nel suo settore.
Una catena che in Germania è una specie di mito, dato che i suoi prodotti sia non-food che food (di solito esclusivi e spesso sottomarche) godono di una buona reputazione e sono venduti a prezzi nettamente inferiori alla media del mercato.
Pur non conoscendo il tedesco sono andato a verificare cosa proponga Aldi in questo momento dal punto di vista enoico visitando la sezione del sito relativa ai vini, e quello che ho scoperto non solo non mi è piaciuto ma ha confortato la mia convinzione che una larga parte del nostro export enoico presenta aspetti di cui non si può proprio essere orgogliosi.
E che rivelano un atteggiamento dal punto di vista commerciale di molti nostri produttori che definire autolesionistico è poco, o quantomeno molto discutibile.

Nella sezione dei vini italiani del sito ho scoperto non solo cose già note, ovvero Merlot del Trentino a 1,99 euro in bottiglia da sette decimi, Pinot grigio Valdadige a 2,49, Chardonnay Valdadige 1,99, Bianco Vigneti delle Dolomiti a 1,99, Nero d’Avola – Merlot Sicilia a 2,99, Prosecco Frizzante Doc a 1,99, Prosecco Conegliano Valdobbiadene Superiore a 4,99, il sorprendente Villa Imperiale Rosso Vigneti delle Dolomiti Igt (Cabernet Sauvignon, Merlot, Teroldego, Lagrein) che il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga ha realizzato “in Zusammenarbeit mit CAVIT” (in collaborazione con Cavit) e che viene venduto a 6,99 euro, ma ho trovato, sorpresa!, come potete vedere qui, che la cantina sociale Terredavino di Barolo (s)vende il proprio Barolo a 7,99 euro: “Terredavino Barolo DOCG Flasche 0,75 € 7,99”.
Eppure il diretto concorrente in termini di vini Docg di alto lignaggio, il Brunello di Montalcino viene proposto dalla stessa catena a quattro euro in più a 11,99 euro, che è un prezzo basso ma non di svendita come appare nel caso del prezzo del Barolo.
Quella di vendere a prezzi bassi i propri vini nei canali della Grande Distribuzione appare, nel caso di Terredavino, un’abitudine anche in Italia, se si considera che dall’11 al 25 dicembre nella catena di supermercati Pellicano il Barolo 2007 di Terredavino viene via, con lo sconto card, a 9,76 euro invece di 15,50.
Ma considerando le spese di viaggio ed il fatto che finisca sullo scaffale di Aldi Süd in Germania, prodotto finito, a meno di otto euro, a quale prezzo che è impossibile definire se non di svendita la grossa cantina cooperativa, azienda che rappresenta una realtà produttiva senza confronti sul territorio regionale con oltre 5000 ettari di vigneto, coltivati da più di 2.800 viticoltori organizzati in 14 cantine di vinificazione, vende il proprio vino alla grande catena tedesca?

E vendendo a prezzi così bassi, come fanno del resto le altre cantine (spesso con nomi di assoluta fantasia: c’è un’azienda che si presenta come Mario Collina..) di cui ho citato i prezzi stracciati, siamo sicuri di trovarci ancora nel campo della libera concorrenza e che non si pratichi invece una politica, assolutamente impossibile per le piccole aziende di qualità, che finisce con il privilegiare qualcuno a scapito di altri?
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23 pensieri su “Barolo a prezzi di saldo in Germania: ma (s)vendere in questo modo ha senso e non uccide la concorrenza?

  1. Bè da che pulpito…
    Parla colui che non vende vino al di sotto dei 100 euro.
    Disdegno assolutamente (e l’ho anche spiegato nel mio blog di cui sopra) chi svende (eufemismo) il vino. Ma non concordo nemmeno con chi vende soprattutto il nome

  2. Boh, sabato ho visto in offerta al supermercato (PIM di Roma V.le Isacco Newton, tanto per non rimanere sul vago) Brunello a. 2000 a 5 euro e Sagrantino a 6.99. Le cose sono 2: o le comprano a qualche asta fallimentare o qualcuno non fa i controlli che dovrebbe in tema di rispetto dei disciplinari…

  3. siamo daccordo che la qualità di un vino non vada regolarmente proporzionata al prezzp…ma è altrettanto vero (forse ancor più vero) che certi prezzi stracciati abbiano un preciso effetto sul valore percepito del vino, del marchio e del vitigno. Per questa ragione vendere vini a quei prezzi, in GDO, senza magari utilizzare altri marchi o altre denominazioni è una cosa che penalizza enormemente l’immagine dei vini di qualità e il lavoro di chi con passione e sacrificio (anche in termini economici) cerca di produrre buoni vini, nel rispetto anche del consumatore.

  4. @Valerio. Sagrantino e Brunello a quei prezzi di Sagrantino e Brunello hanno solo il nome. Si pensi che il Brunello deve invecchiare MINIMO 50 mesi prima di essere messo in commercio (anche da questa dilazione uscite-entrate che ne deriva il prezzo elevato), è IMPOSSIBILE che si stia nei costi di produzione. Si purtroppo spesso i controlli e gli esami organolettici a cui vengono sottoposti i vini a denominazione lasciano molto a desiderare.
    @Fabio. Inoltre venduti all’estero penalizzano il nostro paese, fanno fare brutta figura all’Italia.
    Comunque ricordo che anch’io, quando capivo di vino meno che ora, acquistai un tris di Terredavino al supermarket: Barolo+Barbera+Gavi = 24,00 euro.
    Li ho usati tutti e 3 per cucinare….

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  6. Che i vini italiani , soprattutto naturalmente le Cantine a milioni di bottiglie , si trovino per l’Europa a prezzi sempre più concorrenziali è ormai un dato di fatto. Dopo un paio d’anni passati a Mosca ,dove il vino italiano è sempre a prezzi impossibili ma con ingressi sempre più numerosi di Chianti di marca a 4-5 euro , sono tornato a Kiev e la sorpresa è stata grande . Nella capitale ucraina ,che tra l’altro ospiterà gli Europei di calcio e quindi vive un momento di vivacità commerciale , stanno allargandosi catene di grandi negozi di vini da tutto il mondo.
    Anni fà parlai di Good Wine , uno spazio di circa 2.000 metri dove veramente ci sono vini e liquori da tutto il mondo. 200 etichette italiane ed attualmente si vendono tutti i prodotti Ruffino allo stesso prezzo che si può trovare su Internet o nelle Enoteche più covenienti. L’altra catena , Poliana , reclamizza Antinori sempre a prezzi assolutamente “italiani”. Calcolando che c’è una tassa governativa (diversa fra uso privato e ristorante )sicuramente calcolando spedizione ecc i vini arrivano in Ucraina a prezzi molto molto convenienti. Devo dire che comunque anche i grandissimi (Sassicaia , Anna Clementi, Ferrari cav Giulio e molti altri )costano ormai come in Italia . O al massimo un 5% in più , nemmeno un 10%. Ad occhio il Veneto mi sembra la regione che sà trattare meglio con questo mercato . Molte presenze di Valpolicella , Bardolino , Amaroni ,gli immancabili Prosecco ,Pinot Grigio e bianchi veneti sempre soprattutto in bella evidenza . La Toscana si vende da sola mentre sicuramente meno in evidenza sono tutte le altre regioni con la Puglia che inizia a inserirsi . Ma girando per tuta l’Europa devo dire che anche nei Duty free i prezzi di vini classici italiani sono spesso in offerta anche molto conveniente . Che i magazzini siano pieni ? E che per mantenere i prezzi in Italia si preferisca vendere all’estero a meno ? E comunque un altro dato positivo:alcune cantine italiane organizzano degustazioni in queste grandi enoteche che ricevono bella attenzione .

  7. Fai bene a scandalizzarti per il prezzo follemente basso di un Barolo da Aldi, peró l’esperienza degli ultimi anni mi invita ad una riflessione che non avrei mai pensato di dover fare; qualcosa di simile, anche se non così estrema, é accaduta anche al Brunello nel 2009 e inizio 2010 e anche noi abbiamo temuto la fine del mondo. Non è accaduta. È successo incredibilmente il contrario; quei prezzi assurdi hanno attirato milioni di consumatori nord europei che ci avevano abbandonato perché eravamo diventati troppo cari per loro, e loro in diciotto mesi ci hanno svuotato delle eccedenze. È stato un salasso pazzesco, tutti abbiamo sofferto, ma la pressione é calata e ora i prezzi sono tornati a € 800/900 per Hl per il Brunello sfuso. Il sistema è ritornato sano, le vendite delle bottiglie a marchio aziendale non sono state danneggiate più di tanto da un’alluvione temporanea di prodotto a basso costo con etichette sconosciute e ora stiamo tutti riprendendo. Non è una esperienza che vorrei ripetere, ma le voci che sento tra i produttori (tranne qualche industriale) sono ottimiste per il futuro. Ho fiducia che il Barolo seguirà la stessa strada, quel marchio é fortissimo e non saranno le svendite di pochi anni a danneggiarlo. Fidatevi della storia, se il Barolo è arrivato fino a noi vuol dire che ha radici parecchio profonde e robuste. Non basta una tempesta così a sbarbarle.

    • Stefano considerazioni molto intelligenti le tue, ma io mi ponevo un altro interrogativo, ovvero se svendendo in questo modo determinate (grandi) aziende e cantine cooperative non finiscano per danneggiare l’immagine dei vini prestigiosi che propongono a prezzi quasi da realizzo e a proporre una politica commerciale che altre aziende di più piccole dimensioni non possono praticare…

  8. Il tema sollevato da Franco Ziliani è,come al solito,di estremo interesse.Io credo che questo”dumping” ,alias sputtanamento totale(si può dire sputtanamento?),sia spesso il prezzo che molte aziende pagano all’estero a fronte dell’esito certo della transazione commerciale.In altri termini, ti pago subito..ma il prezzo lo decido io.E questo è il risultato,si fa cassa ma si rischia di distruggere la buona fama e il prestigio di una grande Docg.Proprio oggi pomeriggio un produttore diceva:”In Italia non voglio vendere più,troppi rischi!”.A parte il fatto che qualcuno sembra non aver mai sentito parlare di un certo ”rischio d’impresa”, e di fronte al minimo incidente di percorso ,resta traumatizzato.A quel punto comincia a varcare i confini..Domanda ingenua: i Consorzi non dovrebbero/potrebbero svolgere una minima azione di vigilanza sui prezzi finali dei ”propri” prodotti?

  9. Ma Ziliani, non ha pensato che un’azienda come Terre da Vino paga le uve un tot, non ci spende un granchè per fare il vino (e all’assaggio direi che la cosa si noti) e che quindi a 5,50 € (ho ipotizzato un ricarico del 45% circa) guadagni poco, ma guadagni? Non si tratta di una azienda da poche bottiglie, ma da qualche milione di bottiglie.
    E non credo che a loro interessi della fine che fanno i piccoli produttori, anzi questa potrebbe essere una tattica per farli diventare conferitori a cifre ridicole. Si chiama “stare sul mercato”, è brutto ma non illegale.
    E poi le piccole aziende non devono confrontarsi con questi giganti, ma con quelli delle loro dimensioni e possono farlo soltanto producendo qualità.

  10. Alcune info su Terre da vino:
    Da anni produciamo vini di alta qualità per il canale horeca e vini più semplici e di buona qualità per il consumo quotidiano destinato al canale GDO.Il problema prezzi, soprattutto per le catene di supermercati, è annoso e ciclico; nel 2010 è successo al Barolo quanto descritto da Stefano Cinelli Colombini per il Brunello: i produttori ( piccoli e grandi, blasonati e non)hanno svuotato le cantine ed il Barolo delle annate 2006/2007 è sceso fino a 2.5 Euro/litro creando i presupposti per i prezzi oggetto del’articolo. Si poteva evitare tutto cio? Naturalmente si, se i produttori riuniti nel Consorzio di Tutela avessero scelto di governare il mercato riducendo le rese per ettaro; i produttori, a maggioranza, in una sofferta riunione di Agosto 2010 hanno deciso che fosse il mercato, con le sue regole, a risolvere il problema; così è stato ed oggi il Barolo 2008 è tornato sopra i 6 Euro/litro. Per ironia della sorte, mi ero battuto per ridurre le rese e tenere i prezzi sotto controllo, ma questa è acqua passata! Saluti a tutti.
    Piero Quadrumolo
    Direttore Generale di Terre da Vino Spa

  11. Signor Quadrumolo,

    La Sua risposta la trovo alquanto vuota, scusi Lei fa il danno e incolpa gli altri produttori, e questo il Suo amore per il territorio e per gli uomini che ogni giorno sudano per ottenere un vino che da secoli è un simbolo dell’Italia.
    Non ho parole, da consumatore appassionato del nettare di bacco, la Sua risposta mi conferma esclusivamente che da operatore in una struttura come la Sua cooperativa Lei non ha la percezione dell’imprenditorialità, sicuramente i benefici di legge di cui godete Vi fanno sentire grandi quando (s)vendete la fatica degli altri, complimenti.

    Sandro

  12. Il Barolo 2007 non è mai stato quotato a cifre inferiori ai € 4… La verità è che per lavorare con Aldi bisogna calare le braghe (e rovinare il mercato)… tra parentesi l’unico dato soggettivo.

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  16. Buongiorno,
    molto accurato e interessante l’articolo, peccato averlo letto solo ora!
    A questo proposito, la nostra società Winexplicit (www.winexplicit.com) ha sviluppato una soluzione di trasporti e di gestione dell’accisa che permette a tutte le cantine italiane, in particolare a quelle piccole con prodotti di qualità, di vendere in Europa direttamente al destinatario finale (ristorante, wine bar oppure privato) senza distributore locale.
    Winexplicit vende in Europa senza il vincolo del minimo d’ordine, nel rispetto della normativa accisa e per promuovere lo sviluppo del marketing di prodotto anche della cantina meno nota ma prestigiosa.
    Cordiali saluti
    Claudia

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