Da Birilli arriva il diritto di tappo. Anche a Torino il “Bring Your Own Bottles”

Volendo fare una battuta era normale, vista la notoria assolutamente non vatussiana statura del proprietario, nel ristorante Birilli di Torino, primo ristorante aperto dal comico aostano ma torinese d’origine Piero Chiambretti, situato nella precollina Torinese, che dovesse arrivare il diritto di tappo.
Scherzi a parte, questo locale situato in strada Val San Martino 6 e frequentato da gente dello spettacolo e dello sport si era già fatto notare per una costante attenzione ad un’intelligente e meditata proposta dei vini e quindi non c’è da sorprendersi se dalla scorsa settimana al Birilli il diritto di tappo o corkage fee è di casa.
Come recita lo strillo del comunicato stampa che pubblicizza l’iniziativa e dice “Venite a gustare da noi le Vostre migliori bottiglie di vino”, al ristorante Birilli oggi c’è la possibilità, di portare da casa le proprie bottiglie di vino pagando al ristorante solo 5 € a bottiglia per il servizio.
Porta aperta quindi alla pratica del “Bring Your Own Bottles” o BYOB, “abbreviazioneacrostica di origine inglese, per la prima volta registrata negli anni 1950. Contiene le iniziali e quindi contrae le parole “Bring Your Own Bottles”, che letteralmente significa: “Bisogna portare le bottiglie da sé”.
In sostanza, significa che le bevande alcoliche non sono fornite dal padrone di casa o dall’organizzatore della festa, e dal ristoratore e che quindi devono essere portate dagli invitati o dagli ospiti (ai quali viene detto, appunto, BYOB)”.

La pratica del potersi portare al ristorante prediletto particolari bottiglie della propria cantina, che si desidera gustare sui piatti proposti dal locale, o condividere con gli amici, è assai diffusa negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove in un numero crescente di esercizi basta pagare il “corkage fee'” o “Diritto di tappo“, una cifra variante di volta in volta e in qualche caso addirittura a costo zero, si può cenare senza consumare vino pescando dalla carta dei vini ma semplicemente portandoselo dalla propria cantina.
Su Internet esistono intere pagine o addirittura siti dedicati che propongono la lista dei ristoranti BYOB, qui un elenco di locali a Londra e qui invece a New York, e negli States la pratica si diffonde sempre di più con tecniche e modulazioni che variano da Stato a Stato. In Virginia, come si può leggere qui, un’apposita legge ha autorizzato il BYOB, e ha fissato l’ammontare del diritto di tappo che viene praticato per risarcire il ristoratore del mancato introito dovuto alla mancata vendita del vino proposto nel proprio locale.
Da Birilli si completa dunque il ciclo del vino, perché i clienti oltre a potersi portare a casa le bottiglie ordinate al ristorante, ma non del tutto consumate, possono ora degustare direttamente ai tavoli del locale “le migliori etichette delle Vostre cantine”.
Un’iniziativa simpatica, intelligente e moderna nello spirito, che merita di essere segnalata e incoraggiata.

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14 pensieri su “Da Birilli arriva il diritto di tappo. Anche a Torino il “Bring Your Own Bottles”

  1. Molto interessante. Sarebbe ancor più interessante se qualcuno potesse citare i ristoranti (se ce ne sono) che offrono questo tipo di servizio in Italia.

    Penso che all’estero questa iniziativa abbia preso molto più piede visti i ricarichi esorbitanti.
    Ogni volta che viaggio in nazioni che non siano Italia o Francia leggo nelle carte dei ristoranti vini offerti con un ricarico minimo del 300% rispetto al prezzo in enoteca. A mio avviso ingiustificabile anche considerando i costi di trasporto.
    E questo vale per tutti i vini, incluso l’onnipresente “prosecco da supermercato”: introvabile a meno di 25 euro.

  2. Carissimo Sig Ziliani,al mio ristorante è da moltissimo tempo che pratico questa moda a costo zero,ma non mi sono mai preoccupato di farne pubblicità, perché per me se un cliente chiede gentilmente di poter portare il suo vino non mi sembra una cosa di cui il cliente dovrebbe vergognarsi,anzi delle volte assaggio vini che non avrei mai potuto bere per diverse ragioni e non vedo questa gran spesa da parte mia,ma penso di fidelizzare di più il cliente.
    Se i suoi lettori saranno interessati e se le fa piacere potrà aggiungere il mio ristorante alla lista.
    Saluti a tutti.

  3. Concordo appieno con cio’ che il Sig Luca scrive sopra! molti ristoranti a Londra, parlo di ristoranti italiani semplici e non chic, dove si va per un piatto di pasta veloce con gli amici, chiedono di base £ 15.95 (= € 18.60)per vini che fanno prezzo ex-cellar non piu’ di € 1.30!! va bene che si tratta di vini semplici, entry-level diciamo, ma personalmente preferisco pagare £ 10 (= € 11.66) che e’ il massimo che nei ristoranti a Londra chiedono per servizio BYOB e bere VINI! cosi’ pure il cibo appare piu’ buono….G

  4. Qui in Chianti conosco Dario Cecchini che da anni nei suoi ristoranti a Panzano ha solo il “vino della casa”, mentre le bottiglie si possono portare senza diritto di tappo. Forse anche per questo è sempre pieno?

  5. Credo che il “porta la tua bottiglia” sia nato in Australia e che, specie di questi tempi, sia una buona cosa.
    Nei paesi a controllo fiscale abbastanza severo (UK, Scandinavia) il ristoratore é costretto a moltiplicare
    per due volte e mezzo tre i propri costi specie se il personale vine pagato su provvigione del venduto. Ma a parte questi discorsi monetari ed a parte che comunque il ristorante qualcuno che serva al tavolo e lavi i bicchieri lo dovrá pur pagare, vorrei fare una considerazione che nulla toglie alla bontá del BYOB.
    Anzi due considerazioni: (1) i sommeliers ? li mandiamo in cassa integrazione ? (2) se un ristorante ha un minimo di rispetto per sé magari avrá composto la carta de i vini con un occhio al famoso “abbinamento” su cui tanto si é studiato e tanto si é scritto ? Va bene che l’abbinamento migliore rimane “il vino che ti piace con il piatto che ti piace” peró mi sembra leggere in questo BYOB anche una resa professionale della categoria di ristoratori. Allora che l’hanno preso a fare il diploma di scuola alberghiera ?? se io sono il padrone di casa e tu sei l’ospite, io scelgo il mangiare ed il bere e tu godi. Comunque…….

  6. Ciao Franco e buongiorno a tutti.
    Di questa opportunità che in sé approvo, mi aveva parlato circa un anno fa anche Fabrizio Carrera di http://www.cronachedigusto.it.
    Non so se sia andato avanti con l’iniziativa che avrebbe coinvolto ristoratori soprattutto ma anche sponsor tecnici.
    Ci sarà un problema, perché siamo in Italia e tutto anche le cose più semplici (anzi, soprattutto queste) sono difficili da trasformare in realtà. Perchè ci sono almeno due problemi: uno legato alla normativa sull’HACCP e sulla tracciabilita e l’altro di tipo fiscale. Va tenuto presente che per la legge italiana chi somministra è responsabile di ciò che viene servito al tavolo e la normativa non prevede che si possa consumare qualcosa che non proviene dal ristorante stesso. Quello fiscale è intuibile: il ristoratore somministra qualcosa che non ha acquistato e sul quale non effettua ricarico (previsto dagli studi di settore) ma solo un forfait di servizio che prescinde dal valore della bottiglia.
    Vorrei anche ricordare che l’esempio di altri paesi potrebbe essere fuorviante in quanto il fenomeno è nato per motivi molto diversi di quello di far risparmiare il consumatore. Non conosco la situazione in tutti gli stati del mondo ma per quanto riguarda USA e Canada, a me più famigliari, il BYOB nasce decenni orsono dal fatto che a molte attività di ristorazione veniva rilasciata la licenza di servire cibo ma NON di fornire bevande alcoliche o superalcoliche e pertanto lo stato consente al cliente di portarsi da casa la propria bottiglia. Per analogia anche oggi si estende la possibilità di portare la bottiglia anche in presenza di regolare licenza di vendita di alcolici ma tengo a precisare che si tratta di una facoltà non di un obbligo, tant’è che parecchi ristoranti NON prevedono questa agevolazione e se vuoi il vino lo prendi dalla carta.
    Questo solo per aggiungere uno spunto di riflessione e non certo per spegnere gli entusiasmi di una iniziativa molto opportuna perché come ha scritto Carlo Merolli non va messa in discussione la bontà del BYOB

  7. Io e i miei amici lo facciamo da sempre. Molto semplice. Mi permetti di portare il vino, vengo a cena da te. Viceversa ci sarà un altro lieto di ospitarci. Ti assicuro che accettano anche ristoranti di livello alto. Anzi, soprattutto quelli.

  8. ah, bene,Mauro Ranieri, giá siamo al ricatto, piú o meno velato piú o meno gourmet. Si mette sempre meglio…..e l’acqua minerale ed i bicchieri Riedel non ve li portate da casa ???….

  9. Non credo sia un ricatto voler bere con gli amici il vino che si vuole e che si è conservato magari per 20 anni in cantina. Si può pagare un giusto prezzo e essere tutti contenti. Quale sarebbe il ricatto? Se non vuoi non accetti. Forse il fatto che la stragrande maggioranza dei ristoranti accetta, denota che è difficile poter mantenere cantine di un certo livello, perchè sono immobolizzazioni importanti. Ci si può concentrare su un’ottima cucina e abbattere dei costi fissi consistenti. Scusi Merolli quanti ritiene che siano i ristoranti in Italia che si possono permettere di mantenere una carta dei vini di un certo livello? Io vendo diversi servizi e non pretendo che i miei clienti li comprino tutti. Mi basta che mi paghino il giusto per quello che a loro interessa. Non considero un ricatto che parte dei servizi li svolgano loro o li comprino da altri. I tempi cambiano e bisogna adeguarsi a quel che chiede il mercato.

  10. Ah “i tempi cambiano”.. allora il primo criterio di scelta del ristorante diventa – e mi sembra il criterio piu´importante – quello che accetti il BYOB. In secondo piano, e forse anche in terzo, il fatto che un ristoratore professionista venga scelto per la cucina, per il servizio, per la buona fama di un saper lavorare bene.
    Probabilmente ho malinterpretato le parole “Mi permetti di portare il vino, vengo a cena da te. Viceversa ci sarà un altro lieto di ospitarci.” Certo uno al ristoratore che non permette, Lei non lo dirá in tal modo crudo, ma la sostanza rimane la stessa. Vede Rainieri cé una differenza profonda, tra il ristoratore che sceglie il BYOB come piano aziendale fin dall’apertura, ed il ristoratore che accoglie Lei ed i Suoi amici per necessitá: c’é una “cessione di sovranitá” (chiamiamola cosi´) da parte del ristoratore. Dovuta alla crisi ? Certo. C’é sempre qualcuno che trae vantaggio dalle crisi. Buon per Lei, ma io non sarei tanto sicuro che “schizofrenando” l’offerta cucina/vino il ristoratore faccia tutti i proprii interessi. Metterá qualche pezza, ma all’apertura del ristorante tradizionale ( quindi non-BYOB) i budget saranno stati basati sul ricarico in toto e non solo su quello della cucina. Capisco bene che di tutto questo a Lei importi poco e che siamo in un paese libero. Il ristoratore che avesse acquistato con oculatezza e passione una pur modesta cantina equilibrata nei prezzi e nell’assortimento, e in armonia con i piatti proposti, é messo di fronte alla scelta di o perder cliente e soldi o di sentirsi sminuito nella propria professionalitá. Non parliamo poi di quello che il ristoratore puó perdere oltre che in soddisfazione professionale anche in fidelizzazione. Se la crisi continua vedrá che troverá anche il ristoratore che La fa riaccompagnare in macchina a casa a proprie spese, per permetterLe di bere bene i vini che Lei si é portato appresso. Di nuovo: tutti fatti che a Lei non possono e non devono importare. Io, me lo permetta ci vedo un atteggiamento “ricattatorio” (questa volta lo scrivo virgolettato) e comunque programmaticamente speculativo nei confronti della ristorazione. Che i tempi cambino é vero, ma non é detto che cambino sempre per il meglio.

  11. Merolli non crede che riaccompagnare i clienti sia un bel servizio e non una frustrazione se uno se lo può permettere? L’ho sperimentato come offerta promozionale e in alcune circostanze funziona. Il locale non aveva costi il servizio era offerto da multinazionali di wine&spiits loro clienti. Onestamente non capisco il suo ostracismo verso ciò che rende il cliente soddisfatto. Comunque per farle capire che non ricatto, io il mancato ricarico dei vini lo pago come servizio, semplicemente non mi va di bere un barolo del 2006…Se mi son spiegato, le auguro buone feste e buon vino.

  12. Rainieri, lungi da me l’ostracizzare. Evidenzio solo la profonda differenza tra il BYOB come scelta ed offerta del ristoratore ed il BYOB come soluzione che il ristoratore é costretto ad accettare, beatamente o obtorto collo. Sul servizio limousine, rose alla signora o salsina da portare a casa come ricordo della visita: tutto va bene, ma Lei sa bene come so ben io che alla fine tutto va ricaricato su qualcosa e su qualcuno. Mi ripeto: il BYOB é una buona cosa a meno che non ci si sia costretti da motivi economici. Quattro anni di scuola alberghiera per sentirsi dire che il vino che ho scelto é o troppo caro o non abbastanza buono per il cliente ? Non mi sembra il massimo del solletico all’orgoglio professionale del ristoratore. Poi, nel Suo caso particolare, Lei magari é simpatico, un elegante gourmet che si porta appresso vini d’annata e magari ne offre anche un assaggio al padron di casa, ma direi di fermarci qui. La vediamo in modo differente, anche sul Barolo 2006, per cui Le ricambio gli auguri di buone feste e buon vino.

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