E’ nato un distillato di gran classe: Grappa riserva EVO

Siete ancora in tempo, anche se un po’ in zona Cesarini, per fare un regalo di gran classe e di sicura qualità ad un amico appassionato di distillati. Sottolineo di classe e di qualità indiscutibile, perché non vi trovate di fronte ad un distillato qualsiasi e alla consueta grappa magari presentata con nomi altisonanti e con un contenitore ben più importante e ambizioso del contenuto.
Questo distillato nuovo che ha da poco esordito sul mercato vuol essere un’evoluzione, che non è tradimento della tradizione, ma semplicemente trasformazione migliorativa difatti si chiama EVO, dell’idea di grappa, ed è un distillato di vinaccia che si definisce “riserva” poiché, per legge, riposa almeno 18 mesi in botti di legno all’interno di un deposito fiscale”. EVO” è comunque un “blend”, cioè una grappa composta da più acquaviti di vinaccia di diversa tipologia e di diverse annate. In quest’ultimo caso si è arrivati sino ad un massimo di 3 anni.
Ideatori di questo progetto sono Luciano Brotto, artigiano e sperimentatore della distillazione, creatore della Distilleria Cento per cento e Marcello Bruschetti, promotore e appassionato fautore del progetto, già amministratore e soprattutto abilissimo artefice del decisivo rilancio in questi anni della cantina Antica Fratta in Franciacorta, che hanno deciso di mettersi in gioco fondendo competenze specifiche e passione per il progetto. Per veicolare questo progetto Marcello Bruschetti ha dato vita alla Enoglam, ha disegnato la bottiglia e le elegantissime confezioni al fine di rendere l’esperienza EVO più che mai legata all’idea di bon vivre.
A suo dire “Evo rappresenta un modo di approcciarsi alla vita fatto di attenzione alla qualità, all’eleganza, al dettaglio. Caratteristiche queste che dovrebbero essere sinonimo di italianità e che purtroppo appaiono sempre più rare, soprattutto nelle ultime generazioni”, però “proprio qualità ed eleganza sono la via da seguire per far risalire la china al nostro straordinario Paese”.
Come si legge nel comunicato stampa di presentazione dell’iniziativa “EVO nasce dall’incontro fortuito di due persone complementari. E’ Luciano a prendere l’iniziativa, intravvedendo in Marcello una controparte in grado di apprezzare e valorizzare il suo ultimo, ambizioso, “esperimento”.
E’ proprio utilizzando quest’espressione “vorrei farle assaggiare il mio ultimo esperimento” che i due si lasciano, ripromettendosi di fare vicendevole visita alle rispettive aziende. E l’assaggio si rivela un colpo di fulmine. Un distillato che raggiunge livelli di eleganza, piacevolezza, persistenza, complessità mai ritrovati nei distillati italiani degustati sino ad allora. Un distillato, anzi, una Grappa Riserva che merita un progetto unico ed ultra esclusivo”.
La lavorazione di EVO unisce tecniche antiche, quali l’utilizzo esclusivo di legni autoctoni per l’invecchiamento alle più moderne tecniche di distillazione per dar vita  ad una Grappa Riserva che avvolge e travolge tutti i sensi.

Ho parlato di legni autoctoni non a caso, e difatti tutto nasce a seguito di una semplice curiosità: “prima che i legni di Quercus Petraea (Rovere Francese) e di Quercus Alba (Rovere Americano) diventassero uno standard mondiale, quali legni potevano utilizzare i nostri avi per conservare ed affinare distillati ed alcolici in genere? EVO nasce da ciò. Dalla sperimentazione di legni assolutamente autoctoni ed in alcuni casi decisamente inusuali. Legni che interagiscono in modo poco ortodosso con il distillato e che ne condizionano totalmente le caratteristiche organolettiche. Il segreto (che tale resterà: non provateci neppure a chiedere dettagli …) di EVO sta tutto qui, nel blend di legni utilizzati in affinamento, molto più che non nel blend di vinacce utilizzate in distillazione”.
Le botti utilizzate sono barriques di legni diversi e non necessariamente di primo ciclo. Ciascuna tipologia di legno contribuisce individualmente a conferire una specifica caratterizzazione del prodotto. In funzione della diversa annata di produzione ed in corrispondenza della naturale ed imprevedibile maturazione del prodotto in fase di invecchiamento “EVO” potrà presentare delle lievi differenze di colore e profilo organolettico. Ciò contribuisce ad esaltarne ulteriormente le caratteristiche di assoluta genuinità e artigianalità.
Non è casuale, anche se può sembrare strana, in quest’epoca dove il consumo di distillati è decisamente calato la scelta, elegantissima, della bottiglia e soprattutto il formato, il litro, in passato utilizzato per prodotti di scarsa qualità da consumatori di quantità.
E molto particolare, sviluppato appositamente per EVO, è il progetto distributivo alternativo, basato su un numero pre-definito di Concessionari Esclusivi, sulla scorta di quanto avviene nel mondo della cosmesi di lusso. Il tutto per settemila bottiglie, la produzione della prima annata. Secondo le ambizioni di Marcello Bruschetti, EVO deve semplicemente caratterizzarsi come il più esclusivo distillato italiano in commercio. La rete dei concessionari di EVO conseguentemente, non può che essere costituita dal meglio del dettaglio specializzato, della ristorazione e dell’hotellerie di lusso. Ma com’è questa Evo che si consiglia di bere a temperatura ambiente in un bicchiere tipo calice alto cabernet (o Grand-Bordeaux) dopo qualche minuto di ossigenazione, accompagnandolo con del cioccolato al 65% di cacao e (per gli amanti del genere) con un buon sigaro?

La scheda tecnica la definisce una grappa riserva con 42 gradi di gradazione, con settembre 2004 – 2005 – 2006 quali anni di produzione, gennaio 2005 – 2006 – 2007 come rispettivi periodi di immissione in botte dei distillati e loro estrazione nel novembre 2009 e 2010, e Evo non contiene coloranti aggiunti. La sua “nuance” è il risultato della permanenza in barriques. Le modalità di trattamento dei contenitori e le diverse tipologie dei legni usati, cedono a questo distillato sostanze organiche e coloranti inaspettate.
Evo grazie a nuove tecniche di lavorazione ha un contenuto di olii essenziali estremamente ridotto (chimicamente la quantità è definita in “tracce”), ciò favorisce una facile bevibilità e ne aumenta la sua straordinaria digeribilità, anche in funzione di una presenza di “alcol metilico” in quantità minima del consentito per legge.
Quanto alle caratteristiche organolettiche, mi fermo al suo magnifico colore bruno intenso con riflessi ambrati- mogano e registro, le note descrittive fornite dal produttore, secondo il quale “ a naso si percepiscono note di uva passita miste ad esaltanti sensazioni di liquirizia, noce, cannella e vaniglia. Un “dolce” aroma di dattero maturo, cream-caramel, torrone e carruba ne caratterizzano ulteriormente l’elegante bouquet. Non si avverte alcuna “pungenza” alcolica. Gusto fine ed intenso, con sentori di zucchero filato, vaniglia ed una leggera tonicità di prugna matura e note agrumate. Un gusto complesso e vellutato. Ed in fase retro-olfattiva toni di frutta essiccata e note speziate vengono morbidamente avvolte da una piacevole sensazione alcolica. Persistenza regale”.

E poi rimando, ammirato per tanta sapienza alla descrizione minuziosa fornita da Sergio Grasso, antropologo alimentare, gastrosofo e food-writer, nell’apposita sezione del sito Internet Enoglam riferita ad Evo, che degustando Evo con una prosa personalissima racconta, tra l’altro, che “Entra sulla lingua calda d’alcool poi subito sinuosa e morbida, quasi untuosa… Trattenuta sur-place esala dolcezza d’alcool, di frutta e di miele. In retrolfattiva si sovrappone una piacevole sensazione tattile di pungenza caratteristica dei grandi Armagnac.
Palato di straordinaria personalità, tannini nettamente percettibili ma levigati. Finale con delicata nota amarognola che si diluisce nella frutta cotta, nella vaniglia e ancora nel miele. Palato pulito, mai asciutto”.
Ultima nota relativa al prezzo, che è un prezzo importante. Intorno agli 80 euro per singola bottiglia, presentata, ça va sans dire, in elegantissima confezione.

___________________________________________________________

ATTENZIONE!

Non dimenticate di leggere

anche Lemillebolleblog, qui

 

9 pensieri su “E’ nato un distillato di gran classe: Grappa riserva EVO

  1. Dottor Ziliani, io la seguo da molto tempo ma questo è il mio primo intervento.
    Se si chiede il perché sino ad oggi io non sia mai intervenuto il motivo è presto detto: ritenevo (ero certo) che le sue pubblicazioni fossero pervase di verità e di cognizione e pertanto io avessi solo da apprendere, ma oggi però lei tocca un campo a me alquanto noto (quello degli alti spiriti) e questa verità viene meno…
    Purtroppo nel campo distillati noto tutta la sua impreparazione, e mi chiedo se per caso la stessa impreparazione vi è anche nei vini, perché ciò significherebbe che sino ad oggi ho assorbito notizie inesatte….
    Vedo che lei reclamizza, consigliando come regalo (quindi invitando ad acquistare: pubblicità), una grappa prodotta da una distilleria che è…. senza distilleria!
    Penso le sarà noto che la Centopercento è un opificio di trasformazione: non dispongono infatti di nessun apparecchio di distillazione, ed allora mi spiega perché il così attento e bravo (a suo dire) Marcello Bruschetti si è affidato a loro?
    E per distillare cosa, se è lecito domandare?
    Delle vinacce di uve utilizzate per produrre del Franciacorta?
    Lo sanno anche i bambini (quelli informati almeno) che le uve pressate per produrre spumanti non vengono diraspate, e le vinacce correttamente diraspate sono LA BASE per produrre una grappa di pregio, specie se si vuol produrre una grappa invecchiata.
    Ed allora, se le premesse sono queste, lasciamo perdere ogni considerazione su tannii, olii essenziali, e blend di legni diversi (sic!): sono aspetti che si possono scordare date le premesse.
    Ziliani lei oggi rischia di perdere un lettere (poca cosa dirà) però rischia anche di perdere la sua fama di esperto: mi dica che non sapeva cosa scrivere ed ha copiato un pieghevole illustrato per fare della pubblicità ad un suo amico franciacortino, almeno comprendo che per un paio di anni non ho buttato via il mio tempo seguendo ciò che scrive….
    Attendo sua risposta.

    • Stefano, ho esitato prima di pubblicare il suo commento, perché c’è modo e modo di esprimere un diverso parere su quanto viene scritto e lei ha scelto il peggiore accusandomi di fare pubblicità ad un amico (e Marcello Bruschetti amico lo è), di essere disinformato, anzi impreparato, di scrivere cose a caso “non sapendo cosa scrivere”. Poi ho pensato che fosse giusto pubblicarlo, anche se non le “dovevo” alcuna risposta e di affidare la replica, garbata e di classe, com’è nel suo stile, a Marcello Bruschetti, che chiarisce ognuno dei dubbi, chiamiamoli così, sollevati dal suo intervento. Mi auguro che trovi esauriente quello che il responsabile della Enoglam e di Evo, che con le vinacce della Franciacorta non c’entra un bel niente. A differenza da lei sono una persona educata e la saluto. Franco Ziliani

      Risposta di Marcello Bruschetti
      “Egregio Sig. Stefano, prima di commentare ritengo sia buona regola assaggiare, cosa che evidentemente non ha fatto, poi informarsi, cosa che ugualmente non ha fatto e finalmente commentare. Che Centopercento non abbia impianto di proprietà, ma che utilizzi per alcuni suoi prodotti (così è nel caso di EVO) gli impianti della Scuola Enologica di Conegliano, con cui Luciano Brotto da tempo collabora, è cosa risaputa nel settore e nulla toglie alla professionalità ed inventiva di un distillatore che per qualche ragione a Lei non è simpatico o la cui produzione non apprezza, ma che nella propria storia ha anche un Alambicco d’oro (personalmente do poco peso ai premi, ma questo per pura completezza d’informazione).
      Per quanto riguarda le sue considerazioni sull’utilizzo di vinacce derivanti dalla produzione di Franciacorta, dimostra non solo di non essersi informato, ma di aver letto con disattenzione il racconto di Franco Ziliani che cita la Franciacorta solo in merito al mio attuale ruolo. EVO non c’entra nulla con la Franciacorta. Nasce dagli esperimenti di affinamento portati avanti nel tempo da Luciano a “casa propria” e con materie prime di quella terra. Si tratta di un triplo blend. Blend di vinacce (Prosecco, Incrocio Manzoni, Cabernet Franc), blend di legni autoctoni (in prevalenza ciliegio, castagno, faggio + ?) con tempi di affinamento differenziati (dai 2 ai 5 anni). EVO esisteva già (solo un minimo lotto – 7.000 litri – completato) nel momento in cui mi è stato fatto assaggiare. Io mi sono limitato a realizzare un abito ed un progetto in quanto mediamente esperto di marketing, ma totalmente digiuno di nozioni tecniche. Evo nasce dall’entusiasmo che l’assaggio di un prodotto esistente ma non in commercio mi ha provocato e che – ovviamente – non posso aspettarmi si replichi in chiunque l’assaggerà in futuro.
      Entusiasmo che mi ha portato a decidere di dare le dimissioni dal mio ruolo di Consigliere delegato di una bella azienda di Franciacorta per dedicarmi completamente a questo progetto dopo averne acquistato l’intera produzione disponibile e promosso la continuazione. Allego per sua conoscenza la relazione della degustazione di EVO effettuata dall’Anag di Treviso (su loro richiesta).
      Nuovamente, non ho la pretesa che EVO piaccia a tutti, ma mi fa ovviamente molto piacere riscontrare il mio stesso entusiasmo (da assoluto incompetente in quanto a distillati) nella relazione di persone che alla degustazione di grappa dedicano tempo e passione. Mi auguro che in futuro abbia l’opportunità di assaggiare EVO (che come può ben capire, visti i numeri sopra detti, è come un ago nel pagliaio del mercato dei distillati) ed in quel caso mi farà piacere ricevere un suo commento. Nuovamente senza la pretesa che debba per forza essere positivo. Quanto meno però, basato sull’esperienza diretta.
      Approfitto dell’occasione per augurarLe un sereno Natale ed un 2012 meno deprimente di quanto ci venga prospettato (capisce bene che vista la decisione presa di abbandonare il certo per l’incerto nel bel mezzo di questa congiuntura, non perda occasione per lavorare sul mio ottimismo..). Cordiali saluti Marcello Bruschetti”

  2. Peccato per l’intervento maldestro di Stefano, che spero resti tra I lettori di questo blog. Tuttavia I’ll suo intervento ha “chiamato” un bel intervento di Bruschetti, che spiega, con garbo, e getta anche ottimismo sul 2012 e sull’Italia le cui sorti io seguo ormai da lontano (in senso geografico).
    E se per I’ll 2012 ci ascoltassimo e leggessimo tutti con piu’ attenzione e con ottimismo?
    Un saluto

  3. Mi associo all’augurio di roberto morelli@ e quindi allo spirito di Bruschetti (a dispetto del nome!): davvero, più attenzione, più ottimismo e meno ‘grane’ e livore, è un bell’augurio per il 2012. Da rivolgere a tutti i lettori di questo blog.

    • hai perfettamente ragione Silvana! Tra i lettori di questo blog purtroppo ci sono persone che se scrivi di un vino o di un distillato é perché fai “pubblicità” non perché pensi che quel prodotto sia buono e lo scriva visto che faccio da quasi 30 anni il cronista del vino.
      E poi ci sono i “casi umani” incurabili e irriducibili, che ti continuano a scrivere – e i loro “commenti” finiscono nella spazzatura, che se parli della Puglia e dei suoi vini é perché faccio marchette o ci sono dietro chissà quali conflitti d’interessi.. Ma che andassero al diavolo!

  4. Luciano Brotto ha sempre stupito per le sue idee / intuizioni che hanno contribuito a stimolare ed a svecchiare il mondo della distillazione.
    Abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo in occasione della presentazione di alcuni suoi prodotti (torbata e grappe all’uva, per esempio) ed è impossibile dimenticare sia i prodotti che il suo modo di comunicare, decisamente fuori dai canoni classici.
    Non ho assaggiato EVO, ma mi aspetto un prodotto in tinta con i precedenti, caro e probabilmente non confondibile con la massa dei distillati di vinaccia invecchiati o affinati.

    Sul tema dei distillatori senza distilleria bisognerebbe effettivamente fare un po’ di chiarezza, evidenziando in etichetta in modo intelleggibile a tutti a chi va il merito o il demerito della distillazione, ma credo vi siano ancora molte resistenze da parte dei grandi marchi e degli affinatori. Non penso sia il caso di Brotto, che con Centopercento commercializza prodotti da lui “progettati” e decisamente interessanti, a prescindere da quale alambicco siano usciti.

  5. Per correttezza non dovrei lasciarmi trascinare in una discussione sui distillati, ma visto che il mio risulta come un qualsiasi punto di vista lo esprimo.
    A mio parere l’intervento del sig. Stefano, più che “maldestro”, risulta impulsivo ed in parte privo di cognizioni certe.
    La prima cosa che un consumatore vuole sapere, quando si parla di Grappa, è il metodo di distillazione utilizzato (diretto, bagnomaria, “caldaietta”, ecc.), peccato che però tali strumenti siano stati visti in funzione (forse) dallo 0,00001% di chi chiede ciò, ed in ogni caso vederli funzionare non significa comprenderne il funzionamento: io posso guardare uno scanner computerizzato per scansione rettilinea finché funziona, ma che ci capisco? E ciò senza MAI prendere in considerazione aspetti che possono essere quasi più importanti: la diluizione del grado, la filtrazione, l’affinamento, ecc.
    Infatti vorrei ricordare a Stefano che quando si distilla si ottiene un prodotto che, mediamente, si attesta tra i 70 e gli 80 gradi, ma la Grappa poi si consuma tra i 40 ed i 45 gradi, il che significa che quasi il 50% è acqua… e allora diamo importanza alla distillazione e ci scordiamo completamente di quell’altro 50% che la compone?
    Tante cure e riferimenti all’apparecchio di distillazione, poi si riduce di grado con l’acqua più “anonima” del mondo e tutto va bene? Magari di depuratore fluviale?
    Influenza vi è anche nell’edulcorazione (seppur minima), nel metodo di filtraggio, nello stagionamento o anche solo nella sua conservazione più immediata. (anche le grappe bianche vanno affinate: mica si immette una grappa al consumo il giorno dopo averla distillata).
    Stefano, se una grappa è stata distillata con il miglior metodo al mondo ma poi affinata in un tank di plastica, a lei va ugualmente bene?.
    A ben guardare colui che distilla utilizza, molto spesso, alambicchi pensati, progettati e realizzati da altri, dove i suoi interventi sono limitati e con una materia prima (vinaccia) il cui pregio va dato a madre natura ed al conferitore. A questo punto il mastro distillatore deve solo avere la capacità di conservare al meglio le vinacce nella breve attesa per distillarle e poi utilizzare bene una macchina ideata da altri…
    E comunque sia la famiglia Brotto, nei suoi vari rami non solo in quello di Luciano, ha dato troppo al mondo Grappa per essere banalmente liquidata con un “distilleria senza distillatore”.
    Però a Stefano riconosco il merito di aver iniziato una bella discussione.

    A Bruschetti (che bella ed educata la sua risposta: bravo, c’è da imparare) auguro che il progetto intrapreso, EVO, abbia fortuna almeno pari all’entusiasmo che egli ha profuso.
    E chiudo il mio intervento con gli auguri di Buone Feste a tutti.

  6. Leggo con piacere di un nuovo prodotto che vuole porsi tra i distillati di pregio italiani. Sia benvenuto!

    Non posso tuttavia astenermi dall’osservare come purtroppo, e dico purtroppo, si spinga, qui come altrove, il pedale su packaging & marketing prima ancora che sulle qualità intrinseche del distillato, che pure sembrano essere notevoli. Sono sempre stato convinto che se un prodotto ha stoffa, camminerà con le sue gambe, quale che sia il “vestito” che gli si confeziona addosso.

    Temo che il problema, oggi come ieri, sia una sostanziale mancanza di cultura nell’approcccio al distillato del consumatore italiano, che o si fa influenzare dalla bevanda di massa, o deve trovare la sua gratificazione in una sorta di consumo di lusso, a prescindere da cosa trova nella bottiglia.

    Se nel vino questa crescita culturale è stata compiuta, e mai si smette di parlarne, mille meriti li dobbiamo ad intelligenti divulgatori, appassionati giornalisti e gastronomi, blogger, guide;
    ma nei distillati? Il panorama appare desolante. Siamo ancora all’infanzia?

    Un cordiale saluto a chi distilla e a chi ne parla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *