Falanghina Sant’Agata dei Goti Doc 2010 Mustilli

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Tra i tanti vitigni nobili presenti in Campania sin dall’antichità la Falanghina, dedicataria di una bella rassegna annuale denominata Falanghina Felix, è senza ombra di dubbio uno dei più interessanti e diffusi, visto che oggi la troviamo in provincia di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli.
Si tratta di un antico vitigno, già noto e apprezzato dai Sanniti e dai Romani che lo chiamavano anche Falernina, per la sua grande diffusione nel “Falernus Ager”. Vitigno con ogni probabilità portato dalla Grecia dai mercanti romani, che ne diffusero la coltivazione al centro e al Sud.
Deve il suo nome al latino, per l’antico sistema di coltivazione con cui veniva fatta crescere la vite. Il cosiddetto sistema alla puteolana, o “spalatrone” ancora oggi ampiamente utilizzato nella zona, che prevedeva che le viti fossero sostenute da un palo, detto in latino phalanx.
Come si legge in questo interessante articolo, “Studiosi come il Frojo ed il Fiorito ravvisano nel vitigno Flegreo l’antenato dell’antico “Falerno Bianco” molto lodato da Plinio: vitigno che peraltro, data la natura vulcanica del suolo, sarebbe rimasto indenne dagli attacchi della fillossera .
Donde la tesi sostenuta da alcuni secondo cui la denominazione “Falanghina” discenderebbe, per successive modificazioni, dal termine “Falernina”, e non già, come sostengono altri, dal termine greco-latino “Falango”, cioè “Palo”, in quanto la caratteristica della viticoltura puteolana è quella della “Vite legata al palo”, e nemmeno, come altri ancora congetturano a loro volta, sempre dal termine greco-latino “Falange”, dandogli però il significato di “Falangetta” del dito al quale si vorrebbe che l’acino somigli.
Noi siamo a favore della prima tesi cioè Falanghina derivata, per successive alterazioni, da Falernina sia perché la storia delle derivazioni linguistiche è ricca di ben piú complicati esempi, sia e soprattutto perché il primo vino Falanghina, vale a dire Falernina, fu spremuto e bevuto in Campania al tempo dei Romani fra Pozzuoli e Cuma: un vino bianco chiamato “Falernum Gauranum”, cioè Falerno del Gàuro, monte che sorge al centro dei campi Flegrei, per distinguerlo dal più famoso “Falernum Massicanum”, cioè Falerno del Massico, monte che sorge nei pressi di Mondragone (Ce)”.
Come si è detto, parlare di vitigno totalmente autoctono non sarebbe giusto, in quanto questo vitigno proviene originariamente dalla Grecia (Tessaglia), quindi è più logico parlare di vitigno storico che da tantissimo tempo si é adattato al suolo e al clima, o più precisamente ai suoli ed ai climi della Campania.
In questa regione la Falanghina è presente negli uvaggi di parecchi vini a Doc, come “Capri Bianco” (Na), “Campi Flegrei Bianco” (Na), “Penisola Sorrentina Bianco” (Na), “Costa d’Amalfi Bianco”(Sa), la troviamo poi in purezza nel Falerno del Massico e nel “Galluccio Bianco” (Ce), in uvaggio nelle Doc Vesuvio, Penisola Sorrentina.
E’ in provincia di Benevento che è particolarmente diffusa, visto che la troviamo da sola o in uvaggio nelle Doc Guardiolo, Sannio, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Taburno. La Falanghina esiste in Campania, come si è detto, da sempre, ma negli anni Sessanta era caduta lentamente in declino fino al punto che stava rischiando di scomparire.
Fu per merito di alcuni viticoltori del Sannio Beneventano, che nei primi anni Settanta venne avviata la storia moderna, di riscoperta e rivalutazione, del vitigno. Tra questi il principale protagonista fu l’ingegner Leonardo Mustilli perché é stato il primo a riscoprirlo e ad imbottigliarlo in purezza negli anni ’70 in quel posto meraviglioso che è Sant’Agata dei Goti.
I Mustilli giunsero nel 1500 a Sant’Agata da Ravello e oggi l’azienda è diventata una delle realtà produttive faro nel Sannio Beneventano, con 35 ettari vitati ed una produzione intorno alle trecentomila bottiglie, dove la Falanghina, con oltre 90 mila bottiglie, ottenuta dai due differenti biotipi Falanghina Beneventana e Falanghina Campi Flegrei, rispettivamente diffusi in provincia di Benevento e in provincia di Napoli, ha un ruolo importante. Inoltre i Mustilli sono gli unici produttori nel territorio di origine della DOC Sant’Agata dei Goti, una tra le più piccole e tipiche denominazione di origine della Campania.
Premiata dal gruppo “Appassionati ed esperti del Sud”
nell’ambito dell’edizione di questa estate di Radici del Sud, la Sant’Agata dei Goti Falanghina 2010 di Mustilli nasce da una vinificazione molto semplice, con uva selezionata e raccolta a mano e dopo immediata pressatura mosto fermentato in acciaio a temperatura controllata per circa due settimane, maturazione sempre in acciaio con frequenti batonnages sulle fecce fini, ed una parte che quando necessario compie la fermentazione malolattica, con affinamento in bottiglia per un minimo di 3 mesi, è un bianco assolutamente classico che ho apprezzato moltissimo in abbinamento alle strepitose orecchiette trafilate al bronzo di Agricola del Sole, cucinate con broccoletti e acciughe e un filo, il giusto, di peperoncino.
Una bella sintesi tra un vino simbolo della Campania ed un piatto simbolo della Puglia.

La mia degustazione mi ha “raccontato” questo vino: colore paglierino oro intenso squillante multi riflesso, di bellissima luminosità e brillantezza, naso ben secco, deciso, di grande nerbo ed eleganza, molto variegato e di notevole intensità, con note di agrumi e fiori d’arancio in evidenza, ricordi di pesca bianca e mela, di mandorla a costituire un insieme molto fragrante, sapido e di spiccata mineralità.
Bocca dall’attacco ben secco, asciutto, che progressivamente si allarga in bocca, con grande freschezza, ricchezza di sapore, bella articolazione e notevole dinamismo, regalando un gusto pieno, ben secco e persistente, retto da una magnifica acidità e da un nerbo preciso e scattante, da una grande energia che danno verticalità e assoluta piacevolezza e invitano a bere/gustare il vino sul cibo, anche, se volendo, questa Falanghina di Sant’Agata dei Goti potrebbe essere anche un ottimo aperitivo.
Ancora grazie all’ingegner Mustilli per aver recuperato la Falanghina e averla resa uno dei nostri bianchi del Sud di riferimento.

Azienda agricola Mustilli
82019 Sant’Agata dei Goti BN
Tel. 0823 718142 fax 0823 717619
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4 pensieri su “Falanghina Sant’Agata dei Goti Doc 2010 Mustilli

  1. salve a tutti! io credo che nel tempo sia stata la falanghina che mai è scesa a compromessi sul campo della varietalitá e del gusto “internazionale”….da due o tre anni è davvero buonissima!
    buone feste e buon anno
    fabio

  2. ” qualche Falanghina di notissime grosse aziende irpine al gusto di banana, c’é stata, banale più che internazionale, anzi stupida” — esatto, Franco, ed ecco perché questa Falanghina della Mustilli è tanto piacevole, nonché autentica.

    Grazie di questa ode a un vino che la merita.

    Terry

    Disclaimer: Importiamo questo vino in USA in vari stati.

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