Guide dei vini? No grazie! Piuttosto leggetevi la guida “non guida” di Slawka G. Scarso Il vino in Italia!

L’ho già detto più volte, qualche mese fa anche al Gastronauta di Davide Paolini su Radio 24, che non credo più di tanto all’utilità ai giorni nostri, segnati dall’informazione diffusa, veloce, in diretta assicurata dal Web, di quello strumento tradizionale che sono state (e sono) le guide dei vini.
L’ho dimostrato anche con una scelta personale, la decisione di non collaborare, anche se lo scorso anno mi ero trovato bene ed i due bravi curatori mi avevano proposto di farlo anche quest’anno, all’edizione 2012 della guida di Slow Food Slowine, dopo aver redatto una quindicina di schede nell’edizione d’esordio 2011.
Per questo motivo non mi troverete di certo a battere le mani e a celebrare il fatto singolare che l’Italia detenga il primato del Paese dove viene pubblicato il maggior numero di guide dei vini, sei, sette, otto, sinceramente ho perso il conto, battendo Paesi di grande tradizione enoica ed editoriale come Francia e Spagna oppure gli Stati Uniti.
Per questo motivo, quando ho avuto in mano Il Vino in Italia (370 pagine 16,90 euro Castelvecchi editore) il nuovo lavoro della simpatica Slawka G. Scarso, 34 enne consulente in comunicazione enogastronomica e delle arti e docente di marketing del vino presso la LUISS Business School, già collaboratrice di Bibenda, Duemilavini, Bargiornale, Vini e Tigulliovino, nonché curatrice del blog Marketing del vino, e ho letto il sottotitolo che recita Regione per regione guida narrata al turismo del vino, non ho potuto che esclamare “tu quoque Slawka!?”.
Le mie perplessità però sono durate ben poco e una volta scoperto che questo libro di guidaiolo in senso stretto ha ben poco ho potuto immergermi tranquillamente nella lettura e convincermi, come ho scritto in questa ampia recensione, di trovarmi di fronte non solo ad un libro ben fatto, intelligente, ma ad uno dei libri sul vino più riusciti e di più piacevole lettura di quest’anno.
L’ho già detto e voglio ripeterlo anche qui, il “segreto” di questo libro è molto semplice e attiene alla personalità dell’autrice, alla sua curiosità, alla sua capacità di voler capire e toccare con mano le cose e di non accontentarsi di parlare (e scrivere) di un’azienda “in modo astratto”, per sentito dire e per racconti di seconda mano, ma di dimostrare che “l’unico modo per poter sperare di capire davvero un vino sia quello di andare dove viene prodotto, vedere i vigneti innanzitutto, come sono tenuti, e la cantina, stringere la mano al produttore, passarci insieme un po’ di tempo e farsi raccontare la sua storia”.
Alla luce di questa “filosofia”, Slawka Scarso ha deciso pertanto di raccontarci una sua personale idea del vino, una sua testimonianza, in presa diretta, di quello che accade tra vigneti e cantine italiane, delineando una sorta di viaggio-itinerario, che non ha la pretesa di essere completo ed esaustivo, e potrà sempre essere completato e arricchito in un secondo momento, che l’ha condotta dalle vigne eroiche e di montagna della Valle d’Aosta ai vigneti altrettanto eroici e suggestivi dell’Etna.
L’impostazione del libro è semplice ed il tono piacevolissimamente narrativo e discorsivo, senza nessuna ascesa ex cathedra, senza voler insegnare niente a nessuno ma semplicemente testimoniare quello che si è visto, le persone incontrate, le storie, di vita e di lavoro e di fatica, di grandi passioni ed entusiasmi e spesso anche di qualche delusione (quando il tempo non fa giudizio e magari arrivano acquazzoni rovinosi e grandine) ascoltate. Partendo dalla Vallée e arrivando nelle isole, passando un po’ in tutte le regioni italiane e le principali (non tutte) le zone vinicole e le denominazioni più celebrate, a ritmo di due-tre pagine ognuna che sono altrettanti capitoli di un romanzo del vino italiano, l’autrice ci propone, con un linguaggio fresco e immune da tecnicismi, ma sempre attento a cogliere il particolare che fa la differenza, il carattere dei personaggi incontrati, una novantina di piccoli reportage in forma di racconto attraverso cantine italiane note e meno note, cantine visitate durante il 2011 in giro per l’Italia, scelte soprattutto tra aziende a conduzione familiare.
Avvertenza finale per i lettori. Ho tenuto a precisare, con soddisfazione, che questo Il vino in Italia non è una guida, deo gratias. Eppure qualcosa di “guidaiolo” il libro ha e si tratta di un aspetto molto utile, perché come scrive Slawka nell’introduzione “questo libro è una guida narrata al turismo del vino: troverete le aziende che ho visitato o solo segnalato, i sono anche i luoghi dove andare a mangiare o dove fermarsi a dormire o qualche suggerimento su cosa fare quando si è in zona, oltre ad andare per cantine, perché chi viaggia per vino sa bene che il vino è solo parte di un territorio fatto anche di cibo, natura e arte”.
E difatti le note di viaggio dimostrano, anche attraverso brevi accenni e impressioni che quei luoghi di cui parla l’autrice li ha effettivamente visitati, fermandosi a dormire e mangiare negli agriturismi, i bad & breakfast, i piccoli alberghi, le enoteche, i ristorantini che poi segnala e consiglia. In conclusione un bel libro piacevole da leggere e da far leggere magari regalandolo per Natale.
Un approccio al vino, un modo di raccontarlo (anche attraverso il blog dedicato al libro) che mi piace molto e mi convince e penso sia perfetto per il consumatore-appassionato curioso, alla ricerca di vie (e cantine) meno battute. Buona lettura!

4 pensieri su “Guide dei vini? No grazie! Piuttosto leggetevi la guida “non guida” di Slawka G. Scarso Il vino in Italia!

  1. Comunque ha fatto bene a racconatare di questo libro. Lo avevo già sentito, ma non considerato perchè pensavo proprio fosse un’ennesima guida.
    Certamente lo rivaluterò.
    Grazie

  2. Vado di corsa e però, di corsa, devo almeno sfogliare vinoalvino.org, per capire un po’ più di vino e di vini.
    Non ho potuto quindi evitare di soffermarmi su questo post, soprattutto per due fattori: la bellissima faccia facciosa di questa giovane donna che emana vitalità e intelligenza; la copertina di questo libro che andrò a cercarmi, con quelle bottiglie svestite, per parlare chiaro.
    Castelvecchi si conferma un editore da considerare, anche in questo settore!
    Viva i liberi libri anche nei domain vitivinicoli.

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