Bianco Igp Salento Mezzogiorno 2010 Morella

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Fate pure, datemi dello stravagante se accingendomi a scrivere dell’azienda Morella, universalmente celebrata per i suoi Primitivo di Manduria da vecchie vigne ad alberello non vi parlerò dell’Old Vines o de La Signora, ma di un vino apparentemente marginale o complementare come un bianco ottenuto da un’uva di recente introduzione in terra pugliese come il Fiano. Parlo del Fiano tout court beninteso, quello che ha trovato la sua patria di elezione in Irpinia, e che si sta diffondendo con validi risultati anche nella terra dei trulli, e non, come altri hanno scelto in Puglia, del semi aromatico Fiano Minutolo o Minutolo tout court.
Il fatto è, e ora magari vi inca…volerete di più, che una volta assaggiato questo vino, che è finito, che non potrete ordinare e provare ad assaggiare a vostra volta incuriositi dalle mie parole, perché dovrete attendere l’uscita, tra qualche mese, dell’edizione 2011, ho pensato che proprio da questo “divertissement” e prova di stile, doveva cominciare, con la promessa di proseguirlo presto con i vini identitari dell’azienda, il mio discorso su Morella.
Su questa bellissima storia umana prima che aziendale che vede protagonisti un’enologa australiana, Lisa Gilbee, che giunta in Italia per una consulenza, come ha ben scritto, qui, l’amico wine writer Kyle Phillips, “fell in love (with the land, but more importantly, with Gaetano)”, ovvero si innamora di quella terra meravigliosa che è la Puglia, di quegli autentici capolavori che sono i suoi vecchi vigneti ad alberello, e poi di Gaetano Morella. Talmente innamorata da scegliere di venire a vivere e lavorare in Puglia, di sposare Gaetano e avere con lui due bellissimi bambini.
Ci sarà occasione di parlare del meritorio lavoro fatto da Lisa e Gaetano e della mission dell’azienda che é nata “con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio assolutamente unico ed irripetibile quale sono i vigneti “antichi” e che ha portato ad individuare “in una delle zone più vocate dell’agro di Manduria, a circa due chilometri dal mare, cinque ettari di Primitivo di età compresa tra i 35 e 75 anni allevati ad alberello su “terra rossa”.

Vigneti dove “la produzione non va oltre i 35 quintali di uva per ettaro” e dove “sul tradizionale sistema di produzione ad alberello si innesta anche la tecnica enologica tesa al recupero di una certa tradizione vinicola del passato (vinificazione a tini aperti, follature, torchio verticale,…), attraverso la quale abbiamo cercato di conservare le caratteristiche originarie del Primitivo e soprattutto di valorizzare gli aspetti di un vitigno autoctono dalla spiccata personalità”.
E di celebrare, come meritano, i loro Primitivo di Manduria, che giudico tra le più belle e autentiche espressioni di questa difficile tipologia di vini, sempre in bilico tra eccessi di muscolarità, estenuate concentrazioni, botte di legno e tentazioni di ottenere vini (che pure incontrano degli estimatori) che vanno bene, quando vanno bene, solo in fase di degustazione, ma che è impossibile portare a tavola.
Oggi, complice un periodo un po’ così, dove ho soprattutto desiderio di vini più immediati e che richiedano un minore impegno, anche nell’atto della loro degustazione e fruizione, il che non vuole certo dire che si tratti di vini “banali” o “semplici”, vi chiedo di “accontentarvi” di questa ennesima dimostrazione della sempre più chiara vocazione della Puglia ad esprimere bianchi di qualità e personalità, ovvero dell’Igt/Igp Salento bianco Mezzogiorno, prodotto da una vigna impiantata nel 2005 innestata in campo con materiale selezionato proveniente da 2 vigne vecchie di Fiano proveniente dalla Campania.
Vigneto che si trova in una parcella adiacente ai vecchi vigneti ad alberello di Primitivo in Manduria ed in particolare il terreno è costituito da terra rossa su substrato di roccia calcarea attraversato da diffuse venature di quarzo.
Un vino leggermente figlio di una tecnica enologico che Lisa ha appreso in Australia e che è classica nel Nuovo Mondo, l’uva vendemmiata a mano in piccole casse al mattino presto viene “posta a raffreddare tutta la notte in cella frigo. I grappoli sono pressati nel tradizionale torchio verticale; il mosto viene lasciato sedimentare senza l’uso di enzimi e successivamente fermentato parte in tonneaux da 500 litri e parte in acciaio”. Dopo circa sette mesi il vino viene travasato con una leggera filtrazione ed infine imbottigliato. Senza il ricorso al classico tappo di sughero, ma con un più innovativo e moderno, molto New World style, e giusto per questo tipo di vino, tappo a vite o screw cap.
Il mio amico Kyle, nell’articolo sopra citato, ha descritto così questo Fiano Mezzogiorno di Morella: “Pale brassy white with breassy reflections. The bouquet is delicate, with floral accents and some greenish notes mingled with honeysuckle and some spice. Graceful; nice depth and very fresh, and as it swishes some minerality also emerges.
On the palate it’s delicate, with nice white berry fruit supported by minerality more than acidity, and by deft savory accents with a warm burr that flow into a clean fresh fairly mineral finish. Quite pleasant and will be a versatile food wine”.

Io, abbinandolo ad un piatto di pasta con i carciofi, ho redatto queste note: colore paglierino oro squillante di splendida luminosità, con leggeri riflessi verdolini, traslucido vivacissimo nel bicchiere, naso finissimo, suadente di grande eleganza, ampio, aperto, fragrante di nitida definizione, con accenni di mandorla non tostata, fiori bianchi, pesca gialla matura ma senza eccesso o meglio pesca noce, e una bella sapidità a comporre un insieme ricco di una certa grassezza e consistenza, ma molto fresco e vivo nel modo di proporsi.
Belle sfumature sapido minerali di pietra focaia, una leggera vena agrumata, ricordi di tiglio, fiori d’arancio, anche qualche accenno tra anice e liquirizia (bastoncino), di bellissima densità e precisione aromatica, un bianco dallo spiccato carattere varietale, con un bel tono mediterraneo, solare, avvolgente.
Bocca piena, succosa, di bella consistenza e ricchezza, molto pulito, preciso, con una materia ricca che si dispone sul palato ampia e carnosa, con una bellissima acidità e freschezza, consistente eppure molto dinamico e vivo con una nitida vena di mandorla sul finale.
Vino ampio e tridimensionale, perché è largo e succoso sul palato, verticale lungo e persistente, ma anche grasso e consistente (nonostante i 14 gradi l’alcol è perfettamente bilanciato) con una grande materia quasi da rosso che non impedisce al vino di essere piacevolissimo, fresco, pieno di sale e dotato di una persistenza davvero lunga e una bella vena minerale. E di farsi bere splendidamente.
Una espressione del Fiano da tenere attentamente in considerazione perché anche se le vigne sono molto giovani il vino mostra già un’innegabile personalità e una stilistica precisa. E bravi Lisa e Gaetano!

Az.Agr. Morella
Via per Uggiano, 147
74024 Manduria TA
Telefono: 099 9791482
Fax: 099 9791482
Sito Internet http://www.morellavini.com/
E-mail: azag.morella@libero.it
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