Garantito… da me ! Recioto classico Le Ragose 2006: un grande vin de terroir

Siete stanchi dei vini dolci troppo dolci e stucchevoli che vi fanno venire il diabete dopo un solo sorso, e non vi convince la deriva di una Valpolicella dove non si capisce più chiaramente la differenza tra un Amarone e un Recioto e dove la maggior parte dei Recioto sono talmente dolci, grassi, voluminosi che berne più di mezzo bicchiere è letteralmente impossibile? Bene, se volete ritrovare “le goût du terroir” anche in un vino, valpolicellese, ottenuto con quella speciale tecnica dell’appassimento che, per sua natura, tende a prevalere sul carattere territoriale, vi suggerisco (oltre a rendere omaggio al sommo Bepi Quintarelli scomparso ieri e alla sua superiore lezione di stile) di procurarvi e stappare una bottiglia di Recioto di una delle aziende simbolo e fiore all’occhiello della Valpolicella tutta, Le Ragose della famiglia Galli.
Chi mi abbia seguito in questi anni, su questo blog ed in precedenza in quella palestra da “franchi tiratori” che è stata WineReport, sa bene quanto sia legato a questa azienda e come ne abbia più volte scritto. Ad esempio qui, qui e poi ancora qui, per citare solo tre articoli.
Le Ragose è un’azienda che ha tenuto la barra dritta e non ha sbandato negli anni della “amaronizzazione” della Valpolicella, ha evitato di fare dell’Amarone una wine commodity dai connotati indistinti e si é mantenuta fedele alla “mission” di salvaguardare la territorialità, il carattere specifico legato al genius loci, nei propri vini e di non appiattirli facendoli diventare solo rossi “da appassimento”.
Non poteva essere diversamente, vista la lunga storia dell’azienda agricola, che “inizia nel 1969 quando Arnaldo e Marta Galli (grandissima, indimenticabile Donna del Vino) decisero di acquistare questi terreni, da anni in stato di abbandono (31 ettari di cui oggi 17,5 vitati), coll’impegno di privilegiare la qualità e non la quantità, nel rispetto delle tradizioni, ma con la dovuta attenzione alle moderne tecnologie sia in vigna che in cantina”. Vigneti di alta collina posti sopra Negrar, nel cuore della Valpolicella classica, e attenzioni scrupolose alla valorizzazione della peculiarità della zona date anche dalla scelta “del rovere grande di Slavonia (25-60 hl)” che “va nella direzione del maggior rispetto possibile del terroir, dei profumi e dei sapori peculiari che ne derivano, e dona al vino il carattere fondamentale della riconoscibilità”.
Tradizionalisti senza alcun problema i Galli, ad esempio, nell’utilizzare classiche forme di allevamento dei vigneti, considerando che il “corretto impianto della pergola semplice (portinnesto, orientamento, infittimento) e la sua gestione (inclinazione, potatura, gestione del verde) ne fanno, in alta collina, un ottimo sistema d’allevamento per la viticoltura veronese”.
Il risultato sono dei vini assolutamente di stampo classico che non rincorrono e non sono schiavi delle mode del momento, fedeli solo a se stessi e ai gusti/visioni di chi li produce, e si rivolgono ad un consumatore attento e consapevole che è alla ricerca di autenticità e verità, di vini che sappiano parlare al cuore e regalare delle emozioni e non solo essere piacevoli “bibite”. Alla luce di queste considerazioni mi sono avvicinato al Recioto classico Doc 2006 (che curiosamente non riporta in etichetta alcuna dizione “della Valpolicella”) sicuro che mi sarei trovato di fronte al consueto stile austero, asciutto, preciso e senza sbavature, delle Ragose, ad un vino, il cui uvaggio dichiarato è Corvina 50% – Molinara 5% – Rondinella 30% – altri vitigni 15%, espressione di vigneti di oltre 40 anni, e più precisamente da una “superficie di 18,50 ettari si selezionano direttamente dalla vigna in piccoli plateaux (da kg. 7) le uve destinate all’appassimento che verranno pigiate in gennaio, con una resa da 25 a 35 litri per quintale di uva.
Viene imbottigliato dopo uno – due anni di affinamento in acciaio. A seconda dell’andamento dell’annata può maturare per 6 mesi in tonneaux. Produzione limitata a 10 – 20 hl/anno”, che non mi avrebbe deluso.
E invece non solo non mi ha deluso, ma mi entusiasmato e quasi commosso, facendomi capire di trovarmi di fronte ad un grande vino, ad un vino vero, pensato da persone che rappresentano la parte più sana della Valpolicella e che giustamente, di fronte a tante scelte assurde fatte nell’ultimo decennio, hanno scelto di tenere una posizione defilata. Badando a fare bene nella propria azienda e a salvaguardarne il buon nome e la credibilità.
Colore rubino squillante amarena nel bicchiere, luminosissimo, grasso il giusto, con archetti viscosi che si dispongono lungo le pareti. Naso misterioso, di calibrata dolcezza senza eccessi, con una vena salmastra selvatica tra il terroso ed il petroso che progressivamente sale alla ribalta facendo poi emergere note di prugna secca, amarena, accenni pepati e speziati, uva passita, fichi secchi e mandorla, note boschive di rosmarino, erbe aromatiche, accenni di cuoio e goudron, ma sono il sale e la mineralità a trionfare mirabilmente sulle note di appassimento e a dare slancio, energia, vitalità al vino e non far sì che sia solo un’esercitazione ben riuscita sul tema appassimento di uve per vini dolci.

E poi cacao, cioccolato amaro, un timbro aromatico scuro e intrigante, lontano anni luci dalle piacionerie e dalle mollezze prevedibili e sdolcinate di troppi Recioto. L’attacco in bocca é ampio, suadente, fondente, cioccolatoso, con tanto cioccolato amaro e una buona componente tannica e terrosa e ancora minerale che bilancia la ricchezza, la densità peraltro ben bilanciata e non eccessiva della materia.
Grande equilibrio, anche nella componente alcolica, solo 14 gradi, una materia ricca, stratiforme ma non monocorde con una dolcezza molto bilanciata che non costituisce l’elemento dominante, anche se la frutta è ben presente, del vino.
Più un vino normale, non appassito, come è nello stile anche dell’Amarone delle Ragose, che un semplice vino da appassimento dove il carattere varietale e locale si annulla.
Bellissima la fluidità, la finezza elegante il modo aristocratico e ricco di carattere con cui si dispone sul palato lasciandolo fresco e vivo senza appesantirlo con eccessi zuccherini e regalando un finale teso e vibrante che ricorda il cioccolato amaro e l’uva.
Abbinato ad una pasta di mandorle pugliese il vino si amplifica e acquista grassezza e consistenza e tira fuori mirabilie di calibrata dolcezza ma sono ancora la freschezza, il sale, il nerbo ad emergere e ad esorcizzare ogni tentazione di staticità del vino che in bocca mantiene una vitalità, un’energia, un carattere territoriale, che è difficile trovare in altri Recioto.
Dicono bene i Galli di questo loro Recioto: un “vino rosso dolce importante”, che “si accompagna anche a dolci al cioccolato, alle mandorle ed alla pasticceria secca”. Chapeau!

Azienda Agricola Le Ragose
Via Ragose 3
37020 Arbizzano di Negrar VR
Tel: 045 7513241
Fax: 045 7513171
Email: leragose@leragose.com
sito Internet http://www.leragose.com/

___________________________________________________________

ATTENZIONE!

Non dimenticate di leggere

anche Lemillebolleblog, qui

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *