IGT Salento Alberelli di Negroamaro 2007 Masseria L’Astore

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Non nascondo di essere molto contento di scrivere di questo vino e di segnalare che con questo Alberelli di Negroamaro la Masseria l’Astore di Cutrofiano ci ha proposto una delle migliori interpretazioni di questa grande uva salentina di questi ultimi anni.
Per spiegare i motivi di questa soddisfazione devo partire un po’ da lontano. Il mio primo incontro con questa Masseria dalla lunga storia, proprietà della famiglia Benagiamo, risale ad un paio di anni orsono quando ospite dell’amico Francesco Nacci nel suo Relais wine hotel La Fontanina in occasione della rassegna Rosati in terra di rosati, mi capitò di assaggiare il loro rosato. Bel colore, ma stranamente neutro nei profumi.
Il caso volle che alla serata finale della rassegna fossero presente i proprietari dell’azienda e che grazie alla testardaggine di un’amica comune, Ana Capone si decidesse di fare visita alla Masseria già il giorno successivo, coinvolgendo un altro amico e grande appassionato dei vini salentini, Enzo Pascal Pezzuto, attore e regista autore di un bellissimo documentario, Vino amaro, dedicato alla storia del vino pugliese negli anni Cinquanta.
Giunto a Cutrofiano trovai una bellissima masseria, con uno spettacolare frantoio ipogeo, delle persone splendide ad accogliermi, soprattutto il professor Achille Benagiamo e la sua deliziosa Signora, una dichiarata voglia di fare bene, ma dei vini e un’idea del far vino che non mi convincevano affatto.
Ora non voglio nemmeno nominare, visto che appartiene al passato dell’azienda, e fargli pubblicità, seppure in negativo, l’enologo consulente, anzi, il winemaker, che aveva guidato e consigliato le scelte dei Benagiamo (che vengono da tutt’altro campo, medici di altissimo livello, professori universitari, titolari di studi dentistici e non erano esperti di cose vinicole).
Mi basta riferire che quella persona invitò a liberarsi del Negroamaro che era presente nei vigneti aziendali suggerendo di piantare Petit Verdot, Cabernet Sauvignon e Merlot o Syrah, non ricordo, che come tutti sanno sono tipiche varietà salentine…
E così per un paio d’anni nonostante la stima, la simpatia e l’amicizia per i Benagiamo e la loro Masseria, dove feci poi ritorno un altro paio di volte, non potei certo scrivere dei loro vini, per il semplice fatto che non li capivo, che non erano nelle mie corde. E che, posso dirlo Achille?, non mi piacevano. Questo fino all’estate scorsa, quando nel corso dei primi giorni della rassegna Radici del Sud, nelle due tornate di incontri tra i wine writer ed importatori esteri invitati alla manifestazione ed un folto gruppo di produttori che ci avevano raggiunti presso la Masseria Le Fabriche, mi capitò una cosa singolare.
Nelle conversazioni con i colleghi alla domanda quale fossero i vini che li avessero maggiormente colpiti mi veniva puntualmente risposto che tra loro c’era anche un vino di Masseria L’Astore.
Ricordo Pierre Casamayor, Hervé Lalau, Jo Cooke, per fare solo qualche nome, ma forse anche Jeremy Parzen, invitarmi a non perdermi assolutamente l’assaggio, cosa che puntualmente feci, di un Salento Negroamaro 2007 presentato in una bottiglia importante e dal nome che per me costituiva un invito a nozze, Alberelli di Negroamaro.
Ricordo la mia sorpresa, ma anche quella di Paolo Benagiamo, quando dopo essermi seduto al loro tavolo e aver assaggiato, meravigliato e compiaciuto, il vino dissi, complimenti ragazzi ora veramente ci siamo!
Riassaggiato in seguito più volte il vino mi ha convinto senza se e ne ma e persuaso che la nuova strada intrapresa dalla Masseria (il cui nome dialettale,” lu Store”, é riferito a  l’astore, rapace diurno che fino a qualche decennio fa si poteva avvistare nella zona) e che ha portato a tornare a dare progressivamente nei 20 ettari di vigneti di proprietà, situati nelle contrade denominate Astore, Cantore, Argentieri, ricadenti in agro di Cutrofiano, equidistante 20 Km  dal mar Jonio e dal mar Adriatico, terra totalmente esposta al sole, ai venti e allo iodio del mare, spazio a varietà autoctone pugliesi poco note come la Malvasia Bianca Antica, il Fiano Minutolo, il Primitivo Zagarese, l’Aglianico Ellenico, “testimone della nostra appartenenza alla Grecìa Salentina”, nonché a salvare e recuperare vecchi vigneti abbandonati e destinati all’estirpazione, fosse quella giusta. Quella di cui la Masseria avesse bisogno per distinguersi e sfuggire alla logica del vino internazionale, standardizzato, addomesticato e prevedibile cara a tanta nostra enologia.

Il capolavoro è stata poi la scelta, come si legge nella retroetichetta del vino, di adottare un “vigneto ad alberelli di Negroamaro impiantati nel 1947. Cesellati a mano come sculture, nodosi, contorti e forti, da sopravvivere nel tempo ai venti e alla siccità della nostra terra. Non all’attuale convenienza dell’espianto.
Li abbiamo salvati, curati e rispettati per la loro naturale essenza, come la storia della viticoltura pugliese ci imponeva. Le basse rese di produzione (solo 25 hl per ettaro) e gli alti costi per la manualità della gestione, ci hanno ricompensato con un frutto concentrato, complesso e dall’ inconfondibile identità”.
Inoltre dal 2010 all’Astore sono passati al regime di produzione di uve biologiche, a vigne dove “si incoraggia la biodiversità e la vite cresce in un suolo ricco di vita. Tra i filari facciamo crescere l’erba per consentire questo equilibrio morbido: le essenze erbacee ospitano anche molte forme di insetti che si controllano a vicenda lasciando meno spazio al prevalere di alcuni parassiti.
Grazie a batteri benefici la pianta può nutrirsi al meglio ed in modo naturale delle sostanze minerali presenti nel suolo, sviluppando anche una maggiore resistenza alle malattie ed una migliore capacità produttiva nel tempo. Si valutano i bollettini meteo, si osservano i livelli di aggressività delle patologie e si concorda un piano di difesa integrato. I trattamenti contri alcuni parassiti sono effettuati solo con zolfo e rame nelle loro composizioni più semplici.
I metodi di coltivazione con strategie biologiche inducono ad  osservare, ascoltare e assecondare la natura e i suoi ritmi”.
Oggi la Masseria, che conta su una tradizione viti-vinicola che risale agli anni ’40, quando si produceva vino in cospicue quantità da vendersi “in cisterna”, unica strada di commercializzazione disponibile all’epoca, può guardare al futuro con grande ottimismo.

Sicura di aver imboccato una strada che guarda al futuro ma mantenendo ben salde le radici nella storia e nell’identità più vera della viticoltura salentina. Come sia questo Alberelli di Negroamaro figlio dell’annata (calda) 2007, presentato (unico neo) in una bottiglia di vetro molto pesante e dal prezzo importante, per le sole 3523 bottiglie prodotte, intorno ai 20-25 euro, è presto detto.
Io la definirei una grande espressione del Negroamaro, ricco, importante, strutturato, potente, con un filo di legno da assorbire ancora completamente, visto che si è affinato per 30 mesi in tonneaux (e non in barrique, deo gratias!), di grande impatto visivo, un bel rubino violaceo intenso, profondo ma non impenetrabile, di apprezzabile brillantezza, e dal naso inconfondibilmente negroamaresco e salentino, denso caldo (anche in virtù dei 15 gradi alcolici…), avvolgente, suadente, profumato di frutta matura e di terra cotta e bruciata dal sole, ricco di sfumature, di liquirizia, prugna, erbe selvatiche e aromatiche, pronto a portarti con sé.
E poi, sin dal primo sorso, si passa nel mondo dei vini che ti colpiscono subito e catturano la tua attenzione, largo, voluminoso, materico, con una grande materia fitta e stratiforme che si dispone progressivamente sul palato, con una notevole maturità, ma non surmaturazione, del frutto, ma dotato di un equilibrio mirabile, di una buona beva, grazie a quella vena terrosa e indocile e nervosa e terrigna che progressivamente sale al proscenio e dà al vino, insieme ad una presenza tannica ben avvertita, personalità, ricchezza, persistenza lunga.
Non un vino facile e ruffiano, e sicuramente un vino che per esaltarsi richiede l’abbinamento a piatti di carne importanti, carni rosse, oppure il magnifico capretto o l’agnello che si mangia un po’ in tutta la Puglia, ma un vino che regala soddisfazione ed emozioni e racconta, come è giusto che sia, le sue origini, la storia di quella terra da vino straordinaria che è il Salento…

Masseria L’Astore
via G. di Vittorio, 1
73020 Cutrofiano Lecce, Italia
Tel. 0836 542 020
e-mail info@lastoremasseria.it
sito Internet http://www.lastoremasseria.it/

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4 pensieri su “IGT Salento Alberelli di Negroamaro 2007 Masseria L’Astore

    • hai detto bene Beniamino, nel caso saranno solo dei “nessuno” a lamentarsi che io scriva di vini pugliesi. Delle persone, anzi dei nessuno, i cui interventi ho deciso, come uno dei vari buoni proponimenti per il 2012, di cestinare automaticamente, senza nemmeno leggerli..

  1. Complimenti a Paolo per la sua bella versione di negroamaro 2007; rimane per noi un esempio di classica espressione di questo bellissimo vitigno.
    Complimenti ancora.

    Gaetano & Lisa

  2. I complimenti a Paolo li ho già ripetutamente fatti di persona.
    Questo Alberelli 2007 è la prima uscita di un “nuovo” Negroamaro che potrebbe collocarsi, fin da subito, nel solco della grande tradizione di quei negroamari figli di Severino Garofano che, per primi, hanno fatto grande il vino di Puglia, varcandone i confini in epoche lontane, quasi contemporaneamente ai misfatti per i quali eravamo più tristemente noti nel mondo del vino in quel periodo.
    Ho definito “nuovo” questo vino perchè, a mio modestissimo parere, credo possa rappresentare una prima reale ed importante novità nel comparto del Negroamaro salentino dopo tanti anni.
    Ma voglio essere prudente, aspettiamo qualche anno per verificare l’evoluzione di questa prima annata, aspettiamo le prossime uscite per essere certi che mantenga le caratteristiche e le qualità di questo millesimo e poi forse potremo dire, con una punta di orgoglio, di aver assistito quest’anno all’esordio di un vero fuoriclasse.

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