Magno Megonio Val di Neto rosso Igt 2008 Librandi

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Ci saranno novità importanti, come si legge in questo comunicato diffuso dall’ideatore e deus ex machina della manifestazione, Nicola Campanile, nell’edizione 2012 della rassegna Radici del Sud, festival dei vitigni autoctoni, alla quale si sta già lavorando.
La formula prevede ancora la presenza di vini da vitigni identitari e tradizionali di Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia, ma accanto alle cultivar classiche e a quelle ammesse per la prima volta nel 2011 (ovvero Falanghina, Gaglioppo, Nero d’Avola), nella prossima edizione saranno ammessi nuovi vitigni, il Magliocco per la Calabria, il Fiano per la Campania e il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio per la Sicilia.
E per salutare questa novità ho scelto un vino di Radici del Sud che verrà, perché sono sicuro che non potrà mancare ai nastri di partenza dell’edizione del prossimo giugno e che sarà sicuramente tra i protagonisti.
Se oggi in Calabria si è tornati a parlare e soprattutto a lavorare su un vitigno come il Magliocco e sulla sua “babele linguistica”, visto che “Greco nero, Lacrima nera, Arvino, Maglioccone sono solo alcuni dei sinonimi con cui è conosciuto il Magliocco in Calabria, vitigno autoctono presente in tutto il territorio della regione”, è indiscutibilmente per merito di quel produttore che se pure il panorama produttivo di questa bellissima regione si è arricchito di nuove presenze continua ad essere il produttore simbolo e di riferimento della Calabria tutta.
Parlo dell’azienda dei fratelli Antonio e Nicodemo Librandi, e ormai dei loro eredi, con sede a Cirò marina, un’azienda forte di qualcosa come 230 ettari di vigneto tra la Doc Cirò, la Doc Melissa e l’Igt Val di Neto, che vanta una produzione superiore ai 2 milioni e mezzo di bottiglie distribuite, oltre che in Italia, in 32 Paesi con una percentuale relativa all’export pari al 45%.
Sul Magliocco i Librandi, come scrivevo ad esempio qui, su WineReport, nel 2005, vantano un’indiscutibile lavoro da pionieri, con una sperimentazione sul vitigno che si è tradotta, a partire dall’annata 1995, nella produzione di un vino, il Magno Megonio, universalmente considerato come uno dei più interessanti e qualitativamente rilevanti vini da antichi vitigni prodotto in Italia.
Lavoro impostato, su precise basi scientifiche e con progetti organici, già nel 1998, che “si è tradotto dapprima nell’allestimento di un semenzale con varietà a bacca rossa calabresi, quindi nella selezione e messa a dimora, in un “giardino varietale”, di qualcosa come 126 varietà calabresi recuperate in tutta la Calabria.
I Librandi non hanno avuto alcun dubbio sull’enorme potenziale e sul futuro di questa cultivar di antica coltivazione in Calabria: peso medio del grappolo contenuto in 150, 200 grammi massimo, vigoria media, buona tolleranza alle avversità climatiche e alle principali malattie crittogamiche, in particolare modo al marciume, e poi “elevato tenore polifenolico e in tannini”, buona acidità totale, struttura ed eleganza che lo rendono idoneo all’invecchiamento.
Il Magno Megonio, che prende il nome dal centurione romano che circa 2.000 anni fa coltivava la terra su cui oggi sorgono le viti dell’omonimo vino e che, per primo, lasciò testimonianza scritta della qualità della viticultura locale, è entrato in commercio, con l’annata 1999, dopo la prova in magnum annata 1995 e una piccola produzione targata 1998.
In passato veniva usato esclusivamente in uvaggio, a causa della sua forte tannicità e di una certa rusticità. Coltivato inizialmente nell’area ionica, nell’areale di Strongoli e della Val di Neto, in Calabria, oggi il Magliocco è presente in aree diverse. Tornando al Magno Megonio, lo definirei un vino difficile da paragonare ad altri, sicuramente lontano anni luce da troppi vini moderni del sud che rinnegano il nobile vernacolo degli avi per tentare di masticare uno zoppicante inglese “brucculino”, più che di Brooklin che li rende patetici e incerti apolidi della viticoltura e dell’enologia, totalmente privi d’identità e infine falsi.
Coltivato nell’azienda Rosaneti in agro di Rocca di Neto / Casabona, su terreno argilloso calcareo, con un sistema di allevamento ad alberello basso, con 5000 piante ad ettaro, che assicura una resa contenuta in 65 quintali (40 ettolitri) ettaro.
La vinificazione prevede la fermentazione in acciaio termo condizionato con una macerazione di quindici giorni e un affinamento in legno, di 16 mesi circa in barriques di Allier seguita da un riposo in bottiglia prima della commercializzazione.
L’annata 2008 degustata ora si propone con un colore rubino violaceo intenso, ricco e denso, ma non impenetrabile, nel bicchiere, un naso fitto, caldo, assolutamente mediterraneo, di grande presa e intensità, con frutta matura, prugna e ciliegia soprattutto, liquirizia, mirto, pepe nero, bosco, e un inconfondibile accenno di peperone giallo grigliato e sfumature minerali. Bocca ricca, piena, di ampia consistenza terrosa, con un tannino maschio, ma non aggressivo, centrale, che si fa sentire, con una piacevole contenuta ruvidezza che si stempera in un bellissimo frutto succoso, di grande polpa, ma vibrante e privo di toni sovramaturi, con grande intensità di sapore, pienezza e persistenza lunga.
Un grande vino che vi farà ricredere ampiamente sulla capacità dei vini del Sud e della Calabria in particolare, di essere eleganti e di classe. Gustatevi questo grande rosso meridionale e calabrese, giustamente compiaciuto di essere tale, su un grande e succulento piatto di carne, capretto, cacciagione, e carni rosse in particolare, su orecchiette con ragù d’agnello, su umidi con funghi o preparazioni saporite arricchite dal tartufo. Sarete veramente soddisfatti.

Librandi Antonio & Nicodemo S.p.A.
ss 106 – C.da S. Gennaro
88811 – Cirò Marina (KR)
Tel: 096231518 / 096231510
Fax: 0962370542
Sito internet: www.librandi.it
E-mail: librandi@librandi.it

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www.ivinidiradici.com

http://www.lucianopignataro.it/

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