Mega spot filo Prosecco al Capodanno tv di Rai Uno in diretta dalla Valle d’Aosta

In linea con l’accordo tra Regione Val d’Aosta, Chambre valdôtaine e Rai?

Un giornalista di scarsa autorevolezza tre anni fa si procurò un momento di facile notorietà a basso costo facendosi portavoce di una campagna di indignazione contro l’allora direttore di Rai Uno Fabrizio Del Noce (personaggio di rara antipatia e violenza) reo di aver brindato all’arrivo del 2009, in occasione della diretta per il Capodanno 2008 di Rai Uno, brandendo una bottiglia di Champagne e non di “spumante” italiano.
Basta cercare su Google digitando “Champagne Del Noce Rai Uno” per leggere l’intemerata del carneade che ciarlò di “Brindisi che fanno male all’Italia” accusando Del Noce di disfattismo e anti-patriottismo enoico mentre in Italia, scriveva, brandendo idealmente il copia commissioni da venditore di “spumante”, “calano finalmente le vendite di Champagne”.
Un episodio patetico, in linea con il provincialismo del personaggio (che arrivava a pretendere le scuse di Del Noce) e delle sue battaglie di retroguardia, ad esempio contro il “luogo comune che le bollicine francesi sono da sempre uno dei simboli delle feste”, che mi è venuto in mente oggi guardandomi la registrazione, che avevo disposto, della tradizionale festa di Raiuno dedicata al Capodanno intitolata L’Anno che verrà, trasmessa ieri sera in diretta dal PALA TRE di Courmayeur.
Nulla di trascendentale in questo spettacolo presentato da Carlo Conti, come dicevano i comunicati stampaun 31 Dicembre all’insegna della musica, della comicità e dello spettacolo”, con cantanti noti e meno noti, giovani e vecchie glorie.
E non avrei avuto nulla da dire sulla trasmissione se non avessi letto, sull’edizione on line di Aosta sera, un articolo molto significativo su questa trasmissione e sul rapporto Rai – Vallée.
Nell’articolo si leggeva che il presidente della Regione Augusto Rollandin aveva testualmente dichiarato chela trasmissione del Capodanno è il preludio di un accordo tra Regione, Chambre valdôtaine e Rai che determina una sinergia per il rilancio e il rafforzamento dell’immagine della Valle d’Aosta sui canali della televisione pubblica.
Una Valle d’Aosta che si presenta nel suo insieme per valorizzare tutte le espressioni e le potenzialità di un territorio di montagna ricco di tradizione e possibile angolo di svago e di divertimento”.

Inoltre sempre nell’articolo di Aosta sera riferito alla conferenza stampa di presentazione della festa di Raiuno dedicata al Capodanno in diretta da Courmayeur si leggeva una dichiarazione dell’assessore regionale al Turismo Aurelio Marguerettaz molto chiara ed impegnativa relativa ai contenuti della convenzione triennale tra Valle d’Aosta e Rai: “l’accordo, che comincia con la trasmissione L’anno che verrà, è molto più articolato e si declina in una programmazione a lungo termine, nella quale c’è la risultanza della collaborazione tra l’amministrazione regionale e tutti gli operatori che rappresentano le eccellenze della Valle d’Aosta e, quindi, il sistema produttivo e turistico che vogliamo esportare e sostenere, in particolare in questo difficile momento economico”.
In altre parole un normale accordo per sostenere e sponsorizzare la Vallée ed i suoi prodotti sui canali della televisione di Stato.
La domanda, alla luce di questo accordo, nasce spontanea: è forse diventato un prodotto della Vallée, un’eccellenza della Vallée, il Prosecco prodotto da una nota azienda di San Donà di Piave, che è stato più e più volte inquadrato, con tanto di marchio in evidenza stile “consigli per gli acquisti” al momento del brindisi di mezzanotte e più volte in seguito?
E se il Prosecco (di Conegliano e Valdobbiadene) è rimasto, come mi risulta, un prodotto simbolo dell’agroalimentare veneto, come si concilia il mega spot del Prosecco di Canella, con l’accordo Rai – Valle d’Aosta realizzato per esportare e sostenere il sistema produttivo e turistico della splendida regione montana?
Se si doveva promuovere l’agroalimentare valdostano perché non si sono mostrate, al momento del brindisi, le bottiglie di metodo classico prodotte, con un uva autoctona come il Prié Blanc, dalla Cave di Morgex et de la Salle invece del Prosecco?
Si attendono risposte dall’Assessore al Turismo e dal Presidente della Regione, per capire se siano soddisfatti o meno di questo “preludio di un accordo tra Regione, Chambre valdôtaine e Rai”.
E si attende, ma ovviamente non ci sarà, l’indignazione ad intermittenza di chi, autarchicamente, nei giorni scorsi invitava a mangiare e brindare italiano (voleva forse dire veneto?) contro la crisi…
Perché mai dovrebbe vedere e denunciare la contraddizione tra i termini dell’accordo tra Rai e Vallée e lo spottone di Canella e mettersi contro un potente produttore di “spumante” che potrebbe diventare un inserzionista pubblicitario della sua rivista?

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20 pensieri su “Mega spot filo Prosecco al Capodanno tv di Rai Uno in diretta dalla Valle d’Aosta

  1. Carissimo Franco,
    non ho visto la trasmissione, ma stamani alcuni amici mi hanno riferito.
    Il tuo articolo è centrato esaustivo anche se poco cattivo.
    Possibile non si possa prendere una bottiglia, un Matusalem con la scritta Spumante Italiano in grande con un bel Tricolore.
    Bravo buon anno.
    Paolo

    • caro Paolo, sono stato “poco cattivo”? Visto che siamo ad inizio 2012 ho cercato di raccontare l’episodio, che si commenta da solo.
      La soluzione che proponi non mi piace, perché, come non mi stanco di sostenere su Lemillebolleblog, non esiste uno “spumante italiano”, ma prodotti di diversa storia, natura, tipologia, tanto diversi tra loro e non riconducibile ad un unico, confuso, cartello…

  2. Una RAI così per me non ha più senso. Se deve essere una tv commerciale che si finanzi con la pubblicità e possibimente non occulta. Quando ci sono alluvioni e disastri se vuoi essere aggiornato devi stare su twitter, nemmeno le notizie sul traffico sono attendibili, per cosa paghiamo il canone? per mantenere un esercito di raccomandati?

  3. Se a trattare l’accordo non si è stati abbastanza accorti da voler presentare uno dei nostri prodotti la colpa è solo nostra (dei nostri dipendenti/reggenti), non certo della rai, che da azienda avrà trattato inserzioni commerciali con altre aziende. Mi torna sempre in mente un altro esempio: conferire ad una delle più grandi agenzie pubblicitarie del mondo una campagna per la valle e accettare la loro prima proposta (non poteva che essere la prima, blandissima idea quella fesseria): una pagina bianca. “venite a vedere cosa c’è sotto”. Nel frattempo altre regioni montane un po’ più esperte in comunicazione mandavano in onda e pubblicavano immagini di paesaggi da sogno. Mi sento ancora offeso.

  4. Come dice bene Franco, esistono tanti prodotti di diversa storia, tradizione, tipologia e cultura da scoprire e comunicare! I tanti territori nel nostro bel Paese fanno le specificità su questo si deve puntare!
    Buon anno 2012 a tutti.

    NB. Bravo Franco di non essere stato cattivo nel suo pezzo di oggi, una Rai così non ha più senso di esistere e nemmeno il canone che si paga!

  5. Buon Anno da Marte.
    Noi pensiamo che le immagini “pubblicitarie” segnalate da Franco di per sé siano state viste da due categorie di spettatori: 1) gli addetti al settore della comunicazione ; 2) i proprietari dell’Azienda. Sui primi nutriamo dubbi: certamente non tutti hanno notato la cosa. Il resto del pubblico non se n’è accorto. Per quanto sia discutibile una “pubblicità” siffatta dato il contesto da Franco descritto, di fatto rende sul mercato poco o niente se non è supportata da un insieme di azioni che segnalino la presenza di quel vino in quella trasmissione. Così la pensiamo a Marte 1.
    Riguardo alla pagina immagine indicata da Giorgio, ci permettiamo di dire che il paesaggio bellissimo difficilmente presenta in pagina quegli elementi di identità ed esclusività che lo rendono unico e appetibile. In questi casi, la capacità sta tutta nell’esperienza, nella sensibilità e nella tecnica del fotografo, non del grafico o del pubblicitario: veicolare un’immagine evocativa richiede testa e cuore, non budget. Così la pensiamo a Marte 2.
    Riguardo alla pagina bianca ecc. ecc., pensiamo che rientra nella serie del “troppo creativo”, quello sconfinante nell’incomunicabile, astruso, volutamente forzato, senza retrogusto di memoria. Così la pensiamo a Marte 3.
    Per essere il primo giorno dell’anno, riteniamo di aver pensato troppo.
    Auguri!!!
    Briscola 🙂

  6. Sempre a proposito di RAI segnalo il servizio sullo “spumante italiano” trasmesso sul finire dell’edizione delle 20 di oggi 1 Gennaio 2012. Una chicca imperdibile.

    PS) Come mai questo post su Vino al Vino e non su Le Mille Bolle?

  7. Forse a Marte le immagini arrivavano distorte o sfuocate. Sul pianeta Terra e precisamente in Italia il prosecco in questione si vedeva benissimo e molti esseri umani (non extraterrestri) l’hanno visto e hanno letto chiaramente l’etichetta!!! Houston….. Abbiamo un problema!!!

  8. Al di là degli accordi televisivi, ritengo che la Regione VDA abbia perso una grande opportunità.
    Finalmente si è parlato di Valle d’Aosta in maniera vivace e accattivante durante un programma con importanti picchi d’ascolto.
    E pensare che proprio in questi anni, la valorizzazione degli ottimi vini valdostani non ha trascurato gli spumanti… per esempio, che fine ha fatto il progetto “QUATREMILLEMETRES Vins d’Altitude”? Si sarebbero potute trasmettere numerose immagini davvero uniche!
    Le “migliori” montagne devono essere l’apripista dell’intera economia regionale basata in particolare su cultura, tradizioni e prodotti tipici!
    Buon 2012 a tutti

  9. Vorrei fornire il mio punto di vista, leggermente diverse da quello di qualcuno che ha già scritto.
    A mio modo di vedere, la gente comune, il grande pubblico, la massa, ha individuato eccome la scritta PROSECCO bella grossa sulla bottiglia.
    A mio avviso non era uno spot a favore del singolo produttore di prosecco immortalato in bella vista (che sicuramente ne ha beneficiato, ma solo chi già lo conosceva se ne sarà ricordato: non credo proprio che alla mezzanotte qualcuno si sia messo a scrivere il nome del produttore).
    Era, credo, uno spot generico e generalizzato per il PROSECCO quale tipologia di vino in sè.
    Il tentativo è quello di insinuare nella massa la corrispondenza “brindisi = prosecco”; è questo che a me più turba della situazione, soprattutto per tutti i motivi che già avete a più riprese detto, in primis il fatto che la rai è un’azienda pubblica, quindi – al di fuori degli spazi commerciali ben DELINEATI E PREANNUNCIATI (ed in questo caso è palese non lo fossero) – dovrebbe avere un occhio di riguardo per l’intera nazione, e non per una limitata categoria di interesse.

    Credo che ben presto dovremo rassegnarci a constatare che per la maggior parte degli italiani il prosecco sarà l’unico spumante italiano degno di nota, migliore dello champagne perché se ne produce di più, e le altre denominazioni dovranno farsi valere all’estero, o chiudersi in qualche riserva di mercato in stile indiani d’america….

    Buon anno a tutti!

    Alberto

    • questo blog é nato per ribellarsi a quello che lei dice come male inevitabile, ovvero “rassegnarci a constatare che per la maggior parte degli italiani il prosecco sarà l’unico spumante italiano degno di nota, migliore dello champagne perché se ne produce di più”. E alla luce di questa ribellione credo che sul comportamento della Rai, che a mio avviso é andato oltre agli accordi stipulati con la Regione Valle d’Aosta, si debbano usare le parole, di condanna e di biasimo e di sconcerto, che ho usato

  10. “questo blog é nato per ribellarsi a quello che lei dice come male inevitabile”: è il motivo per cui lo leggo sempre, e come me penso molti altri: blog e siti di vino “normali” ed “allineati” ce ne sono oramai a centinai.

    “é andato oltre agli accordi stipulati con la Regione Valle d’Aosta” e a mio avviso anche della più basilare etica (o semplicemente decenza) pubblica.

    Le rinnovo anche io i miei complimenti per come ha saputo utilizzare toni ancora moderati: io, commentandolo tra amici in presa diretta, sono stato decisamente meno oxfordiano.

  11. Caro Franco,
    conosco l’affetto e il sentimento che ti legano alla Nostra Vallée, quindi a maggior ragione, condivido con te il pensiero che le uniche bollicine da proporre in quel contesto, dovevano essere quelle del Metodo Classico da vitigno Priè Blanc, prodotto ad un tiro di schioppo da Courmayeur, dalla Cave di Morgex et de La Salle. Il ” sistema Valle d’Aosta “, Produttori compresi, ha fatto un clamoroso autogoal, e non può fare altro che cospargersi il capo di cenere. Un “vinoso”, per nulla frizzante, saluto!
    Costantino Charrère

    • caro vecchio amico Costantino, ti ringrazio per le tue parole che testimoniano dell’antico, fortissimo legame, anche nel nome dell’indimenticabile Gianni Bortolotti, che mi lega alla Vallée, ai suoi vini, alla sua gente.
      Un forte abbraccio
      franco

  12. Per completezza di informazione il sito 12vda (che per coerenza non bisognerebbe citare) ha pensato bene ti togliere il suo commento fatto all’articolo.

    saluti

    Heisenberg

  13. Pingback: Brut metodo classico Cave de Morgex et de la Salle | Wine-Italy blog

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