A+ Australian Wine…celebrating Ten Years at the Top – by Giuseppina Andreacchio

Ancora Australia di scena su Vino al vino e dalla nostra inviata speciale a London, Giuseppina Andreacchio (autrice di altri interessanti articoli, leggete qui, qui e poi ancora qui) ecco un bel reportage di una maxi degustazione di Aussie wines che si è recentemente tenuta nella capitale inglese.
Degustazione considerata di capitale importanza dai produttori di vino australiani, considerando che il Regno Unito é “il mercato di esportazione più grande per l’Australia, con 248 milioni di litri e prezzo medio di acquisto intorno a £ 4.87”.
Come si può leggere un mondo del vino molto dinamico quello australiano, pronto a soddisfare le tendenze ed i gusti in cambiamento del consumatore britannico. Buona lettura!

Anche quest’anno la famosa degustazione di vini Australiani si è svolta a Londra in un luogo che ben si associa alla modernità che i vini di questa parte del Nuovo Mondo ispirano: la Saatchi Gallery a Sloane Square.
La galleria d’arte si è ben prestata alla degustazione del 26 Gennaio con una vetrina di ben 800 vini. Con le sue gallerie e dipinti moderni, ha ospitato i maggiori importatori/distributori di vini australiani a Londra e dintorni, e l’efficienza dell’organizzazione ha dimostrato il grande impegno e la grande professionalità dei partecipanti.
Innanzitutto bisogna dire che ‘Wine Australia is an Australian Government statutory authority established in 1981 to provide strategic support to the Australian wine sector’ e registra come membri i produttori dei vari stati australiani:  Il compito e’ quello di ‘….enhance the operating environment for the benefit of the Australian wine industry by providing the leading role in: market development; knowledge development; compliance; and trade’ e il bello è che questo compito viene svolto con successo dal Governo!

Come sarebbe bello se lo stesso avvenisse in Italia dove la parola governo, ahimè, al momento ha perso la sua vera connotazione…I vari distributori non hanno alcuna spesa da sostenere perché tutto grava sul governo al quali versano una quota annuale per esportare i loro vini.
I produttori, nella maggioranza tutti presenti, erano felici di degustare con il pubblico, elargendo spiegazioni tecniche e regalando sorrisi con quel fare sincero e aperto, tipico loro. E tra di loro niente competizioni o gelosie, tutti pronti a fare confronti col vino del vicino per illustrare la produzione vinicola di un certo Stato.
Merito questo della politica di quel ‘wine government body’, che si presta al marketing e alla vendita dei vini australiani all’estero con impegno e serietà, facendo della collaborazione la carta vincente del loro successo.
Perché in Italia mi chiedo, il governo non aiuta il settore vino in questo modo, essendo una delle più grandi fette del mercato economico italiano? E invece blocca le vendite con leggi e stagnante burocrazia, solo fine a se stessa?

UK rimane il mercato di esportazione più grande per l’Australia, con 248 milioni di litri e prezzo medio di acquisto intorno a £ 4.87. L’immagine del vino australiano per gli Europei è l’immagine del vino da bere ogni giorno, vino da pronta beva, con tappo a vite e certo non da custodire come un gioiellino per anni ed anni (tranne qualche Cabernet e Shiraz).
La produzione è poco meno del 4% di quella mondiale e rappresenta il 20.3% del volume e il 20.8% del valore del mercato del vino. Mai l’Australia  ha vissuto un periodo d’oro come quello attuale, sembra, nonostante l’imperante recessione.

E nonostante l’incremento, l’attività del governo continua imperterrita a mietere aumenti e valori positivi per meglio sanzionare la posizione di questo continente nel ‘wine world’.
Questo viene fatto anche attraverso varie attività e un vasto programma di marketing che vede la partecipazione di educatori, stampa, programme come, ‘one day wine school’ nelle Università e addirittura uno spazio cibernetico dove poter comunicare direttamente e ampiamente con il pubblico.

Interessante la teoria dietro la degustazione ‘mirata’: ogni distributore ha la possibilità di spingere vini già nel suo portfolio e ben posizionati! Niente perdite in partenza piuttosto ma si gioca a carte scoperte percorrendo  un sentiero battuto.
Essendo stati tanti i produttori e i vini assaggiati, la lista sarebbe troppo lunga però vorrei fare alcune considerazioni globali: i vini australiani per me sono quelli VALUE FOR MONEY; i Sauvignon Blanc di Adelaide Hills; i Semillon di Margaret River; i Riesling di Clare Valley e gli Shiraz di Barossa Valley, a prezzi che oscillano tra gli 8 pounds e i 10. Questi sono quei vini che il fruitore accetta, compra e li considera buoni, non ‘ultraterreni’ ma giovani, freschi, ben fruttati e beverini.

Certo se però siamo disposti a pagare un po’ di più allora ci possiamo permettere di imbatterci in vini più seri, ‘committed’ direbbe un politicante inglese attivo, decisi e pieni di appeal: è il caso di un produttore, The Lane Vineyard, importato e distribuito dal famoso Corney & Barrow, che vanta la regina tra i suoi più frequenti  acquirenti! L’azienda si trova ad Adelaide Hills dove la famiglia, di Helen and John Edwards ed i loro figli, si prende cura amorevolmente dei vigneti.
Il loro Chardonnay 2009 (in legno per 1 anno e mezzo) si presentava molto strutturato al naso ma fine al tempo stesso; delicato e potente tanto da sembrare un Burgundy con frutta di nocciolo (stonefruit), limone, una delicate mineralità e spezie sul finire. Il legno superbamente integrato per dare un vino dal finale avvolgente. Un vino serio e sul quale non si scherza…
Della stessa casa, il blend Sauvignon/Semillon, dal nome ‘Gathering’, che riecheggia il senso di casa, di comunione come un incontro tra amici, una cena in famiglia: un vino, anch’esso serio e al tempo stesso delicato, più europeo che australiano, con limone, salvia, fiori d’arancio, e legno sottilmente presente.
Insomma dei vini che si fanno apprezzare, però a mezza strada tra l’Europa e l’Australia, ecco perché forse più appetibili al palato europeo.

Un po’ delusa invece (ed altri lì me lo hanno confermato…) dal Sauvignon Blanc di un produttore famoso come Henschke, con vigneti tra a Eden Valley, che utilizza agricoltura biologica e i cui vigneti sembra abbiano 150 anni. Sinceramente in una degustazione alla cieca, sfido chiunque a dire che si trattasse di Sauvignon Blanc, avendo tra i sentori, oltre al limone persistente, molta mela verde: la ragione sembra risiedere nel fatto che, come il produttore mi ha spiegato il carattere dei vini della zone punta alla rinuncia di erbaceo nei vini…ma allora che Sauvignon è ?
Comunque ho capito il suo punto di vista quando me lo ha fatto paragonare al vicino di tavolo, Riposte di Tim Knappstein, azienda posizionata accanto, ad Adelaide Hills, e con lo stesse caratteristiche, se non più accentuate, presenti nel Sauvignon Blanc: limone maturo, questa volta, ribes, frutto della passione.. insomma dei Sauvignon ‘diversi’..
Superiore mi è apparso, il Riesling 2011 di Henschke, giovane ma con belle note di pompelmo, limone, note floreali e persino, sul finire, reminiscenze di favo e nido d’api, spezie e grande mineralità.
Ho trovato il loro blend Shiraz, Grenache e Viognier e Mourvèdre, chiamato Henry’s Seven a ‘cracking’ wine, come dicono gli inglesi, a un prezzo modico di £ 20.00 se paragonato al loro vino iconico, Cabernet Sauvignon ‘Cyril Henschke’ a un prezzo di £ 70.00 che però, sul tavolo non aveva trovato posto ma sotto il tavolo del produttore si, e solo per l’assaggio di pochi eletti.

Il vino che più mi è piaciuto, in assoluto, è stato però uno Shiraz 2007, prodotto da Elderton Wines in Barossa Valley, single vineyard, il loro fiore all’occhiello diciamo, che mi ha rapito per il naso, meraviglioso, concentrato di frutta secca, liquerizia, tabacco, spezie, vaniglia e catrame, sublimemente dosati col legno..
Il 2008, invece un’esplosione di frutta viva in bocca, sicuramente non deluderà nell’avvenire, aiutato da una carica di tannini ancora un po’ ribelli. L’azienda, diceva il proprietario, vorrebbe sperimentare nel futuro con l’appassimento delle uve, al momento fatto sulle piante soltanto, in stile Amarone.. curiosa di sapere i risultati! Non mi è piaciuto solo il prezzo: £ 57.00 avrei comprato un bell’Amarone piuttosto con quel budget…

Stavo per andare via, dopo aver fatto una rapida visita ‘en passant’ dei vini Yalumba, quando avvisto da lontano il famoso spumante, stile ‘Champagne’ perchè metodo classico, che viene prodotto in Tasmania, dal nome Jansz. I vigneti sono posizionati nella valle Tamar, cuore della regione Pipers River, nell’estremita’ nord-est del Paese dove il clima moderato dalla vicinanza dello stretto di Bass e il suolo fatto di basalto rosso, permettono alle uve di Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier di maturare lentamente senza perdere l’acidità naturale che è elemento essenziale del vino base per avviare la seconda fermentazione in bottiglia.
Jansz è il primo (la prima uscita fu nel 1996) e più famoso spumante, fatto con il metodo qui chiamato, Méthode Tasmanoise. Il Premium Vintage Cuvée 2004 riuscì a battere i Francesi nella loro specialità  portandosi a casa il trofeo: ‘Best Sparkling Wine of the Competition’ Marne et Champagne Diffusion Perpetual Trophy alla Sydney International Wine Competition del 2009 (SIWC09).
E sinceramente il risultato non mi meraviglia perché’ alla degustazione ho avuto modo di assaggiare il Vintage Cuvée 2006, che ad un prezzo di soli £ 19.99, ho pensato subito poteva benissimo essere messo accanto ai francesi su un tavolo di degustazione: non avrebbe certo sfigurato.
I miei appunti rivelano: crosta di pane e lievito pronunciato al naso, torrone e mandorle tostate, fragola. Il tutto confermato al palato, con in più, sottonote di limone, insieme alla fragola e nocciole tostate e brioche. Il tutto condito da una acidità ben bilanciata ..insomma uno spumante di tutto merito e assolutamente ammaliante!

Che peccato che in Italia queste novità non siano all’ordine del giorno…per concludere una bella degustazione, ben fatta, con gente interessante ed interessata e da cui viene fuori una sola idea: con vini da £ 10 pounds, freschi e giovani, gli Australiani ci sanno fare e le vendite le dimostrano; ma penso che devono ancora aspettare un po’ di tempo per far lievitare la loro quota del mercato dei vini da £ 70.00 e oltre.
Giuseppina Andreacchio

2 pensieri su “A+ Australian Wine…celebrating Ten Years at the Top – by Giuseppina Andreacchio

  1. Scusate ma c’é un dato che non capisco; come fa il 4% della produzione mondiale a rappresentare il venti e spiccioli per cento del mercato e del valore mondiale del vino? È un errore nel testo?

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