Brunello di Montalcino: cambiare il disciplinare per permettere alle grandi aziende di contare di più

Come se adesso non contassero già abbastanza…
Non sono sceso a Montalcino per il Benvenuto Brunello, ma non ho mancato di leggere quello che veniva via via scritto.
Mi sono letto note di degustazione scritte à la volée, badando a non perdere nemmeno un assaggio, ovviamente pur pura “completezza dell’informazione”, scritte in maniera così ridondante, accompagnata ovviamente dal canonico punteggio in centesimi, che più comica e inutile non si potrebbe, e poi i consueti toni celebrativi, da tutto va bene madama la marchesa, di qualche inguaribile “velinaro”, ma poi mi sono imbattuto nell’uscita di venerdì 24 di ”Tre bicchieri”, notizia quotidiana del Gambero rosso, che potete leggere qui.
E a questo punto sono rimasto di sasso, non per quello che afferma il presidente del Consorzio, che se fa delle cifre lo farà sicuramente a ragion veduta e non per dare i numeri, ovvero “fatturato a +10-15 % sul 2010 (con punte del +35%) , a quota 155 milioni di euro dai 140 milioni dello scorso anno.
“Siamo arrivati a 9,5 milioni di fascette Docg per il 2007 con 1,35 milioni di bottiglie in più. E anche il Rosso è andato bene dopo le recenti difficoltà, con le fascette passate da 3,2milioni del 2010 a 4,5 milioni”, ma per altre novità che vengono annunciate.
“Tre bicchieri” scrive che “i giorni dell’Anteprima sono anche quelli in cui il Consorzio discute il rinnovo dello statuto, anche in vista dell’attribuzione delle funzioni erga omnes in base alla legge 61 del 2010. Il Cda di ieri (giovedì 23), oltre ad aver approvato il bilancio e alcune modifiche minori ai disciplinari, sta ora esaminando diverse ipotesi di modifica del sistema di voto.
“Attualmente – spiega Rivella c’è una sperequazione nella rappresentanza, per cui le grandi aziende contribuiscono molto ma pesano poco. Su questo stiamo cercando un compromesso ma sarà un lavoro molto lungo. In proposito, abbiamo chiesto anche un parere legale”. La difficoltà sarà mettere insieme le due anime di Montalcino, grandi e piccoli, come fa notare il vicepresidente Donatella Cinelli Colombini”.
La “notizia” del giorno che a me sembra una barzelletta, anche se Rivella, seppure cavaliere come Berlusconi, non mi sembra tipo da raccontare storielle, è che “le grandi aziende pesano poco”. E quindi siccome peserebbero poco, e non hanno il potere di dettare la politica e le strategie del Consorzio e ci sono ancora quei “rompiscatole” di piccoli e medi produttori che continuano in maniera miope, perché magari sono così bischeri da credere ancora alle tradizioni, quelle cose inutili che sono solo “palle al piede” e all’identità storica dei vini base Sangiovese di Montalcino, ad intralciare il cambiamento, cosa si fa?
Si cambia il sistema di voto in assemblea, di modo da fare finalmente in modo che quelli che pensano ancora di essere i padroni di Montalcino, mentre magari sono solo aziende che producono il maggior numero di bottiglie, e si sentono onnipotenti perché possono contare su servitori sciocchi secondo i quali Brunellopoli è stata solo “una polemica fra chi voleva mantenere l’integrità assoluta del Brunello e chi voleva renderla con qualche piccola correzione idonea al mercato internazionale”, possano fare quel cavolo che vogliono.
La notizia di “Tre bicchieri” informa che “la discussione sullo statuto verte in particolare sulla quota minima di quintali prodotti che danno diritto a un voto in assemblea (attualmente il rapporto è uno a mille).
E di fronte a questa ipotesi qualche produttore ha già intravisto un nuovo tentativo di modifica dei disciplinari, che potrebbe tornare all’ordine del giorno in assemblea ma con pesi decisamente diversi. A settembre scorso i produttori dissero “no” alla modifica del Rosso: negli oltre 200 voti favorevoli, contro i circa 460 contrari, erano presenti diversi grandi nomi che potrebbero essere determinanti con il nuovo statuto”.
E per essere certi di poter fare quel diavolo che si vuole “il Consorzio sta anche discutendo la possibilità di avere maggioranze variabili a seconda del tipo di modifiche” magari anche quelle al disciplinare, alle quali molti piccoli produttori sono risolutamente contrari.
Due esempi tra tanti: “L’attuale metodo di voto che protegge i più piccoli ha protetto in questi anni anche il Brunello”, dice Francesco Marone Cinzano (Col D’Orcia) a cui fa eco Stefano Cinelli Colombini (Fattoria dei Barbi): “Abbiamo in mano un cavallo vincente, non azzoppiamolo perdendo tempo con queste discussioni”.

Di fronte a notizie del genere verrebbe voglia di concludere, povera Montalcino!
Ma poiché di Montalcino in questi anni ho dimostrato di non fregarmene – e l’ho fatto anche scegliendo di rimanere a casa e di non scendere per il Benvenuto Brunello, perché sono certo che non avrei resistito a qualche ben calcolata provocazione e così facendo avrei fatto il gioco di qualche marrano – ecco che ancora una volta, come tante volte dall’aprile 2008, questo piccolo blog ha deciso di scendere in campo per invitare i tanti produttori seri di Montalcino a resistere ancora una volta a questa ennesima spallata. A non farsi fregare e infinocchiare.
Perché un Consorzio dove le “grandi aziende” che “pesano poco”, secondo Rivella, contassero ancora di più, ovvero fossero messe nelle condizioni di fare il bello ed il cattivo tempo, di comandare, perché pagano tanto, producono di più e devono pertanto dettare la rotta, sarebbe, di fatto, ridotto ad essere solo un Consorzio Grandi Aziende, una sorta di Unione Italiana Vini ilcinese, un’associazione a difesa degli interessi dei Grandi Marchi.
E che senso avrebbe per i tanti piccoli che compongono il tessuto connettivo del panorama del Brunello tirare fuori tanti soldi ogni anno ed essere parte di una realtà dove sarebbero ridotti solo a fare tappezzeria e subire le decisioni prese da altri?
Da un certo punto di vista forse sarebbe meglio, perché un Consorzio ancora di più in mano ai ricchi e potenti costringerebbe i piccoli e medi produttori ad uscirsene da questo Consorzio e pensare finalmente a creare qualcosa che sia veramente loro espressione e tuteli i loro interessi, e non quelli dei “padroni del vapore” o cosiddetti tali.
Ma una spaccatura del Consorzio, anche se opportuna da un lato, sarebbe comunque un trauma, che forse è meglio risparmiarsi. Ecco perché, ancora una volta, mi sento di chiamare i produttori di Montalcino all’unione e alla battaglia, all’interno del Consorzio attuale, per evitare che venga servito loro un boccone avvelenato che di democratico non ha nulla.

E che è solo tracotante, arrogante, spudorata espressione di una volontà dei potenti di mettere in riga chi non la pensa come loro e di costringere ad accettare, obtorto collo, i loro diktat.
Aux armes citoyens, produttori ilcinesi, non permettete loro di fregarvi!

8 pensieri su “Brunello di Montalcino: cambiare il disciplinare per permettere alle grandi aziende di contare di più

  1. “Armez vos bataillons” dunque? Prima che “un sang impur” inzuppi i solchi, anzi i filari, delle pregiate vigne?
    Ma no! No!
    Mi pare che vi siano in circolazione pensieri dissonanti in proposito – mi riferisco alle dichiarazioni di Francesco Marone e Stefano Cinelli, riportate qui sopra (mica due piccole aziende, dunque!) – . Speriamo che i produttori si concentrino di più a coltivare gli innumerevoli valori (materiali e immateriali) da cui potrebbero trarre ancora più benefici (nonsolodanée, ma anche) .
    Tra l’altro i due imprenditori di cui riporti le dichiarazioni, nel farle dimostrano di ri-conoscere i megatrends rincorsi da tutti quelli che se la devono vedere con il mercato.
    Lasciamo che il verbo franco – “abreuver” – sia usato per inzuppare, con Brunello mitici, nuove fette di mercato, da conquistare con un legame sempre più stretto con la terra e il paesaggio toscani.

    • Sono assolutamente d’accordo con Silvana. Dopo un’ordalia durissima il Brunello ed il Rosso di Montalcino sono tornati alla assoluta coerenza con la loro storia, ed il mercato ha dato una risposta chiarissima; un grande successo, mentre chi ha scelto altre strade soffre e non vede vie d’uscita. Brunello +15% e Rosso di Montalcino +40%, e prosit ai fan del gusto internazionale! In un momento come questo TUTTA la forza dei produttori va unita, basta costringerci a confronti su temi che ci dividono e concentriamoci su quello a cui tutti teniamo; il successo mondiale del Brunello e del Rosso di Montalcino. Voglio essere brutalmente chiaro; delle beghe del recente passato non me ne frega nulla, oggi abbiamo cose più importanti da fare. E mi auguro che tutti la pensino come me. Per restare alla chiarezza, se qualche fenomeno vuole fare casino per avere due voti in più ci ripensi, perché è proprio grazie alle scelte giuste fatte dai soci con questo sistema di voto che ora la sua e tutte le nostre ditte stanno avendo questi risultati in un momento in cui tutti gli altri sono in crisi. Pensateci bene, un grande re disse una volta “Parigi val bene una messa” e sull’unione del suo popolo costruì la grandezza della Francia; basta proporre argomenti che dividono, uniti si vince e la strada da percorrere (insieme) ormai é chiara anche ai sassi.

  2. il consueto silenzio delle aziende di Montalcino… Mi chiedo perché mai insista a lanciare appelli di resistenza e di lotta a soggetti che di resistere e lottare non sembrano avere alcuna voglia…

    • …ma non mi pare, perché poi…, alla prova dei fatti, le aziende ci sono, eccome.
      Forse, caro Giuseppe, bisogna fare un po’ i conti con la giornata di un produttore tipo. Una giornata che non assomiglia a quella della sottoscritta, né a quella di tutti coloro le cui ore girano intorno a un computer o a un portatile…
      Ci sono anche le eccezioni, naturalmente, ma intanto, per quanto riguarda ‘questo’ blog, a cui sono anche piuttosto affezionata, occorre sottolineare che da quando è divenuto più ‘pesante’ a causa (penso) delle belle immagini che si alternano, non è più accessibile – se non con molto più tempo – a quelli che stanno in luogo collinare come questo – afflitto da collegamenti aleatori.
      Ve l’ha mai detto nessuno che l’Italia è un paese in cui la rete c’è in modo costante e passabile solo in città?
      Proporre un blog con una testata così pesante vuol dire obbligare gente che non ha mai tempo (vigna, cantina, buro, associazioni, clienti, fornitori, fiere, manutenzioni,…) a penare per leggere e per intervenire… e i produttori non lo fanno.
      Inoltre se qualcosa bolle in pentola, prima bisogna capire se è fumo o se c’è anche un bollito.

  3. Colgo l’occasione anch’io per dire che le immagini a corredo della nuova veste tipografica del blog sono eccessivamente pesanti. Pur avendo una connessione cittadina alquanto veloce ho notato un certo ritardo nell’apertura delle pagine che certo non agevola i meno fortunati.

  4. Io non ho problemi di velocità di caricamento della pagina, ma uso la connessione “da città” alice 20 MB, che non arriva ovunque.
    Ma ne approfitto per segnalare una cosa da poco, fattibile subito, che è comoda: un link Home disponibile sempre.
    Adesso i contenuti presneti in prima pagina di sono ridotti di molto, direi qusi spariti, a vantaggio della grafica e della pubblicità; e quindi tocca navigare anche in profondità. Certo cè la freccia sinistra del browser, ma non sempre si ha voglia di fare tutto il percorso. Soprattutto se si ha una connesisone lenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *