Salento IGT Rosato Girofle 2011 Azienda Monaci

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

La neve ed il gelo dei giorni scorsi qui a Bergamo (ma anche nel resto d’Italia il grande freddo siberiano non ha assolutamente scherzato) mi hanno provocato una singolare reazione.
Non solo, pur non essendo assolutamente un amante del caldo torrido, ho avuto nostalgia della stagione estiva, e ho pensato con un certo rimpianto ai giorni bellissimi, era inizio giugno e non era ancora scoppiata la calura agostana, di Radici del Sud, ma ho pensato, anche se fuori era tutto bianco ed il termometro era abbondantemente sotto zero, che fosse il caso di stapparmi un rosato.
Non accusatemi di voler fare l’originale a tutti i costi, o di volermi atteggiare ad eno snob. Io i rosati, che non ho scoperto ora e di cui scrivo da almeno vent’anni, da quando la maggior parte della stampa italiana non se li filava nemmeno (a proposito: è stato presentato il primo Concorso enologico nazionale vini rosati d’Italia. Volete scommettere che nonostante sia un rosatista “ante-marcia” non mi chiameranno a far parte delle commissioni di degustazione?), li bevo e me li godo tutto l’anno, che sia estate oppure, per dirla con Shakespeare, sia “the winter of our discontent”.
E quale rosato potevo scegliere, pur ricreare un’illusione d’estate e di un periodo un po’ più sereno e solare (non solo da un punto di vista atmosferico) di questo?
Non ho avuto dubbi, non solo pensando a quello che a mio avviso è da anni il migliore (non me ne vogliano i produttori dei tanti altri ottimi rosati che questa splendida regione propone) dei rosati pugliesi, ma ricordandomi delle parole che l’autore di questo splendido vino e grande padre di tutta l’enologia pugliese di qualità, scrive sul proprio sito Internet aziendale, a proposito del rosato: “Ma chi l’ha detto che il rosato non è né carne né pesce, che la bottiglia dev’essere solo di vetro bianco, piacevole solo d’estate, che può accompagnare solo qualche piatto o tante altre banalità o pregiudizi che finiscono per recare danno ad un vino pregevole?
Il fascino del vino rosato, invece, è nel bicchiere in tutte e quattro le stagioni, è adatto alla maggior parte dei piatti e riesce ad esaltare in modo originale il valore del cibo. E’ più che plausibile proporre un gusto nuovo, controcorrente”.

A pronunciare queste evidenze, che condivido in toto e cui plaudo, è, come dicevo, l’uomo che in una vita spesa tra vigne e cantine di Puglia ha prodotto i migliori rossi e rosati base Negroamaro mai nati in terra pugliese e che ora, conclusa la sua lunga e onorata carriera di consulente (in passato lo è stato di aziende come Agricole Vallone, Botromagno, Candido, Cantina di Copertino, Taurino contribuendo alla nascita e alla leggenda di vini come Graticciaia, Brindisi Vigna Flaminio, Pier delle Vigne, Duca d’Aragona, Cappello di Prete, Notarpanaro, Patriglione, Scaloti, Le Pozzelle, per citarne solo alcuni…), Severino Garofano.
L’uomo che dimostrando il proprio notorio sense of humour e la sopraffina ironia ha deciso di chiamare Girofle giocando sul proprio cognome il Salento rosato base Negroamaro prodotto nella sua bellissima azienda di 18 ettari posta nell’agro di Copertino (nome anche di una delle poche universalmente note denominazioni salentine), acquistata negli anni Novanta dapprima in società con la famiglia Librandi (di cui all’epoca Garofano era consulente) e poi diventata interamente di proprietà.
In questa azienda, dove oggi babbo Severino è affiancato dai bravissimi e simpatici figli Renata e Stefano, in questa zona posta tra i due mari, tra Jonio e Adriatico, si fa davvero viticoltura (ed enologia) d’eccellenza, producendo vini, voglio citare i nomi dei più noti, Il Salento rosso Le Braci, il Salento rosso base Negroamaro Malvasia Nera Montepulciano Simpotica, il Copertino Eloquentia, il Salento rosso base Negroamaro Primitivo I Censi, che onorano ai massimi livelli la terra salentina ed esplorano, grazie alla straordinaria sensibilità di Severino Garofano, tutte le enormi potenzialità delle uve che qui vengono allevate, in particolare il Negroamaro di cui Garofano nella sua lunga carriera ha esplorato, sviscerato, mostrato tutte le sfumature, sia in rosso che in rosato.

Perché ho scelto il Girofle? Per il semplice motivo che mi piace straordinariamente e che in ogni occasione in cui ho avuto modo di degustarlo e berlo, ricordo le mie due ultime presenze in terra pugliese, ad inizio ottobre a Lecce per il Congresso di un’Associazione per la quale dopo anni di lavoro comune sono diventato improvvisamente persona non gradita, e poi a novembre a Masseria Barbèra per Radici wine experience, mi è sembrato sempre all’altezza della propria fama, in perfetta forma.
Tanto da indurmi, ogni volta che lo incontro, a pregare Stefano Garofano, dotato della stessa ironia del padre, di provare a produrre almeno un anno un rosato non dico cattivo (cosa impossibile) ma un po’ meno buono tanto da lasciare le luci della ribalta anche agli altri.
Nel 2011 l’annata 2010 del rosato Girofle, che ho ritrovato pimpantissimo e godibile anche al mio assaggio (diciamo così: bottiglia prontamente “seccata” e con piena soddisfazione) è stata tra i vini premiati in occasione di Radici del Sud, stranamente non dalla giuria di esperti internazionali, ma dal gruppo appassionati esperti del Sud.
In effetti questo rosato di Negroamaro ottenuto da vigneti ad alberello pugliese classico, posti su terreni argillosi di varia composizione posti al di sopra della pietra calcarea dura o tufacea, prodotto con una tecnica delicata che prevede vendemmia di grappoli interi condizionata a dieci gradi prima della pigiatura, macerazione senza graspi per la durata di 24 ore con mosto a 15-16 gradi, è un classico di eleganza, piacevolezza, equilibrio, splendido nel colore mai acceso o eccessivo, un cerasuolo salmone pallido, nei profumi fitti, delicati, perfetto mix tra note floreali e fruttate, tra rosa e agrumi, piccoli frutti rossi e accenni di erbe aromatiche, estremamente freschi, puliti, fragranti, nonostante la loro intensità.
E poi magnificamente succoso, rotondo, pieno al punto giusto, ma vivacissimo al gusto, ricco di nerbo acido e sale, giocato su una fruttuosità calibrata e mai surmatura, su un carattere secco che non cede mai alla tentazione (un po’ banalotta e ruffiana) di arrotondarsi e diventare più appealing (ma per quale palato?) grazie ad un filo di dolcezza in più, ad un residuo zuccherino più elevato.
Un rosato dotato di un carattere tale che lo rende adatto ad una gamma infinita di abbinamenti (e non solo quelli, su cui trionfa, della lussureggiante cucina estiva o ancora di più su quelli della tradizione pugliese, ma su molti e molti altri ancora, espressione di ogni tradizione gastronomica regionale, e meraviglioso su una pizza fatta come Dio comanda) e fa sì che ogni volta che se ne stappa una bottiglia questa finisca puntualmente e allegramente, come dovrebbe essere destino di ogni vino degno di questo nome una volta portato a tavola, per vuotarsi rapidamente e con gioia.
Un rosato, davvero per ogni occasione, che corrisponde perfettamente all’identikit del vino rosato che non è più possibile snobbare e non prendere sul serio tracciato in questo post pubblicato sul colorato e simpatico blog aziendale di questa attiva casa vinicola sudafricana.
Un post dove leggiamo, e sono parole che coloro che tendono ancora a non considerare i rosati dovrebbero meditare, questa sacrosanta riflessione: “Rosé wines have had a tendency to be put on the backburner by many a wine drinker. All over the world people are realizing it is no one-dimensional wine. Rosé wine sales are on the rise as enthusiastic wine lovers have discovered that many of these pink wines are not the sugary sweet wines once thought, but a rather sophisticated member of the family. Apart from the refreshing taste, it’s an extremely versatile food-wine. It also makes for a splendid picnic wine.
Its delicate flavours will compliment every item in the basket. From the variety of meat sandwiches, any form of fruit, salads and even your chip and dip. It’s to be enjoyed in all circumstances, whether it’s with lunch, a dinner party or just at home on your couch. Not to be mistaken as an entry level wine. So go out, buy a bottle and be refreshed
”.
Il che, tradotto, significa che i rosati hanno la tendenza ad essere rifiutati e snobbati da molti bevitori anche se in tutto il mondo la gente si sta accorgendo che non sono vini ad una sola dimensione. Le vendite di rosati sono in crescita e molti appassionati hanno scoperto che questi non sono più i vini zuccherosi di una volta, ma qualcosa di molto più sofisticato.
Oltre al loro gusto fresco sono vini da cibo estremamente versatili e sono ottimi per il picnic. Il loro delicato aroma e gusto si sposa bene con ogni cosa che porterete con voi, con sandwiches di carne, ogni tipo di frutta, insalate antipasti e stuzzichini.
Si possono gustare in tutte le circostanze, a pranzo a cena, ad un dinner party o sdraiati comodamente sul divano. Non prendeteli per vini di basso livello, compratene una bottiglia e fatevi rinfrescare da loro.
Tutto giusto, ma queste cose, pur con tutto il doveroso rispetto per i sudafricani, dovrebbero esserci chiare da tempo in Italia, se davvero Enotria é l’antica, storica terra del vino…

Azienda Monaci

località Tenuta Monaci
Copertino LE
tel. 0832 947512
e-mail vini@aziendamonaci.com
sito Internet http://www.aziendamonaci.com/

Questo articolo viene pubblicato contemporaneamente su:

www.ivinidiradici.com

http://www.lucianopignataro.it/

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6 pensieri su “Salento IGT Rosato Girofle 2011 Azienda Monaci

  1. Ammetto che sui rosati sono sempre stato scettico (piu o meno li consideravo vini ne carne ne pesce). Non certo sulla base di una scelta consapevole, visto che non ricordo di averne mai bevuti!!! Ma questo bel post (anche se tanti anni che la seguo con costanza e quindi ho letto di tanti altri rosati) mi ha messo davvero voglia di allargare I miei orizzonti. Si! Colmero’ questa lacuna, appena mi sara’possibile.grazie!

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