WineWebNews 07 febbraio 2012 Sarà il Pinot noir la next big thing vinosa?

Dall’Italia

Anteprima Amarone 2008: non è tutto oro quello che luccica
Commenti a gogò dopo l’Anteprima della nuova annata, il 2008, di Amarone della Valpolicella, che si è svolta la scorsa settimana a Verona. Ne segnalo in ordine sparso tre.
Sul blog Wining, creato dal giornalista Rai Umberto Gambino, il servizio, piacevolmente naif, di Michela Pierallini, che racconta dei vini degustati e dei produttori incontrati, privilegiando l’aspetto umano – leggete qui.
Molto più tecnico, e corredato da giudizi e valutazioni che mostrano una netta conoscenza della materia, il post del wine writer polacco Wojciech Bońkowski, sul suo blog Polish wine guide, che dice senza mezzi termini che “2008 is not a great vintage of Amarone, and the main problem is a lack of depth and vivacity; 2008s invariably taste a little flat”, ovvero che quella 2008 non è una grande annata per l’Amarone e sconta una carenza di profondità e vivacità.
Per il giornalista polacco quella del Ripasso rimane la tipologia che si vende meglio, anche se non mostra di avere un vero e proprio stile, variabile da quello di un semplice rosso fruttato quotidiano a quello di vini muscolari che si avvicinano allo stile Amarone.
Bonkovski sottolinea uno degli aspetti contraddittori dell’Amarone, ovvero la bevibilità, denunciando che “troppi Amarone sembrano essere prodotti per assomigliare ad una sorta di Nutella liquida. Questo stile da competizione sta uccidendo l’Amarone come ha già ucciso molti altri vini italiani”.
E poi osserva che “making wines with 10g residual sugar and 17% alcohol, Amarone producers are moving into the liqueur category. Who drinks liqueur with dinner? And what is the per capita consumption of liqueur in Italy or other markets that Amarone wants to conquer?”. Ovvero che producendo vini con un elevato residuo zuccherino e un 17 per cento di alcol, i produttori entrano nella categoria dei vini liquorosi e chi può bere questi vini a tavola? E qual’è mai il consumo pro capite di vini del genere in Italia e sugli altri mercati che l’Amarone vorrebbe conquistare? Leggete qui

Un Amarone che dà i numeri
Critico e non trionfalista anche Angelo Peretti sul suo blog Internet gourmet, su taluni aspetti emersi nel corso dell’Anteprima Amarone (alla quale, per inciso, ho deciso anche quest’anno di non partecipare, giudicando tempo perso esserci).
Il buon Peretti annota che “all’Anteprima dell’Amarone della vendemmia 2008, questo fine settimana, mancavano nomi importanti che gli anni scorsi c’erano. Mancavano Begali, Venturini, Speri, Tedeschi ed altri, gente che in passato era presente, eccome. Adesso loro ed altri fanno parte del club delle Famiglie dell’Amarone d’Arte, e le Famiglie hanno detto “no” all’Anteprima organizzata dal Consorzio.
Le scelte sono scelte e vanno rispettate, ci mancherebbe. Ma non mi pare una bella cosa quest’assenza, oggi che l’Amarone tira come un forsennato. Se il treno frena, frena per tutti. Se deraglia, ci restano sotto tutti, inutile illudersi. Se ci sono problemi di filiera, che se ne parli, che ci si confronti, che ci si scanni se serve scannarsi, ma le colpe, se colpe ci sono, non possono ricadere su chi l’Amarone lo beve, sui suoi sostenitori, sui ristoratori, sui giornalisti e i blogger, su chi cioè ha nell’Anteprima un’occasione importante”.
Peretti inoltre riferisce i dati sul mercato dei vini della Valpolicella forniti dal presidente del Consorzio: “nel 2011 si sono vendute 11 milioni di bottiglie di Amarone (erano 5 nel 2000), più di 20 milioni di Ripasso e altri 25 milioni di Valpolicella “base”.
Nel 2000 il “base” era a 50 milioni: l’effetto sostituzione verso i gradini più alti (in prezzo) della piramide valpolicellista è clamoroso. In Valpolicella è arrivato un fiume di soldi, in questa maniera. “Oggi siamo più preoccupati di mantenere i numeri che non di farli crescere” ha aggiunto.
Ha anche osservato che “il mercato c’è, esiste, è dunque facile vedere aziende che pensano più al loro interesse che non all’interesse collettivo”. Si tratta di numeri che dovrebbero far riflettere e non indurre di certo, se si vuole essere lucidi, a facili trionfalismi… Leggete qui

Bertani celebration
Per chiudere la carrellata sull’Anteprima Amarone voglio citare ancora un post del wine writer polacco Wojciech Bońkowski, sul suo blog Polish wine guide, laddove afferma che se dovesse scegliere un vino oltre all’Amarone Classico sceglierebbe il Valpolicella Ognisanti 2007 di Bertani, “a single-vineyard superiore-grade wine that responds exactly to my plea to make Valpolicella an internationally serious wine by lowering yields, selecting grapes, expressing terroir, introducing extra structure without recurring to the fat sweetness of ripasso: made from a 5-hectare parcel of oldish 35-year selected clonal vines, this wine has a hauntingly fruity, elegant, quintessentially Italianate bouquet and excellent progression of crisp, focused, structured cherry fruit on the palate. With this wine alone, Bertani is at the top of Valpolicella”.
E parlando di Bertani non si può che celebrare le vecchie annate di Amarone (un terzo della produzione viene imbottigliato come riserva), che come racconta Wojtek riferendosi ad un 1976 aperto in suo onore, regalano sempre grandi emozioni. Leggete qui

Barbaresco ad una svolta
Continua la lunga trasferta in terra di Langa dell’ottimo wine writer americano Alfonso Cevola. E continuano i suoi puntuali, sempre acuti e ben scritti e originali post, sul suo blog On the wine trail in Italy.
Il tema, trattato con grande originalità e sensibilità, é il Barbaresco, il vino e la sua zona di produzione, definita “a very special place”. Per Cevola questa denominazione è una zona che si è in qualche modo protetta e salvaguardata dai cambiamenti e dagli stravolgimenti che hanno cambiato le caratteristiche di molti vini italiani e costituisce “un tesoro per l’Italia e per il mondo”.
Ed è un vino, pieno di valori forti, che è in qualche modo ad una svolta e costituisce una risorsa importante per tutti coloro che amano i vini veri con un forte senso di origine. Leggete qui

Susumaniello che sorpresa!
Sul suo blog Do Bianchi il wine writer americano Jeremy Parzen celebra, definendolo una grande sorpresa, un vino espressione di uno dei tanti vitigni autoctoni pugliesi, il Susumaniello, rivalutato in questa epoca di riscoperta di tante varietà del territorio.
Come scrive, in passato questa varietà era utilizzata come vino da taglio, ma oggi viene spesso vinificato in purezza e con grandi risultati: “But Angelini’s 2010 Susumaniello was delicious last night: bright and surprisingly light on the palate, with the acidity that we crave, high but balanced alcohol, and juicy, chewy red berry fruit. I loved it, as did the group of wine professionals with whom we tasted it”. Leggete qui

Una domenica da Lino Maga
Una bella sorpresa la scoperta sul blog Emicranie di un ampio articolo, appassionato, scritto con meraviglia e cuore puro dal misterioso autore (bravo!), dedicato al racconto di una visita, una domenica pomeriggio, al simbolo di un vino emblematico come il Barbacarlo, il vignaiolo Lino Maga.
Scrive l’autore: “Ci parla del suo vino, anzi, dei suoi vini, ogni anno diversi. Del rispetto per la terra. Si amareggia pensando al mercato che imbriglia il mondo del vino e passa velocemente in rassegna la sua vita professionale fatta di battaglie, di questioni di principio, di speranze disattese nel trovarsi da solo di fronte a inettitudine o interesse: noi muti, lì, come due nipotini, ad ascoltare il nonno.
Se ne accorge e sornione mi dice “Non va bene che parlo solo io”, capisco, faccio una domanda e lui riprende a parlare tranquillo per l’ora successiva. Noi di nuovo felici. Parla di Gianni Brera, di Gigi Veronelli, di Ferrer Manuelli: si apre uno spiraglio su un mondo andato, su un’Italia che non c’è più e che forse non ha lasciato i frutti sperati.
Racconta dei coups de théâtre di Brera nelle situazioni più incredibili, della stima di Veronelli, della cucina incredibile e meravigliosa di Ferrer, uomo incredibile. Penso che io di tutto questo ho solo letto qualcosa qua e là e ora mi ritrovo ad ascoltare le gesta mitiche e un po’ assurde direttamente da uno dei protagonisti”.
Un bellissimo racconto, eco di un mondo del vino che per fortuna da qualche parte esiste ancora. Leggete qui

Barbera australiano
Interessante post di Paul Starr, sul blog Bianco – rosso Italian grapes and wines in Australia dedicato ad uno dei sempre più numerosi vini italiani prodotti in Australia a base di uve italiane, un “2009 vintage blend of barbera (90%) and cabernet sauvignon (10%)”.
Starr ricorda che solo una piccola percentuale di persone cui ha proposto il vino avevano qualche familiarità con l’uva Barbera e solo un po’ di più con i vini italiani, ma parlando di vini del nostro Paese il discorso cade inevitabilmente sul loro carattere, dovuto anche ad un elevato contenuto acido, che li rende perfetti in abbinamento ai cibi: “Sometimes we talk about Italian foods in general, other times about how the high natural acid in barbera fits with high-acid food (like a fresh tomato sauce for a simple pizza, or a vinegar/oil dressed grilled vegetable dish)”.
E qualcuno vorrebbe rinunciare a queste caratteristiche che li rendono unici? Leggete qui

Dall’estero

Sarà il Pinot noir the next big thing!
Previsione impegnativa, come si legge nell’edizione on line della rivista specializzata britannica The Drink Business di Ross Brown, responsabile dell’azienda australiana Brown Brothers, intervenendo alla sessione finale del nono International Cool Climate Symposium a Hobart in Tasmania.
Secondo Brown i cambiamenti tecnici hanno reso il Pinot noir più aperto accessibile e generoso nei confronti dei consumatori, il cui gusto è evoluto verso vini più leggeri, saporiti e dal minore contenuto alcolico.
A suo dire, ora è ora per un altro ciclo favorevole ai vini rossi, dopo l’era del Cabernet Sauvignon negli anni Settanta, dello Chardonnay negli anni Ottanta, de Sauvignon Blanc negli anni Novanta. Leggete qui

Nuovi standard per i vini prodotti nei Paesi dell’Est
Interessanti notizie, dal sito Internet Starnews online, sulla nuova stagione dei vini prodotti nei Paesi dell’Est, che seguono anche l’evoluzione della cucina e della gastronomia locale.
Oggi ci si trova di fronte ad un vero e proprio “wine revival”, e taluni vini prodotti nell’ex cortina di ferro trovano spazio persino sul mercato americano, a Los Angeles, dove una società, Blue Danube, si è specializzata nell’importazione di vini croati, sloveni e ungheresi. Leggete qui

Salone del vino all’aeroporto di Sofia
Restando sul tema vino nei Paesi dell’Est, si segnala la news apparsa sul sito Internet Novivite, Sofia news agency, che informa in questo mese presso l’aeroporto di Sofia in Bulgaria, verrà lanciato un rinnovato “wine tasting saloon”, che offrirà la possibilità ai visitatori di degustare i migliori vini bulgari.
Questo salone è ubicato al terminal 2 e comprende 50 posti a sedere che potranno trattenersi per tre ore degustando pagando meno di 15 euro. Leggete qui

Vini della Virginia in grande spolvero
Due articoli apparsi su siti Internet americani informano dei grandi risultati che l’industria del vino sta ottenendo in Virginia. Come si legge dal 2005 al 2010 il numero delle aziende vinicole è passato da 130 a 200 dando lavoro a 4750 persone (3160 nel 2005).
Le vendite di vini prodotti in Virginia sono cresciute nel 2011 dell’11 per cento, con cinque milioni e mezzo di bottiglie commercializzate. Cresce anche il turismo del vino, per numero di visitatori e per volume d’affari. Leggete qui e poi ancora qui

La Cina é pronta per scoprire un nuovo Lafite.. neozelandese?
Intrigante interrogativo posto da un blog inglese specializzato nei vini di Bordeaux? La Cina, ormai tanto innamorata dei grand crus di Bordeaux come Lafite è oggi pronta ad accogliere un grande taglio bordolese prodotto in Nuova Zelanda?
Eccessiva la valutazione, da parte dell’azienda, che parla senza mezzi termini di “Destiny Bay Wine Ranked with the Finest French Bordeaux by Chinese Collectors and enthusiasts” e riferisce dei giudizi entusiastici espressi da un influente critico di vino cinese, o c’è davvero spazio per un “Lafite of New Zealand”? Leggete qui

Australia unico avversario degno per la Borgogna?
Restando nel Nuovo Mondo emerge un’altra valutazione decisamente positiva dei vini locali paragonati senza complessi di inferiorità ai più grandi vini europei. Su The Drink Business, Alex Hunt MW, direttore responsabile degli acquisti alla Berkmann Wine Cellars sostiene testualmente che “Australia is the only country in the world that can hold up against Burgundy” ovvero che l’Australia é il solo Paese produttore mondiale che possa confrontarsi con la Borgogna nella produzione di Chardonnay.
Va bene valorizzare i vini che si stanno vendendo o che si provano a vendere, ma non stiamo perdendo il senso della misura? Leggete qui

Nuova Zelanda: il Sauvignon va forte ma urgono alternative
Sul sito Internet neozelandese New Zealand Herald il wine writer Jo Burzynska conferma la centralità del Sauvignon blanc, con dati eloquenti che parlano di un 69% di uve relative alla vendemmia 2011 e di un 84% dell’export, ma questa prevalenza netta di questa varietà di uva pone l’industria del vino locale, secondo alcuni osservatori, in una situazione precaria, che rende fondamentale e urgente una diversificazione, non essendo la Nuova Zelanda l’unico produttore mondiale di vini base Sauvignon. Leggete qui

Anche in Nuova Zelanda scoprono che con i lieviti naturali è meglio
Restando nel Nuovo Mondo apprendiamo da una news pubblicata sempre dal sito Internet neozelandese New Zealand Herald che nel Paese dei kiwi una ricerca condotta dalla School of Biological Sciences at the University of Auckland and funded by NZ Winegrowers and MSI, rivela chiaramente che i vini prodotti con i “so-called “wild” or “indigenous” yeasts”, ovvero con i lieviti indigeni, mostrano più personalità e carattere dei vini, ottenuti dalle stesse varietà di uve prodotti con la “collaborazione” dei lieviti selezionati. E’ la legge del terroir, che emerge anche nelle nuove terre del vino. Leggete qui

Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!
Franco Ziliani

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anche Lemillebolleblog, qui

13 pensieri su “WineWebNews 07 febbraio 2012 Sarà il Pinot noir la next big thing vinosa?

  1. Alex Hunt, un grande Master of Wine. Si è tenuto prudentemente basso, sulle prime stava per scrivere che “la Borgogna è il solo Paese produttore mondiale che possa confrontarsi con l’Australia nella produzione di Chardonnay”.

  2. Amo il Soave Sereole di Bertani (ok con tutto cio’ che mette in campo Bertani è “strano” andare a citare quel vino, ma io lo amo tanto davvero, campionissimo di rapporto qualità/prezzo)

  3. caro Franco da qualche giorno sono sparite dal sito dell’ais le tue webwinenews.che peccato!!! non si potrebbero riaverle tutte?

  4. caro Franco da qualche giorno sona sparite dal sito dell’ais le tue webwinenews.che peccato!!! non si potrebbero riaverle tutte? grazie.purtroppo io questa cosa la faccio per la grande passione che su questa materia.Sono pronto a lottare come un leone pur di avere la possibilità di tornare a leggerle

    • ho appreso anch’io della sparizione del sito dell’Associazione con la quale ho collaborato sino a tutto dicembre 2011, dell’archivio delle WineWebNews. Mi dispiace molto… Io ovviamente ho tutti i testi, ma sarebbe un lavoro lunghissimo reintrodurli tutti su Vino al vino…

  5. Scusi Franco se mi permetto il consiglio ma potrebbe fare un archivio e caricarlo con qualche servizio di hosting e mettere qui su vino al vino il link per scaricarlo…

  6. chiedo davvero scusa, ovviamente valuti lei, comunque io intendevo fare un archivio unico da scaricare non una newsletter per volta e se fatto così, dipende tutto da come le ha archiviate .

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