Commissioni di degustazione vini Doc e Docg: al Gambero rosso scoprono l’acqua calda

Che le commissioni di degustazione dei vini a denominazione d’origine così come sono composte, con uno strano criterio che vede in larghissima parte gli artefici dei vini da degustare chiamati, seppure alla cieca, a giudicare il proprio operato, non vadano bene e che siano anacronistiche è un’evidenza chiara a tutti. E più e più volte, da tante parti, denunciata.
Che vadano radicalmente modificati i criteri di formazione delle commissioni, a grande maggioranza composte da enologi (o winemaker, come li preferisca chiamare) é un qualcosa chiaro anche ai bambini. Non solo agli addetti ai lavori o ai professionisti del mondo del vino italiano.
Per questo motivo c’è da rimanere stupefatti e da archiviare alla voce “lapalisse” oppure scoperta dell’acqua calda e della rotondità della palla, di fronte alla nota, pubblicata sul numero di ieri, martedì 6 marzo, di “Tre bicchieri”, quotidiano dei professionisti del vino diffuso via news letter dal Gambero rosso editore ed intitolato “Per favore bocciate i cattivi vini”, scritta da Eleonora Guerini, uno dei curatori della Guida Vini d’Italia.
Cosa scrive l’ex Lady wine nel suo corsivo (che potete leggere qui)? Parte dalla premessa, perfettamente condivisibile, che per impedire il fenomeno, tristissimo, di vini Doc e Docg svenduti a prezzi risibili, perché “l’offerta resta elevata e la domanda è bassa (…) Bisogna diminuire l’offerta”.
Che fare? Ad esempio facendo in modo che vini mediocri, difettosi, (ma come nell’epoca dell’enologia diffusa esistono ancora?) non finiscano in commercio.
La Guerini annota: “un primo passo va fatto, e in questo senso credo dovrebbero lavorare tutti i Consorzi, insieme. Ad esempio, si potrebbe presentare al Mipaaf un progetto in cui si modifichi l’attuale composizione delle commissioni di degustazione.
Ora le commissioni sono composte da tecnici ed enologi che operano nel territorio i cui vini vanno a giudicare. In parole semplici spesso a determinare se un vino è idoneo o meno a ottenere la denominazione è chi il vino contribuisce a produrlo. Il risultato è che molti vini che andrebbero riveduti, se non bocciati, passano l’esame.
E questo non lo dico in maniera teorica. Lo dico perché ogni anno assaggio migliaia di vini e troppo spesso mi trovo di fronte a campioni imbarazzanti, che non fanno di certo bene alla denominazione”.
Complimenti alla Guerini e al Gambero rosso per la scoperta, super lapalissiana, dell’acqua calda. Peccato che la degustatrice di Vini d’Italia queste cose non le abbia dette non tanto ora, ma negli anni scorsi, e che abbia taciuto di fronte allo spettacolo poco edificante di tanti vini mediocri (o peggio) che per la tacita legge secondo la quale “canis canem non est”, ovvero “cane non mangia cane”, ha visto tecnici ed enologi che giudicavano i vini prodotti da loro e dai colleghi evitare accuratamente di sconfessare la credibilità del lavoro della categoria, e di bocciare quei vini così che non diventassero Doc e Docg.
Peccato che abbia taciuto di fronte allo spettacolo osceno e indecoroso di vini dichiaratamente non conformi ai dettati dei disciplinari di produzione, vini clamorosamente irregolari, creativamente e liberamente interpretati, per non dire spudoratamente “taroccati”, che diventavano pacificamente vini Doc e soprattutto Docg. Anche in denominazioni celeberrime e prestigiose. La Guerini, di fronte a queste cose ha taciuto, perché in quel momento non era politicamente corretto lamentarsi per cose del genere, e non mi risulta che di fronte ad un vino palesemente irregolare, per colore, profumi, caratteristiche organolettiche, rispetto all’identità e alle caratteristiche dei vini di quella denominazione, abbia alzato la mano, fatto dichiarazioni come quella di “Tre bicchieri” di ieri.
Tutti o quasi tacevano, anche se la stranezza di determinati vini era chiara anche ad un non vedente. E magari è persino accaduto che qualche guida, non so se anche quella per cui lavora la Guerini, finisse anche con il premiare, ovviamente solo per una certa discutibile competenza dei degustatori, che non riuscivano a cogliere la stranezza e l’incongruenza di quei vini, campioni (senza valore) che andavano risolutamente bocciati e non mandati in giro per il mondo a fare danni…
Come possono essere credibili dunque determinate candide uscite, certi inviti a bocciare i vini cattivi, pronunciati, un po’ fuori tempo massimo, oggi?

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Un pensiero su “Commissioni di degustazione vini Doc e Docg: al Gambero rosso scoprono l’acqua calda

  1. Caro Ziliani, mi consenta di dissentire. Ben venga questo ravvedimento tardivo purché sia “operoso”. Forse non è fuori tempo massimo, certamente era meglio accorgersi del sostanziale “bug” del sistema delle denominazioni di origine quando lo diceva lei, ma così non è stato. Si è perso tempo. Ma almeno cogliamo l’occasione dell’articolo citato per sensibilizzare addetti ai lavori e consumatori sul problema delle commissioni di degustazione e sul proliferare delle denominazioni, altra sua meritoria battaglia, cercando di migliorare la percezione della qualità del vino italiano in Italia e nel mondo.

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