Sipsmith e il ‘rinascimento’ del London Dry Gin

La nostra inviata in UK Giuseppina Andreacchio oggi non ci parla di vino, ma ci guida in un universo affascinante e misterioso come quello dei distillati, e precisamente del Gin, o meglio del London Dry Gin. Ecco quindi la sua cronaca dettagliata della visita alla distilleria Sipsmith premiata nel 2010 come ‘Best Newcomer’ dall’Observer Food Monthly.
Buona lettura!

E’ difficile tradurre in una sola parola il nome dell’azienda inglese Sipsmith che ho avuto il piacere di visitare qualche giorno fa. Smith é il suffisso che si aggiunge ai sostantivi per indicare la professionalità in un dato settore. E se Sip vuol dire ‘sorseggio’, ‘sorso’, allora il messaggio diventa chiarissimo.

Intercorre una sostanziale differenza tra il Gin e il London Dry Gin in quanto mentre il Gin può essere fatto utilizzando qualsiasi metodo, ossia la ridistillazione o l’aggiunta dei botanici all’alcol neutro di base (che deve essere di natura agricola e al 96%), chiamato in inglese ‘cold compounding’, il London Dry Gin ha invece delle regole ben precise da rispettare.
Innanzitutto DEVE essere ridistillato in presenza dei botanici e nessun altro elemento può essere aggiunto alla fine del processo di ridistillazione in alambicco continuo o discontinuo, se non acqua e una piccola quantità di zucchero.
Può essere fatto in qualsiasi parte del mondo ed essere chiamato London Dry Gin, un po’ bizzarra come idea… Il principale botanico deve essere il ginepro, seguito da coriandolo, radice di angelica, radice di giaggiolo, scorze essiccate di limone ed altri aromi, che sono utilizzati in quantità variabile, a seconda della ricetta seguita dalla singola azienda.

La bevanda dall’aroma inconfondibile ha una lunghissima storia in Gran Bretagna. Facciamo brevemente un salto nel tempo: il precursore del gin sembra fosse stato un tonico fatto dal ginepro e proveniente dall’Italia. Nel XIV secolo, la bacca del ginepro veniva usata per curare malattie dello stomaco ed era considerata un rimedio efficace contro la Black Death (peste). Nel 1572 nelle Fiandre nacque la prima distilleria ad opera di Franciscus Sylvius di Leiden.
L’ascesa al trono di Guglielmo d’Orange nel 1689 in Inghilterra sancì la bevanda al gin come la specialità inglese, da sostituire al brandy prodotto in Francia, e con la quale l’Inghilterra era in pieno conflitto. Il gin divenne quindi famoso in tutta la Gran Bretagna che, fino ad allora, era fondamentalmente (e sorprendentemente) un paese di astemi, così che nel 1720 Londra, allora città di 600,000 anime, arrivò a distillare 12 milioni di litri di gin! Questo vuol dire che ogni settimana, ciascun uomo, donna e bambino arrivava a consumare più di mezzo litro di gin.

Il gin divenne la bevanda del proletariato, definita ‘mother’s ruin’ perché’ causa di ubriacature continue, disordini, rivolte e si cercò di imporre misure di controllo sul consumo del superalcolico. Questo periodo e’ passato alla storia come Gin Craze, periodo di forte diffusione della bevanda tra il popolo per il suo basso prezzo. Quel gin era comunque dolce e fu solo alla fine del XIX secolo che una versione secca cominciò ad apparire e conquistare i consumatori.

Il gin passò da bevanda del popolo a bevanda del ceto medio e la ridistillazione fatta in alambicco discontinuo, introdusse uno stile più leggero, più puro, che si rivelò più adatto ad essere miscelato nei cocktails, di moda intorno agli anni ‘50. Tra il 1970 e il 1980, soffrì per mano della Vodka che divenne molto popolare ma oggi, il Gin e’ tornato di moda. A distanza di due secoli, il London Dry Gin sta tornando in auge e sebbene si parli di profonda recessione, c’è chi nel passato ci crede ancora ed e’ pronto ad investire su nuovi progetti.

Parlo di Sipsmith, un’azienda nata nel 2009 a Londra, quando due giovani ed intraprendenti inglesi, Sam Galsworthy e Fairfax Hall misero su, assemblandolo loro stessi, il primo alambicco discontinuo di rame, dopo ben 189 anni dalla sua assenza sulla scena londinese, al quale diedero il nome di Prudence (capacità di 300 litri) che cominciò a produrre il loro gin, prodotto di nicchia, in piccole quantità di 120-160 bottiglie per ogni singola distillazione.
Il gin e’ disponibile in UK e da poco in: Francia, Germania, Cina, Australia, USA, Spagna mentre in Italia sperano presto di trovare un partner-distributore. E’ prodotto da una miscela di orzo inglese, con tre tagli effettuati (Testa, Cuore e Coda) e infine diluita con acqua di Lydwell (una delle sorgenti del Tamigi) prima di andare in bottiglia. La distilleria vinse nel 2010 il premio come ‘Best Newcomer’ indetto dall’Observer Food Monthly.

La mia visita alla distilleria è iniziata con l’incontro con Fairfax, un bel giovane inglese, molto raffinato nei modi e di una gentilezza senza precedenti, il quale mi introduce nella stanza di distillazione ammonendomi di non toccare il rame in quanto bollente, in piena attività.
Dopo avermi spiegato e fatto vedere, con pazienza perché capissi bene il processo, il procedimento della distillazione della vodka su base di orzo, passa a spiegarmi quella del gin, anch’esso su base di orzo, sebbene l’azienda sperimenti anche con altri ingredienti base, tra cui le patate per la vodka e il mais per il gin.

E per farmi ben capire la produzione non ha esitato a porre alla mia attenzione i botanici utilizzati, chiusi in barattoli di vetro: le bacche di ginepro che contiene solo al suo interno il profumo inconfondibile di anice e lavanda, provenienti dalla Macedonia; i semi di coriandolo dalla Bulgaria; la radice di angelica dalla Francia; la radice di liquirizia dalla Spagna; la radice di giaggiolo (Iris) dall’Italia; le mandorle e le scorze di limone dalla Spagna; le stecche di cannella dal Madagascar; la corteccia di cassia dalla Cina e infine le scorze di arance di Siviglia.
Sono rimasta affascinata dall’ordine della stanza di distillazione e avvolta dal calore dell’ambiente, contro il freddo gelido all’esterno.

Faifax mi ha spiegato che anche la scelta del locale non e’ casuale: in quello stesso luogo sorgeva nel passato la dimora di un esperto di whisky. Sia Fairfax che Sam, provengono dal mondo del business dei superalcolici e, aiutati da Jared Brown, Master Distiller, decidono di iniziare la produzione del gin secondo i dettami del passato: uso di alambicco di rame discontinuo che vuol dire produzione di un gin dal forte aroma, con corpo pieno e profumi intensi, piccola produzione per poter puntare sulla qualità, tipicità e originalità del prodotto e infine botanici provenienti da luoghi unici.


Mi sono apprestata così ad assaggiare il loro London Dry Gin (41.6% abv) e sono rimasta inebriata dall’odore forte di ginepro e coriandolo (i veri protagonisti, in tutto 10 botanici sono utilizzati!) accompagnati da sottili aromi di cannella, scorze di arancia e limone, liquirizia, ben integrati, armoniosi e rinfrescanti.
Il palato si apre con una trama di sapori pronunciati: lavanda, anice che regalano un po’ di dolcezza per passare subito al limone, alla marmellata di arance, in un gioco di ‘sweet and dry’ che rapisce e provoca piacere, per lasciare poi in bocca una sensazione di oleosità e spezie che accompagna lentamente ad un finale lungo, speziato e secco.
Niente a che vedere coi vari gin commerciali che ci sono in giro (Gordon’s per dirne uno) dove invece se il ginepro si fa intravedere, anzi per usare un eufemismo ‘intra-sentire’, al palato, esso scompare quasi totalmente, lasciandolo secco ma corto e con note di limone, arance solo appena accennate. Questi Gin ‘commerciali’ usano spesso la diluizione con altro alcol base, dopo la ridistillazione e prima della riduzione, per maggiore resa, ecco perché’ risultano blandi.Il Gin di Sipsmith sa di gin dall’inizio alla fine e non solo utile come base di cocktails, buonissimo da ‘sippare’ dicendolo con un anglicismo….

Prima del gin, Fairfax mi ha fatto cortesemente anche assaggiare la loro Vodka (40% abv), prodotta sempre tramite distillazione in alambicco discontinuo e quindi ovviamente soggetta a più distillazioni (utilizzando questo metodo che presuppone molta maestria ed esperienza), mi risulta molto profumata al naso, vellutata al palato e diversa da quelle finora assaggiate.
Una Vodka dai profumi di orzo tostato, speziata in modo bilanciato, alcol ben integrato, non totalmente neutra ma pura al tempo stesso, con carattere, e che mi ricordava molto, mentre la sorseggiavo, il sapore della pasta della pastiera di Pasqua, tanto prominente era il grano sul palato. Il prezzo dei vari prodotti si aggira intorno alle 25 sterline.

Per finire Fairfax mi ha proposto la loro Vodka alle prugne selvatiche (29% abv), raccolte in Inghilterra che e’ poi un liquore, fatto con macerazione dei frutti nella vodka, molto dolce all’inizio e a metà palate, ma aspro sul finire con note di marzapane e mandorle (i noccioli per scelta dell’azienda, vengono schiacciati e macerati).
Ottimo come ingrediente per un cocktail con Fino Sherry, Vodka ed Amaretto. Dell’ultimo nato, Summer Cup, un gin ai frutti estivi da usare come base per i long drinks, che sarà lanciato presto (il prossimo Giugno) per poterlo assaggiare dovrò invece aspettare che sia immesso sul mercato, avendone visto solo l’anteprima…
Finito il tour, Fairfax mi ha salutato con un bel sorriso, indicandomi il miglior percorso da seguire per uscire dal reticolato di stradine e vicoli ciechi che ci sono intorno, trovandosi la distilleria nel bel mezzo della città: tra Hammersmith e Ravenscourt Park. Giuseppina Andreacchio

Per maggiori informazioni andare sul sito Internet http://www.sipsmith.com/

The Distillery
27 Nysmith Street,
London W6 0HA
Tel 0044 20 8741 2034
Per effettuare il tour e la degustazione,
inviare un’email a: distillers@sipsmith.com

___________________________________________________________


ATTENZIONE!

Non dimenticate di leggere

anche Lemillebolleblog, qui e di iscrivervi alla news letter

8 pensieri su “Sipsmith e il ‘rinascimento’ del London Dry Gin

  1. Noi forse non lo capiamo, ma per gli inglesi il gin è un patrimonio nazionale, il distillato che piu’ di tutti sentono come nazionale (anche se in realtà fu portato da Guglielmo d’Orange dall’Olanda, dove ancora si produce il Genever).
    Molto particolare è il Plymouth, che è un Dry Gin che si puo’ produrre solo a Plymouth, con le acque locali e che è piu’ ricco e speziato,e piu’ pregiato, degli altri gin. Quindi, unico nel suo caso, un gin a “denominazione di origine”.

  2. Beh di sicuro è colpa mia che non capisco, ma io tutto ciò che si mangia e si beve oltremanica lo lascio volentieri a loro. Gin e birre incluse.

  3. Esattamente Gianpaolo, non ho menzionato il Plymouth in quanto lo considero una categoria a parte. E’ un gin con una complessita’ e oleosita’ che lo contraddistinguono fortemente. Per rispondere invece a Luca. Io parto sempre dal concetto che ‘De Gustibus non est disputandum’, quindi rispetto la tua opinione, diversa dalla mia pero’. UK ha una larghissima categoria di birre, da non dimenticare l’Irlanda che ha la sua Guinness che io considero SUPREMA!. Non penso che l’Italia abbia la varieta’ di lagers, stout, ales che si possono trovare in UK e comunque il campo di assaggio e’ molto ristretto. Ogni paese ha le sue produzioni e trovo alquanto restrittivo come concetto dire che LE LASCIO VOLENTIERI A LORO…ci sono bevande squisite anche qui!!! vedi la differenza tra l’italiano e l’inglese: l’inglese e’ aperto a qualsiasi prodotto, qualunque sia il paese produttore, assaggia,apprezza e magari anche COMPRA, cosi’ si crea rete di vendita’ internazionale e scambio di culturalita’…finche’ l’italia non si APRE a nuovi mondi rimarra’ un paese chiuso e sebbene GRANDE PRODUTTORE la moneta non circolera’ mai abbastanza largamente come qui in UK. Puo’ essere che a qualcun altro i prodotti ENGLISH piacciono e perche’ non fare in modo che ci siano anche quelli sulle tavole degli italiani????mi risulta che gli italiani bevono litri di Gin e Tonic e sono sicura che la base e’ il Gin inglese, quindi…

  4. Pingback: Cronaca di una degustazione di Gin da Harrods. By Giuseppina Andreacchio | Blog di Vino al Vino

  5. ciao,
    volevo sapere se sia possibile trovarlo in Italia il Summer Cup della Sipsmith?
    l’avevo assaggiato a londra due anni fa e ancora adesso mi capita di pensarci… l’avevo già cercato, ma niente…

    Grazie a chi mi risponde.

    cari saluti a tutti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *