Risposte estreme al global warming: produrre vino sempre più a nord. Anche in South Dakota e Nebraska, why not?

Il global warming, il riscaldamento globale, costituisce uno dei grandi problemi, dei più importanti cambiamenti di prospettive con cui il mondo del vino, un po’ in tutto il mondo deve confrontarsi.
Come si è appreso da diversi studi, nel prossimo futuro i produttori potrebbero trovarsi costretti a rinunciare ad alcuni vitigni che non riescono ad adattarsi alle nuove condizioni e a sostituirli con altri o con incroci appositamente studiati. Con il global warming cambiano i periodi di maturazione di molte uve, i tassi alcolici si fanno più elevati, le caratteristiche di molti vini tendono a modificarsi e si assiste ad un progressivo spostamento della coltivazione della vite verso Paesi una volta più freddi, anche in quelli dove la viticoltura sembrava un’utopia.
La recente lettura di un articolo di Dirk Lammers pubblicato nella sezione wine del celebre sito Internet Huffington Post, fa capire come quello del global warming che è sicuramente un problema grave da affrontare ad esempio in California, si sta trasformando in una opportunità per molti altri Stati, visto che oggi sono ben 50 gli Stati americani che producono vino.
Le statistiche del 2010 dicono difatti che se anche la California raggiunge una produzione pari a circa il 90 per cento, anche nelle altre macro aree, Midwest, Northwest, Northeast, South, la produzione di vino è largamente diffusa e in aumento.
L’articolo di Lammers tratta delle prospettive dell’industria vinicola in uno Stato come il South Dakota, situato nelle alte pianure del Midwest confinante a nord con Dakota del Nord, a Sud con il Nebraska, a est con Iowa e Minnesota a ovest con Wyoming e Montana, Stato dotato di un clima continentale con inverni molto freddi e estati calde tempeste di neve (blizzard), con la neve cade a fine autunno e inizio primavera.

E dall’articolo si scopre che in piena epoca di global warming, grazie alla spinta di un Istituto universitario di ricerca come la Cornell University, è nato un articolato e complesso Northern Grapes Project, che riguarda qualcosa come 330 aziende produttrici di vino e 1300 viticoltori che controllano 3000 acri di vigna (1215 ettari) tra Upper Midwest e New England, e che ha dato vita lo scorso febbraio nel Minnesota (altro Stato vinicolo in sviluppo) ad una Cold climate conference e ad un Northern Grapes Symposium, ovvero una conferenza dei climi freddi ed un simposio dei vitigni del nord.
Sostenuti dalle seguenti wine industry Associations: “Connecticut Vineyard and Winery Assn. Illinois Grape Growers and Vintners Assn. Iowa Wine Growers Assn. Lake Champlain Wines Massachusetts Farm Wineries and Growers Assn. Michigan Grape and Wine Industry Council Minnesota Grape Growers Assn. Nebraska Winery and Grape Growers Assn. New Hampshire Winery Assn. New York Wine and Grape Foundation Northern Illinois Wine Growers Northern New York Wine Grape Growers Scenic Rivers Grape and Wine Association Iowa & Illinois) South Dakota Specialty Producers Assn. Upper Hudson Valley Wine and Grape Assn. Vermont Grape and Wine Council Western Iowa Grape Growers Assn Wisconsin Grape Growers Assn”.
Inoltre l’articolo ci fa scoprire che esiste anche un Concorso dedicato ai vini prodotti nei climi freddi, l’International Cold Climate wine competition, un concorso che comprende qualcosa come 27 diverse categorie, ad esempio “Native Grape, French & American Hybrids, Sparkling, Specialty & Fortified and Non-Grape”, che è riferito esclusivamente a vini in commercio (la produzione minima richiesta è però solo di 20 casse) e che riguarda vitigni dai nomi sconosciuti e stravaganti quali Alpenglow  GR7  Petite Amie  Baltica  Joffre  Prairie Star  Brianna  Kay Gray  Riparia (native grape)  Castel 19637  King of the North  Sabrevois  D M 8521-5  L’Acadie Blanc  Sipaska  E.S. 6-16-30  La Crescent  St. Croix  E.S. 10-18-30  LaCrosse  St. Pepin  Edelweiss  Leon Millot  Swenson White  Elvira  Louise Swenson  Troubador  Frontenac  Luci Kuhlmann  Valiant  Frontenac gris  Marechal Foch  Vandal-Cliché Marquette  Ventura.
Scopriamo così che c’è tutta una particolarissima produzione di vino, tutta da scoprire, in Stati come Nebraska, Iowa, Wisconsin, e poi nel New England, nel Missouri, in Ohio, Indiana.
Quanto alla viticoltura nel South Dakota, é riferita, a causa delle rigide temperature invernali, a vitigni che sono sostanzialmente degli ibridi. Tra le uve rosse varietà come Baltica, Frontenac, Marechal Fox, Marquette.
Tra quelle bianche cultivar quali Brianna, Edelweiss Frontenac gris, Kay Gray, La Crosse, La Crescent, Louise Swenson, St. Pepin e Seyval Blanc. La varietà su cui si punta maggiormente è un vitigno, Marquette, che ha iniziato la propria storia nel 2006, dotato di un elevato tenore zuccherino e di una moderata acidità, di un’ottima resistenza alle malattie ed esprime vini rossi che vengono definiti come complessi, ricchi di colore, con tannini pronunciati, note di ciliegia, piccoli frutti rossi, pepe nero e spezie.
Dell’uva Marquette si diche che “represents a new standard in cold hardy viticulture and enology”. Una studiosa di viticoltura della South Dakota State University sostiene che “é la prima vera nostra varietà”, la più recente tra quelle sviluppate dalla University of Minnesota per resistere alle basse temperature.
E si è già affermata, con un vino prodotto nel Vermont (altro cold climate State) come vincitrice di un premio nell’edizione 2009 della Cold Climate wine competition come migliore vino rosso in concorso. Un vitigno che sembra offrire ai viticoltori del nord le stesse possibilità di produrre un grande rosso su cui possono contare i produttori di altre zone vinicole più tradizionali.
Quanto ai degustatori, i giudici dell’International Cold Climate Wine Competition, hanno notato un notevole miglioramento nei vini rossi in concorso: maggiore complessità, maggiori profumi e una più spiccata personalità, con la consapevolezza di non voler emulare vini di Sonoma o Napa Valley, ma di creare autentici vini del Minnesota, dell’Iowa, del Wisconsin o del South Dakota.
E questa in termini di bio, anzi, di ampelo-diversità, in un’epoca di diffusa eno-omologazione del gusto come la nostra, non è forse una buona notizia?

2 pensieri su “Risposte estreme al global warming: produrre vino sempre più a nord. Anche in South Dakota e Nebraska, why not?

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