Vinitaly, ma vale davvero la pena partecipare? Il gioco vale la candela?

Naturale tentare un piccolo bilancio, a livello di impressioni e senza nessuna pretesa di completezza, sul Vinitaly appena concluso. A me è bastato un solo giorno di presenza, il martedì, per convincermi che anche con la nuova formula che prevedeva l’apertura alla domenica e la chiusura il mercoledì sera, quindi 4 giorni invece dei consueti 5, (si tenga conto che alla Prowein sono solo tre, quest’anno dal 4 al 6 marzo, da domenica a martedì, nel 2013 sarà dal 24 al 26 marzo, mentre Vinitaly si svolgerà dal 7 al 10 aprile) le cose non sono assolutamente cambiate.
E lasciando perdere la domenica (che anche quest’anno mi hanno raccontato essere stata appannaggio di un pubblico non molto di addetti ai lavori) e basandosi sui tre giorni feriali, cambiando l’ordine dei fattori il risultato resta lo stesso. Quello di una variopinta kermesse che prova anche ad essere una fiera professionale dove i produttori, spendendo un sacco di soldi, provano a proporre i propri vini, a stringere accordi commerciali, a fare business.
Trovo allucinanti i racconti, che ho ascoltato, del lunedì quando per arrivare in fiera, da Desenzano o da nord di Verona, sono servite anche tre ore, dell’ora abbondante necessaria per uscire dai parcheggi, del blocco delle comunicazioni telefoniche che rendevano di fatto inutilizzabili i cellulari (evidentemente gli organizzatori non erano al corrente che ogni giorno accorrono in fiera migliaia e migliaia di persone, tutte cellular-munite, che avrebbero l’insana pretesa di poter comunicare), dell’impossibilità di utilizzare le connessioni wireless ad Internet e altre storie di ordinaria pasticcionesca italica (e veronese) disorganizzazione.
Sorvolo sui racconti di prezzi da ladrocinio praticati, con aumenti improvvisi sui prezzi fissati al momento della prenotazione, da albergatori e sulla qualità del servizio offerto, ai prezzi elevati richiesti, da molti ristoratori della zona tutta intorno alla fiera. Evidentemente considerati fessi, soprattutto gli stranieri, da spennare in questo grande momento di Bengodi dell’anno che non solo risana o tiene a galla il bilancio dell’Ente Fiera di Verona, ma offre interessanti margini di guadagno a tutti gli operatori della filiera turistica veronese e gardesana.
Così come è collocato, in quella posizione, a breve distanza dal centro storico della città di Romeo e Giulietta, il salone, anche se gli organizzatori fossero (cosa che non sono) dei fenomeni, sarebbe sempre destinato ad avere problemi logistici, a far registrare quei disservizi di cui tutti, anno dopo anno, si lamentano.
In un altro Paese che non fosse questa sgarruppata Italietta si sarebbe progettata da tempo, volendo mantenere la rassegna a Verona (anche se ci sono valide alternative, rappresentate ad esempio dal nuovo polo fieristico di Milano Rho) una collocazione alternativa a quella rappresentata dall’attuale polo di viale del Lavoro.
Così non è stato fatto e quindi per anni gli utenti della fiera, in primis gli espositori, si troveranno a dover pagare un sacco di soldi per venire ripagati da un servizio non all’altezza di quanto hanno speso e delle loro legittime aspettative.
Ma la domanda centrale, quella che emerge dai discorsi di tanti produttori, non le grandi aziende che non hanno particolari problemi ad ammortizzare questo tipo di investimenti, ma da quello delle tantissime piccole e medie aziende agricole che compongono il tessuto connettivo del panorama del vino italiano, è più che mai: ma il gioco vale la candela?
E’ davvero fondamentale per un produttore di vino essere presente, anno dopo anno, ai nastri di partenza del Vinitaly? In un’analisi lucida del rapporto costi-ricavi (e i costi tendono sempre ad aumentare) i costi vengono quantomeno pareggiati e bilanciati dai ricavi?
Aggirandomi martedì per i vari padiglioni e vedendo molti stand desolatamente vuoti, o scarsamente frequentati, con i produttori intenti a chiacchierare tra loro più che a discutere con eventuali visitatori, mi sono chiesto e l’ho chiesto ai produttori se la loro presenza al Vinitaly stesse avendo un senso, se fossero contenti di esserci oppure no… Molte risposte ricevute mi hanno fatto pensare che non fossero propriamente soddisfatti del loro investimento e che magari il prossimo anno ci penseranno un po’ prima di ripetere l’esperienza.
E poi vogliamo dirlo chiaramente che riesce sempre più difficile credere che il Vinitaly sia una rassegna professionale riservata agli addetti ai lavori quando nonostante il costo del biglietto sia stato aumentato e portato a 50 euro continuano ad aggirarsi in fiera, e non solo la domenica, ma nei giorni feriali, un sacco di persone che, senza voler in alcun modo “criminalizzare” gli appassionati, che hanno una fondamentale importanza e sono i naturali destinatari del “prodotto” vino, sono tutt’altro che il genere di persone che sarebbe lecito pensare di trovare in una manifestazione simile?
Quando si continuano ad incontrare ragazzotti dal tasso alcolico elevato e ragazze per le quali bianco o rosso per me pari sono, basta bere, è davvero difficile pensare che si tratti della manifestazione più importante del vino italiano e non, invece, di una mega sagra di paese.
L’odore del fritto, delle salamelle, dei soffritti a base di aglio e cipolla era la dominante (alla faccia di quelli che vorrebbero cogliere tutte le sfumature aromatiche e le complessità del bouquet) in svariati padiglioni. Mi chiedo come possano tollerare uno spettacolo indecoroso del genere produttori che pagano migliaia di euro per essere a Verona…

33 pensieri su “Vinitaly, ma vale davvero la pena partecipare? Il gioco vale la candela?

  1. Ho ascoltato commenti molto diversi tra loro. Ma ho anche sentito produttori soddisfatti. Una fiera finisce per contenere di tutto, anche aspetti decisamente meno seri e professionali.
    Ma, folklore a parte, quello che dispiace e allarma ancora una volta è l’attitudine a “rapinare” che giustamente sottolinei.
    E’ un comportamento che viene dall’alto – dal cinismo di govervo (di tutti i governi, nessuno escluso) – dalla mancanza di esempi virtuosi, dalla diffusa mentalità da ‘straccioni’ che purtroppo non si riesce a sradicare.
    Ci facciamo del male anche quando avremmo ben altre opportunità.
    Mai un briciolo di eleganza, che aiuterebbe a sostenere i nostri vini…

  2. Collocazione, disorganizzazione, pressappochismo, scomodità di accesso e di parcheggio, quest’ultimo in gran parte neppure asfaltato con scelta tra polvere o fango a seconda del tempo, ore di attesa in coda, arroganza e ottusità del personale, biglietti elargiti ad amici dei parenti degli amici che finiscono ai ragazzotti desiderosi di ubriacatura gratis e quant’altro sono un’indecenza vera e propria. Però ogni anno i produttori dicono “non so se verrò l’anno prossimo” e poi, puntualmente, si ripresentano. Quanto all’Ente Fiera Verona, non mollerà mai la sua gallina dalle uova d’oro ad una struttura ben più degna come la fiera di Milano-Rho.

  3. Hai pienamente ragione. Io con la mia famiglia siamo andati Lunedì Tre ore per parcheggire telefoni che non prendevano .Dentro una confusione bestiale Io speravo che il cambio di date cambiasse qualcosa invece sempre peggio O si ripensa il tutto o veramente sembra sempre più una sagra che la più importante fiera del vino nel mondo Roberto

  4. E’ inutile ripetere che sono completamente daccordo con queste considerazioni che fra altro ritengo espresse con tono alquanto soft, come vellicazioni di una penna che non vuole infierire piu’ di tanto.
    Io ritengo che questa fiera sia un grande schifo ed soprattutto una grande offesa per tutti, visitatori professionali ed aziende. Non ho mai avuto necessita’ di venire al Vinitaly, ma l’anno scorso avevo bisogno di contattare qualche azienda nuova e l’ho visitato. Dei tre giorni programmati sono rimasto solo 3 ore e penso che non ci andro’ mai piu’ come la maggiorparte degli operatori di mia conoscenza. Noi non si va a perdere tempo ne a bere ed e’ quindi inutile andare a Verona a favellare. Non penso che i produttori che pagano migliaia di euro tollerino tutto cio’, ma sono convinto che tanti ne prendano coscenza in ritardo. E’ notorio che una buona parte erroneamente pensa che deve esserci perche’ cosi fa tutti; altri ancora vanno sotto l’ombrello di qualche ente pagando una quota irrisoria; cert’altri sono presenti per una operazione di immagine agli occhi dei loro agenti e distributori esteri; qualcun altro fortunato partecipa a spese altrui. Mi dispiace notare che alcuni produttori che regolarmente si fanno spennare dall’ente fiera ( e ho dei dubbi sul ritorno commerciale) invece con me, usando modi decisi e professionali, predispongano in anticipo i pretesti e gli svincoli di fuga dagli impegni tutte le volte che io richiedo un contributo alle spese di agenzia che per certo dovrei sostenere se mi adoperassi , come so fare,per introdurre con successo il loro vino in Cina.
    Vinitaly e’ indubbiamente un grande business per gli organizzatori e per ogni produttore deluso che lascia c’e’ n’e’ un altro in lista di attesa, (qualcuno mi ha detto che c’erano 220 aziende in lista di attesa, non so se e’ vero).
    Hanno anche pensato di sfruttare il brand creando manifestazioni all’estero tipo Vinitalytour senza pero’ informare i nuovi partecipanti sulla reale situazione di certi mercati lontani, ma larghi nel magnificarne le potenzialita’ li illudono di poter facilmente proporre il loro vino tramite l’azione di propaganda del marchio ed uomini di Vinitaly. Per rendersi conto dell’inganno, posso testimoniare che basta intervistare i tanti i piccoli produttori delusi che si sono avventurati in Russia sotto l’ombrello di Vinitalytour convinti di poter vendere liberamente il loro vino a chiunque e che invece, una volta sul posto,fra una mescita e l’altra apprendono che il mercato russo, blindato da leggi ferree ed incerte, e’ in mano a pochi importatori/distributori che condizionano la politica di introduzione con la conseguenza che qualsiasi promozione e’ inevitabilmente solo a beneficio di questi soggetti che fra l’altro ( beffa) sono importatori di vini italiani solo in minima parte.

    • mi scuso per i lettori di Vino al vino per il lungo periodo in cui oggi il blog non é stato accessibile. Problemi tecnici di cui non sono responsabile

  5. .. e per questa serie di motivi e ancora altri che non vado più a Verona. L’informazione, che mi necessita per conoscere nuove realtà, le traggo da giornalisti accreditati con ampie spiegazioni techniche. Mi farebbe piacere se le piccole aziende invece di spendere ogni anno Migliaia di euro in carta stampa, deplians, locandine, cavatappi, spostamenti in camions , stands, personale poco efficente e altre cose vecchie nella comunicazione , aggiornassero la loro visibilità in internet e del propio sito, indicando come prima cosa dove è possibile bere il loro vino,..in tal modo darebbero informazione utile a chi come, me per motivi vari è agli arresti domiciliari e può solo freguentare enoteche e ristoranti locali..

  6. Che noia la solita querelle post Vinitaly. Mi deludi Franco, di questi articoli è piena la storia, lo scorso anno ne aveva postato uno tale e quale Carlo Macchi. Voi blogger siete sempre alla ricerca del dissenso, è evidente ormai che la rilevanza in rete per voi nasce dalla provocazione sempre e ad ogni costo sennò.. chi vi legge?
    Io mi sono fatta un bel giro fra i produttori, erano tutti molto contenti e soddisfatti, Vinitaly è una fiera in cui si riesce ancora a fare business e mi riferisco specie alle piccole realtà che non avrebbero certi i mezzi per raggiungere in così poco tempo un vasto pubblico di operatori. L’incremento del pubblico, professionale o meno, è stato del 20% in un momento di grande impasse generale con il costo del biglietto aumentato, forse un motivo ci sarà.
    I disservizi permangono, questa è una realtà, anche se molto è stato fatto per migliorare l’accoglienza di decina di migliaia di visitatori e molto c’è ancora da fare. A Verona in Maggio ci saranno le elezioni, auguriamoci che la nuova giunta si prenda a cuore anche questi punti.

    • capisco bene che un’addetta alle pubbliche relazioni difenda il Vinitaly: é un momento importante del proprio lavoro. Ma io che non faccio p.r. e non ho nemmeno pubblicato, a differenza da altri noti wine blog, pubblicità che invitavano a visitare gli stand di grosse aziende presenti in fiera e non faccio business sul Vinitaly, considero lecito esprimere queste critiche, che sono condivise da molti operatori. Ovviamente lo faccio per farmi leggere, altrimenti non mi leggerebbe nessuno…

  7. Buon giorno, sono Giovanni Brisotto un importatore per la Colombia.
    Molto brevemente ci tengo a dire che dal mio punto di vista il Vinitaly è stato estremamente utile e bello.
    Ho accompagnato alcuni ristoratori colombiani che sono rimasti affascianti dalla fiera e alla termine mi hanno ringraziato molto per l’emozionante esperienza che hanno vissuto e che senza dubbio darà a noi che importiamo vini italiano nuovo lavoro e lustro.
    Sono stato al Vinitaly tutti e 4 i giorni visitando molte cantine, con varie di queste non abbiamo nessun rapporto di lavoro ma l’accoglienza è sempre stata ottima salvo in un caso, esperienza pietosa con il responsabile di una importante cantine veronese.
    In sostanza dopo 15 Vinitaly mi sento di dire a voce altissima evviva il Vinitaly

  8. Bordeaux docet!da quando sono andato al vinexpo a Verona non ci metto più piede forse sono diventato snob,ma…da tecnico di cantina preferisco lo spazio e la luce e temperatura giusta ed il silenzio alla confusione.

  9. Caro Franco,
    io sono stato al Vinitaly domenica e ludedi, quello che hai scritto e sacrosanto, in piu` aggiungerei anche che ho notato una maleducazione crescente dei visitatori soprattutto il lunedi`.
    Io sono riuscito a lavorare abbastanza bene il lunedi dalle 9:00 alle 12:00,
    dalle 12:00 in poi e` stata una spinta continua, gente poco educata che ti passava davanti con il bicchiere in mano della serie riempi…
    A Bordeux e diverso primo perche costa di piu, e secondo perche senza businnes card non entri in nessuno stand, in alcuni casi per degustare devi prendere un appuntamento quindi tornare.
    Non so se sia la ricetta giusta, ma sono sicuro che qualcosa al Vinitaly va cambiato perche oltre ai produttori che spendono un sacco di soldi, ci sono anche i professionisti come me che tra Hotel, Ristoranti e spese di viaggio ne spendono altrettanti, e chiederebbero non 4 ma almeno 1 giorno per poter lavorare.
    RB

  10. non credo che le fiere possono più essere concepite come 100 anni fà! Ormai sono solo un evento gestito dalla politica con numeri palesemente taroccati ( vistatori, paganti etc). 10 anni orsono dissi che Verona non era più altezza di gestire questa manifestazione, per il troppo approccio localistico provinciale che danno ad un evento, che bisognerebbe ricordarlo “si fa a Verona ma non è di Verona ma di tutti i produttori italiani”. Per il futuro considerando che si sono costruiti 2 poli Fieristici immensi e più grandi d’Italia ( Milano e Roma) qualcosa si dovrà mettere dentro? Il prodotto vino, che sempre più è un prodotto collegato al turismo e tempo libero ( si produce più di quello che si consuma) avrebbe come sede futura Roma. Non dimenticandoci che la Fiera è attaccata all’aeroporto di Fiumicino e a 30 minuti dalla città e inoltre il sistema-Roma è quello che ritira circa il 35-40% della produzione italiana da solo. Non capisco poi la Sua critica riferita agli “addetti ai lavori e ragazzotti alticci”. La Fiera come evento futuro è sempre più orientata al consumatore, sinceramente trovo più fuori-luogo tutta una serie di pseudo-giornalisti, esperti pensatori dal roteante bicchiere etc che potenziali consumatori. Se la Fiera fosse per gli addetti ai lavori basterebbero il produttore e il cliente tutto il resto non servirebbe

  11. Salve, come produttore abbiamo fatto più volte fatto le stesse considerazioni dell’amico Franco, e l’unica risposta possibile è stata continuare a partecipare alla fiera dei Vini Naturali a Cerea, dove ti rendi conto subito che si tratta di un evento organizzato da produttori per i produttori (e non da un Ente il cui primo scopo è quello di lucrare!) e dove le priorità sono le esigenze dei partecipanti.
    Gaetano

  12. Sarò fortunato io, ma a me quest’anno è parsa un’edizione felice.
    Se si esclude il blackout telefonico di circa 4 ore al lunedi per il sto tutto ok.
    Ho notato tanti produttori belli vispi, sorridenti e disponibili.
    Il traffico (io ogni sera imboccavo l’autostrada e quindi non andavo in centro a Verona) mi è sembrato ben gestito, certo se si mette l’auto nel multipiano vuol dire cercarsela, ma basta lasciarla a 5 minuti a piedi da’ l’ingresso che comunque due passi a fine giornata fanno soltanto bene.
    Peccato che “vinitaly” abbia ingenuamente sottovalutato il
    fenomeno ViViT perchè sarebbe stato giusto dare almeno un tavolino e due sedie a ogni produttore per quelli che sono i rapporti commerciali, personalmente ho chiuso un paio di trattative tra la folla e non mi sembra la cosa migliore per una fiera come il vinitaly.
    Comunque fatte le somme per me ottimo vinitaly quest’anno.

  13. Gentile Roby,
    le fiere sono nate per far incontrare i professionisti di qualsiasi settore si tratti nello stesso luogo, poi che il mondo dell`enogastronomia sia diventato di moda e di conseguenza ci siano anche i consumatori ben vengano sono importanti per il mercato.
    Ma anche il consumatore si deve sapere comportare, non puo` essere invadente e maleducato, non puo` ubriacarsi e dare fastidio al prossimo, il fatto di pagare l`entrata ad una fiera non da di conseguenza il diritto di bere bicchieroni di vino ad ogni stand.
    Ci sono grandi aziende che si possono permettere di sbicchierare tutto il giorno senza problemi, ma ci sono anche piccoli produttori che non se lo possono permettere, che sono in fiera per trovare nuovi sbocchi di mercato sopratutto in questo momento difficile che stiamo vivendo.
    Poi ci siamo noi che lo vendiamo il vino, le nostre aziende ci pagano e pagano le spese per portare a casa dei risultati, non per passare quattro giorni a Verona.
    Quindi ad ognuno il suo spazio, tutti sono graditi,
    MA LA MIA LIBERTA` FINISCE DOVE INIZIA LA TUA!

  14. Provocatoriamente : e se invece fosse proprio la provincialitá del Vinitaly
    con tutto quello che comporta di costi, tempo perso, disorganizzazione, “caciara”, l’arma segreta ?? la cittá d’arte, il suo centro, la raggiungibilitá
    da varie parti d’Europa ? un pellegrinaggio annuale e purificante di flagellanti al tempio del vino ? oppure che il successo sia solo dato dalla mancanza di concorrenza efficiente a prezzi piu´convenienti ??

  15. Da operatore sono contentissimo: il problema del parcheggio, per me non esiste perchè non vado nel multipiano, ma lascio l’auto a 5 minuti a piedi dall’ingresso Teodorico. Certo io la sera torno a casa e quindi non vado verso il centro di Verona, ma verso l’autostrada per cui il traffico mi è sembrato molto meglio dello scorso anno.

    Se ci si era organizzati prima tra appuntamenti con clienti e appuntamenti con produttori da rappresentare per il futuro, le cose andavano bene.
    L’unica cosa che mi è dispiaciuta è che l’organizzazione abbia sottovalutato il ViVit: meritava più spazio sia per il pubblico che per gli espositori che meriterebbero almeno un retro con tavolino per far due chiacchere con buyers e rappresentanti: io ho stretto alcuni accordi in mezzo alla folla e non mi sembra il modo migliore per condurre una trattativa.
    Il problema della rete telefonica è ingiustificabile, ma per le connessioni internet scusate, ma tra IPad e tablet con abbonamenti vari non ho avuto nessun problema.
    Fatto anche buoni ordini e spediti immediatamente con IPad nonostante blackout out telefonico.
    Cibo: faccio solo colazione alle 9 del mattino, poi non perdo tempo con i panini.

  16. Facciamo in questa maniera allora!!! Il vino compratelo solo voi ” operatori “. Gli appassionati che non hanno PI o Business Card possono starsene a casa perchè fanno solo casino… Che lo vendano tutto a voi ” operatori ” il loro prodotto poi vediamo se a fine anno i produttori guadagnano e svuotano le cantine… Io non ho aziende, non sono ristoratore, non ho enoteche e non compro grandi quantità tuttavia credo di avere il diritto di poter conoscere, capire e provare un prodotto… Alla prossima fiera facciamo veramente entrare solo gli ” operatori ” poi vediamo quanti soldi si fanno…

  17. Caro Franco, questo Vinitaly ha confermato tutti gli aspetti negativi che riporti sopra, ma dal punto di vista del “business” puro è andato meglio delle ultime edizioni. Sarà forse dipeso dal fatto che questo è l’anno NO del Vinexpo a Bordeaux. Sarà stata forse la data leggermente anticipata e i giorni diversi, comunque ho notato una presenza più capillare di clienti stranieri. Ho notato anche meno visitatori “semplici” cioé solo appassionati, il costo del biglietto è sempre più alto. Per questo non mi capacito come ci siano ancora gruppi e comitive di ragazzi che vengono solo con l’intento di bere il più possibile ed ubriacarsi.

    Al momento e per il prossimo futuro un’alternativa reale non mi sembra possibile, anche se si potrebbe cominciare ad ipotizzarla sul serio. Dubito fortissimamente che L’Ente Fiera si lasci scappare un boccone così appetitoso.

  18. Quando sono stato al Vinitaly, sempre di sabato o domenica, sono sempre uscito a VR nord verso le 8:30, ho parcheggiato dagli zii nel quartiere stadio (ma se avessi voluto parcheggiare nei parcheggi dello stadio posto ce n’era), ho fatto due passi, ho preso l’autobus navetta e alle 9:10/9:20 ero dentro.
    La sera uscivo verso le 16:30 e alle 17:30 ero già a VR nord e senza problemi riprendevo la direzione Venezia.
    Non è che la stragrande maggioranza, come al solito in questo paesiello, vuole parcheggiare davanti l’entrata?E’ sempre così…allo stadio, a messa, al cimitero il primo novembre, al concerto, in fiera, al ristorante…..

  19. Sono un appassionato di vino, o meglio un wine blogger “sempre alla ricerca del dissenso” e capisco (o almeno ci provo) le ragioni che spingono molti produttori (anche piccoli) ad investire risorse e soldi in questa manifestazione, la necessità di allargere “il mercato”, di far quadrare i conti a fine mese, di provare a “sbarcare il lunario” e diventare l’Antinori del futuro.
    Devo però constatare che quando si parla di Vinitaly si evidenzia solo l’aspetto commerciale e mai quello etico, culturale, passionale, a mio avviso elementi molto legati al vino…. e per un semplice motivo, al Vinitaly questi aspetti non sono presi in considerazione o quantomeno non sono considerati importanti.
    Per questo condivido il pensiero di Franco, per certi produttori “il gioco non vale la candela”, perchè una fiera del genere non li rappresenta culturalmente e sopprattutto non rappresenta gli appassionati che da anni li sostengono e gli hanno permesso di crescere.
    Una band musicale che ha qualcosa da dire e fa musica “vera”, non deve obbligatoriamente passare da Sanremo per vendere i dischi e farsi conoscere. Ci sono una miriade di festival ed iniziative culturalmente e qualitativamente molto più interessanti.
    Spero quindi che iniziative come Vinnatur, Viniveri, CriticalWine,La Terra Trema,SorgentedelVino ecc.. e i produttori che vi partecipano, continuino a tener botta.
    Vendere vino é importante…ma é importante anche il modo in cui si decide di venderlo.
    Questa per me é una fiera del vino…
    http://simodivino.blogspot.it/2012/03/vinnatur-2012-villa-favorita-wine.html

  20. “poi che il mondo dell`enogastronomia sia diventato di moda e di conseguenza ci siano anche i consumatori ben vengano sono importanti per il mercato.”

    Rino il mercato è fatto di consumatori, poi se ci sono appassionati blogger e pseudo-giornalisti per vengano. Le Fiere per come le concepisce Lei non hanno più senso, c’è Internet ci sono voli a prezzi umani che ti portano dove vuoi. Anche perchè un piccolo produttore non potrà mai servire singolarmente i clienti e per cui deve ricorrere ad un Distributore, quindi gli basta una settimana i germania per visitarne 10. Oggi la Fiera deve essere un evento strettamente legato al consumatore, al turismo al tempo libero, quindi il pubblico diventa fondamentale per la sopravvivenza dell’evento. Le Fiere oggi sono solo un evento mediatico al servizio della politica e soprattutto della politica locale che è quella che ha fatto più danni per l’export del vino e di altri prodotti italiani. Asimex di Francoforte uno dei più vecchi e importanti importatori di Vino non viene al Vinitaly da 10 anni, ma ogni settimana la titolare riceve tranquillamente i vari produttori!!

  21. Gentile Marco Braga,
    non e` il caso di alterarsi, ma forse di riflettere, perche` appunto non esiste una ricetta pronta, il fatto di leggere opinioni tanto diverse serve a mio avviso a trovare una quadra tra l`apassionato ed il professionista, due categorie molto importanti per il mercato enogastronomico, solo bisogna essere in grado di gestirle.
    RB

    • Sicuramente sia te che Maro Braga siete “privati” consumatori che sanno come ci si comporta.
      Però ad ogni vinitaly certe scene sono purtroppo ricorrenti.
      E poi l’operatore di settore non va a vinitaly a divertirsi, ma a lavorare: perchè debba avere sempre in mezzo ai piedi gente che è li sol per dvertirsi non è dato sapere.
      Provate ad entrare al salone del mobile a
      Milano senza essere operatori del settore, o ad entrare in altre fiere che si svolgono all’estero solo perchè appassionati.

      • è un concetto secondo me sbagliato, visto che il consumatore finale di qualsiasi prodotto ha il sacrosanto diritto di osservare e valutare la cosa che vorrà acquistare. il discorso di certi comportamenti è soggettivo (dalle mie esperienze non mi sembra che tutti gli operatori del settore siano così educati). dopodichè se pago 50 euro per entrare non mi faccio certo tanti problemi su cosa sia giusto o sbagliato, io mi faccio il mio vinitaly tranquillamente, visto che cmq non è mia intenzione entrare e sedermi ai tavolini delle trattative e nemmeno mi interessa. Per evitare queste discussioni basterebbe non mettere in vendita biglietti e organizzare la fiera solamente per la gente del settore.Ma daltronde se ci va Bruno Vespa e la Clerici chi sono io per restare a casa!

  22. Sono molto contento di leggere finalmente un post che racconti l’odissea del Vinitaly! Parlo da produttore e di conseguenza espositore per confermare che non sempre il gioco vale la candela anzi ultimamente non la vale più… e soprattutto la cosa che da veramente veramente fastidio è come veniamo trattati dall’Ente Fiera.
    Nel chiedere montagne di soldi son bravissimi, pensate che una volta tornati dalla manifestazione arriva gia il nuovo plico per la riconferma ed entro Novembre va pagata la quota pena… LA PERDITA DELLA PROPRIA POSTAZIONE (la stessa che magari hai da 25 anni come il mio caso)!

    Una volta in fiera poi ci si accorge che l’espositore, che ha comprato una postazione da 32 metri quadrati, non ha DIRITTO ad entrare nel quartiere fieristico con il proprio furgone per allestire il proprio spazio…

    …che ben vengano gli appassionati “veri” ma poi nonostante un biglietto da 50 euro ti ritrovi con scolaresche nello stand che “pretendendo” degustazioni, e non contenti magari della cortese richiesta di ripassare in un secondo momento scappino via portando con se la prima bottiglia poggiata sul bancone…

    …che alla sera ti ritrovi a dover fronteggiare una rissa tra ragazzi di fronte lo stand, per la quale son dovute intervenire le forze dell’ordine prima e un ambulanza successivamente….

    …che nel corso della fiera non abbia la possibilità di utilizzare cellulare e computer… ritrovandoti a centinaia di chilometri di distanza dall’azienda in giorni feriali e senza alcun contatto e notizia con quello che accade…

    …che nell’ultimo giorno di fiera, gli zelanti organizzatori stabiliscono che sia meglio non aprire tutti i cancelli per consentire agli espositori un’uscita agevole dal quartiere…(con pesanti cartoni da trasportare…) dimenticando forse che non tutti sono di verona e preferirebbero smontare la propria postazione la sera stessa della chiusura per poter ripartire il giorno dopo di mattina presto per affrontare 6/7 ore di autostrada…

    potrei continuare per ore…. ma basta dire una sola cosa, SIGNORI DELL’ENTE AUTONOMO FIERA VERONA VI SIETE MAI FATTI UNA PASSEGGIATA AL VINEXPO DI BORDEAUX?? o il PROWEIN in Germania? o a LONDRA?? !!

  23. @Marco Braga: si forse la soluzione migliore é restare a casa. O scegliersi la fiera piu´consona a quanto si ricerca. Ovviamente la “colpa” non é di Marco Braga o del privato appassionato che si sa comportare e penso sia comunque benvenuto. La colpa senza virgolette é di chi organizza e non da il messaggio giusto: il Vinitaly é una fiera campionaria aperta a tutti
    e nella quale il visitatore si apetta di poter assaggiare tutto o é una fiera
    riservata ad operatori e “privati prego astenersi” ? Questo veramente nessuno lo ha capito e chi lo deve far capire pensa magari a fare numero e cassa senza nessuna forma altra di organizzazione. A parte che non c’é sistema che possa abolire la maleducazione, esistono diversi sistemi per
    identificare, sia al momento della vendita che al momento dell’ ingresso chi é chi. Il Vinitaly vive di una rendita storica e di posizione e sfrutta
    al massimo la mancanza di valide alternative italiane. Finché dura.
    Ma come scrivevo in un post precdente, mi rimane il dubbio che uno dei
    motivi per cui il Vinitaly continua il suo successo nonostante le moltissime voci di insoddisfazione, sai proprio questo suo carattere caciarante di megasagra nazionalenoica. Ed il poterne parlar male dopo quasi un diritto acquistato, un compenso alle angherie disorganizzative
    cui si é dovuto sottostare anno dopo anno con il collo poi neanche tanto obtorto.

  24. condivido quello che ha scritto carlo merolli

    io da semplice appassionato di vino non ci penso nemmeno a
    spendere 100 euro di biglietti tra me e mia moglie (che e’ pure astemia)
    per vinitaly
    per cosa poi ?
    girovagare tra gli stand e fare qualche assaggino ?
    io vivo in provincia di cuneo preferisco girare per cantine e vigneti
    fare le degustazioni direttamente dal produttore con calma e serenita’
    e poi acquistare cio che voglio
    io i vari salone del gusto del libro o vinitaly proprio non li capisco
    io con i 100 euro risparmiati piu chissa quanti di benzina e autostrada
    di bottiglie di vino riesco a comprarne molte e di buona qualita’

    io pero’ non demonizzo i vari consumatori che vanno a vinitaly
    i pochi vari ubriachi e le rissaioli non devono mettere in cattiva luce
    semplici cittadini onesti ed educati che hanno pagato un biglietto e che
    hanno il diritto di passare un pomeriggio tra gli stand e dove gli e’ concesso
    anche degustare qualcosa

  25. Pingback: Verona contro: l’editoriale de Il mio vino di maggio sul Vinitaly | Blog di Vino al Vino

  26. Vinitaly a Verona ha fatto il suo tempo. Come per la Fiera dei Cavalli (con ormai 2 manifestazioni a Milano e a Roma la cui ultima edizione ha sfiorato le 100 mila presenze) volute soprattutto dagli espositori. Al Vinitaly c’è maretta tra gli espositori per farlo altrove per tanti motivi, forse in questo momento anche politici. Verona il folklore della becera politica non può permetterselo

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