Cameriere, c’é un’ape nel mio vino! Ipotesi fantascientifiche, ma non troppo, sul futuro del mondo del vino

Dalla nostra brava e sempre attiva inviata speciale in UK, Giuseppina “Giusy” Andreacchio, un interessantissimo excursus sugli scenari futuri della produzione e del consumo del vino. Si parla della situazione del 2058 quando, con ogni probabilità, di questo blog non ci sarà più nessuna traccia. Come del sottoscritto. Buona lettura!

Leggendo quello che Franco Ziliani ha trattato in un post di qualche giorno fa riguardo ai Paesi produttori emergenti dell’America, mi e’ venuto in mente un articolo, anzi un vero e proprio report, che la famosa azienda inglese, Berry Bros & Rudd ha reso noto nel 2008, dove viene fatta una descrizione del mondo del vino tra 50 anni.
L’azienda venne fondata a Londra nel 1698 a St James Street e vantava, tra i suoi clienti, il poeta inglese Lord Byron. Oggi e’ gestita da membri della famiglia dei fondatori e ci lavorano 4 Master(s) Wine che hanno stilato il rapporto dopo lunghi studi.
Il testo, dal titolo Future of Wine Report, la dice lunga su come sarà il mondo del vino nel 2058 nel quale gli esperti inglesi prevedono l’evoluzione di alcune zone vitivinicole e l’involuzione di altre. Vengono toccati vari punti e sebbene l’azienda abbia nel suo portfolio soltanto Fine Wines, la relazione analizza anche i cosiddetti Volume Wines ossia i vini destinati alla rete della grande distribuzione.
La relazione, interessante, divertente e che fa riflettere molto, si apre con un’analisi del vino da scaffale e secondo i pronostici la Cina diventerà il principale produttore di vino di questo livello. Proprio come i suoi monsoni, ‘China is set to take the world of wine by storm’, in quanto possiede i vigneti ma manca l’esperienza tecnica per trarne il meglio.
Nuovi Paesi emergeranno come per esempio, Ucraina, Moldavia, Croazia, Slovenia e Polonia mentre gli USA dovranno difendersi dal vicino Canada, in particolare il sud dell’Ontario e della British Columbia, che lasciando la postazione mondiale numero 32 (rifacendomi ai dati del 2008 s’intende) riuscirà a posizionarsi accanto al temuto vicino, gli Stati Uniti, fronteggiandolo senza remore.
L’Australia, a causa della siccità iniziata appunto nel 2008, passerà da paese produttore di vino da scaffale a paese produttore di vini di ‘nicchia’: più terroir, più qualità e maggiore sfruttamento delle zone più umide, come per esempio la vicina Tasmania. Ovviamente il cambiamento climatico é il fattore primario di questi slittamenti di aree di produzione, così come sta avvenendo in Inghilterra.

Berrys non poteva infatti esimersi dall’includere nelle sue previsioni la propria nazione. Il titolo della parte in questione dice ‘Bow Down to British Bubbly’ (facciamo un inchino alle bollicine inglesi). La conseguenza del global warming e’ l’aumento della temperatura in Gran Bretagna che nel 2007 ha registrato il secondo anno più caldo in 356 anni.
Si registrano attualmente 1000 vigneti in Inghilterra, localizzati in Kent, Hampshire, Essex e Sussex e la produzione nel 2006 e’ stata di poco più di 3.3 milioni di bottiglie. Secondo Berrys la quantità di terra destinata alla viticoltura in Inghilterra potrebbe addirittura eguagliare quella della Francia nel 2058. In effetti si sta parlando tanto del fatto che famose case di Champagne francesi stanno volgendo lo sguardo verso i terreni calcarei del sud dell’Inghilterra.
Alla domanda: ‘la Cina batterà Bordeaux?’ nella sezione vini di qualità, Jasper Morrison, MW commentava: ‘sono assolutamente convinto che la Cina sarà in grado di scendere in campo come produttore di fine wines e rivaleggiare con la Francia’. Lo stesso potrebbe accadere sul fronte dell’India: la richiesta locale (il mercato del vino cresce ad un tasso del 25% ogni anno) e l’aggressiva promozione da parte del governo stanno spingendo gli indiani a considerare in modo crescente il vino come un vero e proprio status symbol.
Sebbene in India rimanga ancora qualche ‘riserva’ sul vino (scusate il gioco di parole!) considerato immorale, le varie belle attrici bollywoodiane vengono ormai filmate con vari bicchieri di vino in mano durante i loro coloratissimi films. Alun Griffiths MW sostiene che l’India ha il potenziale per ‘abbracciare la produzione vinicola in larga misura e la forza economica per dettare ai produttori quale stile di vino dovrebbero produrre’.
Un altro aspetto ampiamente discusso e’ la possibile nascita di grandi brands che porteranno le grandi aziende del nuovo mondo alla creazione di vini con uve geneticamente modificate per cambiare il gusto del vino ed adattarlo allo stile voluto dal consumatore. Per cui si arriverà, sostiene Berrys, all’identificazione da parte dei consumatori di determinati brands (associati a particolari aromi e sapori), perdendo di vista però la provenienza territoriale, proprio come avviene con i superalcolici (Smirnoff, per esempio). Be’, speriamo che almeno questo però non accada!
Oppure si accenna alla possibilità della creazione di vigneti per crescere uve geneticamente modificate, resistenti alle malattie e all’introduzione di lieviti alterati per la produzione di vini a basso contenuto alcolico, e i vigneti potrebbero essere addirittura coltivati idroponicamente su terreni fluttuanti al largo delle coste, per risparmiare l’occupazione della terra.
Tra 50 anni, il vetro verrà quasi esclusivamente sostituito dal cartone e molto vino verrà venduto sfuso per minimizzare l’impatto ambientale ed incrementare l’industria dell’imbottigliamento locale. Solo l’1% o massimo il 2% del vino verrà chiuso col sughero, e comunque il tappo avrà un chip incorporato, poco più grande di un chicco di riso, che racchiuderà il DNA di quella specifica bottiglia sbaragliando il rischio della contraffazione.
La vendita en primeur stabilirà forti legami col mondo degli investimenti e la figura degli agenti, ‘talent scouts’, alle prese con l’individuare i migliori vini degli Châteaux da segnalare agli acquirenti diventerà il lavoro del futuro. Questo darà una grande chance ai consumatori, privati e non, di accaparrarsi bottiglie che, una volta immesse sul mercato, raggiungeranno prezzi da capogiro. Château Lafite-Rothschild 2005 che oggi si può acquistare per la misera cifra di circa € 10,000 potrebbe essere disponibile solo alla modica cifra di 10 milioni di euro nel 2058!
Attenti, cari amanti del vino, perché potreste trovare un’ape nel vostro bicchiere mente sarete seduti al tavolo del vostro ristorante chic preferito. Si prevede infatti che nel 2058 ogni cameriere avrà a disposizione un nuovo espediente per fare in modo che, per esempio, una bottiglia di Château Margaux del 2005 che sa di tappo non raggiunga mai il cliente.

Degli studi di biotecnologia hanno infatti dimostrato che le api domestiche hanno un forte senso dell’olfatto e allungano la proboscide quando riconoscono particolari buoni odori o odori sgradevoli, come per esempio il tappo e associano questi all’odore del cibo.
Così la loro reazione viene registrata su un software che, incorporato in un piccolo strumento portato dal sommelier, gli segnalerà che il vino non e’ integro ed eviterà al ristoratore pertanto brutte figure e conti in sospeso.
Si parla tanto di quello che succederà nel mondo del vino futuro, delle nuove tendenze, delle aspettative, delle statistiche, frutto meticoloso del lavoro di ricercatori scrupolosi ed attenti, dell’evoluzione dei gusti, dei nuovi paesi emergenti e dei vecchi disciplinari che fino a ieri hanno fatto il loro sacrosanto dovere ma oggi ahimè puzzano di stantio.
La storia é un intreccio di ‘corsi e ricorsi’ diceva il filosofo italiano Giambattista Vico e siamo noi, intendo gli operatori del campo, a gettare, anche a volte inconsapevolmente, col nostro operato le basi degli sviluppi della storia del vino.
Ho riscontrato in questa relazione punti positivi ed altri meno. A riguardo degli aspetti negativi o che ad alcuni di noi oggi possono piacere di meno, posso solo dire che se questo report funziona come le previsioni del tempo inglese, allora cari lettori possiamo veramente iniziare a prepararci a ciò che succederà perché gli Inglesi…. ci azzeccano sempre!

Per leggere il report originale, seguire il link:
http://www.wineanorak.com/BerryBrosReportFutureWine.pdf

Giuseppina Andreacchio

 

4 pensieri su “Cameriere, c’é un’ape nel mio vino! Ipotesi fantascientifiche, ma non troppo, sul futuro del mondo del vino

  1. Divertente sogno del futuro, molto British Style. Quanto è inglese il sogno dei vigneti nel Sussex che superano la Borgogna. E quanto è inglese la mancanza di interesse per l’Italia! Leggo di Slovenia, di Ucraina e Cina ma il Bel Paese non lo trovo da nessuna parte. Lo ha dimenticato la corrispondente nel suo riassunto o proprio non c’è?

  2. Gentile Stefano, con grande rammarico dell’Italia non viene fatta alcuna menzione….Il suo commento (che speravo qualcuno facesse!) la dice lunga a volte su come l’Italia venga ancora, da qualcuno, lasciata fuori. Sono da fare due considerazioni: il report venne pubblicato nel 2008 e tante cose sono cambiate da allora (posizione produzione italiana nel mondo e rispetto alla Francia) ma nonostante cio’ e nonostante la fortissima presenza del Bel Paese in UK, sostengo ci sia ancora da lavorare sull’immagine e la diffusione della conoscenza del nostro Paese che, enoicamente parlando, dovrebbe ancora di piu’ essere innalzato per poter essere messo alla stregua della Francia che mi dispiace ammetterlo lavora incessantemente sulla propria immagine…Se il governo e le varie organizzazioni lavorassero in quella direzione (come spiegato nell’articolo sull’Australia) avremmo sicuramente maggiori speranze.Saluti, Giusy

  3. Sperare nel governo é un lusso che gli italiani, in ogni tempo, fanno bene a non concedersi. Tanto è speranza vana. Da toscano non posso non ricordare che ci sono famiglie inglesi che vivono a Firenze da mezzo millennio, e ancora non parlano un italiano decente; avendoli frequentati con grande simpatia per tutta la vita ed avendo avuto una nanny inglese sono certo che un giorno potremo essere considerati come produttori di vino dagli eschimesi, dai bantu e pure dai tibetani, ma dagli inglesi mai.

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