Giudizi in chiaroscuro per gli Italian rosè by Jancis Robinson

Valutazioni un po’ sorprendenti in un articolo del Financial Times

Ancora riconoscimenti, un po’ in chiaroscuro però, dalla stampa enologica internazionale. Dopo il recente articolo, di cui ho parlato qui, di Eric Asimov sul New York Times, tocca ad un altro grosso calibro della critica in lingua inglese, la britannica Jancis Robinson, in un articolo pubblicato nella sua rubrica settimanale del Financial Times, parlare di rosati, ma senza attribuire alla nostra “nazionale in rosa” il risalto che meriterebbe.
Non tragga in inganno il titolo dell’articolo, che recita Think pink: Italian rosé, seguito da un sottotitolo che assicura che “The real surprise has been how many and varied are the Italian rosatos now being made”, ovvero che costituisce davvero una grande sorpresa la ricchezza e la varietà dei rosati italiani, perché nell’economia dell’articolo si parla, e con tono molto più entusiastico, dei rosati francesi e provenzali in particolari (cosa ampiamente comprensibile), dei rosati spagnoli e del Nuovo Mondo che dei nostri.
Certo, Jancis Robinson sottolinea molto correttamente quanti rosati interessanti siano prodotti in Italia e che le regioni del Sud, e poi le isole siano in grado di produrre “varietà di gran corpo ed enorme carattere”.
Ma considerando che lo scorso anno Jancis ebbe modo di degustare, partecipando all’edizione 2011 del festival dei vitigni autoctoni Radici del Sud, che si svolgerà proprio questa settimana, dal 7 all’11 giugno, presso il resort Borgo Egnazia di Savelletri di Fasano, con la partecipazione di 134 aziende di Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, coinvolgendo altri importanti esperti italiani ed internazionali, mi aspettavo, ricordando quello che lo scorso anno Jancis scrisse ed il suo sincero entusiasmo per i vini degustati, che non si limitasse, nel 2012, a ricordare che “My travels in Puglia last summer opened my eyes to how good the heel of Italy can be at full-bodied pink wine”, ovvero che il viaggio dello scorso anno le avesse aperto gli oggi sulla qualità dei rosati prodotti nel “tacco d’Italia”.
E a citare un solo rosato pugliese, a base di Primitivo, uno campano, a base Aglianico (di un’azienda non presente a Radici del Sud del 2011) e uno sardo. Oltre ad un paio di rosati dell’Etna, anche questi non presenti al Festival nel 2011, giudicata la zona di produzione dotata di maggiore carattere.
I casi sono due. O l’ottima Jancis si è già dimenticata quanto di buono, in rosa, ebbe modo di conoscere e degustare lo scorso anno, oppure, com’è più probabile, significa che a differenza dai colleghi francesi o di altri Paesi produttori di rosati, i nostri produttori, come ebbe modo di raccontare il wine writer scozzese Tom Cannavan (che quest’anno, per inciso, tornerà a Radici del Sud) non sono stati in grado o non hanno ritenuto di fare tesoro del contatto avuto da Jancis Robinson con la Puglia ed i suoi rosati.
E non hanno ritenuto opportuno, come fanno francesi, spagnoli, ecc., inviarle campioni dei loro rosati 2011, perché potesse degustarli e scriverne.
E questo chiama in causa un discorso, già fatto più volte e con amarezza, sull’incapacità e non volontà dell’universo degli eccellenti rosati italiani, del Sud e di altre zone di produzione, di credere in se stessi, di promuoversi, farsi conoscere.
Anche da importanti ed influenti opinion leader come Jancis Robinson, che quando scrivono di vini rosati non dedicano ai nostri vini una particolare attenzione.

6 pensieri su “Giudizi in chiaroscuro per gli Italian rosè by Jancis Robinson

  1. Non sono completamente d’accordo con la motivazione che recita: “i nostri produttori, come ebbe modo di raccontare il wine writer scozzese Tom Cannavan (che quest’anno, per inciso, tornerà a Radici del Sud) non sono stati in grado o non hanno ritenuto di fare tesoro del contatto avuto da Jancis Robinson con la Puglia ed i suoi rosati.
    E non hanno ritenuto opportuno, come fanno francesi, spagnoli, ecc., inviarle campioni dei loro rosati 2011, perché potesse degustarli e scriverne.”
    A parte che la maggior parte delle volte il compito di inviare campioni e di “lavorare ai fianchi” gli opinion leaders dovrebbe toccare agli importatori e/o distributori presenti in UK, sinceramente penso che l’ottima, mitica e irraggiungibile Jancis Robinson sia ancora un po’ “acerba” riguardo alla valutazione dei vini italiani, almeno di “certi vini italiani”. Il pezzo citato risale a qualche tempo fa e l’avevo già letto. Se proprio lo devo dire fuori dai denti, mi sembra scritto come contentino per ringraziare la fatica e l’impegno economico degli organizzatori di Radici del Sud. La manifestazione alla Signora Robinson è senz’altro piaciuta, i vini ancora di più, ne ha scritto per non fare una figuraccia da scroccona, ma poi è tornata a scrivere di vini più scontati e facili per il suo palato e per la sua esperienza. E anche più reperibili nel mercato britannico.
    Opinione del tutto personale e criticabile, of course.

    • nessun contentino. Lo scorso anno Jancis dopo aver partecipato a Radici del Sud scrisse ampi articoli sul suo sito e sul Financial Times con dettagliate note di degustazione di moltissimi vini assaggiati, anche rosati, ma quest’anno purtroppo sembra essersi dimenticata di quello che aveva conosciuto nel 2011…

  2. non dimentichiamoci dove scrive la Robinson e per che pubblico acquirente. il mercato in qualche modo influenza il contenuto degli articoli che si pubblicano in un determinato paese. se avesse scritto di vini introvabili e non importati in UK non penso l’avessero pubblicata tanto facilmente.
    comunque, contando che molti lettori oltre al titolo non vanno (soprattutto a livello mnemonico), tutto sommato per i vini rosati italiani non e’ male. saluti

  3. Ayant assisté à Radici del Sud 2011, avec Jancis, je peux témoigner
    1° de la qualité des rosés des Pouilles.
    2° du Fait que Jancis a été réellement séduite par les vins de la région – et son déplacement, pour présider l’événement, elle qui a bien d’autres invitations, prouve son intérêt et son goût de la découverte.
    Moi qui vis en Belgique et ai la chance de pouvoir déguster pas mal de vins italiens, même des Pouilles, parce qu’on en trouve facilement dans la restauration italienne et dans les supermarchés (à des prix trop bas, mais c’est une autre histoire), je constate comme Franco que les rosés sont les parents pauvres, les laissés pour compte. C’est très dommage. Le rosé connaît un essor énorme sur notre marché mais les Italiens sont à la traine des Français ou des Espagnols, ou même des Australiens dans ce domaine. Rien que sur les deux dernières semaines, j’ai reçu à déguster deux grands rouges de Montalcino et un blanc de Toscane. Un rosé du Roussillon. Deux rosés de la Loire. Mais je n’ai jamais à ce jour reçu un seul échantillon de rosé des Pouilles ou de Campanie. Idem chez In Vino Veritas, la revue pour laquelle je travaille. C’est comme si les producteurs avaient honte de nous les proposer!
    Pourtant, la qualité est excellente, il y a une véritable typicité dans les meilleures produits, un équilibre rondeur alcool vivacité, et les prix sont intéressants. Alors, perqué?

    Voila mon post à propos sur mon blog: http://hlalau.skynetblogs.be/archive/2012/06/05/ou-sont-les-roses-italiens.html

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