Il progetto Abissi di Bisson… prende quota: quasi 15 mila le bottiglie prodotte

Era cominciata come un gioco, come una scommessa, la brillante pensata di Pierluigi Lugano, responsabile dell’Enoteca Bisson a Chiavari e piccolo produttore di qualità, da uve tipiche del Levante Ligure, delle Cinque Terre, oltre ad un pizzico di Barbera e Dolcetto storicamente presenti in zona, provenienti da tenute in Trigoso (Sestri Levante) e Campegli (Castiglione Chiavarese), di vini di interessante livello qualitativo, di realizzare uno “spumante”, meglio, un metodo classico, con una tecnica del tutto innovativa e apparentemente stravagante.
Un affinamento delle bottiglie non fatto, come normalmente accade, in cantine o grotte, o come qualcuno ha provato, in alta montagna. Il posto scelto, “pensando agli antichi relitti dei galeoni in fondo al mare, che più volte hanno restituito prodotti alimentari (vino) ottimamente conservato dalla caratteristiche organolettiche intatte”, il fondale marino. Una profondità di 60 metri, con temperatura costante di +15°, penombra, contropressione e una serie di fattori favorevoli ad un armonica maturazione dei vini.
Detto fatto, la pensata divenne un progetto e infine qualcosa di concreto e come ha avuto modo di scrivere persino il New York Times, lo scorso anno, il 20 maggio 2009 le prime 6500 bottiglie del vino dell’annata 2008 una cuvée di Bianchetta Genovese e Vermentino, con percentuali variabili a seconda delle annate, grazie alla collaborazione dell’Area Parco Marino di Portofino, furono immerse  in località “Cala degli Inglesi” proprio nel cuore del parco, al largo del Monte di Portofino. Sistemate in cassoni d’acciaio in fondo al mare.

Fatto riemergere dopo 18 mesi e commercializzato per il Natale 2010 questo metodo classico “alla ligure” opportunamente battezzato Abissi sorprese per la sua qualità e per la finezza, tanto da indurre Lugano e la figlia Marta a continuare.
Raddoppiato il quantitativo di bottiglie dell’annata 2010, passato a 13 mila, bottiglie recuperate proprio nel mese di luglio che verranno poste in vendita a partire da fine novembre-inizio dicembre, e immersione, ultimata da poco, di altre 15 mila bottiglie. 13 mila dell’Abissi “normale” vendemmia 2011, e duemila di una novità, l’Abissi Rosé, ottenuto con una cuvée misteriosa di uve rosse.

Ora bisognerà attendere sino al 2014 per provare questo nuovo “spumante” metodo classico, che è distribuito in Italia, come gli altri vini di Bisson, dalla Pellegrini Spa di Pietro Pellegrini.
Una cosa appare chiara: che un’idea nata come un’intuizione un po’ folle si va concretizzando in un progetto serio sia per la qualità e la particolarità del prodotto Abissi, sia per i numeri.
Perché quindicimila bottiglie, una piccola parte delle quali importate negli States da quel geniale wine merchant che Neal Rosenthal, vero wine terroirist di sicuro gusto, costituiscono ormai una realtà innegabile. E non un gioco.

Bisson Vini
Corso Gianelli, 28
Chiavari (Genova)
tel e fax +39 0185 314462
E-mail bisson@bissonvini.it
sito Internet http://www.bissonvini.it/

9 pensieri su “Il progetto Abissi di Bisson… prende quota: quasi 15 mila le bottiglie prodotte

  1. Assaggiato alle degustazioni organizzate da Pellegrini il vino colpisce e affascina.
    L’unico problema è comprarlo… introvabile!! Bisogna mettersi in lista ed aspettare.

  2. Nooooooo, come farò a resistere fino al 2014?
    Magari bevendo qualcosa di meglio, ovvero una miriade di vini metodo classico prodotti altrove e senza trovate simil-folcloristiche come questa.

    • con questo commento, più banale del solito, ha raggiunto il vertice della sua stupidità. Folcloristici e patetici sono solo i suoi interventi, perché il vino, che ho avuto modo di degustare, e’ veramente molto buono.
      Il suo modo di fare, Zakk, ha ormai stufato. Non capisco perché continui a leggere i miei blog e inviare i suoi “commenti”…
      Perché non si rivolge altrove? Forse perché su altri blog sono stufi del suo modo di fare e l’hanno mandata a quel paese?

      • Secondo me Sig. Zakk stavolta ci sono dei fondamenti tecnici sulla trovata, ok, folkloristica, di questo produttore. Nel mio piccolo ho sempre sostenuto che il coefficiente di conduttanza conduttiva dell’acqua fosse migliore di quello dell’aria, con ripercussione sulla stabilizzazione delle temperature e l’uniformità della distribuzione del calore. Forse non è così priva di fondamento questa trovata. Il concetto di terroir applicato nell’affinamento, come si può chiamare…eauoir? poi magari sto dicendo una sciocchezza, pazienza.

          • Ma non è che potrebbe essere buono (ne dubito) anche se affinato normalmente? Bisogna proprio cacciarlp in fondo al mare (o al lago d’iseo) per renderlo potabile?
            Suvvia.

          • ma siamo certi che se il vino fosse affinato normalmente non sarebbe della medesima qualità?
            suvvia

          • Infatti, sarei curioso di assaggiarlo. A parte il blend di vitigni inconsueti per un metodo classico e la temperatura costante, sarebbe interessante capire se le bottiglie subiscono o meno piccole oscillazioni (un “remuage” continuo..). Come esegue la tappatura? Immagino i tappi a corona in mare non durino più di un anno… Beh, un vino che mette voglia di assaggiarlo e di scoprirlo anche dal punto di vista tecnico.

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