Pernero con tanto ghiaccio. La proposta estiva di Pinot nero dell’azienda Travaglino

Siete rimasti colpiti, come me, dall’ultimo approdo del Bonarda style, dalla geniale pensata agostana del Bonarda on the rocks, da servire in ghiaccio? Pensate che siamo (quasi) arrivati alla canna del gas?
Niente paura, la creatività tutta genialoide dell’Oltrepò Pavese, la fantasmagorica fantasia degli uomini (e delle donne) del vino oltrepadani ci regalano prontamente un’altra pensata di quelle straordinarie, come mi segnala un lettore di questo wine blog, allegandomi, la qualità dell’immagine non è delle migliri, una foto scattata nel luglio scorso all’Enoteca DOC dell’Iper di Montebello della Battaglia.
Un’immagine che ritrae un display cartonato che presenta la campagna promozionale estiva del Pernero dell’azienda Travaglino, un Pinot Nero rosso giovane.

Dinnanzi a questa brillante divagazione sul tema “servizio estivo di un vino rosso” il Bonarda on the rocks di consortile memoria impallidisce, diventa un qualcosa da niente.
Nella comunicazione pubblicitaria dell’azienda di Calvignano, di cui è enologo supervisore e direttore Fabrizio Maria Marzi, celebrato anche come “importante relatore AIS”, leggiamo: “ICE and Pernero. Leggero, fresco, dissetante e… frutta da bere”.
E ancora: “Per i vostri indimenticabili happy hours all’insegna della leggerezza Pernero 2011 con… tanto ghiaccio”.
Il tutto chiuso da uno slogan criptico che recita: “Pinot Noir is born, not made”.
Sorvoliamo sul patetico utilizzo dell’inglese per un vino dalle ambizioni provinciali e locali come questo Pinot nero giovane affinato in acciaio, sul ricorso, tardo giovanilistico, al termine (super inflazionato) happy hour (qui usato al plurale) proposto come momento ideale per la fruizione, non si sa quanto attenta e consapevole, di questo vino.

Evidentemente in Oltrepò, sicuramente a causa del caldo torrido, il richiamo del ghiaccio è fortissimo.
Lo dimostra la trovata di un altro, più piccolo e meno noto, produttore oltrepadano, Padroggi, che per il suo “vino rosso spumante” a base di Croatina 90% – Barbera, Cabernet e Uva rara 10%, si è inventato il nome di RedIce, ghiaccio rosso. Si tratta di uno Charmat spumantizzato in autoclave suggerito quale “ideale come aperitivo. Ben si accompagna alla cucina estiva, da provare con secondi piatti in umido a base di pesce”, con indicazioni, circa il servizio, la temperatura, le modalità, in perfetta sintonia con il Pernero di Travaglino: servire a “14°/16° C, versandolo in un bicchiere contenente 3-4 cubetti di ghiaccio”.
Siamo alla follia: che dei produttori di vino possano arrivare, anche se il caldo rende poco lucidi e non molto acute le considerazioni e le “strategie” (parola grossa) di marketing, a consigliare di mettere “tanto ghiaccio” o “3-4 cubetti di ghiaccio” in un loro vino, per di più rosso, dimostra a quale preoccupante livello patologico sia arrivata la crisi.
Che non è solo economica, ma soprattutto di idee, di consapevolezza, di responsabilità, di etica, di un mondo del vino sempre più allo sbando.
Mi nasce un interrogativo: vuoi vedere che il prossimo approdo oltrepadano sarà quello che prevede la produzione non di vino, ma, leggete qui, di “cubetti di ghiaccio fatti con il vino” come quelli che l’autore racconta faceva suo nonno “quand’ero piccolo, per metterli nel suo vino, nelle calde giornate dell’estate piemontese. Mettere normali cubetti di ghiaccio fatti con l’acqua nel suo Barbera gli sarebbe sembrato un crimine”.
Ai produttori di oggi no, pronti ad imitare i polaretti inventandosi “Bonardetti” e magari “Cruasetti”, e soprattutto dimentichi del motto popolare che dice: “Bacco che ne intende dice questo: chi mette acqua nel vino è un disonesto”…

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N.B.

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40 pensieri su “Pernero con tanto ghiaccio. La proposta estiva di Pinot nero dell’azienda Travaglino

  1. sorprende che a proporre di mettere “tanto ghiaccio” nel Pinot nero sia un’azienda il cui direttore – enologo é un noto personaggio dell’A.I.S.
    Sarebbe interessante sapere se l’Associazione Italiana Sommeliers concordi con questa proposta di annacquare il vino con il ghiaccio fatta dal suo esponente di spicco Marzi

  2. in altre zone vinicole serie nessuno si sarebbe sognato di proporre modalità di servizio del vino tanto demenziali. Ma questa é purtroppo prassi in Oltrepò. Che tristezza!

  3. OltrePò Pavese: una zona che potrebbe eccellere, con scelte ‘intelligenti’ e lungimiranti, ma che ,purtroppo, da anni (per non dire da sempre) lotta contro una piccola parte di personaggi che rovinano tutto e , come ben dovremmo sapere noi italiani (vedi barbera al metanolo) , necessita anni di lavoro duro e impeccabile per riscattare un nome.
    …peccato che qui le decisioni pessime siano addirittura + di quelle buone.
    un gran vero peccato.

    • corre obbligo ricordare al signor mela che larga parte del Barbera al metanolo era commercializzato da uno spregiudicato imbottigliatore piemontese, di Narzole.. In questo caso l’O.P. c’entra ben poco

      • …ne pago il conseguenze il ‘vino italiano’, in particolar modo quello piemontese.
        il significato era: il nome di O.P. viene associato a queste scelte , chi lavora bene e seriamente in O.P. dovrà faticare doppio per :
        1- far capire che non tutto l ‘O.P. è questo
        2- far apprezzare il proprio lavoro.

  4. Dai tra un po’ scoprono che si beve tanto spritz e aggiungono una fettina d’arancio. Per il dopo cena suggerisco il pero(pinot nero con succo di pera, magari in shottini). Happy hour è la chicca. La prossima sarà apericena.
    A parte la morte del vino, sono originali come una tribute band.

  5. Mi vengono in mente le estati della mia gioventù, quando si andava in Spagna e si beveva sangrìa; poi si tornava a casa e si organizzava una serata a paella e sangrìa. Bei tempi andati – ingenui, faciloni e di ‘bocca buona’ -.

  6. Il Pinot Nero giovane è l’unico rosso che bevo nei mesi più caldi, io lo raffreddo anche intorno ai 10 gradi. Certo aggiungere il ghiaccio è un po’ un controsenso, però, come ricordava un’altro commento, se c’è gente che beve sangria perché non potrebbero bere il Pernero.

  7. Questi ultimi due sono esempi lampanti di come i oltrepò si faccia “ognun per se’ e Dio per tutti” l’anno prossimo qualcuno proporrà di miscelare secco e dolce per una esperienza unica. A me pare che siano solo trovate non troppo etiche per tenere elevati prezzi e numeri di aziende piuttosto grandi che hanno già raggiunto i loro massimi di mercato. . Abbassate i margini e vedrete che le vendite cresceranno , ci sono tanti piccoli produttori che vendono tutto il loro vino fatto onestamente , magari non sono presenti in tutte le fiere possibili, ma a fine anno non hanno più un litro di vino in cisterna senza ricorrere a trovate che fanno acqua….

  8. Franco, davvero curiosa questa notizia, una geniale trovata di marketing strategico che emula la Maison Moët & Chandon, che lo scorso anno ha lanciato lo Champagne Ice Imperial da bersi rigorosamente on the rocks.
    Ho pensato di istituire una piccola ricerca di marketing casalingo mediante sondaggio, alla quale potrà appoggiarsi la prossima azienda in vena di brillanti idee
    http://www.enotime.it/sondaggi/9-berresti-un-bicchiere-di-vino-con-ghiaccio

    • l’amico Alessandro Franceschini mi ha inviato questo commento:
      “Nel caso di Moët & Chandon però si trattava di un prodotto ad hoc (un demi-sec con residuo zuccherino molto accentuato) da bere con il ghiaccio e che consigliavano di bere aggiungendoci anche una buccia di pompelmo per esempio, praticamente un cocktail. Bevuto senza ghiaccio non aveva senso (era molto stucchevole). L’idea nacque per intercettare una moda già esistente, quella dello “Champagne Piscine” nata a Saint-Tropez (almeno così dissero al lancio quelli della Moet), dove alla versione brut ci aggiungevano ghiaccio (un vero obbrobrio immagino). Non so se il prodotto commercialmente abbia funzionato o meno in Italia e nel mondo, però quanto meno c’era una classica idea di marketing che tentava di intercettare una moda. Ci sta, considerando che M&C è una multinazionale.”

  9. Siamo al delirio, credo…

    Che una conosciuta e stimata Azienda Produttrice (che peraltro da tempo reclama un posto da capofila nella crescita qualitativa dell’Oltrepò vinicolo) ci “consigli” di annacquare il vino da essa stessa prodotto,
    è davvero delirante.
    Che poi questo vino sia oltretutto dichiaratamente prodotto con il vitigno più nobile del mondo, quel Pinot Nero di cui (giustamente) l’Oltrepò Pavese si vanta di essere zona ad alta vocazione, lascia sinceramente basiti.
    Concordo con Franco Ziliani, siamo alle pensate “geniali” la cui pericolosa vacuità non lascia ben sperare per il futuro del nostro territorio enologico.
    Spesso non ho condiviso l’ardore, a volte sinceramente eccessivo, con cui l’Autore si è scagliato contro le produzioni oltrepadane, spesso ho trovato le sue speculazioni in merito un po’ troppo “saccenti” (davanti a un calice di vino credo sia necessario porsi sempre con estrema umiltà, in fondo è sempre frutto del lavoro di un uomo), ma questa volta devo rilevare che la “crociata” è giusta.
    Da pavese, anche se non oltrepadano; da sommelier, anche se non nel “conclamato Olimpo”, sebbene responsabile di FISAR per Pavia; da appassionato, direi “innamorato”, del vino, voglio sottolineare che dobbiamo decidere una volta per tutte, in Oltrepò: quale vuole essere il nostro vino? Quale vuole essere l’immagine che diamo del nostro vino?

    Siamo al delirio, credo…

  10. Zillians ! c’é crisi, il vino si deve pur vendere, lascia che “travaglino”.. …e seriamente parlando, un po´di rispetto per le abitudini altrui. Non é che stiamo parlando di Monfortino o di Romanée Conti. Certo, un bel bicchiere di acqua fresca, se si trattasse solo di dar da bere agli assetati, ma qui si tratta di smaltire, vendere, far girare il prodotto. E se a qualcuno gli piace il vino freddo di frigo ? se qualcun altro lo vuole con i cubetti di ghiaccio e con la spuma o il chinotto ? e la gloriosa tradizone del mezzo litro e ‘na pallina ?? dove la metti ? Abbiamo in Italia una lunga storia di acqua e vino e non mi sembra che un po´di ghiaccio estivo
    in una vino che viene magari da vigneti a megarese sia poi la peggior cosa. O si ?

    • Carlo questa disponibilità a tutto pur di riuscire a vendere (tentare di vendere) per me dimostra la bancarotta morale, il fallimento progettuale, la fragilità del sistema vino non solo oltrepadano, ma italiano

  11. Mah, in linea di massima hai ragione ma veniamo da una tradizione di
    mercanti che se la facevano a piedi fino in Cina per vendere due tappeti.
    La fragilitá, se c’é, sta forse a monte: nelle DOC che permettono rese di quattrocento quintali per ettaro e tutte le altre amenitá che conosci meglio di me. Sul vino giacciato o meno sono un po´piú possibilista: che fine hanno fatto il Nano Ghiacciato ? i wine coolers ? i fragolini fatti con rossi aromatizzati ? Devi pensare che non tutti hanno un’educazione al vino o alla cucina ( anche perché nelle scuole non se ne parla). Non conosco il vino dell’azienda Travaglino e magari vedi che sará meglio ghiacciato che a temperatura ambiente, ma il punto é che non bisogna dimenticare che ci deve essere posto per tutti: e poi chi ti dice che un pinotnero on the rocks al plurale non sia la via d’ingresso a bottiglie buone ed a temperatura ambiente per tutta una fascia di piú o meno giovani che finora hanno bevuto solo bibite gassate, ovviamente anche loro con giaccio ? Io non me la prenderei piú di tanto e credo che bancarotta morale sia una parola troppo importante. Sul perché poi l’OP
    non decolli come distretto di qualitá – per lo meno all’estero – ci sono sicuramente ottime spiegazioni da qualcuno addentro alle cose, ma non credo che quest’ultima “invenzione” con tanto ghiaccio ne sia né la causa né la soluzione.

  12. Interessantissima la tendenza. Ca donne des idées. On pourrait concentrer les vins par osmose inverse, et le restaurateur ou le consommateur rajouterait l’eau via les glaçons. Comme ça, on vendrait le Brunello ou le Barolo en petits Tetrapaks de 25cl, ça couterait moins cher en transport.

    • @Hervé: ma é proprio il fatto che non siano Brunello o Barolo che cambia l’angolazione della visuale. In Francia hanno servito Beaujolajs, noveau o non, fresco di frigo per decenni e nessuno ne é morto o ne ha riportato serii danni ( se non al portafoglio)

      • un conto, Carlo, é il vino fresco di cantina o di frigorifero. Un conto, ed e’ una cosa aberrante, é il vino da servire, con la benedizione di alcuni sommelier un po’ disinvolti, con i cubetti di ghiaccio dentro…
        A meno che gli Oltrepadani, per quei vinelli on the rocks, non accettino che vengano proposti non come vini da prendere sul serio, ma come wine cooler o “nani ghiacciati” dei tempi nostri…
        E se così fosse potremmo ancora prendere sul serio le aziende che li producono? Secondo me no

  13. Problemi n° 1 : il servizio del vino in Italia e tanti volte tropo caldo.
    E impossibile de trovare la sua qualità quando un pinot nero e servitia 22°.

    E vero qu’adesso, molto grandi cuoci o capito questa situatione e la solutione del Eurocave (o altri tipo di frigo) e un evolutione maggiore in Italie : bravissimo !

  14. Pingback: Non capirci un cubo | accademiadeglialterati

  15. Bungiorno a tutti,
    io personalmente ho avuto l’occasione di assaggaire il REDICE dei Padroggi, e l’ho trovato un prodotto molto interessante!!
    Anche io come molti di voi diffidavo su questo prodotto ma mi sono dovuto ricredere, è molto piacevole e nei mesi estivi si beve molto bene, sicuramente l’azienda La Piotta ha lavorato molto per creare un prodotto che si potesse abbinare ai cubetti di ghiaccio.

    Provatelo ne rimarrete stupiti!

    • complimenti per il messaggio pubblicitario tipo “consigli per gli acquisti”…
      Trovo comica la sua frase: l’azienda “ha lavorato molto per creare un prodotto che si potesse abbinare ai cubetti di ghiaccio”… Di solito le aziende serie lavorano molto per fare qualità non per creare un vino che si adatti all’abbinamento, come dice lei, ai cubetti di ghiaccio… Cose che accadono solo in Oltrepò…

      • Signor Ziliani vede che non capisce quello che questa azienda ha provato a fare.
        Sono stato personalemnte da loro in azienda a Cantine Aperte e parlando con i produttori mi hanno spiegato il prodotto che hanno creato e l’idea che c’è dietro a questo vino, non deve travisare le mie parole!!!Non sto mica dicendo che l’azienda non faccia vini di qualità, anzi…sto dicendo che hanno creato un prodotto a se per fare questo abbinamento.
        Ma scusi una cosa lei personalmente ha provato il vino??è facile criticare senza provare!!!

        • Gentile Diego, a me di provare quel “vino” se così lo vogliamo chiamare, non può interessare di meno. Per me la sola scelta di produrre un “vino da ghiaccio”, di produrre un vino che, come ha detto il produttore, si “abbini” (!!!) al ghiaccio, squalifica il prodotto. E non depone molto a favore della qualità del produttore stesso…

          • E allora già che non le interessa assaggiare quel “vino”…provi qualche altro prodotto dell’azienda.
            Come le spiegavo prima e facile dare giudizi senza aver prima provato di persona le cose, non mi sembra corretto che uno esperto come lei dia giudizi a “caso”!!!

          • una domanda semplice semplice Diego, che anche lei penso possa capire: sa leggere?
            A me non interessa la “qualità” di quel “vino”, trovo stupida e assurda l’idea di “progettare” un vino adatto all’abbinamento al ghiaccio. Mi sono spiegato?

          • Ok ma dalle sue parole va ad attaccare il produttore su tutta la sua gamma dei vini!!Dice che fare un prodottu del genere squalifica tutti i prodotti dell’azienda..lei stà dicendo questo!!
            Non penso sia così…
            Cmq le ho già consigliato di assaggiarlo, anche senza ghiaccio, le ricordo che non è obbligatorio!!! Il produttore lo consiglia ma non la obbliga a metterci il ghiccio!!!! Si fidi…

  16. per l’amor del cielo. Che nn si pensi che tutto l’Oltrepò la pensa così!
    Ogni azienda è libera di dare interpretazioni personali dei propri prodotti, ma nn facciamo confusione: Il Pinot Nero anche giovane è un gran vino, e la Croatina pure. Viviamo in una zona già economicamente disastrata, nn creiamo confusione ulteriore nella testa dei consumatori che ne hanno già fin troppa. Ci sono aziende che nn si inventano nulla e producono secondo i disciplinari e consigliano abbinamenti assolutamente tradizionali e radicati!!!!!!!

  17. Caro Franco, dovremmo scandalizzarci allora per un buon Prosecco Docg servito come base dello Spritz o per un Bardolino Chiaretto Spumante servito con soda e anche qui ghiaccio a volontà? Possono non piacere a noi, ma fanno parte di una tendenza di consumo. Io non berrei nessun vino con il ghiaccio, e tanto meno come base di un mix aperitivo, ma se ad altri così piace, non mi straccio le vesti. E non penso che Ció significhi una deriva dei costumi enoici. Qui trovi il “disciplinare del Chiarè” per il quale il Comune di Lazise ha proposto addirittura una DeCo….
    http://www.comune.lazise.vr.it/allegati/scheda%20identificativa%20del%20%20chiarè1_120131095306.pdf

  18. ….azz! questa mi mancava! superati a destra senza ritegno:
    ” prodotto dalle aziende agricole di Lazise, sciroppo di sambuco, soda, foglie di menta fresca e ghiaccio, seguendo rigorosamente la ricetta contemplata nella presente scheda identificativa.”
    Impagabile quel “rigorosamente”!.. e tu ti stai ad esacerbare per due cubetti di ghiaccio!.. maddai, facciamoci un Chiaré……

  19. mi sembrano due situazioni diverse: una cosa è usare il vino come base di cocktail, un’altra è allungarlo con l’acqua e spacciarlo come fosse sempre lo stesso vino. Magari in Oltrepò avessero avuto l’idea di usare un loro vino come base di cocktail!

  20. Buonasera,
    Sono quello il cui nonno faceva i cubetti di ghiaccio col vino, per evitare di annacquare il Barbera. Non vorrei che questo ricordo personale fosse passato per un atteggiamento da “puristi del vino”: la mia esperienza personale e’ di un’onnipresenza del vino. Dal travaso che facevamo in cantina, per passare dalle damigiane ai bottiglioni, alla presenza delle botti nell’aia della cascina dei miei amici (e rotolare in quelle botti era divertente, per noi bambini), al compagno di scuola di mio fratello che, in quarta o quinta elementare, portava a pane, salame e vino, per la merenda. Da noi – Piemonte – si “puccia” il pane, nel vino, e altrove – nelle Marche, anche i dolci. Ricordo che dopo pranzo, a Falconara Marittima (Marche), si metteva il ciambellone della Wanda (la panettiera) nel Tocai, nei primi anni Ottanta. Vino e dolce andavano cosi’ d’accordo…

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