Salina: un’isola paradisiaca come i suoi vini

Complimenti e congratulazioni d’obbligo e con grande piacere, per la nostra inviata speciale in London, la bravissima Giuseppina Andreacchio, fresca di diploma, conseguito in soli due anni, al prestigioso WSET, Wine and Spirit Education Trust.
Dopo averci raccontato di recente della English wine scene in pieno clima olimpico, averci parlato di Gin, Sherry e English Sparkling wines, Giusy ci parla di una recente esperienza vinosa fatta in quel posto magico e speciale che è l’isola di Salina. Un racconto bellissimo (brava!) che fa venire voglia di partire a nostra volta per la terra della Malvasia di Lipari… Buona lettura!

Chiamatelo fato, destino o chicchessia ma quando chiesi ad un amico che lavora presso una cantina dell’Etna di indicarmi una delle isole Eolie dove potessi trascorrere qualche giorno in pace e tranquillità, un’isola selvaggia e paradisiaca, la sua risposta venne immediata e spontanea: Salina!
E cosi’ armata di buona compagnia, fatta breve sosta in Calabria, per salutare genitori e amici e mangiare il pesce pescato dal mare a 15 minuti da casa mia, sono andata a passare i miei 5 giorni di vacanza su quell’isola.

Ero stata a Lipari 25 anni fa con i miei genitori e ne avevo un ricordo sbiadito e confuso. A quel tempo, ospiti in casa di una lontana parente, rimasi sconvolta dal fatto che ci fosse carenza di acqua a tal punto che la dovevamo raccogliere in grandi vasche ed usarla a passaggi per lavare dai piatti fino al pavimento. L’immagine di quei tini, pieni d’acqua e non ahimè di vino, rimase così impressa nella mia mente che a volte sogno quell’esperienza anche di notte.

Non avevo voluto leggere niente riguardo all’isola e alla sua storia, decisa a voler scoprire tutto sul posto: ebbene oltre il mare, la casa dal panorama mozzafiato ottenuta tramite ‘amicizie’ in quanto settimana precedente il ferragosto, scopro che sull’isola ci sono almeno tanti produttori di vino: Hauner, Fenech, Colosi, D’Amico, Caravaglio e Virgona mentre Tasca d’Almerita possiede dei vigneti. Che il mio amico lo sapesse e, consapevolmente, volesse lasciare a me questa sorpresa potrebbe essere un’ipotesi attendibilissima.

Cosi’ il secondo giorno, scopro che proprio a Lingua, dove alloggiavo, la frazione di Salina nel comune di Santa Marina ad ovest dell’isola  e luogo di un piccolo lago salato con tanto di faro splendente di notte, si trova uno dei piu’ famosi produttori di Malvasia: Carlo Hauner.
Prima però di parlare della visita unica che sono riuscita a fare essendo io una patita del mare, del sole e dei giri in barca, vorrei spendere qualche parola sull’isola, famosa per aver ospitato la troupe e fatto da cornice al famoso film ‘Il Postino’, di Massimo Troisi.

Il nome dell’isola deriva appunto dal laghetto naturale di cui parlavo sopra da cui si  estraeva il sale, mentre l’antico nome Greco (Didyme) deriva da ‘gemello’ riferendosi ai due vulcani spenti, dalla stessa forma conica presenti sull’isola.
Vi sono varie frazioni: Pollara (famoso il tramonto nella Baia di Pollara), Capo Faro (dove Tasca d’Almerita ha creato un elegantissimo relais, troppo costoso per me pero’!), Rinella, Torricella, Grottazza, Malfa dove fare un bagno si trasforma in una esperienza sublime ed indimenticabile.

La cantina di Hauner venne fondata quando Carlo, bresciano di origine boema, dopo varie vacanze sull’isola decide di trasferirvisi definitivamente negli anni ’70. Lui, pittore di gran fama rimane affascinato dai colori dell’isola che diventano gli elementi dei suoi quadri e oggi riprodotti sulle etichette dei suoi vini.

Oltre che dell’isola in sé, si innamora delle uve, Malvasia fra tutte, e del modo di trattarle. La tecnica vuole che i grappoli vengono fatti appassire sui graticci durante il giorno per alcune settimane e ritirate la sera. Compra circa 20 ettari oggi coltivati tutti a guyot, sparsi sull’isola alcuni, altri sulla vicina Vulcano (15 ha) e da li’ comincia la sua avventura.
Attualmente l’azienda, dopo la sua dipartita nel 1996, viene gestita dal figlio Carlo e dai nipoti. Ed é proprio Andrea Hauner, un ragazzo squisito, disponibile e dall’inconfondibile accento bresciano, che mi racconta la storia del nonno, e mi accompagna nel percorso di degustazione dei loro vini.

Il primo vino che apriamo é Salina bianco Igt 2011 ed e’ un blend di Inzolia e Catarratto (permessi anche Chardonnay, Grillo, Trebbiano Toscano, Vernaccia di S. Gimignano e Müller Thurgau, Sauvignon e Carricante) , uve prodotte su terreni di origine vulcanica, vinificate e maturate in vasche inox e il vino affinato per tre mesi in bottiglia: colore giallo paglierino, 12.5% abv, fresco, dissetante, con aromi floreali, di agrumi, una buona struttura e un finale che lascia il palato fresco e pulito. Perfetto con antipasti e primi piatti a base di pesce.

Esso esiste anche nella versione Rosso 2011 e in questo caso le uve utilizzate sono: Nero d’Avola, Nerello Mascalese, ma le previste dal disciplinare comprendono anche: Cabernet Sauvignon, Calabrese, Corinto nero, Nerello Cappuccio, Nerello mascalese, Nocera (un antico vitigno originario della Sicilia, parte anche della IGT calabrese Pellaro e che un’azienda, Malaspina, sperimentera’ in futuro in purezza, info su www.aziendavinicolamalaspina.com  cui dedicherò un articolo in seguito), Pinot Nero, Sangiovese, Alicante, Barbera, Gaglioppo, Perricone.

Il Nocera, che rappresenta il 10% del blend completato da 60% Calabrese e 30% Alicante, e’ racchiuso in un vino che mi ha affascinato, a dir poco. Si chiama HIERA’ annata 2010, con 14% di alcol che io non ho comunque sentito in modo pesante e da bere fresco. Il nome deriva dall’antico nome dell’isola di Vulcano chiamata ‘isola sacra’ abbinata all’immagine di un’altra bellissima isola, Stromboli, magistralmente dipinta dal pittore Carlo Hauner e rappresentante il fuoco di Stromboli. Fuoco rosso, come il colore del vino, dalla splendida combinazione di frutti rossi, lamponi fra tutti, avvolgente con note di spezie e tabacco, dovute al breve passaggio in barriques.
Una fresca acidità unita alla tenuta della frutta fino alla fine, lo rende un vino accattivante ma anche semplice, gustoso, solare. I vigneti da cui e’ prodotto sono tutti localizzati sull’isola di Vulcano.

Ne ho portato a casa una bottiglia in Calabria che ho stranamente abbinato a del tonno arrostito, con un filo di olio e prezzemolo tritato finemente e la combinazione ha colpito tutti i commensali che abituati ad associare solo il bianco col pesce, non penso dimenticheranno facilmente la combinazione. Da non dimenticare che Hauner ha una ricca tradizione, essendo stato il primo a dare la denominazione ai capperi di Salina, che sono una delle riserve alimentari dell’isola.
Andrea mi ha anche mostrato gentilmente un macchinario di almeno 50 anni fa usato per smistare i capperi e ancora funzionante. Infatti, parlando di cibo, se andate a Salina non dimenticate di assaggiare l’arancino con ripieno di capperi: squisito!

Passiamo poi al Rosso Antonello 2008: una riserva blend di Nerello Calabrese, Sangiovese e Corinto Nero; lunga maturazione sulle bucce e maturazione in barriques per un anno e nove mesi di affinamento in bottiglia. Un vino dal colore rosso con riflessi granati, e aromi/sapori di frutta rossa, caffe’ tostato, vaniglia e note di liquirizia alla fine. Un vino ‘importante’, complesso, ma sicuramente non per le torride sere d’estate…

Alla fine la tanto ‘attesa’ Malvasia, nelle sue tre versioni: Naturale, Passito e Passito Riserva. La prima, non un passito bensì la Malvasia vinificata al naturale 2009, definiamola cosi’, si presenta dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli: naso di grappoli d’uva matura, pesca ed albicocca matura, bella acidita’ e un sottile velo di tannini alla fine. Regalati questi dall’aggiunta di un piccolo 5% di Corinto Nero? Sebbene sia un vino che non segue il normale processo di essiccamento tipico, ‘la ricezione da parte del consumatore e’ buona’, commenta Andrea.

Malvasia delle Lipari Passito 2009: uva raccolta a meta’ Settembre e appassimento per 15-20 giorni sui graticci, qui detti ‘cannizzi’, maturazione in acciaio e 6 mesi in bottiglia. Arriviamo così ad un colore giallo ambrato, un naso piu’ strutturato, e un intreccio di sapori molto più complesso rispetto al precedente: frutta secca, marmellata, miele, caramello, fichi, datteri, spezie dolci.
Un vino equilibrato e con una acidità rinfrescante su un residuo zuccherino di 70g/l e 13% di alcol, per niente ‘sticky’ usando un termine inglese.

Malvasia delle Lipari 2009 Riserva: 13.5% di alcol e 150 g/l di residuo zuccherino, prodotto questo da un periodo di appassimento maggiore, di circa 40 giorni e selezione dei migliori grappoli. Colore giallo oro, intenso, succulenta frutta matura, albicocca in particolare, e altra frutta secca, con una complessita’ quasi disarmante e un finale lungo e persistente, accompagnato da un’acidità che si mantiene fino alla fine.

Sarà che comunque la temperatura influenza il gusto ma alle 4 del pomeriggio e con 40 gradi all’ombra e nonostante io adori i vini dolci ben strutturati, ho preferito la via di mezzo e portato con me una bottiglia del secondo tipo.

Che dire? Una bellissima visita, conclusasi la sera con una cena a base di ‘pane cunzato’, piatto tipico dell’isola. Un pane coperto, anzi sommerso, da melanzane arrostiste, ricotta salata, cucunci (i fiori dei capperi), peperoncino, preparato da un certo Alfredo, che sembra sia il migliore in questo campo. Dopodiché una gustosissima granita ai gelsi (la fanno solo in Sicilia) e una passeggiata sul lungomare.

Ed e’ qui che mi giunge sorprendentemente la conferma che Salina e’ il luogo dove ritrovare se stessi e vivere in armonia con la natura se anche l’attrice napoletana, Marina Suma, l’ha scelta come luogo per ripararsi dai clamori della fama ed esprimere la propria creatività realizzando accessori che, fatti secondo una sua tecnica particolare, espone e vende ai passeggiatori serali.

Giuseppina Andreacchio

6 pensieri su “Salina: un’isola paradisiaca come i suoi vini

  1. Complimenti a Giuseppina, mia collega di corso al Diploma di WSET, con la quale anche io condivido la soddisfazione di aver appena ricevuto i risultati dell’esame finale che ci dicono che insieme ci ritroveramo alla presentazione dei diplomi a Londra a Gennaio!

  2. Leggendo le parole di Giuseppina, è stato come essere in quei posti meravigliosi. Hai saputo, mia cara, trasmettere esattamente le atmosfere di Salina, e le sensazioni che ti hanno trasmesso. Well done!!!

  3. Che nostalgia!
    Nel lontano 1991 ero in vacanza sull’isola insieme a mia moglie
    ed abbiamo avuto il privilegio di fare amicizia con Carlo Hauner.
    Carlo era una persona eccezionale così come sua Malvasia.
    (Ne ho ancora qualche bottiglia in cantina, annate ’82 e ’83, che
    non mi decido ad aprire…).
    Ma amava anche un’altra grande perla dell’isola :
    mi sembra ancora oggi di sentire il profumo che proveniva dal tino
    colmo di capperi (quelli piccolissimi eh!) dove Carlo aveva affondato
    le mani.
    Mirco

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