Tavel Château de Trinquevedel 2004: un rosato di otto anni da lasciare senza fiato

Una recente esperienza mi ha convinto, una volta di più, che anche per produrre vini rosati di grande qualità, vini veri ricchi di carattere e non semplici edonistiche facili bevande conformi alla moda un po’ piaciona del momento, non si può usare, a differenza di quanto accade oggi in Italia, dove si producono rosati con uve di ogni tipo, qualsiasi vitigno.
E mi ha persuaso che ci sono zone molto più adatte alla produzione di rosati di altre. E che alcune non hanno alcuna vocazione per la produzione di questo particolarissimo, e assai difficile da ottenere, tipo di vini.
Questa lapalissiana evidenza mi e’ balzata all’occhio stappando una bottiglia molto particolare. Una bottiglia sulla cui piacevolezza sarebbe stato arduo scommettere quando l’ho avvistata giorni fa in cantina, dimenticata in un angolo.
Si trattava di un grande rosato francese, Le Roi des Rosés come lo definiscono sul sito Internet di questa che e’ l’Aoc regina dei rosati francesi, Tavel, una denominazione di 960 ettari, che riguardano tre ben distinti terroir, terroir de lauzes, terroir de sable et de cailloutis, terroir de galets, e che contempla l’uso di ben nove diverse varietà di uve rosse e bianche, ognuna delle quali non può superare la percentuale del 60 per cento, e della bottiglia di un domaine di sicuro riferimento, Château de Trinquevedel.
La cosa particolare e un po’ strana é che la bottiglia riportava come annata il 2004, ovvero che si trattava di un rosato con ben otto anni di età. Una persona normale probabilmente non avrebbe perso tempo a stapparla, dandola per spacciata, ossidata, imbevibile.
Il sottoscritto però, ricordando di aver bevuto Tavel di tre-quattro anni in ottima forma ed essendo rimasto colpito, grazie alla caratteristica bottiglia trasparente, dal colore brillante e stabile, un bel granato cerasuolo brillante, senza ombra di sfumature mattonate, ha deciso di tentare la sorte. Di mettere il vino al fresco e portarlo alla giusta temperatura di servizio per un rosé, fresco ma non ghiacciato, e di vedere cosa sarebbe saltato fuori.
Si trattava di un’ottima annata, di un vino da vigne di oltre trent’anni distribuite sui trenta ettari della proprietà, dalla composizione geologica complessa, sabbie, ma anche galets con quarzite e frammenti di rocce calcaree, un Tavel il cui encepagement complesso diceva Grenache 46% Clairette 22% Cinsault 18% Syrah 8% Mourvèdre 5% Bourboulenc 1%, quindi con una percentuale significativa, quasi del 25%, di uve bianche, tra Clairette e Bourboulenc, con una presenza inferiore al dieci per cento di Syrah e una fortissima percentuale di Grenache, completata da Cinsault e Mourvèdre.
Tecnica di vinificazione classica che prevede una macerazione pellicolare a freddo variante dalle 12 alle 48 ore. Questo allo scopo di ottenere una paletta aromatica fine e fruttata e garantire ricchezza e struttura al vino. Frutto di rese che per un rosato sono decisamente basse 39 ettolitri ettaro. Appena versato nel bicchiere questo Tavel “d’antan” mi ha lasciato di sasso: colore squillante, vivacissimo, luminoso, pieno di riflessi, ed un naso piacevolmente e moderatamente maturo, succoso, pieno di energia fruttata ben polputa, con note di ribes, lampone, ciliegia in evidenza, impreziosite da sfumature di rosa passita, erbe aromatiche (rosmarino soprattutto), accenni di more di rovo e tutte le sfumature della macchia mediterranea, la garrigue, che caratterizzano i vini di quest’area, con note di pepe nero, ginepro, liquirizia, frutta secca, accenni di cuoio in evoluzione.
Bocca ancora viva, piena, con un bel sostegno tannico centrale, una succosità fruttata che lasciava basiti, grande godibilità, un gusto di prugna e liquirizia, una certa croccantezza del frutto, e una freschezza, un sale, una mineralità, esaltate da una bella acidità viva e ancora presente, veramente straordinarie.
E così un rosato di otto anni riuscì ad imporre il proprio carattere, l’impronta del terroir di provenienza, un’indomita piacevolezza, tanto che dal primo bicchiere passai al secondo e via, finché, riprovato la sera a cena e ritrovato ancora in forma, la bottiglia si vuotò. Quanto mi piacerebbe poter ripetere esperienze elettrizzanti del genere anche con rosati italiani! Di alcuni sono sicuro che stappati anche dopo qualche anno, otto non direi proprio, sarebbe ancora stupendi…

Château de Trinquevedel
sito Internet http://www.chateau-trinquevedel.fr/en/

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N.B.
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3 pensieri su “Tavel Château de Trinquevedel 2004: un rosato di otto anni da lasciare senza fiato

  1. J’ai visité ce domaine en avril. Belle adresse, jolie demeure, d’inspiration presque italienne. Et le Tavel est certainement un des rosés qui vieillissent bien.On devrait toujours garder une bouteille par caisse au delà des 5 ans pour voir la complexité que le vin acquiert. Amitiés.

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