Blind tasting di riviste e guide: ma sono veramente alla cieca? E voi, cosa ne pensate?

Non ho una grandissima considerazione del wine writer e wine blogger americano W. Blake Gray, ma tra i tanti wine blog internazionali che seguo figura anche il suo Gray Report che recentemente è stato premiato come Best Industry Blog 2012 nell’ambito del Wine Blog Award.
Blake Gray nell’ambito di un post si è detto convinto che “i critici (di vino) non abbiano bisogno di degustare alla cieca” e che “nessuno ha bisogno di degustare alla cieca per poter raccontare una storia”. E, per inciso, ha testualmente affermato: “Wine Spectator says they blind taste, but nobody believes them”, ovvero che Wine Spectator sostiene di degustare alla cieca ma nessuno ci crede.
Affermazione pesante resa ancora più impegnativa dalla scelta, qualche giorno dopo, di pubblicare un sondaggio sull’argomento dal titolo molto diretto: “Credete che Wine Spectator basi i propri punteggi unicamente sulle degustazioni alla cieca?”.
E nell’articolo, riprendendo la domanda, Blake Gray la completa chiedendo ai lettori “Do you think Wine Spectator bases its ratings solely on blind tasting, or do you believe adjustments are made to the results?”, ovvero se pensano che i punteggi siano frutto anche di “aggiustamenti”. Blake Gray ricorda che l’ex responsabile per l’Europa, e per l’Italia, di Wine Spectator, l’ineffabile James “Giacomino” Suckling, dichiarò “that he ensured 90-point ratings for his landlord in Italy”.
Ed ecco così il sondaggio che secondo il wine writer americano non va considerato come un referendum sulla qualità e affidabilità dei punteggi di Wine Spectator, ma come espressione del semplice fatto che i lettori spesso non concordano con le opinioni della rivista.
Tre le possibilità di risposta al sondaggio:
la prima è “sì, tutti i punteggi di Wine Spectator sono basati unicamente su degustazioni alla cieca”.
La seconda “non sono sicuro”.
La terza “No, non credo che tutti i punteggi di Wine Spectator siano basati unicamente su degustazioni alla cieca”.
I primi risultati di questo sondaggio, che va ovviamente preso con beneficio d’inventario, sono scioccanti.

Mentre scrivo (la mattina di domenica 2 settembre) la percentuale delle persone convinte che i punteggi assegnati ai vini dalla rivista siano unicamente espressione di degustazioni condotte alla cieca senza conoscere il nome dei vini e soprattutto delle aziende produttrici, supera di poco il 9%.
Un nove per cento e rotti non si dice sicura che le cose vadano effettivamente così, mentre uno schiacciante 81,50% dei votanti dice di non credere che i punteggi assegnati dalla celebre rivista americana siano unicamente frutto di degustazioni condotte alla cieca. Personalmente faccio parte di questa percentuale nettamente maggioritaria (superiore al 90 per cento se si considerano anche i non certi), ma poiché sono “bastardo”, come dicono, voglio adattare il sondaggio e rivolgerlo a voi lettori chiedendovi non tanto di esprimervi (cosa che in fondo ci frega ben poco) sulla fedeltà di Wine Spectator alle leggi del blind tasting, ma di rispondere a questa semplice domanda:
credete che i premi attribuiti dalle varie guide dei vini italiane siano unicamente espressione delle degustazioni condotte in giro per l’italico stivale assaggiando, come asseriscono di fare, assolutamente alla cieca, senza conoscere il nome dei vini che assaggiano e dei produttori?
Siete pronti a giurare ed escludere che le guide dei vini italiane non si facciano in qualche modo condizionare dal nome, dal blasone, dalla disponibilità delle aziende, soprattutto grandi, a fare pubblicità o a partecipare ad iniziative varie organizzate dalle case editrici delle guide stesse, e che i loro giudizi siano sempre e soltanto espressione della legge, rigorosa e severa, del blind tasting?
Di fronte a certi premi massimi elargiti dalla guida X, Y o Z, a determinati vini dalla qualità molto dubbia, o ad aziende di discutibile valore, ma dalla disponibilità finanziaria notevole, non avete mai convenuto, con Giulio Andreotti, che “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina?”
Forza, fatemi capire, ditemi cosa ne pensate…. 


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N.B.

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24 pensieri su “Blind tasting di riviste e guide: ma sono veramente alla cieca? E voi, cosa ne pensate?

  1. mi unisco alla maggioranza… ma non per convenienza, ma perchè sono sempre stato molto critico su queste guide, che per l’appunto devono essere prese come tali, e non come “testi sacri”
    ed un fornitore mi ha confermato questo dubbio: stesso prodotto (preso in prestito per l’occasione…)… due cantine… due risultati…

  2. Ziliani, sbaglio o non più tardi di due anni fa lei collaborava ancora ad una guida dei vini?
    E come ha degustato in quella occasione, alla cieca o no?

    • Penso che almeno in Italia la verità stia nel mezzo: ci sono guide su cui è convinzione comune che vi siano degli aggiustamenti “prezzolati”, altre che, se non m’inganno, non mi pare seguano queste logiche.
      Come Guido, anch’io attendo di sapere da Ziliani se la guida cui ha collaborato un paio d’anni fa (Slow Food, mi pare) abbia o no modificato le schede in base a pressioni economiche dei grossi player del mercato del vino. Certamente avrà subito pressioni, ma l’importante è non assecondarle.

  3. Ciao Franco, buongiorno. Sinceramente credo che a WS degustino alla cieca, ma poi apportino qualche ritocchino una volta svelate le bottiglie (sempre quelle…..)

  4. Io spero che le degustazioni non siano fatte in cieca, ovvero che i punteggi, i premi, i vetri, gli astri e i frutti vengano dati dopo opportuno aggiustamento in base al blasone, altrimenti che massa di incompetenti ci sono nelle commissioni d’assaggio?

  5. Magari gli assaggi sono alla cieca, ma i punteggi sono ad occhi aperti. E qui permettimi un parere eretico; non é affatto detto che questo sia di per sé errato. Veronelli all’inizio dava due punteggi separati, uno alla bottiglia e uno all’azienda che la produceva, ora non si fa più ma un vino é davvero la somma dei due. L’ipocrisia non sta nel riconoscere il lavoro di chi la fama se l’è meritata, sta nel sommare notorietà e qualità senza dirlo esplicitamente.

  6. “mi vien che ridere”, diceva l’ormai 77enne Gerlando Buzzanca. Sono convinto che avrei miglior fortuna di Muzio Scevola se scommettessi mettendo una mano sul fuoco che praticamente nessuno è immune dal farsi condizionare da nomi famosi, interessi pubblicitari, eventuali dictat dall’alto, o semplicemente umane e comprensibili amicizie verso questo o quel produttore.
    la degustazione cieca non garantisce nulla, a meno che i commenti compilati non passino ad altre mani. Degustare alla cieca non vuol dire non sapere cosa e di chi si sta degustando, ma semplicemente “lo saprò dopo, quando mi verrà consegnata la scheda dei produttori e dei vini”.
    Quindi, di fatto, non è la “cecità” temporanea a garantire l’onestà di giudizio, ma il comportamento delle singole persone, la loro incorruttibilità, la loro capacità di mettere da parte qualsiasi convenienza personale, nel momento inevitabile in cui si vengono a scoprire i nomi.

  7. Da un paio d’anni, per conto di una guida con una buona diffusione, partecipo alle commissioni giudicanti i metodo classico della mia zona . Gli assaggi avvengono completamente alla cieca: oltre alla denominazione , che è scontata, i dati comunicati sono la tipologia di gusto (pas dosè, extra-brut, etc) , l’eventuale millesimo e la data/periodo di sboccatura (ove disponibile). Il giudizio della commissione è collegiale e viene espresso utilizzando il metodo UIOE per i concorsi.
    Tenendo nota dei giudizi dati , al termine della degustazione ho richiesto la lista dei prodotti assaggiati, ed ho correlato prodotto-giudizio : ebbene i dati pubblicati sulla guida e sul web sono esattamente quelli espressi durante l’assaggio alla cieca.
    Vi sono state sorprese scorrendo la lista dei prodotti con giudizi elevati ? direi proprio di sì : accanto ad alcuni “soliti noti” vi erano nomi assolutamente e letteralmente poco conosciuti e questo sovente può esporre a critiche dovute al fatto di non essere ” in linea con le altre guide ” o con l’intelligencija mediatica, anche della blogsfera; ma assaggiando alla cieca ……………….!

  8. Esistono guide che chiedono un contributo per degustare e dare visibilita’ alla bottiglia e quindi all’azienda : alcune in modo esplicito con tanto di listino prezzi a seconda della visibilita’, altre in modo implicito (” i vini sono buoni ma sei una piccola realta’”, “non hai l’enologo”, “hai solo un piccolo importatore per gli USA” , “devi investire per farti conoscere ” )
    Esistono guide che non chiedono nulla ma solamente la compilazione di una scheda tecnica e la spedizione di due bottiglie di vino per ogni tipologia iscritta, e quindi apparente (e quasi sempre veritiera imparzialita’) ma controllo sull’azienda e sulle bottiglie quasi inesistente.
    Esistono guide che chiedono un contributo per l’eventuale pubblicazione : se le bottiglie degustate non superare un punteggio minimo, no pubblicazione , no contributo da versare.
    Esistono guide che richiedono la compilazione di una scheda tecnica molto esauriente corredata da analisi di un laboratorio autorizzato e in piu’ mandano un addetto a ritirare i campioni in cantina (ma a campione cioe’ l’addetto sceglie a sua discrezione tra i pancali in magazzino e alle volte dopo aver visionato i registri di cantina ).
    Le guide esistono in quanto libri che vanno venduti, alcune più imparziali e serie di altre ma personalmente credo nessuna senza uno scheletrino nell’armadio.
    Sulla degustazione cieca e imparziale penso che esista solo:
    se esiste una commissione di 5 o più degustatori
    se i degustatori non hanno alcun interesse personale alla pubblicazione della guida
    se successivamente chi elabora i dati della degustazione cieca ( per la pubblicazione) sia onesto, incorruttibile e imparziale
    Per la prima volta in vita mia concordo pienamente con la massa maggioritaria.

  9. Le degustazioni si fanno alla cieca ma le bottiglie problematiche e quelle con i punteggi più alti sono degustate di nuovo. Si sa che spesso ci sono scollamenti (chiamiamoli gentilmente così), tra panel di degustatori e “giuria” finale, ma è altrettanto vero che anche all’interno dei panel ci sono spesso grosse divergenze, alle quali si rimedia scartando i punteggi estremi.
    Il rischio di una guida prezzolata è oggi più grosso rispetto a 10 anni fa, ed è quello di trovarsi senza lettori nel giro di poco tempo: la rete e la comunicazione tra appassionati ed esperti ne limita, oramai, il raggio di azione “disonesta”.
    I clienti che acquistano le guide devono essere consapevoli, d’altra parte, di acquistare indicazioni, niente di più e niente di meno. Una guida deve garantire al consumatore, oltre alle caratteristiche ben note, l’accessibilità al prodotto, la facile reperibilità e l’affidabilità dell’azienda, e questo non si può certo stabilire dopo la prima bottiglia della prima annata..

    • personalmente diffido di quel forum che lei cita frequentato da personaggi molto spesso egocentrici e autoreferenziali che pensano di possedere il Verbo del vino…

  10. Beh, per quel che riguarda tanti vini che vengono “osannati” su quel forum, specialmente sangiovese e nebbiolo, di fregature io non ne ho MAI prese.
    La provoco: nemmeno con i franciacorta 🙂

  11. Credo che alcune di guide potrebbero ritocarre le opinioni dopo aver visto l’etichette.
    Credo che le pagine pubblicitarie, anche se non direttamente in guida possano influenzare.
    Credo anche possa esserci una leggera differenza tra appunti del panel e giudizio stampato.
    Credo che ci siano GUIDE che siano serie.
    Ps.:
    Credo anche che l’anagramma di Guida sia Giuda

  12. visto il potere “di vita o di morte” che le guide esercitano,sulle realtà vitivinicole, sopratutto le citate e importanti guide americane, mi chiederei piuttosto se i produttori inviano campioni veritieri…?? Mai capitato di provare prodotti osannati dalla vostra guida preferita, quella della quale si condividono le idee, e trovare invece prodotti mediocri? mah…

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  14. degustazioni alla cieca fatte dai Giudici delle Guide? Si io credo che siano fatte bene e con rigore. Peccato che chi degusta sappia esattamente cosa ha nel bicchiere. Anche ad occhi chiusi. Ma andiamo, stiamo parlando di professionisti che conoscon perfettamente la differenza tra un Sangiovese Riserva dei Colli di Imola ed uno del Cesenate. La differenza la fanno gli interessi commerciali. Comunque, gli appassionati lo sanno e si regolano quando acquistano il vino. Il Consumatore medio non legge le Guide e quindi se ne frega dei punteggi. Riviste e Guide vivono sugli acquisti dei Produttori e degli Operatori commerciali in un settore altamente frammentato. Il web fara’ chiarezza ed i giudizi in centesimi sul duro lavoro di un agricolotore che magari non ‘investe’ nelle Guide sara un ricordo del passato

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