Brunello 2007 secondo The World of Fine Wine: trionfano Fattoria dei Barbi e La Gerla

Sorprendenti risultati emergono dalla degustazione di Brunello di Montalcino annata 2007 che compare nel numero 37 in uscita della prestigiosa rivista inglese The World of Fine Wine.
Il verdetto formulato dal panel tasting formato dai master of wine Nicolas Belfrage (forse il più grande esperto di vini italiani di lingua inglese) e Tim Atkin e dal sommelier e wine merchant Bruno Besa, è uno di quelli che lasciano letteralmente basiti.
Il punteggio medio più elevato, di ben 17,5/20 è difatti andato a due vini che generalmente non troviamo elevati alla “gloria degli altari” dalle varie guide e dalla stampa internazionale, ovvero il Brunello della storica Fattoria dei Barbi dei Cinelli Colombini (Francesca e ora Stefano) ed il Brunello de La Gerla azienda fondata dal compianto Sergio Rossi.
Distaccati di un solo punto, a 16,5/20 troviamo otto altri vini, un mannello al cui interno troviamo outsider, classici e sorprese. Parliamo difatti di Canalicchio di Sopra, Fuligni, Mastrojanni, Sesti, Uccelliera, Poggione, ma anche, udite udite, il Castello Romitorio proprietà dell’artista Sandro Chia, profeta della transavanguardia, e del discutibilissimo vino di Castelgiocondo proprietà dei Marchesi de’ Frescobaldi.
A 16/20 seguono un gruppo di Brunello 2007 molto più rassicuranti: Pian dell’Orino, Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto, Tenuta Le Potazzine, nonché l’Altero di Poggio Antico, (che piazza il Brunello “base” a 15,5/20), Argiano e La Poderina.
Tra i nomi classici Biondi Santi ottiene 15/20, Col d’Orcia 15,5/20, Lisini 15,5/20, Talenti 15,5/20. Solo 14/20, un punteggio tutt’altro che esaltante, per il Poggio alle Mura di Banfi, il Luce della Vite ancora dei Frescobaldi, Valdicava.
Ad un prossimo post un più meditato esame delle valutazioni fornite da ognuno dei componenti del panel sui vini degustati, inutile dirlo, completamente alla cieca in un regime di blind tasting.

14 pensieri su “Brunello 2007 secondo The World of Fine Wine: trionfano Fattoria dei Barbi e La Gerla

  1. secondo me si valutano dei prodotti che sono troppo giovani…se rifanno la degustazione tra un paio d’anni i punteggi cambiano su certi versanti(intendo esposizione ed altitudine dei vigneti).il clima è cambiato ed anche il Brunello…

  2. I punteggi mi hanno da sempre lasciato indifferente, ma in questa occasione mi sento di fare una eccezione. Ho avuto un immenso piacere apprendere che la Fattoria dei Barbi abbia ricevuto il miglior punteggio sia perche’ tanti e tanti anni fa e’ stato il mio primo Brunello sia perche’ leggo con grande interesse i commenti del sig. Stefano in questo blog

  3. Vedere che il proprio lavoro viene apprezzato fa sempre piacere, soprattutto se il gradimento viene da gente che stimo e se si é in buona compagnia. E questa è ottima.
    Permettemi una piccola riflessione; ricordate quando autorevoli giornalisti dicevano che i Brunelli tradizionali non potevano piacere a palati abituati ai grandi vini internazionali? Beh, leggete qui e viva il Brunello!

  4. Salve, in relazione alla degustazione di WFW devo dire che ai primi di giugno mi è capitato di bere un Brunello dei Barbi annata 2005. L’annata non prometteva molto e dopo un paio di bicchieri ho lasciato il vino aperto e sono uscito. L’ho ribevuto il giorno dopo ed era francamente notevole, non un mostro di complessità ma davvero convincente, con una bella nota agrumata, profumi legeri, insomma l’ho finito e ne sono rimasto colpito, positivammete colpito eppure era un vino dal quale, stupidamente, non mi apsettavo granchè visti precedenti assaggi di altre annate.

    • Sa, quando le aziende hanno una lunga storia può capitare un periodo in cui non se ne condivide il gusto. Magari le vigne erano nuove, magari è cambiato il cantiniere o magari è cambiato il gusto di chi assaggia. Chissà, in tanti decenni (o magari secoli) sono tante le cose che possono essere cambiate. Peró quello sollevato da lei è un tema interessante, mi è capitato spesso di vedere persone che assaggiano nostre annate vecchie e dicono “accidenti, quando questo vino aveva cinque anni non mi pareva granché, ma ora…”. Non sarà che all’epoca sfigurava perché confrontato con roba un po’ “aiutata”? Non dico mica uve strane, anche solo osmotizzati, glicerinizzati o fuori con la volatile. Tutta roba che li per li fa fare un figurone, ma poi il tempo è galantuomo. Oggi ci sono tanti controlli, tanti più di prima, e guarda caso le classifiche….

  5. La “Fattoria dei Barbi”. Il primo incontro con Montalcino l’ho avuto lì. Era sera, era d’autunno, la taverna di fattoria era aperta, ma gli orari erano molto, diciamo così, severi. Ricordo una minestra di fagioli, la cipolla cruda, l’olio crudo. Ricordo il costoleccio alla brace, il grande camino, il fuoco e il silenzio. E poi il vino: buono, mi pareva, e credo fosse un ‘Brusco dei Barbi’. In quegli anni il vino non era così presente nei pensieri di chi veniva a Montalcino. Men che mai nei miei, che arrivavo per i weekend e avevo sete di paesaggi, regolarmente soddisfatta da questa zona bellissima…
    I Barbi a Montalcino sono un landmark, cioè qualcosa di irrinunciabile. Trovo beneaugurante questo giudizio!
    La Gerla, per me è il controcanto dei Barbi; il proprietario storico era stato un pubblicitario milanese, amico di amici e colleghi miei. Un mondo da cui antan fuggivo stupidamente, pensando che Milano fosse la peste, mentre è solo una faccia notevole di un poliedro interessante. Fa piacere che anche ‘uno venuto da quel mondo’ veda riconosciuto il suo lavoro.

  6. Quello degli ”aiutini in cantina” sarebbe un tema alquanto interessante da trattare in questo blog e su cui mi piacerebbe leggere.

    • é una vita che qui, su Wine Report, ovunque mi sia capitato di scrivere, tratto questo tema… Do you remember il caso Brunellopoli, ad esempio?

  7. Stefano Cinelli Colombini è un gran signore che giustamente si limita ad apprezzare il giudizio lusinghiero ma meritatissimo, senza azzardare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Io, invece, per una volta mi spoglio dell’eccessiva politically correctness per dare voce a dei commenti che non riesco a tratenere. Tanto più che mi sono letta l’articolo un paio di volte e mi è balzato agli occhi il candido commento di Nicholas Belfrage riguardo al giudizio sul Brunello Fattoria dei Barbi “I am sure this could never happened other than in a blind tasting, since I for one have it firmly fixed in my mind that I do not like, and have never liked Barbi’s Brunellos. If I had seen the lable, I doubt whether I would have awarded it 18 points, which is the score of an outstanding wine of great beauty.

    I vini di questa azienda sono stati considerati fra il medio e il mediocre, più dai degustatori che dai clienti finali. Questi ultimi negli anni si sono fidelizzati, a volte meravigliandosi che ci fosse così poca attenzione da parte dei media riguardo alla qualità costante.
    L’ammissione di Nicholas Belfrage la dice lunga sugli schiaffoni virtuali che abbiamo avuto numerosissime volte e tutt’ora ci sono molti che cadono dal pero nell’ammettere “però, è proprio buono il vostro vino!”, aggiungendo subito dopo “sarà un caso, il vino è più pronto di quegli altri xxx o yyy che tireranno fuori la classe più tardi”. E’ troppo difficile capire che il vino è semplicemente migliore di tanti altri, osannati un anno sì e l’altro pure?

    Non credo neanche che sia dovuto allo svincolo tutto a mancina del gusto, riconosco a Belfrage, a Tim Atkin e, naturalmente, anche a Franco Ziliani, la capacità di degustare acriticamente senza lasciarsi trascinare da mode passeggere.
    E’ successo semplicemente che negli anni la Fattoria dei Barbi è cresciuta. Ha trovato linfa nuova nella conduzione, sono stati fatti investimenti in vigna ed in cantina. Le persone che lavorano in squadra sono professionali e dedicate. Ora i vini presentano una costanza qualitativa vendemmia dopo vendemmia. Non è facile produrre centinaia di migliaia di bottiglie con uno standard così alto, anche se si dispone di circa quaranta ettari di vigna, certificata Brunello di Montalcino, tutti posizionati in zone storiche e “giuste”.

    La pazienza è la virtù dei forti e la Fattoria dei Barbi è forte.

    Non continuo, ringrazio solamente di nuovo Franco per aver pubblicato questo post.

    • cara amica, se avessi avuto modo, invitato come sono stato a farlo, di partecipare a questa degustazione, e mi fosse capitato di dare un punteggio alto al Brunello di Fattoria dei Barbi avrei scritto lo stesso onestissimo e sincero commento che ha scritto il mio amico e maestro Nicolas Belfrage.
      Anche a me é capitato più volte, degustando alla cieca, di non trovare per niente buono il Brunello dei Barbi, tanto che – mi permetti una battuta cara NN? – a volte scherzavo con qualche amico – collega degustatore, dicendo che non si sapeva bene quale fosse il peggiore il Brunello dei due fratelli Cinelli Colombini (Stefano e Donatella…
      Non posso che essere felice che in questa nuova fase un’azienda storica come la Fattoria dei Barbi sia tornata a lavorare nel migliore dei modi e produrre vini in grado di piacere ai consumatori (cosa fondamentale) e compiacere anche la critica

  8. Diceva il buon Vico che la storia ha corsi e ricorsi, e non c’é dubbio che li hanno pure le aziende per cui magari quei giudizi li meritavo. Peró leggendo quello che scrivete tu e Nicholas mi é venuta una voglia matta di fare un giochino a bottiglie coperte; mi divertirebbe assai che tu e il tuo maestro riassaggiaste quei Brunelli dei Barbi insieme a quelli che allora erano così migliori dei nostri. Visto che il 2007 è buono e (per similitudine) puó darsi che anche le altre annate recenti lo siano escludiamole e, visto che io ho preso il timone nel 2000, si potrebbe provare quell’annata e magari dei 2004 dei miei insieme alle pari annate molto elogiate di Poggio di Sotto, Soldera, Biondi Santi o altri di vostra scelta. Ti va?

  9. @Stefano. Vede, di questo post mi ha colpito molto anche quanto riportato da NN in merito alla posizione di NB (ed anche di FZ, almeno in parte). Giudicando dall’etichetta anche maestri riconosciuti avrebbero commesso il mio stupido errore di giudizio, il che in parte mi consola!.Se continuate così, avete trovato un’altro cliente, cordiali saluti

  10. Caro Franco,
    ti ringrazio per aver portato all’attenzione il lusinghiero giudizio di Fine Wine nei nostri confronti, e ringrazio Stefano Cinelli per l’apprezzamento, che è reciproco;
    questo risultato, come hai fatto giustamente rilevare, è ancor più prestigioso considerando il blind tasting e l’altissimo livello dei degustatori capitanati da Mr. Belfrage.
    La Gerla è una piccola azienda ma di lunga tradizione (certamente non così lunga come quella dei Barbi) infatti del podere Colombaio (poi diventato Gerla) di quel tale Biondi Santi e delle sue uve se ne parlava già da lungo tempo.
    Chi ha conosciuto Sergio Rossi sa bene che non dava priorità a ciò che veniva scritto dei suoi vini ma piuttosto al giudizio dei clienti (anche se era perfettamente consapevole che a volte tali giudizi sono strettamente correlati), più volte mi faceva notare con dispiacere che da qualche tempo vi era una ridotta affluenza di giornalisti di settore in azienda, gli dicevo che in buona parte era giustificata dal grande aumento del numero delle aziende produttrici e dalla scarsità di tempo a disposizione dei suddetti, “certamente”, mi rispondeva, ma subito dopo citava con nostalgia la visita a sorpresa di Gino Veronelli in azienda e della fantastica zuppa di pane accompagnata dall’assaggio delle varie annate di fronte al camino acceso….. e come dargli torto?
    La Gerla è sempre stata apprezzata soprattutto per la costanza qualitativa e per l'”affidabilità” dei suoi prodotti nel tempo (lo so che non stiamo parlando di auto teutoniche…) pertanto copio l’invito di Stefano e mi propongo per una verticale di 5/6 annate a tua scelta a partire dal 1977 in poi.
    cordialità

    Alberto Passeri

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