Frescobaldi, davvero “un esempio per chi inizia”? A proposito dei Premi Speciali del Best Italian Wine Award

Quanto avevo da dire su questa classifica, su assenti e presenti, vincitori e clamorosamente ridimensionati, l’ho già espresso, credo con sufficiente chiarezza (anche se qualcuno mi ha attribuito una contestazione dell’autorevolezza della giuria e della correttezza del suo operato che non mi sono mai sognato di fare) qui.
Voglio tornare sulla degustazione denominata Best Italian Wine Awards, (con sito Internet per ora esclusivamente in lingua italiana, nonostante le intenzioni/velleità di internazionalizzazione dell’iniziativa) , di cui si è scritto qui e anche altrove, facendo riferimento, più che alle prime o ultime posizioni, ai componenti la top ten, o ai piazzamenti, ad un’appendice a questi Awards, ovvero, parole degli organizzatori, i “Premi Speciali”.
Premi attribuiti “ai vini, alle aziende e alle persone che si sono distinte durante l’anno per aver contribuito a rendere il mondo del vino italiano un’esperienza unica, di carattere e personalità”.
Nulla da dire sui premi assegnati al “miglior sommelier”, al premio “vino e tradizione”, assegnato ad un vino e ad un’azienda ben radicati nella storia dell’Irpinia come il Radici riserva 2005 di Mastroberardino. E niente da dire, sono scelte che ci possono stare, sui premi al vino promessa, al “vino Pop” e quello a vino e innovazione.
Ma poffarbacco (eufemismo), cari Andrea Grignaffini & soci, ma come diavolo si fa ad attribuire il premio Vino qualità prezzo, pardon, “Quality Price” ad un’azienda commerciale semisconosciuta con azienda agricola in Valpolicella, sede legale a Milano e uffici amministrativi a Biella, che vende i propri vini on line in stile Giordano?
Come si fa a pensare di premiare non altri Barbera d’Asti o d’Alba, decisamente più meritevoli e paradigmatici, bensì la Barbera d’Asti Superiore Pomorosso di Coppo con il Premio Vino e terroir e soprattutto avere l’assoluta alzata d’ingegno di scegliere per il Premio Azienda nella Storia, la Marchesi de’ Frescobaldi?
Oddio, dal punto di vista “filologico” la scelta non fa una piega, visto che si tratta di un’azienda che cronologicamente parlando vanta “700 anni di storia del vino”, ma quando per la motivazione del premio si scelgono queste testuali parole “Un esempio per chi inizia, un punto di riferimento per chi ambisce a far parte della storia del vino italiano”, soprattutto se si tratta di un’iniziativa che aspira a “presentare all’estero le nostre eccellenze” con un “format” che vuole essere “di successo” e dotarsi di una credibilità, sarebbe opportuno essere più prudenti e stare attenti a tutte le possibili sfumature.

Perché i Frescobaldi della “storia” del vino italiano, con sette secoli di attività, fanno indubbiamente parte, ma anche se qualche disinvolto e un po’ spudorato vorrebbe invitarci alla rimozione nel nome di un assurdo scurdammoceo passato, fanno parte anche della storia, decisamente meno nobile, di altro.
Ad esempio di quella cosa, molto triste, chiamata Brunellopoli, di cui non posso credere che i membri della giuria nonché del comitato esecutivo non abbiano mai sentito parlare…
Quando si premia qualcuno definendolo “un esempio per chi inizia, un punto di riferimento” si deve giocoforza scegliere un soggetto che sia davvero un esempio, che non abbia ombre, che sia candido come la neve (ammesso e non concesso che si possa essere completamente “candidi” quando si è nel grande business del vino).

E non si può invece scegliere qualcuno, come si legge qui, finito sotto inchiesta e rinviato a giudizio avendotra le accuse, a vario titolo, falso ideologico, vendita di sostanze non genuine e di prodotti industriali con segni mendaci e false informazioni al pubblico ministero.
La vendita di sostanze non genuine e di prodotti industriali con segni mendaci fa riferimento all’ ipotesi di accusa secondo cui non sarebbero stati rispettati i disciplinari di produzione”.
Per essere credibili, cari ideatori del Best Italian Wine Awards, non bisogna fare errori, segno di superficialità, come quello di premiare, proponendolo come modello, un produttore come quello toscano. Altrimenti, pur con tutta la buona volontà di questa terra, si parte proprio con il piede sbagliato…

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N.B.

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10 pensieri su “Frescobaldi, davvero “un esempio per chi inizia”? A proposito dei Premi Speciali del Best Italian Wine Award

  1. Apperò, non c’è giorno che non esca qualche curiosa novità. Oggi più del solito. Leggo di un premio per un vino “biellese” dal meraviglioso rapporto qualità prezzo. Io ho casa da quelle parti, dal 1972, e ci ritorno mensilmente dai miei, esattamente a Vigliano Biellese. Nei 30 anni di residenza, da quelle parti – ma neanche dopo – non ho mai sentito parlare di questa Collina dei Ciliegi né ho visto in giro le bottiglie in link fino a quando ho letto questo nome sulla copertina e su alcune pagine interne della guida Ristoranti de L’Espresso e poi nella presentazione della società che ha appoggiato la riapertura dell’Antica Osteria del Ponte, dove non mancano certo questi vini, ovvio.

    La seconda novità, e che apprendo grazie a questo blog, è che nel Comitato Organizzativo di Best Italian Wine Awards ci siano ben tre dei miei “colleghi”, come me collaboratori da quasi un anno della Guida Ristoranti del Touring.

    E io lo vengo a sapere oggi grazie a questo blog.
    Ma che bella sorpresona stamattina! 🙂

    Grazie Franco.

    • non ho alcuna difficoltà a precisare, come mi ha chiesto espressamente Luca Gardini, che all’attuale limite del sito Internet da me segnalato, l’essere solo in versione italiana, si porrà rimedio entro una decina di giorni quando andrà on line l’edizione inglese. Good luck!

    • Però, d’altro canto, andrebbe apprezzato il fatto che nonostante la presenza di parecchio ” Espresso”, Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili ne siano rimasti fuori, ed essendo curatori della Guida Vini de L’Espresso mi sembra un buon segno, che va finalmente verso un senso etico più gradevole.

      • mi viene da chiedere: ma l’ossequio ad una delle Grandi Case del Vino Italiano, Frescobaldi nella fattispecie, é trasversale e mette d’accordo personaggi del mondo della guida dell’Espresso, ex gamberisti, “spiritosi di vino”, wine writer inglesi, giornalisti francesi, e altri?
        Possibile che a nessuno sia venuto in mente che premiare quel produttore, con quella motivazione, sarebbe apparso quantomeno inopportuno?

  2. Caro Franco,
    di questi tempi una cosa del genere non sarebbe dovuta accadere. Stiamo tentando in tutti i modi di recuperare la faccia, di mettere a nuovo la politica, soprattutto sul piano etico e morale, e il mondo del vino sembra invece essere rimasto molti, ma molti, passi indietro.

    • caro Roberto forse siamo noi che essendo più prossimi ai 60 che ai 50 stiamo diventando vecchi e “barbogi”, ma trovo che quanto accaduto dimostri non solo che l’etica nel mondo del vino é rara avis, ma una certa superficialità di analisi da parte anche dei più giovani. Che in quella giuria che ha deciso di assegnare quel premio non mancano…

    • Caro Giuliani, mica solo il mondo del vino: in Italia non si è capito ancora che il mercato non è da imbonire, né da rabbonire; il mercato è adulto e colto – soprattutto è informato -.
      Basta dire le cose con franchezza ed eleganza. Ecco, l’eleganza mi sembra una grande assente, ma invece aiuterebbe assai.

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