I punteggi dei vini sono ancora il modo migliore di descrivere un vino. Parola di Giacomino Suckling

Continuo a non nutrire una particolare considerazione per Fabrizio Carrera e per il suo giornale online di enogastronomia Cronache di gusto, ma questa volta devo complimentarmi con lui per avermi consentito di capire, una volta di più, come funzioni il mondo del vino a certi livelli.  E che certe abitudini e determinati sistemi sono ben duri a morire.
Cosa ha fatto Carrera? Ha intercettato in Sicilia e intervistato una vecchia volpe della wine scene internazionale, di quel panorama dell’informazione che ha vissuto in stretta sintonia (stavo quasi per dice “in complicità”) con un certo mondo del vino un po’ glamour, quello “pompato” dalle guide, da una parte della stampa di lingua inglese.
Mi riferisco a James, “Giacomino” Suckling, che dopo essere stato per lungo tempo il responsabile europeo di Wine Spectator, testata per la quale, responsabile anche degli assaggi dei vini italiani, ha innalzato all’onore degli altari aziende di discutibile valore quale Sette Ponti o Luce della Vite, per nominare solo alcuna di quelle maggiormente beneficiate, si è riciclato quale free lance wine writer con un sito Internet, dove il nostro si esibisce con testi e video, in larga parte riservato agli abbonati che accettano di versare la modica cifra di 143,90 dollari annui. O in alternativa 14,99 euro mensili.
Cosa racconta Suckling, definito “l’uomo dei punteggi”, nell’intervista rilasciata a Carrera? Niente di particolarmente rilevante. Definito tout court come “il giornalista che più ha fatto la fortuna del vino toscano”, senza alcuna ombra di dubbio da parte dell’intervistatore se ad essere stato beneficiato da Suckling sia il vero vino toscano o una serie di vini seriali, ripetibili e spesso di dubbia qualità e autenticità che di toscano hanno solo la collocazione geografica delle aziende in terra toscana, Giacomino, com’era lecito attendersi, difende il proprio modo di guardare e raccontare il vino.
E alla domanda di Carrera “cosa dice dei punteggi? Quanto sono attuali?” risponde com’era lecito attendersi. A suo dire “I punteggi sono ancora il modo più immediato per descrivere un vino. Chi critica i numeri non tiene conto di due aspetti. Primo: io non do solo punteggi, racconto i vini, intervisto i produttori, descrivo territori; secondo, c’è una nuova fascia di consumatori appassionati e facoltosi, soprattutto in Asia verso cui si sta spostando l’asse della ricchezza del pianeta, che vuole essere orientato e i punteggi rappresentano il mezzo più immediato per identificare un vino più buono.
Certo – continua – a qualcuno non piaceranno i miei gusti, quello che a me sembra buono o eccellente, ma questo è un altro discorso”.
Avete capito come la pensa ancora oggi, quando sarebbe lecito attendersi un diverso approdo, un sistema di pensiero un po’ più complesso, un rapporto con l’appassionato – consumatore fondato su basi un po’ più ragionevoli e soprattutto su un rapporto paritario, quello che per Carrera  “il fenomeno Suckling”, quello che, parola dell’intervistatore, “racconta per i consumatori Oltreoceano e per quelli facoltosi di tutto il mondo i supertuscan”? continua a pensare che il semplice fatto che il giudizio su un vino sia sintetizzato da un numero, per di più espresso da un top wine writer come lui costituisce una garanzia, anzi, la garanzia che si tratti di una valutazione riflessiva e attendibile.
Poca conta che questo “score system” un tempo giudicato valido per il pubblico americano oggi venga considerato ideale a favorire l’approccio al vino dei nuovi consumatori, nuovi ricchi quasi del tutto ignoranti di vino, asiatici. Ci sarà sempre un qualcuno, secondo la “filosofia” di Suckling, da introdurre al vino e da “educare” a suon di numeri, di wine score… E questo sarebbe il modo da “fare la fortuna” del vino?

6 pensieri su “I punteggi dei vini sono ancora il modo migliore di descrivere un vino. Parola di Giacomino Suckling

  1. Cit Suckling “I punteggi sono ancora il modo più immediato per descrivere un vino. Chi critica i numeri non tiene conto di due aspetti. Primo: io non do solo punteggi, racconto i vini, intervisto i produttori, descrivo territori….”

    Ecco, bravo, però nel momento in cui metti un numeretto a fianco ad un ricco e forbito commento, il 99% degli utenti si ferma al numeretto, specialmente on-line, dove si va di fretta. Togli il numeretto e vedrai che l’utente dovrà sforzarsi di leggere e quindi di capire di cosa si sta parlando.

    Cit Suckling ” …secondo, c’è una nuova fascia di consumatori appassionati e facoltosi, soprattutto in Asia verso cui si sta spostando l’asse della ricchezza del pianeta, che vuole essere orientato e i punteggi rappresentano il mezzo più immediato per identificare un vino più buono.”

    Come dire, siccome non siete in grado di capire un testo ve lo spiego con un numero? Bella considerazione dei nuovi ricchi asiatici…

  2. Finita la vacca yankee ci si butta sulla vacca dagli occhi a mandorla. Dal
    suo (Sukcling) punto di vista logica ineccepibile per far soldoni.

  3. Certo il solo punteggio non descrive un vino… e non educa al buon bere. Mi sembra però ragionevole che una scheda descrittiva abbia a fianco un punteggio (stelline, grappoli, bicchieri, valore centesimale… non importa) che dovrebbe, a mio modo di vedere, dare la dimensione della qualità del vino. Così come la descrizione dovrebbe toccare la sfera emozionale… il problema è la capacità del degustatore di giudicare la qualità senza lasciarsi prendere dai propri gusti o meglio da quelli del mercato che egli rappresenta. Chissà se il “Giacomino” nel silenzio della sua camera si rende conto di quanto abbia fatto male al vino italiano spingendo in qualche modo i viticoltori a piantare cabernet dove non centra nulla…

    • ne ha fatte di bischerate il Suckling… Anche incoraggiando a Montalcino, con certi punteggi, determinate aziende ad andare oltre al chiaro dettato del disciplinare di produzione…

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