Oltrepò wine festival: nome inglese ma solita sagra di paese

Non ditemi che ce l’ho con l’Oltrepò Pavese se dopo aver bollato, come merita, l’insana e un po’ disperata trovata di paio di aziende di mettersi a produrre “vini da ghiaccio”, da servire e bere on the rocks, mi trovo costretto a scrivere non molto positivamente di una prossima iniziativa. Personalmente e penso di averlo dimostrato anche con una serie di articoli positivi su singoli vini pubblicati su Lemillebolleblog (qui, qui e poi ancora qui) amo moltissimo questa zona vinicola lombarda e proprio perché la amo e sono persuaso meriti un destino migliore dell’attuale e una considerazione che a causa di pensate un po’ estemporanee e prive della necessaria capacità strategica manca in tanti consumatori, mi trovo costretto ad essere severo e riservare a questa zona qualche punzecchiatura.
E così, in attesa di capire quale sia l’effettivo spessore della proposta di carattere enoico dell’edizione 2012 della rassegna Oltrevini in programma a Casteggio che si propone come una “tre giorni di musica cultura e spettacolo”(e il vino direte voi?) mi tocca allargare e lasciare cadere le braccia dinnanzi ad un’altra iniziativa che si annuncia alle porte, con svolgimento da giovedì 6 a domenica 9 settembre.
Non in un posto qualsiasi, ma in “due tra i Comuni più rappresentativi dell’Oltrepó Orientale, Broni e Stradella”, i quali “si uniscono per dar vita ad una grande celebrazione collettiva del proprio orgoglio territoriale. Vino e viticoltura come stili di vita e consumo sostenibile”.
Parlo, contagiato anch’esso dall’insana abitudine di presentarsi con un nome inglese, dell’Oltrepò Wine Festival, di scena dal 6 al 9 appunto in due borghi vinosi quant’altri pochi, e di grandi tradizioni, quali Broni e Stradella.
Vi invito a visitare il sito Internet della manifestazione, che da un punto di vista puramente grafico si presenta decisamente meglio di quello, dalla veste un po’ dimessa e tristanzuola, di Oltrevini, e a chiedervi se al di là delle belle parole e dei proclami più o meno altisonanti “il titolo di questa edizione inaugurale di Oltrepò Wine Festival “Oltre la Vendemmia”, ci fa allargare lo sguardo dalla monocoltura ad un mondo più ampio fatto di gesti sapienti, di esperienze sensoriali e di tradizioni. Tanto di questo patrimonio immateriale ha origine nelle Valli e, durante i movimenti di persone e di merci che avvengono in vendemmia, si trasmette anche alla pianura”, il programma, scaricabile anche in un più comodo e leggibile formato word, vi dia l’idea che si tratti di una manifestazione che ha come nucleo centrale il discorso sul vino ed il tema vino.
Concorsi fotografici a tema vendemmia, band musicali, raduni dei camperisti, cene e feste in piazza, mercato dell’antiquariato, spettacoli di artisti di strada, ma “a tema ecologico”, tovaglie di artisti, sfilata di trattori e carri d’epoca, esibizioni di arcieri, spettacoli di clown, voli in mongolfiera, ballo liscio ed esibizioni della scuola di ballo, spettacolo di danza classica e varie amenità, tipo le “giostre gratis per i bimbi”.
Certo poi ci sarà anche la presentazione di uno studio sull’enoturismo nell’Oltrepò Pavese, l’attesissima presentazione del libro “Vignaioli nella Valle Versa del Duecento”,  il pranzo in piazza a base di Agnolotti e Bonarda (sperando non sia on the rocks…), e la cena a base di porchetta e Buttafuoco, e una verticale del Barbacarlo di Lino Maga. Senza dimenticare l’aperitivo con i vini dell’Oltrepò in collaborazione con i bar del centro storico”.
Ma possibile che sia solo questo che un evento che si presenta come Oltrepò Wine Festival riesce da offrire ai cultori di Bacco? Possibile che in Oltrepò non si riesca a sfuggire a questa logica triste e obbligata da sagra di paese?

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N.B.

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6 pensieri su “Oltrepò wine festival: nome inglese ma solita sagra di paese

  1. Possibile che in Oltrepò non sappiano che gli anni 50 sono finiti da mezzo secolo. Quando qualcuno, compresa qualche azienda, ha provato a mettere in pari la sveglia è stato fatto tacere.

  2. Concordo pienamente.
    In un Festival denominato “Wine” mi sarei aspettato un “peso” dell’argomento vino preponderante, con più momenti di degustazione, con momenti di “avvicinamento” al vino, con eventi che raccontino i percorsi del bere “bene” a coloro che non li conoscono… in una parola, con più “cultura” del vino e del bere (che in virtù della cultura, diventa consapevole).
    E invece, niente.
    Solo la verticale di Barbacarlo a nobilitare l’evento… poco, troppo poco.
    Io, un Wine Festival, me lo immagino diversamente (Merano docet, anche se oggi mostra limiti logistici a mio avviso insopportabili)… avrebbe potuto (dovuto?) essere una grande vetrina dei vini oltrepadani, con una degustazione diversa ogni ora (credo che le Associazioni presenti sul territorio non si sarebbero tirate indietro -e lo dico a ragion veduta, visto che ne rappresento una-), con approfondimenti sul mondo del gusto, con iniziative volte a far crescere nel consumatore la consapevolezza del “buono” da contrapporre al “non buono”.
    Ma si sa, è più facile far ballare che far pensare, è più scenografico far salire su una mongolfiera che ragionar di gusto, è più gratificante riempirsi di agnolotti piuttosto che scoprire le radici della cucina oltrepadana.
    Il vino di qualità, per ritrovare un mercato vivo e vitale, ha bisogno di affermarsi in nuove fasce di consumatori, ha bisogno di palati freschi, ma questi devono essere educati a riconoscere, devono essere condotti a sapere, devono essere fatti uscire dal limbo acritico della comunicazione omologata, generalizzata e generalizzante (che oggi chiamiamo, con un sussulto di eleganza, globalizzata).
    Ma la strada non è questa.

  3. Penso che questa manifestazione da un paio di anni a questa parte stia cercando di cambiare connotazione anni 80-90 della sagra di paese. Come dice Roger già il fatto che il fatto che il gruppo InOLTRE e altre aziende che fanno qualità in Otrepò partecipino è un segnale, visto che in passato nelle ambe sagre (VinUva e Festa del l’uva e del Vino) questo non era mai accaduto.
    Inoltre la novità vera e che finalmente i comuni di Broni e Stradella siano riusciti ad associarsi (lasciando alle spalle i campanilismi) per proporre qualcosa di più serio dal punto di vista dello stile, penso sia un notevole passo avanti.
    Ovviamente concordo con le critiche fatte e che il tema vino dovrebbe essere affrontato maggiormente (dandogli anche una certa importanza), con maggiori degustazioni e approfondimenti sul vino e i prodotti tipici, come già detto in precedenza da RobyPace. Una degustazione guidata in 3 giorni mi sembra un po’ misero.
    Un ‘altra novità è che da quest’anno per la prima volta all’Oltrepò Wine Festival sarà anche presente il banco di assaggio del gruppo Win(e)forLife. Un gruppo di giovani viticoltori-produttori di vino-amici sotto i 35 anni che si sono uniti per dare un segnale, con lo scopo di valorizzare il territorio oltrepadano e le sue produzioni, riscoprire le tradizioni perdute e cancellate, riavvicinare la gente ad aprezzare i prodotti oltrepadani e divertirsi.
    Quest’anno sarà anche il primo anno delle Bonardiadi, evento che prevede competizioni di attività legate alla storia e tradizione vitivinicola oltrepadana.
    Sono solo piccole gocce in un oceano, ma penso che pian piano si migliorerà e alla fine si riuscirà ad avere un evento riguardante il mondo del vino che richiami molte persone e che valorizzi veramente le nostre produzioni .
    MB

  4. Finché userete parole esterofile o neologismi impronunciabili è moooooolto difficile che gli altri capiscano cosa fate. Rivolgersi a qualcuno che di professione vera organizza e comunica no? Avanti con il gruppo di amici, avanti, avanti che siamo sicuri che si resta indietro.

  5. Se gli organizzatori dell’Oltrepò Wine Festival non avessero scelto un nome così squillante, Franco Ziliani non avrebbe dedicato tutte queste righe (fin troppo critiche) a una manifestazione che non ha mai goduto di visibilità fuori dal territorio. E non ne ha mai goduto perché l’Oltrepò Wine Festival è soltanto l’unione di due tradizionali e innocue sagre di paese (Vinuva di Stradella e Festa della Vite e del Vino di Broni), analoghe a tante altre sagre di paese in Italia, che in passato non hanno certo rappresentato un’occasione per conoscere e degustare l’Oltrepò Pavese di qualità, e che i media di settore hanno regolarmente (e giustamente) ignorato.
    Invece, con un misto di faciloneria e autoreferenzialità tipico purtroppo della zona, si è scelto di comunicare la manifestazione con un nome fuorviante che evoca ben altri wine festival (come osserva giustamente robypace) e che attira inevitabilmente le ironie degli addetti ai lavori e lo sbigottimento degli appassionati forestieri (che, entrando a Stradella, prima di intravedere stand vinicoli, vengono accolti da un tradizionalissimo “calcinculo”). Comunque, senza scomodare il festival di Merano, già il contiguo Val Tidone WineFest mi appare come un festival enoico più coerente e centrato.

    Come ha scritto Matteo Berté, qualche passo avanti è stato comunque fatto, perché – come già l’anno scorso – anche quest’anno si sono potuti degustare vini di buona qualità (anche se l’assenza di moltissimi produttori, come è stato notato nell’animata discussione sul gruppo Facebook del Consorzio, ha reso parzialmente incompiuti gli assaggi). Sarebbe interessante leggere un bilancio di questo Wine Festival, ma alla fine non credo che il problema sia l’Oltrepò Wine Festival, che – come ci si poteva aspettare – anche quest’anno è rimasto un’allegra sagra di paese con il bonus di qualche vino di qualità.

    Credo invece che il problema sia la scarsità (o magari la scarsa comunicazione o la scarsa attrattività) di eventi dedicati esclusivamente al vino oltrepadano, in grado di attirare appassionati, giornalisti, blogger e scettici. Alcune iniziative ottime come il Pavia Wine o Millebolle sul Ponte Coperto ci sono (sebbene arrivino con almeno 20 anni di ritardo…), altre come Mairano da Bere o Golferenzo Saperbere si sono meritatamente ricavate una nicchia di pubblico (ma vengono fatte di lunedì, rendendo più difficile la partecipazione di chi viene da fuori), altre sono partite da poco (Degustando Canneto) e altre sono in cerca di un’identità (vedi il percorso travagliato delle edizioni post-Casteggio di Oltrevini).

    Personalmente, rimpiango molto i tempi di Oltrevini nell’area fiere di Casteggio. Intendiamoci, anche quellevento aveva i suoi difetti, ma era il vero Oltrepò Wine Festival (il Vinitaly d’Oltrepò, direi): là c’era un padiglione che per 4-5 giorni era interamente dedicato al vino con tantissimi stand (e per molti anni tutto il meglio dell’Oltrepò), infinite possibilità di assaggi, possibilità di parlare direttamente con i produttori, degustazioni guidate e banchi di assaggio delle varie associazioni, e possibilità di acquisto. Era un evento migliorabile, ma era anche un’occasione unica (e molto appetibile anche per i non-oltrepadani!) per una panoramica sul vino dell’Oltrepò Pavese.

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