Premio azienda nella storia a Frescobaldi: iniziativa individuale o scelta condivisa da tutti?

Ancora a proposito dei Best Italian Wine Awards

Innanzitutto una promessa. Assicuro che questo sarà davvero il mio ultimo intervento a proposito della prima edizione dei Best Italian Wine Awards, ambiziosa/discutibile iniziativa cui ho assicurato una tale pubblicità che quasi (sto scherzando ovviamente) gli organizzatori dovrebbero riconoscermi un premio.
E non solo limitarsi, come hanno fatto a sorpresa, a propormi di entrare in giuria il prossimo anno. Cosa che, pur ringraziandoli, non potrò di certo accettare, data la mia insanabile e totale incompatibilità con un membro della giuria e non avendo particolare stima (eufemismo) per almeno un altro membro.
Ciò precisato, voglio tornare a parlare dei “Premi Speciali” ed in particolare del Premio Azienda nella Storia, assegnato alla Marchesi de’ Frescobaldi.
Voglio scriverne perché leggendo un post pubblicato su questo blog, e soprattutto i commenti che hanno fatto seguito, si sono appresi interessanti particolari su questo premio, sulla scelta fatta e su chi ne sarebbe stato responsabile. E sulla cornice entro la quale il premio si inserirebbe.
Nel post sopra indicato è intervenuto uno dei membri della giuria nonché del comitato esecutivo, Daniele Cernilli, ex direttore del Gambero rosso, casa editrice della guida Vini d’Italia che ha più volte attribuito il riconoscimento dei “tre bicchieri” alla secolare azienda toscana.
Questa persona, per la quale anni fa su Wine Report coniai il soprannome tutto sommato simpatico di “Robert Parker der Tufello”, ci fa capire chi sarebbe stato il responsabile della geniale “pensata” di premiare la Marchesi Frescobaldi con la seguente motivazione: “Un esempio per chi inizia, un punto di riferimento per chi ambisce a far parte della storia del vino italiano”. Cernilli dice “non trovo scandaloso il premio che Raoul Salama ha voluto assegnare ai Frescobaldi, che nel mondo rappresentano da decenni il vino italiano, Ornellaia e Masseto compresi, ormai”.
E poi, riferendosi al coinvolgimento, da me più volte ricordato, della potente azienda toscana in Brunellopoli, osserva: “Che dodici ettari di vigneto di Castelgiocondo accatastati come sangiovese atto a produrre Brunello fossero stati invece piantati a merlot lo sanno anche i sassi. Che i sistemi analitici per provare che quel merlot fosse entrato a far parte illegalmente del Brunello non siano stati considerati attendibili dal giudice è un altro elemento noto a tutti.
Che i Frescobaldi producano a Castelgiocondio vini a base merlot, come il Lamaione, o con il 50% di merlot, come il Luce, è fatto noto. Perciò cosa resta? Un accatastamento improprio, illegale, che però non basta a dimostrare un uso di vitigni non consentiti nella produzione di Brunello di Montalcino”.
E per chiarire ulteriormente il proprio pensiero – peraltro già ben noto – sulla vicenda che ha visto coinvolti nomi celeberrimi della scena toscana e ilcinese, tra cui “il legale rappresentante della società Castelgiocondo, nonché l’enologo e responsabile della produzione della stessa società”, il direttore del sito Internet Doctor Wine, costellato di pubblicità di aziende vinicole e consorzi, in perfetto “stile” Wine News, scrive: “Io non conosco i termini del patteggiamento, come non li conosce nessuno, ma se fossero questi, ed è probabile che lo siano, ritengo che non bastino a dire che i Frescobaldi abbiano infangato il buon nome del vino toscano.
Se fosse stata provata la truffa, cioè l’uso di merlot nel Brunello, Lamberto Frescobaldi non se la sarebbe cavata con così poco e non avrebbe potuto far derubricare una pena detentiva con una multa. Qui siamo al livello di un’irregolarità paragonabile a quella di avere costruito illecitamente una copertura fissa su un balcone senza permessi. Un crimine inaudito, e soprattutto rarissimo….”.
Infine la perla: Secondo Cernilli “Brunellopoli è stato un autogol alla Niccolai, da dove è scaturito poco o niente, ed ha avuto come effetto fondamentale quello di avere sputtanato il Brunello nel mondo per almeno un paio di anni. Con danni quantificabili in qualche decina di milioni di euro. Per tutti i produttori, oltretutto. Il caso Frescobaldi è esemplare.
E questo non significa che io giustifichi le illegalità, al contrario. Ma la pena dev’essere comparata al delitto”.

Appare chiaro anche ai bambini che per l’ex numero uno del Gambero rosso, quello che avrebbero commesso i Frescobaldi è “un reato da asilo infantile” o come dice ancora “al livello di un’irregolarità paragonabile a quella di avere costruito illecitamente una copertura fissa su un balcone senza permessi” quindi ostinarsi, come fa il sottoscritto, a ricordarlo è “roba da Torquemada”.
Oppure da (ir)responsabili di una “furia iconoclasta nei confronti dei colpevoli”, pensando “che essere dietro una tastiera ci dà il diritto di essere ipocriti e forcaioli”.
Allora a rischio di apparire un “talebano” o una “tricoteuse” da Rivoluzione francese, cosa che non penso di essere, limitandomi a ricordare alcune solari evidenze, voglio porre alcune semplici domande.
Se è vero, come afferma Cernilli, che è stato il giornalista francese Raoul Salama a scegliere di assegnare alla Marchesi Frescobaldi il Premio Azienda nella Storia, è corretto concludere, visto che nessuno si è pubblicamente dissociato, che anche tutti gli altri membri della giuria fossero d’accordo considerando che questo premio poi è stato effettivamente assegnato in loro presenza?
E’ stata una decisione condivisa da tutti oppure accettata, obtorto collo, per quieto vivere, da tutti?
E lo pensano davvero tutti i membri della giuria, da Tim Atkin a Pierluigi Gorgoni a Enzo Vizzari o Antonio Paolini, sino al “palato per eccellenza Luca Gardini” (il quale in questa intervista, che dimostra di ignorare le più elementari norme di deontologia e correttezza, sembrerebbe condividerla in toto…), che l’azienda Marchesi Frescobaldi sia “un esempio per chi inizia, un punto di riferimento per chi ambisce a far parte della storia del vino italiano”?
Sarebbe poi interessante sapere se anche gli altri membri della giuria nonché del comitato esecutivo dei Best Italian Wine Awards condividano la lettura cernilliana, che sembra ridurre tutto ad un banale “reato da asilo infantile”, di quel fenomeno vergognoso e triste per il vino italiano tutto che è stato Brunellopoli e delle responsabilità delle aziende che vennero coinvolte, indotte a scegliere il declassamento di partite di Brunello come male minore, o rinviate a giudizio.
Un po’ di chiarezza, di trasparenza, una disponibilità a spiegarsi e fare capire come la pensino da parte degli ideatori di un’iniziativa che punta ad essere innovativa e a valorizzare il vino made in Italy portandone il messaggio nel mondo, non sarebbe davvero una cattiva cosa…

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N.B.

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8 pensieri su “Premio azienda nella storia a Frescobaldi: iniziativa individuale o scelta condivisa da tutti?

  1. sono andato a leggermi l’intervista a Luca Gardini che lei cita e sono rimasto sorpreso perché pur riferendosi a lei, intervistatore e intervistato non hanno fatto il suo nome. Strano modo di fare!
    Secondo lei, perché Gardini non é intervenuto con un commento su questo blog e ha preferito risponderle, se così si può dire, con il consueto atteggiamento da primo della classe, altrove?
    Avrebbe avuto problemi ad ospitare un suo intervento?

    • Renato, ovviamente, come correttezza dell’informazione impone, non avrei avuto alcun problema ad ospitare un commento, o addirittura un testo di Gardini che avrei pubblicato come un contributo esterno.
      Ovviamente avrei replicato. Il giovane e intraprendente sommelier, cui evidentemente un giornalismo indipendente e non celebrativo o conformista piace poco, ha invece preferito farsi intervistare su un sito Internet bisognoso di visibilità e di farsi conoscere, sicuro dell’atteggiamento compiacente dell’intervistatore, cui non pareva vero di essere preso sul serio dal super sommelier…
      Capita ai primi della classe, o presunti tali, preferire atteggiarsi con persone che li osannano e li portano in palmo di mano. Cosa che compiace il loro smisurato ego…

  2. nell’intervista cui lei fa accenno Gardini sembra accusarla di starsene fermo davanti al computer e di non avere coraggio di prendere iniziative scrivendo “si parla troppo senza avere il coraggio di osare, di sfidare le convenzioni, di correre dei rischi per uscire dal nido sicuro del proprio blog. Siamo partiti con il piede sbagliato? Non credo, e comunque ci siamo mossi in qualche modo. Io fermo davanti ad una tastiera a scrivere non ci so stare”.
    Cosa risponde al sommelier campione del mondo?

    • Cosa vuole che risponda al giovane e talentoso sommelier? Non voglio turbare la sua illusione di essere stato il primo ed il solo a darsi da fare per fare conoscere i nostri vini all’estero. Il mio curriculum, la mia storia professionale, dimostrano ampiamente che non sono stato “fermo davanti ad una tastiera”, ma che mi sono dato da fare. E poi per stare fermi davanti ad una tastiera a scrivere bisogna saper scrivere, cosa che non é detto tutti sappiano fare… 🙂

    • io invece conosco il signor Salama e ho avuto modo di verificare il suo modo di degustare e di lavorare alcuni anni fa quando collaborai alla prima edizione del supplemento della RVF dedicato all’Italia. Mi é bastata quell’esperienza per decidere di non ripeterla…
      Come spesso accade con i più noti esperti di vino francesi (Pierre Casamayor a parte) degustano i vini italiani con un palato bordolese e ricercano nei nostri vini caratteristiche che trovano nella celebre zona francese. Il che andrà bene per loro, ma credo vada meno bene per raccontare al meglio ai lettori francesi, le caratteristiche reali delle nostre denominazioni.
      Mi piacerebbe molto leggere l’articolo integrale della RVF sul Brunellogate. Questo estratto presente sulla versione on line promette bene…

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