Vendemmia 2012 in UK: come procede, se procede?

Dopo qualche annata caratterizzata da un tempo particolarmente buono, che ha favorito la perfetta maturazione delle uve e uno sviluppo sempre più interessante dell’industria vinicola locale, quest’estate il tempo in Inghilterra è tornato al carattere tipicamente inglese di una volta, con tanta pioggia e freddo.
Andamento stagionale così “antipatico” che ha condotto un celebre produttore leader nel settore, emergente e in forte crescita, degli English Sparkling wines a rinunciare a raccogliere le uve e a produrre. Con un notevolissimo danno economico. Ma allora, che razza di annata e di vendemmia è quella 2012 in UK?
Dalla nostra inviata speciale nel Regno Unito, l’ottima Giuseppina Andreacchio, ecco quindi un reportage dettagliato sulla situazione in atto e sulle prospettive. Tanto per convincersi che se anche il global warming, come abbiamo sperimentato nel resto d’Europa questa estate, è ormai prassi consolidata e preoccupante, Madre Natura può tranquillamente tornare alle condizioni di una volta. Quando Inghilterra era sinonimo di pioggia e andarci in visita senza ombrello e impermeabile non era pensabile… Buona lettura!

Per chi come me é in contatto ogni giorno con produttori italiani è normale discutere su come stia procedendo la vendemmia ma se mi fermo a leggere le notizie che riguardano la vendemmia in UK posso confessare che pensare a tale attività in UK mi fa specie. Questo perché vivendo qui da una decade, posso affermare che la scorsa estate sia stata, penso, la peggiore che io abbia mai visto: piogge incessanti, freddo novembrino in pieno agosto e maglioncini di lana al posto del bikini. Pertanto sentire parlare di vendemmia mi lascia perplessa e non mi sorprende affatto che il famoso produttore Nyetimber abbia deciso quest’anno di non vendemmiare le uve che crescono sui suoi 170 ha nel West Sussex. Di certo non lo biasimo.

Il produttore, una delle aziende inglesi leader nella produzione di spumanti metodo classico, se non la prima in classifica, ha deciso di saltare la vendemmia 2012. L’enologo, una donna dal nome Cherie Spriggs, sostiene che e’ stata una decisione sofferta e non fatta a cuor leggero, insieme al proprietario Eric Heerema, ma considerata ‘necessaria’ per non rovinare l’immagine dell’azienda, in nome dell’alta qualità. La signora infatti sostiene che l’estate piovosa e fredda ha portato alla non corretta maturazione delle uve, ragion per cui molte aziende vinicole hanno visto una diminuzione drastica del raccolto tra il 25% e il 75%.
‘Non c’è assolutamente qualità quest’anno, sostiene la Spriggs, e per questo lo scorso giovedì, dopo aver monitorato per bene la situazione, abbiamo deciso di non fare alcuna vendemmia. E’ una situazione straziante perché abbiamo perso il lavoro nei campi e coltiviamo le uve con pazienza e cura, ma non tocchiamo il tasto dello sviluppo degli aromi/sapori. Semplicemente non c’e’ nulla che valga la pena discutere’.

L’azienda ha ringraziato lo staff per il duro lavoro ed ha in seguito rilasciato la seguente comunicazione: ‘Il raggiungimento della perfezione è l’aspetto chiave dell’attività della cantina Nyetimber. Ci focalizziamo non sulle annate ma sulle generazioni. Il nostro scopo é di creare spumanti che siano ottimi e possano confrontarsi senza paura, con i grandi vini, compreso lo Champagne, pertanto continuiamo a guardare al futuro con fiducia ed entusiasmo’.

Con queste parole la Nyetimber ha ancora una volta sottolineato la filosofia dell’azienda, nata nel 1988 nel Sussex, da sempre volta a creare spumanti méthode champenoise di grande rigore. Ovviamente questa decisione avrà un impatto tra 3-4 anni quando i vini sarebbero stati immessi sul mercato ma questo, continua il portavoce dell’azienda, non influenzerà assolutamente il prezzo d’acquisto attuale. La voglia di sperimentare da parte dell’azienda e’ sempre molto attiva.
Hanno da poco messo in commercio il primo (in UK) spumante demi-sec  fatto interamente da uva Chardonnay con 45 g/l di zuccheri. Volevano creare uno spumante che potesse andare bene associato con i desserts e il clima inglese sembra averlo permesso, facendo in modo che le uve mantenessero quell’acidità alta che proibisce la produzione di uno spumante stucchevole e noioso. Dello sparkling sono state prodotte solo un migliaio di bottiglie ed é disponibile presso Harvey Nichols che lo fornisce al pubblico a £ 35.

Ritornando alla vendemmia 2012, come si profila il quadro per gli altri produttori? In generale la tendenza e’ che la vendemmia 2012 e’ fantomatica in quanto si registra una diminuzione del raccolto del 30%, rispetto agli altri anni. Bob Lindo, proprietario della famosa azienda Camel Valley Wines sostiene che la situazione non si presentava buona già’ da maggio in quanto i vigneti erano in buona parte gelati, vi e’ stata una riduzione della fioritura e una rimpicciolimento degli acini in vista della raccolta, a causa del periodo della fioritura troppo prolungato. Comunque, egli sostiene, la qualità é migliore di molte altre annate.
‘Non c’e’ stato neppure bisogno di zuccheraggio perché gli acini sono arrivati stranamente a maturazione e il succo, fino adesso, è eccellente’. Larry Warr dell’azienda Henners nel Sussex orientale, dice che se e’ vero che si e’ verificata una riduzione del 30% della quantità, pero’ si dice soddisfatto della qualità. ‘Siamo due settimane indietro nella vendemmia ma cominceremo col Pinot Noir questa settimana (ndr, 9 Ottobre) e speriamo in un po’ di sole per il tardivo Chardonnay’. La vendemmia e’ almeno di dieci giorni in ritardo rispetto all’anno passato per tutti i produttori.

La situazione fu migliore la scorsa vendemmia se consideriamo un articolo pubblicato a settembre 2012 dalla BBC in cui addirittura si parla di ‘Estate Indiana’ che condusse alla produzione di un vino annata 2011, udite udite, con alcool pari al 15%, che solo paesi caldi come la nostra cara Italia potevano fino ad adesso vantarsi di produrre.
Sembra infatti che l’azienda Halfpenny Green Vineyards (nelle Midlands Orientali) abbia avuto la fortuna di accapparrarsi tutto il sole della fine di settembre per poter far lievitare il Rondo (nome dell’uva ma anche del loro vino) fino alla soglia dei 15 gradi. Il signor Vickers, proprietario, afferma che questo e’ il più alto livello di zuccheri mai ottenuto sin dagli anni ’80. Le temperature relativamente alte di fine settembre nell’area del Midlands permisero un tale raggiungimento della maturazione delle uve, assolutamente incredibile per un paese freddo come l’Inghilterra. ‘E’ il primo, continua Mr Vickers, nella storia dei nostri 30 anni di produzione ed e’ un segno importante di cosa potrebbe riservarci il futuro’. Il vino e’ stato messo in commercio proprio in questi giorni.

Una vendemmia, la scorsa, totalmente diversa dall’attuale dunque e se da una parte Nyetimber ha deciso di non effettuare la raccolta, e dall’altra in parallelo i dati dimostrano un calo forte della quantità, c’é chi considera questa vendemmia come ‘promettente’, seppure tra mille difficoltà. Infatti il freddo durante la fioritura a giugno e luglio ha ritardato il frutto conducendo a livelli bassi di resa e a maturazione molto in ritardo.
Per questo e’ stato molto importante seguire i vigneti durante le varie fasi, con occhio attento a salvaguardare la frutta e prevenire i grandi pericoli. Mike Roberts, fondatore della Ridgeview Wine Estate, ha dichiarato che il risultato ottenuto, tra mille peripezie dovute ad un’annata povera, e’ di un raccolto con grappoli buoni come dimostrato dal loro quinto giorno di vendemmia. La loro bravura, dice, e’ stata quella di riuscire a selezionare solo i grappoli migliori.

Stephen Skelton MW che fa da consulente a molte aziende inglesi, non vede la situazione cosi’ tragica. La vendemmia e’ arrivata tardi, dice, ma i bravi vignaioli che sono stati scrupolosi, praticando ‘canopy management e spraying’ in modo attento, sono riusciti a raggiungere bei risultati, soprattutto con lo Chardonnay che potrebbe essere vendemmiato alla fine di Novembre. Vendemmia tardiva ma non disastrosa, conclude. L’associazione degli English Wine Producers, tramite il loro portavoce, garantiscono che sono in grado, nonostante il calo di produzione, di sostenere i volumi di vendita fino almeno al 2015, in una categoria di vini dove la domanda cresce in modo esponenziale rispetto all’offerta. Un aiuto in questa direzione e’ dato da coloro i quali sono in procinto di investire in acquisti di terreni come il multi-milionario, Lord Ashcroft, deputato del partito conservatore, il quale sta cercando di acquistare 60 ettari di vigneto per costruire la sua cantina nel 2014.

Intanto ci sono coloro i quali non si fanno condizionare dai dati, decisi come sono a lanciarsi in nuovi progetti. Il primo progetto riguarda Rathfinny Estate, nella contea del Sussex orientale, che opera nella direzione della sostenibilità e avrà a disposizione 10 milioni di sterline per la realizzazione. Gli spumanti usciranno nel 2016 e i vini fermi nel 2014, essendo il risultato dei primi 20 ettari di vigneto (Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier per gli sparklings e Riesling per i vini fermi) piantati a Marzo 2012.
La cantina impiegherà tecnologie con ridotte emissioni di carbonio e tecniche legate alla sostenibilità, tra le quali: uso di celle fotovoltaiche per generare energia solare, un tetto piantato con fiori selvatici per aiutare l’isolamento termico e ridurre la necessità dell’aria condizionata.
Per creare questa cantina altamente tecnologica, basata sul principio della gravità, l’azienda si avvale della collaborazione del Natural England e National Trust nel creare un sistema di biocorridoi che migliori la biodiversità. Il riscontro del minuzioso lavoro di costruzione della cantina si rispecchierà nella produzione di spumanti di altissimo livello nel segno della eco sostenibilità, sostiene Mark Driver, il proprietario.

L’altro progetto, secondo me ancora più ambizioso, vede la collaborazione tra due aziende, diventate partners con l’intento di lavorare in sinergia per ridare vita e dignità a varietà selvatiche in una zona addirittura dentro i confini della metropoli londinese, Richmond.
Si chiamano Red Squirrel e Green & Blue. Il primo nato lo scorso luglio, e’ un distributore online di vini di tutto il mondo con base appunto a Richmond, periferia di Londra mentre il secondo e’ un’enoteca e bar con sede a East Dulwich che ha iniziato la sua attività nel 2005 e si dedica alla vendita di vini fatti da piccoli produttori con l’ausilio di minimi interventi chimici in vigneto e in cantina.
Il 5 ottobre hanno iniziato a vendemmiare delle uve che crescono selvaticamente vicino a ‘The Vineyard’, una rinomata strada ricoperta di ciottoli, sui pendii più bassi della Collina di Richmond dove la gente del posto piantò vigneti nel lontano 1600 e 1700, nel tentativo di produrre vini che potessero tener testa ai grandi vini della Francia.
Secondo degli studi condotti, i vitigni hanno 40 anni di età e dopo la raccolta, alcuni campioni verranno analizzati al Centre of Excellence della ricerca del vino del College di Plumpton per tracciarne l’origine. In seguito le uve verranno vinificate, utilizzando lieviti autoctoni, sotto la direzione di Craig Hawkins, capo enologo presso il produttore organico sudafricano Lammershoek, che farà da consulente via Skype. Quanto lontani siamo ormai dal passato….

Il vino che sarà pronto tra un paio di mesi non sarà però messo in commercio. Si tratta per adesso solo di un tentativo di vedere cosa si possa ottenere fermentando uve che crescono spontaneamente  sugli antichi suoli anglo-sassoni. Sebbene ci sia intervento minimo sulle uve, non si può’ certo parlare di prodotto organico, sostiene il direttore di Green & Blue, Mrs Kate Thal, in quanto le uve sono cresciute con l’aria non totalmente priva di inquinamento della grande metropoli londinese’. La signora conclude dicendo che ‘qualsiasi sia il risultato, sarà comunque sempre interessante’. Chi lo sa se il global warming decidesse anche di dare una mano un giorno.
Finora tirando le somme possiamo dire che a madre natura piace spassarsela e farci disperare…se solo avesse permesso qualche lieve movimento di aria fredda verso il sud Europa e calda verso il nord Europa le passate primavera ed estate, saremmo stati tutti felici e contenti. Ma queste sono le parole con cui si concludono le favole.

Giuseppina Andreacchio

8 pensieri su “Vendemmia 2012 in UK: come procede, se procede?

  1. Buongiorno. Io avrei una domanda. Non ho capito come mai nel Regno Unito esistono queste due diciture: vini “british” e “english wines”!!! Cosa indica una dicitura e cosa l’altra???.

  2. Gentile Marco, grazie per la sua domanda. Per legge British Wines sono i vini che sono imbottigliati in UK ma le uve sono importate da altri paesi Europei nella forma di mosto concentrato; English wines o Welsh wines sono vini prodotti con uve ESCLUSIVAMENTE cresciute sul territorio inglese, pertanto l’Orgoglio degli Inglesi! Giusy

    • Grazie mille della gentile risposta. La mia era solo una curiosità e volevo sapere se esistesse qualche produzione in Scozia perchè, se non erro, devo aver letto da qualche parte in internet che qualche tempo fa era stato prodotto il primo vino scozzese!!! Perdonerete per la mia vaghezza ma non ricordo proprio il link dove avevo letto questa notizia e rivolgendomi a voi volevo sapere se si trattava di una bufala o di verità…

  3. Leggere questo post, con la “perfida” Albione associata alla produzione di vino, mi fa pensare che proprio il vino è “la cosa”, di questi tempi strani: un vero mito o come si diceva antan, “un must”.
    E dopo la lettura di quotidiani, dove si prefigurano rottamazioni o resurrezioni di ‘politici’ di lunghissimo corso e aver letto della Melandri che con un ‘op-là!’ si è tramutata in tecnica esperta di arte contemporanea, mi chiedo se Massimo D’Alema – che ha una tenuta vitivinicola (ho letto da qualche parte) e una grande attenzione per Montalcino (mi sussurrano i bene informati) – non verrà nominato presidente di una ‘authorithy del vino’, anche lui come tecnico.

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